Dalla parte di chi #pedalaognigiorno

dalla parte di chi #pedalaognigiorno

dalla parte di chi #pedalaognigiorno

Dalla parte di chi #pedalaognigiorno
Giorgio Castelli

Questo è il titolo della campagna per il tesseramento FIAB del 2016 e sottolinea l’impegno corale dell’associazione per la tutela dei diritti e della sicurezza di chi va in bicicletta.

È un impegno ormai trentennale che cerca di tutelare e promuovere l’uso delle due ruote in un progetto di riqualificazione degli spazi pubblici urbani ed extraurbani, per una mobilità davvero sostenibile.

Ci rivolgiamo a chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano per scelta responsabile o anche solo come strumento della propria passione.

FIAB Modena ha cercato di declinare questi contenuti nelle numerose e crescenti iniziative che trovate nel nostro ricco calendario del 2016. Sarà un anno veramente impegnativo per tutti noi e contiamo sul contributo di tutti i soci per riuscire con uno sforzo corale, a renderlo concreto ed efficace.

Seguendo la nostra pluriennale tradizione, le attività programmate cercano di diffondere comportamenti responsabili nell’ambiente e nello spazio pubblico e prevedono la collaborazione con le scuole, con altre associazioni e con i numerosi istituti culturali della nostra Provincia.

Lo sforzo continuo di costruire un rapporto con le altre agenzie culturali ed associative mira ad unire le forze e le risorse disponibili per le finalità della nostra organizzazione e contemporaneamente arricchisce la nostra associazione di nuove idee e di nuovi punti di vista.

Con lo stesso spirito organizziamo le nostre gite e i nostri viaggi, che mettono al primo posto la ricerca di un rapporto attivo col territorio visitato e con la storia dei suoi abitanti. Il viaggio può così diventare una ricca esperienza personale e associativa, che ci apre la mente e ci avvicina alla comprensione della varietà culturale umana.

Per noi infatti praticare una ‘mobilità nuova’ significa promuovere uno stile di vita che rende le nostre città più belle e più sicure, riduce le sofferenze dei cittadini per il traffico e l’inquinamento e agevola la conoscenza e la relazione tra persone di territori e culture diverse, costruendo un ambiente più sano, più sereno e più civile.

Archivio InfoBici

ANNO 2019

infobici 48 - marzo 2019

infobici 48 – marzo 2019

ANNO 2018

infobici 47 - settembre 2018

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ANNO 2017

infobici 45 - aprile 2017

infobici 45 – aprile 2017

infobici 46 - settembre 2017

infobici 46 – settembre 2017

ANNO 2016

infobici 43 - gennaio 2016

infobici 43 – gennaio 2016

infobici 44 - settembre 2016

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ANNO 2015

infobici 42 - novembre 2015

infobici 42 – novembre 2015

infobici 41 - luglio 2015

infobici 41 – luglio 2015

infobici 40 - aprile 2015

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infobici 39 - gennaio 2015

infobici 39 – gennaio 2015

ANNO 2014

infobici n.38

Infobici n.38 – ottobre 2014

infobici n.37

Infobici n.37 – luglio 2014

infobici n.36

Infobici n.36 – aprile 2014

infobici n.35

Infobici n.35 – gennaio 2014

ANNO 2013

Infobici n.34

Infobici n.34 – ottobre 2013

Infobici n.33

Infobici n.33 – luglio 2013

Infobici n.32

Infobici n.32 – aprile 2013

Infobici n.31

Infobici n.31 – gennaio 2013

ANNO 2012

Infobici n.30

Infobici n.30 – ottobre 2012

Infobici n.29

Infobici n.29 – luglio 2012

Infobici n.28

Infobici n.28 – aprile 2012

Infobici n.27

Infobici n.27 – gennaio 2012

ANNO 2011

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Infobici 26
ottobre 2011

Infobici 25 - luglio 2011

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luglio 2011

Infobici 24 - aprile 2011

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aprile 2011

infobici 23 - marzo 2011

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marzo 2011

Infobici 22 - gennaio 2011

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gennaio 2011

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ottobre 2010

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aprile 2008

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ANNO 2007

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settembre 2007

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aprile 2007

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ANNO 2006

Infobici 4

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ottobre 2006

Infobici 3

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luglio 2006

Infobici 2

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aprile 2006

Infobici 1

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gennaio 2006

ANNO 2005

Infobici 0

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ottobre 2005

E’ definitivo il calendario delle attività FIAB Modena per il 2016

Ieri sera alla festa di Auguri di fine anno, abbiamo presentato ai numerosi soci il calendario delle attività FIAB Modena per il 2016.

Abbiamo escursioni per tutti i gusti e difficoltà e tante, tante attività con altre associazioni e con le scuole.

Scaricate qui la vostra copia del calendario e del pieghevole delle escursioni

calendario attività 2016

calendario attività 2016

pieghevole attività 2016

pieghevole attività 2016

 

La commedia quotidiana

rossella-papa-bici

papa-bici

Ogni giorno nelle nostre strade diversi attori recitano la stessa commedia: i pedoni girano faticosamente su marciapiedi troppo stretti e rovinati, ingombrati dalle auto; i ciclisti per sopravvivere schivano i pedoni, gli altri veicoli e le portiere delle auto in sosta; gli automobilisti, spesso al telefono, schivano nervosi i pedoni, i ciclisti e i furgoni per contendersi la strada e si lamentano del traffico e degli ingorghi; gli autisti guidano lentamente i bus nel tentativo di rispettare l’orario; i commercianti dalla propria vetrina chiedono parcheggi e si lamentano dei ciclisti che passano davanti ai loro negozi; i residenti osservano il traffico dalle proprie finestre e si lamentano del rumore, dello smog e della difficoltà di parcheggio.

I registi dello spazio pubblico, più attenti al consenso che ai risultati, proseguono come Sisifo: il Comune, cerca di allargare le strade, di aumentare i parcheggi, di togliere i pedoni e i ciclisti dalla strada; per “proteggerli” li ammucchia assieme e manda i ciclisti su un’unica pista piena di transenne e li obbliga a scendere a ogni incrocio; la Regione, per evitare ulteriori sanzioni dell’Unione Europea, adotta una dubbia manovra antismog che limita la circolazione delle auto più inquinanti da ottobre a marzo; il Comune, per limitare le critiche e agevolare le attività cittadine, concede infinite deroghe (http://www.comune.modena.it/news-in-evidenza/manovra-antinquinamento-2015-2016).

Intanto le lobby dei costruttori guadagnano sempre di più sfornando auto con nuovi Euro.

Solo nel mondo più evoluto sceneggiatori più acuti riscrivono una commedia più salutare: riorganizzano lo spazio pubblico, riducono le sezioni stradali e i parcheggi, pedonalizzano porzioni sempre maggiori di città, favoriscono i mezzi pubblici e premiano chi si sposta in bicicletta.

Anche Papa Bergoglio, nell’ultima Enciclica Laudato si’, scrive: “La qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti, che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti. Nelle città circolano molte automobili utilizzate da una o due persone, per cui il traffico diventa intenso, si alza il livello d’inquinamento, si consumano enormi quantità di energia non rinnovabile e diventa necessaria la costruzione di più strade e parcheggi, che danneggiano il tessuto urbano”. Lancia un forte appello ad “azioni quotidiane” e “a dare priorità ai trasporti pubblici, a proteggere la casa comune” e a cambiare modello di sviluppo “per i poveri e per uno sviluppo sostenibile e integrale”.

Cosa stiamo aspettando?

Manovra antinquinamento: Basterà fermare qualche vecchia auto?

città inquinata

città inquinata

Manovra antinquinamento: Basterà fermare qualche vecchia auto?
Giorgio Castelli, Guseppe Marano

Il Piano integrato per la qualità dell’aria della Regione Emilia Romagna prevede restrizioni alla circolazione dei veicoli più inquinanti nelle aree urbane con oltre 50.000 abitanti. Le nuove misure hanno suscitato le reazioni negative di commercianti, artigiani e di molte forze politiche che prevedono una penalizzazione degli interessi economici ed elettorali delle categorie rappresentate. Poche le voci favorevoli, sormontate dal coro dei contrari.

Per valutare questa “manovra antismog” occorre chiedersi: quale sarà la riduzione dell’inquinamento urbano da traffico veicolare? Cambieranno le abitudini di mobilità dei modenesi? Sarà tutelata la salute pubblica e verrà incentivata la mobilità sostenibile? Le limitazioni alla circolazione valgono da ottobre a marzo, nella fascia oraria dalle 8.30 alle 18.30, da lunedì al venerdì, e interessano i veicoli a benzina (Euro 0 ed Euro 1), diesel (Euro 0, Euro 1, Euro 2 ed Euro 3, anche se dotati di filtro antiparticolato); ciclomotori e motocicli Euro 0.

In teoria i veicoli interdetti alla circolazione passano da 12.800 a 22.200, cioè dal 12% al 19% circa del parco circolante. L’area interessata dalle limitazioni passa dal 26% al 30% del territorio urbanizzato. Tutti i veicoli possono raggiungere i parcheggi scambiatori ai margini del centro cittadino, compresi i centrali parcheggi Novi Park e dello stadio.

La manovra prevede numerosissime deroghe che ne riducono l’effetto: sono esentati i mezzi di soccorso, delle forze dell’ordine, i veicoli elettrici, il car pooling, i mezzi commerciali, chi accompagna i figli alla scuola dell’infanzia, i proprietari con reddito basso certificato, gli operatori per gli interventi d’emergenza (l’elenco è lunghissimo). In definitiva, i veicoli interdetti alla circolazione saranno un numero limitato. Di questi, tutti hanno bisogno di andare verso il centro ove vige il blocco?

Ma il vero problema è che molti Comuni si limitano ad attuare al minimo le misure regionali e non realizzano ulteriori interventi di promozione della mobilità sostenibile.

Le alternative al trasporto privato inquinante sono note: il trasporto pubblico, la mobilità pedonale e ciclistica, quest’ultima grande risorsa per la mobilità urbana (a Modena copre una quota del 10% degli spostamenti locali).

Il Comune di Modena ha da tempo presentato il Piano della Ciclabilità, che si propone interventi ambiziosi, non supportati però dall’analisi degli spostamenti attuali, dalla conoscenza dei bisogni dei ciclisti e soprattutto da finanziamenti certi. Inoltre, non risulta correlato alla pianificazione urbanistica e alla mobilità generale.

La Fiab sostiene che la ciclabilità si promuove elevando i livelli della sicurezza stradale, moderando la velocità dei veicoli, attuando una lotta ai ladri di biciclette e ai ricettatori, completando la rete ciclabile sulle più pericolose strade urbane, coinvolgendo le aziende pubbliche e private nella realizzazione di depositi protetti, installando portabiciclette moderni, permettendo alle bici la circolazione in entrambi i sensi di marcia nei sensi unici per le automobili.

Sono interventi a bassissimo costo o con costi limitati, soprattutto se confrontati ai milioni necessari alla realizzazione di parcheggi giganteschi, autostrade e bretelle di vario genere, tutte opere più vantaggiose per chi le realizza che utili per i potenziali utenti.

Ombre fosche sull’ambiente a Modena

città inquinata

città inquinata

Indici ambientali preoccupanti per Modena. L’ennesima conferma arriva da «Ecosistema urbano 2015»: il rapporto di Legambiente descrive la situazione cittadina ben lontana dagli standard fissati dall’Unione Europea per la salute dei cittadini e del territorio.

Benché 39° nella classifica globale (su 104 città esaminate), Modena presenta un quadro allarmante per le emissioni inquinanti: 60° per il biossido di azoto, 55° per il PM10, 61° per l’ozono. Negativi risultano gli indicatori della mobilità: 55° posizione per gli spostamenti in auto/moto (79% in città; Bolzano 30%, Ferrara 43%); 77° per l’incidentalità (7,15 vittime per 100mila abitanti); 62° per le isole pedonali (0,19 metri quadrati per 100mila abitanti; Bologna 1,05/100mila ab.).

Brutte notizie anche per il trasporto pubblico: benché fra la 12° e la 14 posizione (città intermedie), i dati assoluti indicano la contrazione del servizio: 76 passeggeri trasportati/ab. (erano 102 l’anno precedente) 25 km percorsi/ab. (erano 27).

L’indice sulla ciclabilità colloca Modena alla 12° posizione (18,28 metri quadrati equivalenti/100 ab.). Il dato va interpretato: a Modena esistono molte ciclabili ma la loro qualità è scarsa. Basti un confronto: nella vicina Reggio Emilia sono ben 39,36 i metri per 100 abitanti, nonostante una popolazione inferiore.

Tre le considerazioni conclusive: l’ambiente cittadino continua ad essere avvelenato dalle emissioni inquinanti nell’aria, generate in buona misura dal traffico motorizzato; il trasporto pubblico, pur assorbendo risorse ingenti, è in declino; la ciclabilità pur essendo una risorsa strategica è ancora trascurata.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

La valvola, un dettaglio importante

Taccuino: in bici tra tecnica e salute

La valvola, un dettaglio importante
Rubrica a cura di Sandro Galtarossa e Armando Gualandrini

Vi sarà capitato di dover cambiare una camera d’aria e, dopo averla comprata, vi siete accorti di non esservi ricordati di indicare la valvola di gonfiaggio.

La principale differenza riguarda il loro utilizzo su cerchioni stretti con relativo foro di passaggio della valvola da 6,5 mm, o su cerchioni larghi con relativo foro da 8,5 mm.

Sui cerchi stretti, di solito si utilizzano camere con la valvola Presta, che hanno la particolarità di avere il dado prigioniero; una volta svitato, il dado permette il gonfiaggio, non è separato dal corpo della valvola, e richiede un po’ di attenzione mentre si gonfia la gomma. Per il serraggio sul cerchio della valvola occorre un dado di fissaggio che tenga conto del diametro inferiore della valvola rispetto al foro sui cerchioni.

Per i cerchi larghi, abbiamo vari tipi: valvola Regina o Italiana, valvola classica o Dunlop, che ha la particolarità di avere la parte interna estraibile. In tutti i casi bisogna prestare attenzione a serrare bene il dado di fissaggio della valvola sul cerchio, un movimento della camera d’aria all’interno del cerchio potrebbe provocare lo strappo della valvola dalla sua sede sulla camera.

modelli di valvole

modelli di valvole

A ruota libera: sentirsi a casa

Sentirsi a casa
Rubrica a cura di Luana Marangoni

Una volta ho letto una frase in un bellissimo libro di Abraham Yehoshua, un libro che parla di fuga da un paese e del tentativo di ricostruire una vita altrove, le esatte parole non le ricordo ma il senso che la frase racchiude è la capacità che hanno le persone di abituarsi ad un paesaggio nuovo, un paesaggio che non è quello in cui sei nato e vissuto.

C’è poi un’altra frase che mi sovviene sull’argomento, non ne ricordo la fonte ma in questo caso il senso è ancora più profondo: “casa” non è dove tu sei nato e vissuto, ma dove ti senti bene.

Il pensiero a questo punto va inevitabilmente a coloro che fuggono dalle miserie, dalla guerra, dalle sofferenze e a cosa possa significare per loro “essere a casa” e soprattutto quanto ed in che misura possiamo noi contribuire per farli sentire a casa. Penso anche che se io fossi al posto loro vorrei, sì, essere accolta, ma, superata la prima necessaria fase, vorrei poter riconoscere, restituire, rendere ciò che mi viene dato, vorrei potermi sentire integrata, riconosciuta, cittadina attiva della comunità in cui vivo.

Questo ragionamento potrà sembrare troppo astratto, invece il nostro progetto per insegnare alle donne straniere l’uso della bicicletta è la prova concreta di quanto sia importante questa circolarità, di quanto l’accettazione dell’altro determini un circolo virtuoso, un cammino verso l’integrazione e la co-partecipazione, che è alla base della convivenza civile.

Chi ci segue da tempo sa – e lo sanno molto bene le nostre volontarie “storiche” – che il nostro piccolo sogno con gli anni è cresciuto, si è arricchito , ha allargato il suo centro, fino a diventare la bellissima esperienza dei nostri giorni.

Quest’anno infatti (ma già si notavano le prime avvisaglie nel corso dei mesi precedenti), abbiamo visto confluire all’interno del nostro progetto le volontarie di altre associazioni, alcune facenti parte della Casa per la Pace, altre della Casa della Donna, dapprima curiose e desiderose in qualche modo di rendersi utili, infine entusiaste alla scoperta che il nostro “fare concreto” sfociava in qualcosa di veramente utile per queste persone che si rivolgevano a noi con la necessità di rendersi autonome oppure con il semplice desiderio di… “osare volare” e sentirsi libere. Può sembrare strano per chi non l’abbia vissuto, ma la felicità che si legge negli occhi di queste donne una volta superata la paura di cadere ci esalta e ci rende felici, così come ci è di insegnamento la loro tenacia e determinatezza .

Ma non bastano queste poche parole a spiegare la circolarità, da quest’anno infatti la nostra storia si è arricchita di un valore aggiunto: le donne che frequentano i nostri corsi ed imparano ad andare in bicicletta tornano da noi, tornano per aiutarci, tornano per presentarci altre donne che, come loro, hanno il desiderio o la necessità di inforcare la bicicletta, tornano per restituire ciò che è stato loro dato, per riconoscenza e per rendersi utili a loro volta. Mentre scrivo mi viene in mente proprio la frase di una di loro: “Voi siete state preziose per me ed io sono fiera di potervi aiutare”.

Forse sarà infantile o da sognatori, ma questa circolarità, questo scambio continuo ci commuove, ci rende orgogliosi e ci convince che questa è la strada giusta da percorrere.

Bici da leggere: Hai voluto la bicicletta. Il piacere della fatica

copertina

copertina

Hai voluto la bicicletta. Il piacere della fatica

a cura di L. Grandi e S. Tettamanti, Sellerio 2015

Questa antologia che raccoglie racconti ciclistici di giornalisti che sono in realtà grandi narratori (Gianni Brera, Gianni Mura, Orio Vergani, Manlio Cancogni tra gli altri) e di narratori che si fanno cronisti (tra cui Vasco Pratolini, Dino Buzzati, Achille Campanile, Piero Chiara): cronache come racconti e racconti come cronache del grande mito del ciclismo.

Quando il tema è il ciclismo, il racconto assume immediatamente la forma del mito. E infatti quali sono quasi sempre gli elementi della narrazione? Il gruppo, ovvero la massa dei ciclisti. Dentro il gruppo numeroso l’eroe solitario, circondato dai suoi fedeli, i gregari. Intorno il paesaggio, epico e vivente, non la scatola chiusa di uno stadio; e del paesaggio lo scrittore ferma sempre la natura e l’anima, la geografia fisica ma anche la storia, il costume, la cultura. E poi, il paesaggio umano che circonda i ciclisti, la “carovana” piena di umori, di storie, di masserizie, di tecniche e segreti, tutti da raccontare. Così, per questa appartenenza al campo del mito ben oltre la povera realtà ordinaria, le migliori cronache del ciclismo sono opera di scrittori, così come i cronisti diventano a tutti gli effetti narratori nel momento di grazia del loro “pezzo” sulla corsa.

Con scritti di: Marco Ballestracci, Stefano Benni, Gianni Brera, Dino Buzzati, Achille Campanile, Manlio Cancogni, Piero Chiara, Franco Cordelli, Paolo Di Stefano, Paolo Facchinetti, Gian Luca Favetto, Cesare Fiumi, Alfonso Gatto, Fabio Genovesi, Claudio Gregori, Daniele Marchesini, Gianni Mura, Rino Negri, Alfredo Oriani, Anna Maria Ortese, Marco Pastonesi, Vasco Pratolini, Mario Soldati, Giovanni Testori, Guido Vergani, Orio Vergani.

E-bike: tecnologia e creatività su due ruote

n-cycle

ncycle

Due ruote, un telaio, un manubrio, una pedaliera, un sellino: cosa c’è di più semplice e collaudato di una bicicletta? Esiste da duecento anni e ogni giorno soddisfa le esigenze di mobilità di milioni di persone. È amica dell’ambiente e della salute. Perché chiederle di più?

Dopo la “rivoluzione” della graziella pieghevole (1964) prodotta dall’italiano Rinaldo Donzelli e quella della mountain bike (1978) del californiano Joe Breeze, la bici sembrava tornata in un tranquillo letargo. Cosa c’era più da inventare?

Eppure, il mutevole mondo della bici doveva riservare sorprendenti innovazioni. A parte la versione oversize della fat bike (1989), la bici con gli pneumatici larghi dell’americano Simon Rakower, progettata per percorsi di sabbia o neve, la frontiera avanzata si è spostata sulla e-bike.

Questo tipo di bici risale all’800, ma occorreva attendere il 1974 perché in Europa fosse diffusa la tedesca Solo – electra con un discreto successo. Il Sinclair C5, triciclo elettrico a pedali lanciato nel 1985 dall’imprenditore inglese Clive Sinclair, nonostante ingenti investimenti si risolse in un fiasco.

L’idea era eccellente, ma occorreva alleggerire il veicolo. Lo sviluppo degli accumulatori nella versione al litio e ai metalli idruri negli ultimi vent’anni ha riaperto i giochi, grazie al minor peso e alla maggiore capacità elettrica, che si traduce in più chilometri su strada.

Molte aziende giovani stanno proponendo ebike dalla linea raffinata, supportate da dispositivi informatici d’avanguardia. Una delle più recenti, la n-cycle, prodotta dalla carpigiana New Cast Services, si segnala perché è anche pieghevole, la prima “graziella elettrica” della storia. La storia continua.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it