Ripartire, ma non a costo della salute

La mobilità attiva ciclo-pedonale è un vero e proprio farmaco: per le persone, contrastando le patologie legate alla sedentarietà, e per l’ambiente, riducendo le emissioni di gas nocivi

La Pianura Padana è una delle regioni più inquinate d’Europa e la ripresa delle attività produttive e della libera circolazione, rischia di portarci a livelli di inquinamento anche superiori a quelli precedenti .

Questo è preoccupante se consideriamo il contesto nazionale (l’Italia è il Paese con uno dei più alti tassi di motorizzazione a livello europeo) e locale (a Modena il 45% degli spostamenti nel contesto urbano avviene con l’automobile per distanze inferiori a 2,5 km) .
Come Associazione di Medici impegnati per la tutela della Salute e dell’Ambiente sottolineiamo quanto pesanti siano le ripercussioni per la salute di un tale scenario .

L’Agenzia Europea per l’Ambiente riporta che nella sola Italia ogni anno muoiono circa 80.000 (ottantamila!) persone per le polveri sottili.
L’inquinamento atmosferico è anche il principale responsabile dell’emergenza climatica, che sta minacciando direttamente e indirettamente la sopravvivenza della specie.

Ma questi numeri, noti da tempo, non destano la stessa preoccupazione e, conseguentemente, l’urgenza di azioni di contrasto, che ha suscitato la pandemia da COVID-19.

È ampiamente dimostrato il ruolo dell’inquinamento atmosferico nell’insorgenza di gravi patologie croniche polmonari, cardiovascolari e neoplastiche. Queste patologie, fortemente diffuse nei paesi occidentali ed in particolar modo tra la popolazione anziana, sono tra le prime cause di mortalità e morbosità e vedono come corresponsabile la sedentarietà. L’evitarla consentirebbe di ridurre significativamente l’incidenza di quelle stesse patologie croniche favorite dall’inquinamento: obesità, dislipidemia, diabete, ipertensione, patologie cerebro-cardiovascolari (come ictus ed infarti), polmonari croniche e tumorali.

Tutto questo a costo zero, anzi con un ingente risparmio in termini di spese per farmaci, ricoveri, prestazioni sanitarie e assistenziali in senso più ampio (pensiamo ai costi umani, sociali ed economici dell’assistenza ad un malato cronico come un diabetico in dialisi).

Si stima che 17.600 morti all’anno sarebbero facilmente prevenibili se si adottasse uno stile di vita più attivo. Il totale dei costi per l’inattività fisica per il SSN sono stimati intorno ai 12,1 miliardi di euro all’anno, pari all’8,9% della spesa totale .

Un’ulteriore e importante considerazione è che queste patologie croniche non sono solo le principali cause di morte in occidente, ma sono anche le principali co-patologie che determinano la “fragilità” (frailty), cioè una diminuzione delle riserve funzionali dei vari organi e apparati, con scarsa capacità di rispondere ad eventi stressanti eccezionali, ad esempio, una grave infezione.

Questo risulta evidente dai dati di mortalità da Covid-19 concentrata in quei pazienti già “indeboliti” da una di queste co-patologie .
Sedentarietà ed inquinamento dovrebbero quindi essere in cima alla lista dei “nemici” della Salute pubblica e del Benessere della Comunità in un’ottica di medicina preventiva.

La mobilità attiva ciclo-pedonale si configura quindi come un vero e proprio farmaco ed uno strumento efficace in grado di implementare la “resilienza” (ovvero la capacità di adattarsi e resistere ad eventi negativi) a livello:

  • individuale: contrastando le patologie da inquinamento e sedentarietà
  • globale: per ridurre le emissioni gas clima-alteranti responsabili dell’emergenza climatica che secondo The Lancet sarà la principale minaccia per la salute del XXI secolo .

Per queste considerazioni, sosteniamo fermamente le proposte di ridisegnare una città che metta al centro le persone, il loro benessere e bisogni.
Quindi: città verdi, con spazi per una mobilità attiva in un contesto sicuro (zone 30) e piacevole. Questo sarà possibile solo se vi saranno scelte politiche precise e coraggiose nel non riproporre soluzioni di stimolo all’economia superate e nocive per la salute dell’ambiente e delle persone.

La crisi sanitaria globale determinata dalla pandemia da Covid-19 ha reso drammaticamente evidente come non è possibile alcuna attività economica e sociale senza la salute della popolazione.

Allo stesso modo la ricerca scientifica ci dimostra come non è, e non sarà, possibile mantenere un adeguato livello di salute della popolazione se non ci si prenderà cura anche dell’ambiente che ci ospita.

Francesco Soci
ISDE, Medici per la Salute e l’Ambiente

Proposta per la realizzazione rapida ed economica di Dorsali ciclabili di emergenza

FIAB ha sottoscritto questa proposta di Federico Zanfi (architetto e docente di urbanistica, Politecnico di Milano) , Luca Lombroso, (meteorologo AMPRO e divulgatore ambientale) e Matteo Agnoletto, architetto e docente di composizione architettonica, Università di Bologna

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All’attenzione del Sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli

e dell’Assessora all’Ambiente e alla Mobilità sostenibile Alessandra Filippi

Modena, 9 maggio 2020

 

Proposta per innovare la mobilità urbana modenese nella Fase 2 mediante la realizzazione rapida ed economica di Dorsali ciclabili di emergenza

Un patto tra Amministrazione, aziende e cittadini raccontato in 7 punti

  1. Un contesto critico da interpretare in modo Ci attende una fase di convivenza col virus Covid-19 presumibilmente lunga e di cui non è oggi possibile mettere a fuoco tutte le caratteristiche. Ciò che sappiamo è che durante questa fase, oltre alla ripresa graduale delle attività, dovremo adottare nuovi stili di mobilità e di frequentazione degli spazi esterni che consentano sia i movimenti indispensabili sia i minimi livelli di interazione sociale, ma garantendo il necessario distanziamento tra individui. Ciò avrà ricadute importanti sull’organizzazione della mobilità urbana, poiché la capacità dei sistemi di trasporto pubblico locale sarà fortemente limitata dalle disposizioni di prevenzione sanitaria. Se la domanda di mobilità individuale che ne deriverà non sarà governata e indirizzata, concorrerà rapidamente a generare livelli di congestione, incidentalità e insalubrità nelle nostre città e nei nostri territori urbanizzati maggiori di quelli precedenti all’emergenza e al lockdown.

 

  1. Rete di Mobilità di Emergenza come infrastruttura fondamentale per la “ripartenza”. Una trentina di associazioni e diversi esponenti del mondo della ricerca hanno sottoscritto una lettera indirizzata al Governo, alla Commissione Colao e ai vertici di ANCI in cui si avanzano proposte relative alla mobilità urbana per la Fase Tra queste, la più incisiva riguarda la realizzazione di “Reti di Mobilità di Emergenza” (RME) che consentano di muoversi in sicurezza nelle città italiane senza automobile, cioè camminando, pedalando o impiegando altri dispositivi di micro- mobilità quali monopattini o deambulatori. Reti che attraversino lo spazio urbano riducendo la quota di suolo pubblico oggi dedicata al transito e alla sosta delle automobili, che mettano in connessione i principali quartieri residenziali con i principali luoghi del lavoro e dei servizi, e che si realizzino mediante opere leggere, reversibili e di rapida attuazione (il manuale della RME fornisce esempi concreti di segnaletica orizzontale e verticale low-cost e stima un costo di realizzazione chilometrico di appena 8.000 € per i nuovi percorsi).

 

  1. Gli aiuti del Governo, le iniziative delle Amministrazioni locali, lo scenario In linea con questa iniziativa la Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola de Micheli ha annunciato un ventaglio di misure che vanno nella direzione di incentivare scelte modali più sostenibili dal punto di vista sanitario e ambientale – in particolare modifiche al Codice della strada che consentano di realizzare RME in via transitoria – e diverse città si sono già mobilitate entro tale prospettiva. Milano e Bologna, tra le altre, hanno disposto importanti strategie di adattamento delle proprie reti ciclabili, sia prevedendo nuovi percorsi sia rivedendo le priorità di cantieri già pianificati. Fuori dall’Italia lo scenario è ancor più maturo. Berlino ha allargato le corsie della propria rete ciclabile per aumentarne la capacità e consentire il distanziamento individuale (e il Ministro della Salute tedesco ha raccomandato a tutti i lavoratori di muoversi il più possibile a piedi o in bicicletta). Bruxelles e Parigi hanno dato precedenza a pedoni e biciclette riducendo la velocità in estese porzioni delle loro aree urbane, trasformandole in zone lente a 10 e 20 km/h (e a Parigi Anne Hidalgo è nettamente in testa al primo turno, anche grazie alla sua politica pro-bici, che è stata uno dei temi centrali della campagna elettorale).

 

  1. A Modena: il quadro della mobilità urbana e le proposte per la Fase 2 già in campo. A Modena il quadro è molto diverso. L’automobile privata costituisce la modalità di movimento prevalente (oltre i due terzi degli spostamenti giornalieri), anche per distanze brevi (il 45% dei tragitti compiuti in auto nell’area urbana non supera i 2,5 km), con effetti noti in termini di qualità dell’aria e Meno di un terzo degli spostamenti si rivolge poi a modalità sostenibili, tra cui circa un 10% dei tragitti effettuati in bicicletta – un dato importante, che tuttavia non ha conosciuto incrementi negli ultimi anni e secondo i rilevamenti di FIAB è in calo. Una significativa domanda di mobilità proviene infine dagli abitanti dei comuni di cintura che quotidianamente gravitano sul capoluogo. Per tutti questi utenti della strada, a fronte di una drastica riduzione del trasporto pubblico – l’amministratore di aMo Andrea Burzacchini ha indicato una serie di provvedimenti che ridurranno la capacità complessiva del servizio nella Fase 2 al 30% di quella attuale –, è urgente pianificare e agevolare uno spostamento della domanda oggi rivolta all’automobile verso soluzioni di mobilità più attive e sostenibili, sul modello della RME (anche per distanze nell’ordine degli 8-10 km, contando sulla diffusione delle biciclette a pedalata assistita). In questa prospettiva, la stessa FIAB ha proposto alcuni interventi puntuali per potenziare le infrastrutture a sostegno della ciclabilità in alcuni nodi e lungo alcuni assi di particolare criticità, così da rendere meglio accessibili alcune zone residenziali e alcuni poli di attrazione di traffico oggi non serviti.

 

  1. Una prospettiva di reinfrastrutturazione estesa all’intera città: le Dorsali. Qui si propone di riflettere su una prospettiva d’azione più sistemica e ambiziosa, e di considerare la ripresa che ci attende nei prossimi mesi come l’occasione storica per anticipare mediante soluzioni leggere un sistema di mobilità alternativo all’automobile esteso all’intera città. La rotta lungo la quale compiere questo salto di qualità è peraltro già Il Consiglio Comunale ha deliberato nel febbraio 2019 un Documento di indirizzi per il nuovo Piano Urbanistico Generale nel quale si prevede una strategia di reinfrastrutturazione della città basata su una griglia di Dorsali ciclabili, che si propongono di fornire un’alternativa praticabile all’automobile nei percorsi casa-lavoro e casa-scuola. Tali Dorsali – già recepite nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS 2030) adottato dalla Giunta nel marzo 2019 – collegano le aree industriali, artigianali e i grandi attrattori di mobilità (come ospedali, università, plessi scolastici e centri direzionali) con i principali quartieri residenziali e si estendono fino alle frazioni. Sono percorsi rettilinei e prioritari, pensati sul modello delle “superstrade ciclabili” che diverse città europee hanno realizzato in anni recenti: prevedono corsie dedicate e mono-direzionali, con linee di arresto avanzate per le biciclette ai semafori, e sono realizzate nella carreggiata stradale e non più sul marciapiede (liberando quindi spazio pubblico per la mobilità pedonale di prossimità e per i nuovi dehors, indispensabili per molte attività nella Fase 2).

 

  1. Attuazione prioritaria mediante collaborazioni pubblico-private. Tutti gli sforzi e le risorse relativi alle infrastrutture per la mobilità sostenibile dovrebbero nei prossimi mesi concentrarsi sulla costruzione rapida di questo sistema, nella sua L’estate può consentire di portare a termine un cantiere diffuso e dotare Modena, in tempo per la ripresa scolastica di settembre, di una infrastruttura ciclabile low-cost sicura ed efficiente. “Temporanea”, certamente, ma diffusa e articolata secondo un disegno di struttura complessivo e quindi in grado di compensare l’accresciuta domanda di mobilità individuale che, laddove l’alternativa è meno praticabile, si rivolgerà gioco forza all’automobile. Due modalità di finanziamento e di attuazione coordinate potrebbero essere decisive per il raggiungimento di tale obiettivo. Da un lato l’Amministrazione, oltre a coordinare su questo progetto gli uffici comunali come ha dimostrato di saper fare in occasione del concerto Modena Park nel luglio 2017, dovrebbe riorientare verso la realizzazione delle Dorsali ciclabili di emergenza una parte degli investimenti già stanziati per altre opere infrastrutturali – anche ciclabili – più costose e meno prioritarie. Da un altro lato, i soggetti più robusti del mondo delle imprese e della distribuzione commerciale che si trovano localizzati nelle aree servite dalla rete ciclabile in questione potrebbero “adottare” – individualmente o consorziati – la Dorsale dalla cui realizzazione sarebbero maggiormente beneficiati (riorientando nella forma di un cofinanziamento a opere di pubblica utilità il loro impegno in Responsabilità Sociale o le più consolidate azioni di marketing nello spazio urbano, come le installazioni nelle rotatorie stradali). Il tratto di via Emilia Ovest tra l’Ottavo campale e la Fiera (4 km), su cui si attestano numerose importanti aziende – aziende per cui la difficoltà nel reperire aree a parcheggio per i propri dipendenti rappresenta talvolta un limite all’espansione delle attività produttive – potrebbe essere un rilevante progetto pilota da sviluppare insieme.

 

  1. La necessità di una ripartenza nel cambiamento: un patto nuovo. Sarebbe un errore considerare la ripartenza che auspicabilmente ci attende nei prossimi mesi come un ripristino del modello di funzionamento urbano che La discontinuità provocata dalla quarantena che ci stiamo lasciando alle spalle dovrebbe ispirare una ripartenza nel segno del cambiamento, e precisamente nel segno di un patto tra amministratori, aziende e cittadini per un migliore uso dello spazio stradale. Un nuovo patto in cui si tratterà – rispettivamente – di ripensare le previsioni in termini di investimenti pubblici, le prassi di organizzazione della mobilità dei dipendenti e dei clienti, e le proprie abitudini negli spostamenti quotidiani. Un’adeguata infrastruttura deve necessariamente anticipare e stare alla base di questa innovazione. I vantaggi non sarebbero solo quelli, importanti e noti, relativi alla salubrità, all’efficienza e al benessere complessivi dell’ambiente urbano. Il ripensamento dello spazio pubblico stradale nelle forme qui suggerite accrescerebbe la capacità di tutti i cittadini – in tutte le fasi della loro vita – di muoversi col proprio corpo nella città, contribuendo alla riduzione delle disuguaglianze socio-spaziali e all’accrescimento dell’autonomia dei soggetti vulnerabili (in particolare dei più anziani, dei disabili e dei più giovani) su cui la società civile tutta – istituzioni, ma anche cittadini, imprese e terzo settore – è ingaggiata da tempo e che guadagnerà rilievo nella fase post-Covid. Precisamente quello di cui abbiamo bisogno per rendere meno fragili le nostre forme di organizzazione urbana, di fronte a un futuro in cui l’incertezza e la vulnerabilità, non solo a causa della pandemia, assumono tratti di inedita radicalità.

 

Federico Zanfi, architetto e docente di urbanistica, Politecnico di Milano

Luca Lombroso, meteorologo AMPRO e divulgatore ambientale

Matteo Agnoletto, architetto e docente di composizione architettonica, Università di Bologna

 

Con il sostegno di
FIAB Modena Ambiente e Bicicletta Medici per l’Ambiente –
ISDE Modena
Fridaysforfuture Modena
Ingegneria Senza Frontiere – Modena

Fiab Modena e solidarietà

FIAB Modena, che da fine febbraio ha dovuto annullare tutte le attività associative finalizzate alla promozione dell’uso della biciletta (gite, incontri e attività pubbliche), nell’emergenza legata al coronavirus si è impegnata in attività di solidarietà e sostegno sociale, mettendo in contatto i nostri soci/volontari con associazioni, enti e istituzioni che già operano sul territorio modenese.

FIAB Carpi, sezione di Modena di recente costituzione, ha prontamente risposto alla richiesta dei Servizi Sociali del Comune di Carpi: da lunedì 20 aprile coordinerà il progetto “Pronto Voce”, che vedrà impegnati diversi volontari soci e non soci, rispondere alle telefonate di persone che hanno necessità o semplicemente desiderio di compagnia. Persone anziane, che vivono sole e che lo desiderano tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, potranno telefonare al numero 339/2956550 semplicemente per “scambiare quattro chiacchiere” in queste giornate di forzato isolamento.

Volontari di Fiab Modena sono impegnati nel confezionamento di pacchi spesa destinati a famiglie e persone in difficoltà, in collaborazione con Acli, Caritas, Croce Blu e Comune di Modena.

Sono attività di promozione sociale a cui l’associazione ha sempre riservato un impegno importante: organizzando i corsi per insegnare alle donne straniere ad andare in bicicletta, attività nelle scuole sulla mobilità sostenibile, corsi e laboratori per la manutenzione della biciletta per i migranti e per i ragazzi.

Resta sempre vivo l’interesse a collaborare con i settori mobilità delle amministrazioni locali che in questa difficile fase di ripensamento stanno studiando come gestire la mobilità dei cittadini dopo l’emergenza coronavirus. Ci auguriamo che la bicicletta possa assumere un ruolo prioritario nel risolvere le problematiche di spostamento: garantisce il distanziamento, non inquina, non intasa le nostre strade, dona ad ognuno di noi il benessere che deriva dell’attività fisica.

https://www.modenainbici.it/piu-auto-per-tutti/

https://www.change.org/p/giuseppe-conte-coronavirus-mobilit%C3%A0-di-emergenza-le-auto-non-sono-la-soluzione

https://www.bikeitalia.it/wp-content/uploads/2020/04/RME-Piano-di-azione-mobilit%C3%A0-urbana-post-covid.pdf

 

Dopo il CoronaVirus: il PUMS è da azzerare

Lettera aperta alla Amministrazione di Modena, firmata da:

FIAB Ambiente e Bicicletta Modena
Friday For Future Modena
Germogli di Salute
ISDE Modena
MOBASTACEMENTO
Officina Popolare Rimessa in Movimento
WWF Emilia Centrale
Madonnina per Modena
MVP – Modena Volta Pagina

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Non vediamo l’ora che finisca questo periodo, ma, come dice uno slogan in voga, “non vogliamo tornare alla normalità perché la normalità era il problema”.

Infatti ci siamo già scordati che il nostro pianeta è nel bel mezzo di una crisi climatica senza precedenti, e che le nostre città erano luoghi inospitali, inquinati, rumorosi, caotici e pericolosi? La natura in poche settimane si è ripresa i suoi spazi e le città sono tornate pacifiche, ma questi vantaggi sono ben poca cosa rispetto alla mancanza di libertà di spostamento e di socialità che per il genere umano vale ben più della tranquillità. E quindi bisognerà pur tornare a muoversi e stare insieme. Si, ma come prima?

Ormai tutti ritengono che alla fine della fase emergenziale, le abitudini relazionali ed il sistema economico siano destinati a cambiare per sempre. Proviamo a capire cosa potrebbe succedere alla mobilità. Partiamo da due dati incontrovertibili:

  • Nel breve/medio periodo la ricchezza disponibile calerà sensibilmente e ne sarà più colpito il ceto medio basso, che avrà meno risorse e le destinerà prioritariamente a beni essenziali
  • Sempre nei prossimi anni, perdurando piccoli focolai di pandemia, il distanziamento sociale rimarrà un costante che spingerà la domanda di ampi spazi in cui poter godere di una socialità più salutare e meno affollata.

Analizziamo il problema economico dal punto di vista della famiglia media italiana: difficilmente il reddito crescerà, probabilmente il lavoro sarà meno stabile (intermittente e mutevole), e sempre di più in modalità smart (meno spostamenti – come la scuola dei figli, tra l’altro). Cosa se ne può dedurre? Che le famiglie cercheranno di limare sui costi più elevati, e dopo casa ed alimentazione sui quali è difficile incidere, ci sono proprio le auto: si perché quasi ogni famiglia italiana ha 2 o 3 auto, e se è difficile pensare che nessuno possa fare a meno di un’auto in famiglia, è altrettanto ragionevole pensare che le seconde auto verranno messe in discussione.

Sarebbe oltretutto una scelta razionale: una seconda auto normalmente viene usata per tragitto casa-lavoro e per gli acquisti (uso depotenziato da consegne a domicilio ed acquisti online) o per gli spostamenti del figlio maggiorenne. Se stimiamo 2 ore di uso al giorno, l’auto sta ferma almeno il 92% del tempo sotto casa o sotto l’ufficio e ci costa tra possesso e manutenzione circa 5.200 euro/anno (stime ACI per una utilitaria). Un primo segnale arriva dalle vendite di auto che hanno fatto segnare un meno 85% a marzo 2020: si tornerà mai ai livelli pre-COVID?

Ma esistono alternative valide? Nelle città più servite il trasporto pubblico è già molto usato (57% degli spostamenti a Milano ad esempio), ma il trend in maggiore crescita è quello dei monopattini e biciclette elettriche. Questi strumenti molto smart permettono di soddisfare una richiesta di mobilità individuale, eliminando molte resistenze come il costo di accesso, la fatica, la velocità di spostamento, e la difficoltà di parcheggio. Sono molto apprezzati ed alla portata di tutti per l’acquisto, e sempre di più disponibili anche in modalità “servizio” come flotte di sharing.

In futuro anche diversi utilizzatori abituali del trasporto pubblico potrebbero considerare questa una valida alternativa per non frequentare luoghi affollati: essendo non più una scelta individuale del singolo sensibile cittadino ambientalista, ma una necessità economica-sanitaria, è possibile che questo scenario prenda quota coinvolgendo una bella fetta di popolazione.

Quindi si pongono urgenti ed evidenti due problemi:

  • Dove facciamo circolare questi nuovi commuter giornalieri, che hanno necessità completamente diverse dagli automobilisti? Sulle attuali ciclabili?
  • Come riorganizziamo le città perché i servizi e le utilità siano a portata di monopattino e bicicletta?

Missione impossibile? A Parigi, per esempio, il sindaco Anne Hidalgo ha vinto largamente il primo turno delle elezioni proponendo di tagliare il numero di veicoli motorizzati privati, ed impostando una rete ciclabile che in poco tempo e bassi investimenti, sia fondata su questi principi:

1) universalità: la rete ciclabile deve rivolgersi alla stragrande maggioranza dei cittadini interessati a utilizzare la bicicletta ma che temono per la propria incolumità;

2) riequilibrio: lo spazio per le nuove infrastrutture ciclabili non deve essere tolto ad aree verdi e pedoni; corollario: le piste ciclabili sono parte di un processo di riequilibrio che riduce lo spazio dedicato al veicolo motorizzato individuale;

3) priorità: la rete deve essere realizzata in modo di essere efficace, creando percorsi diretti/rettilinei da punto A al punto B; corollario: senso unico eccetto bici e riduzione della velocità delle auto a 20 o 30 km/h nella maggior parte della rete viaria

4) ampiezza: la rete deve poter ospitare agevolmente il flusso previsto nei prossimi decenni; corollario: le piste devono essere ampie, permettendo di viaggiare affiancati per ogni senso di marcia, ed agevolando così i sorpassi tra utenti a diverse velocità;

5) urgenza: la rete deve essere realizzata rapidamente, in modo che, dopo qualche disagio durante la realizzazione, i cittadini possano subito prenderne possesso e apprezzarne i vantaggi.

Ma la trasformazione urbanistica va ben oltre e la Sindaca si è ricandidata con un progetto di “Città 15 minuti”, che intende promuovere una situazione di “iper-prossimità” dove tutti i servizi essenziali siano disponibili a distanze percorribili a piedi o in bicicletta. Ed entro il 2024 (… non il 2030 del nostro PUMS) propone “Parigi 100% ciclabile”, per avere una corsia ciclabile in ogni strada, e rimuovere 60.000 degli 83.500 parcheggi auto in strada (-71%) per trasformarli in piste ciclabili, aree verdi, spazi gioco.

I cinque cardini del decalogo parigino (universalità, riequilibrio, priorità, ampiezza, urgenza) appaiono proprio quelli che permetteranno alle città di adeguarsi velocemente alle nuove esigenze di socialità dopo il coronavirus, nel quale lo spazio per il permanente distanziamento sociale viene recuperato da quello sprecato da auto che occupano 25mq per spostare spesso una sola persona.

E la promessa di una “città 15 minuti” risponde alla seconda questione posta dalla crisi coronavirus, quella di avere maggiori spazi e minori spostamenti in auto. Tra l’altro avere tutti i servizi pubblici e commerciali a 15 minuti a piedi, avrebbe il grande merito di rivitalizzare non solo il centro storico, ma anche il commercio e l’artigianato di servizio di ogni singolo quartiere, e di decretare la fine del modello (già in crisi) basato sui grandi centri commerciali (dove il distanziamento sociale è impossibile) dislocati in periferia vicino alle grandi arterie di comunicazione.

Tra l’altro il COVID-19 ci ha fatto capire che fare solo 2 ore di ginnastica alla settimana, andare e tornare dal lavoro in auto e stare fermi 8 ore in ufficio, stare chiusi tutto il giorno in casa non è benessere, ma debolezza che ci espone di più alle infezioni. E la mobilità attiva può essere una soluzione efficace: muoversi di più a piedi e in bici non solo ci aiuta a mantenere una certa distanza fisica, ma contribuisce anche a mantenerci in forma e ridurre le malattie.

In tutto il mondo questa emergenza improvvisa ha portato in secondo piano molti progetti. A Modena avevamo in varo il PUMS (Piano della Mobilità Sostenibile), in colpevole ritardo e soprattutto inadeguato a rispondere alle nuove domande di mobilità dei cittadini.

Con questa nuova prospettiva, ad esempio, l’idea che l’attuale rete ciclabile sia solo da riconnettere è diventata chiaramente obsoleta: i percorsi sono quasi tutti promiscui con i pedoni, quasi tutti bidirezionali, spesso di larghezza inadeguata a far passare due ciclisti, sempre insicuri e dalla incerta segnaletica nelle intersezioni, dal fondo sconnesso e raramente illuminati. Possono rispondere a criteri di universalità, riequilibrio, priorità, ampiezza, urgenza?

Chiediamo quindi alle nostre amministrazioni di pensare sin da ora a una mobilità delle persone che:

  • permetta ai cittadini di scegliere modalità di trasporto più economiche, risparmiando sulle spese legate all’auto.
  • permetta di fare attività fisica quotidiana, dopo mesi di sedentarietà, semplicemente andando al lavoro o facendo la spesa
  • valorizzi e favorisca la frequentazione dei piccoli negozi di quartiere, fortemente colpiti dalle chiusure ma che i cittadini stanno riscoprendo ora, spinti dal cercare intorno a casa quello che prima cercavano a chilometri di distanza nei centri commerciali
  • favorisca le consegne a domicilio della spesa tramite bici o cargo-bike, dando priorità e valorizzando il commercio di prossimità
  • soprattutto in un primo momento, garantisca indipendenza negli spostamenti e la distanza fisica ma promuova la relazione sociale: molte città stanno già sperimentando piste ciclabili di emergenza nelle strade svuotate dalle auto
  • permetta di ridurre gli incidenti stradali e di conseguenza alleggerire il sistema sanitario, già oggi messo a dura prova.
  • faccia risparmiare sulla manutenzione stradale e sull’uso dello spazio pubblico. Basta spese per nuove strade, autostrade e rotonde. I fondi pubblici per la mobilità devono essere spesi per la ciclabilità che già da subito può diventare una valida alternativa per le esigenze di spostamento in città.

Alla luce del coronavirus forse questo ritardo del PUMS può venire utile. Siamo ancora in tempo a ripensare da zero il piano, assegnando risorse certe, cospicue e tempi immediati (non il 2030) per un ridisegno complessivo dello spazio urbano, che tolga all’insostenibile peso dell’auto privata per restituire leggerezza ai cittadini.

Critical Mass: facciamoci sentire

Comunicato Stampa.

Venerdì 21 giugno alle ore 18.30 le associazioni FIAB Modena, Ciclofficina Rimessa in Movimento, Comitatatissimo la Balorda, con la partecipazione di #mobastacemento e i ragazzi e le ragazze del FridayForFuture Modena, organizzano una Critical Mass in bicicletta, che partendo dal Parco Novi Sad farà un ampio giro della città, per far sentire il “popolo della bici”.

Usciamo infatti dal un quinquennio che non ha dato alcuna risposta alle principali questioni della mobilità sostenibile, continuando così un lungo periodo di inconcludenza e negligenza delle recenti amministrazioni, tanto che alle recenti elezioni abbiamo deciso di non sottoporre ai candidati sindaci le nostre richieste, per evitare così una inutile adesione di tutti, o quasi tutti, salvo dimenticarsene subito dopo.

Non ci eravamo sbagliati: infatti in campagna elettorale i partiti che in questi anni si sono occupati solo di tangenziali e complanari per la mobilità delle auto e delle merci, o solo di quella degli immigrati, sono diventati improvvisamente ambientalisti e sostenitori della pedonalità diffusa.

Ora però la fase elettorale è finita e il Sindaco ha ricevuto un ampio mandato, ed ha scelto un assessore alla mobilità che conosce bene le nostre principali proposte: moderazione del traffico a 30 Km/h, realizzazione di percorsi ciclabili su tutte le radiali urbane, messa in sicurezza degli incroci e degli attraversamenti ciclo pedonali e dei percorsi casa-scuola, senso unico eccetto bici nelle strade ove possibile, depositi e portabici sicuri, potenziamento ed ammodernamento del trasporto pubblico, riduzione dello spazio assegnato al parcheggio e alla mobilità privata.

La nuova giunta ha davanti un quinquennio con un PUMS appena adottato che prova a dare risposte a tutte le principali questioni rimaste sotto il tappeto: chiediamo che vengano affrontate nei primi 2 anni e che vengano impegnate adeguate risorse, per dimostrare ai cittadini che qualcosa è cambiato.

Venerdì ci faremo sentire con i nostri campanelli, ma nei prossimi mesi non mancheremo di far sentire le nostre ragioni per restituire lo spazio cittadino ai modenesi e non alle loro auto.

Modena, 19 Giugno 2019
Direttivo FIAB Modena

Costituzione del Comitato per la Pista Ciclabile Modena-Nonantola

COMUNICATO STAMPA

Nonantola, 17 giugno 2019

Costituzione del Comitato per la Pista Ciclabile Modena-Nonantola

Le Associazioni Legambiente Nonantola, Legambiente Modena e FIAB Modena si sono costituite parte attiva nel promuovere un Comitato per chiedere la realizzazione di un collegamento ciclabile tra Nonantola e Modena.

Le ragioni che giustificano quest’opera non più rimandabile sono molteplici:

1- Creare un’alternativa all’automobile che sia praticabile ed incentivante, a disposizione del cittadino che desideri ricorrervi. La distanza dal centro di Nonantola a quello di Modena (Via Roma a Nonantola – Piazza Grande a Modena) è di 10 Km: un ciclista a passo lento impiega poco più di mezz’ora, in auto nelle ore di punta ci si mette fino a un’ora, senza contare i tempi per trovare parcheggio;

2- Molte persone sono costrette a rinunciare alla bicicletta, a causa della pericolosità del traffico sulla via Nonantolana e della velocità sostenuta dei veicoli. La Nonantolana è l’arteria più trafficata della Provincia, con 11 milioni di veicoli l’anno a fronte di 9,9 milioni per la Via Emilia Est e di 7,8 milioni per Via Canaletto;

3- Una pista ciclabile separata dalla via Nonantolana, con alti standard di qualità e sicurezza, potrebbe assorbire un traffico di ciclisti consistente e contribuire ad alleviare la congestione sulla strada. Potrebbe essere il primo esempio in Italia di tangenziale ciclabile di tipo olandese, un’opera di cui essere fieri;

4- La costruzione di Eurovelo 7, l’autostrada ciclabile europea che connette Capo Nord a Malta e passa per Bologna con una variante su Modena, offre un’occasione unica in termini di cicloturismo: una rete di diramazioni, di cui la pista ciclabile lungo la Nonantolana farebbe parte come pista ciclabile provinciale principale, permetterebbe al cicloturista di approfittare appieno delle ricchezze storiche, architettoniche, culturali, ambientali, enogastronomiche locali. Un chilometro di pista ciclabile turistica porta un indotto economico annuo tra i 110 e i 350 mila euro, ma occorre muoversi in fretta per non essere tagliati fuori;

5- Oggi promuovere una mobilità attiva più dolce, razionale e meno impattante dal punto di vista ambientale, è un imperativo ed una prova di responsabilità per contrastare lo squilibrio ecologico che si è creato negli ultimi decenni; ne trae beneficio anche la salute di chi pedala, con una riduzione di problemi legati a sovrappeso, diabete, malattie cardiovascolari, una diminuzione di ansia e stress, un maggiore rendimento sul lavoro e un maggior benessere psicofisico generale;

6- Nel 2018 abbiamo fatto una richiesta alle rispettive Amministrazioni Comunali, perché si attivi un tavolo progettuale concertato; si sono tenuti già due incontri preliminari per valutare le opportunità e le criticità. L’aspetto economico può essere ritenuto “il problema”, ma crediamo che investire in miglioramento ambientale significhi investire in qualità di vita per il presente ed il futuro di tutti. Occorre procedere con decisione e rapidità e per questo è necessaria una mobilitazione dal basso.

Chiediamo che si proceda in tempi brevi ad elaborare uno studio di fattibilità da presentare alla Regione Emilia-Romagna, affinché si possa cogliere l’opportunità di finanziamenti che saranno disponibili nel prossimo futuro. Ci attiveremo con una raccolta di firme a sostegno di questa nostra richiesta e del progetto della Pista Ciclabile Modena-Nonantola.

 

Circolo Legambiente Nonantola “Il Ponte”

Circolo Legambiente Modena “Angelo Vassallo”

FIAB Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta – Modena

 

Per adesioni e informazioni:

e-mail: [email protected]

https://modenanonantolaciclabile.home.blog/

firma la petizione online

https://www.change.org/p/per-una-pista-ciclabile-modena-nonantola

MODULO PER RACCOLTA FIRME CICLABILE MODENA NONANTOLA

Tribuna Ambientale – Le risposte dei candidati al Comune di Modena

Quanto sono ambientalisti i candidati sindaco di Modena? Quanto hanno a cuore le sorti del nostro pianeta e di Modena che ne abita una infinitesima parte condividendone la sorte?  Le associazioni:
● FIAB Amici della Bicicletta Modena https://www.modenainbici.it/
● ISDE Medici per l’ambiente https://isdemodena.net/
● INCO.SCIENZA https://www.inco-scienza.org/
● Ingegneria Senza Frontiere Modena http://isf-modena.org
● Legambiente Modena http://www.legambientemodena.it/
● WWF Emilia Centrale https://www.facebook.com/wwfemiliacentrale/

Lo hanno chiesto ai candidati sindaci sottoponendo loro una selezione di domande.

Riportiamo qui allegate le risposte ricevute dai candidati sindaco ai quesiti a loro posti. Si tratta di una iniziativa che mira a raccogliere informazioni precise e comparabili da parte dei candidati Sindaco per il Comune di Modena, su alcuni temi su cui si dibatte spesso e non sempre in modo chiaro, come quelli ambientali.

A voi la lettura!

Candidati sindaci: prove INVALSI sull’ambiente

Quanto sono ambientalisti i candidati sindaco di Modena? Quanto hanno a cuore le sorti del nostro pianeta e di Modena che ne abita una infinitesima parte condividendone la sorte?

Lo scopriremo dalle risposte che daranno alla selezione di domande che le associazioni ambientaliste modenesi tutte insieme sottoporranno loro durante le 2 settimane che precedono il confronto elettorale.

La salvaguardia e il monitoraggio costante della qualità ambientale del nostro territorio, la mobilità sostenibile, il cambiamento climatico, il consumo di suolo, la gestione dei rifiuti, la relazione fra salute e ambiente, lo sviluppo sostenibile di Modena saranno le principali tematiche su cui i candidati saranno invitati a rispondere e ad assumersi un impegno per il prossimo mandato amministrativo che, nero su bianco, verrà valutato e monitorato dalle associazioni ambientaliste in specifico, FIAB Amici della Bicicletta Modena, ISDE, INCO.SCIENZA, ISF Modena , Legambiente Modena e WWF.

Le risposte che giungeranno dai candidati verranno diffuse in tempo reale sui social delle stesse associazioni, a disposizione dei loro associati e simpatizzanti, al fine di fornire loro un quadro conoscitivo utile al voto.

Ai candidati verrà chiesto di rispondere entro il 21 Maggio pv e dal 22 Maggio pv le risposte verranno rese disponibili

Ai candidati che si renderanno disponibili a questa prova rispondendo alle domande verrà data anche la possibilità di pubblicare i propri programmi elettorali a completamento delle risposte.

Le associazioni aderenti sono:

FIAB Amici della Bicicletta Modena

ISDE Medici per l’ambiente

INCO.SCIENZA

ISF-Modena , Ingegneria Senza Frontiere

Legambiente Modena

WWF

Modena, maggio 14 maggio 2019

 

 

AMBIENTE

1) La preparazione, presentazione e diffusione della “Relazione sullo stato dell’Ambiente della provincia di Modena” ha rappresentato l’occasione per integrare e rendere intellegibili le conoscenze sui temi dell’Ambiente e la Salute nella nostra provincia, ma anche e soprattutto rendere partecipi i cittadini nella pianificazione del territorio. Sareste disposti ad impegnarvi per la organizzazione e coordinamento con le altre istituzioni della provincia (Arpa, AUSL, Università, Protezione Civile, Associazioni ambientaliste, AmO, Ass. Agricoltura Regione ER)?

 

2) Occorre chiarire il contesto istituzionale della Consulta per l’Ambiente: legge del 3° settore. Intendete riorganizzarla per renderlo un organismo realmente funzionante? In particolare su tutte le conoscenze in tema di ambiente salute?

Intendete costruire e gestire un portale della Consulta in cui riportare tutte le iniziative delle diverse Associazioni ambientaliste, ma anche e soprattutto le conoscenze in tema di Ambiente Salute sul territorio del Comune e, per quanto possibile, della provincia?

 

MOBILITÀ

3) Condividete il PUMS (piano della mobilità urbana sostenibile) in corso di adozione a Modena? che giudizio sintetico ne date? Cosa ne farete una volta eletti? quali le azioni del PUMS che vi impegnate a portare a termine entro i primi 2 anni di legislatura?

 

4) Indicare in ordine di priorità i seguenti temi, giustificando la scelta

  1. Intermodalità
  2. Pedonalizzazione centro storico
  3. Monitoraggio Modal split mensile, con obiettivi progressivi riduzione auto privata
  4. Creazione consulta permanente mobilità sostenibile
  5. Realizzazione biciplan e percorsi ciclabili su strada
  6. Premiare aziende che adottano pratiche incentivanti (misurate) per spostamenti casa-lavoro sostenibili
  7. Cambiare politiche/tariffe sosta a pagamento

 

5) Quale secondo voi è la priorità per ridurre il traffico veicolare a Modena e favorire l’uso della bici in sicurezza:

  • Ridurre i parcheggi in centro città del-1% all’anno
  • Istituire zone 30 km/h nella fascia attorno al centro storico
  • Ridimensionare le carreggiate per ottenere una diversa ripartizione degli spazi che favorisca prima di tutto i pedoni e ciclisti

 

6) Per migliorare la qualità dell’aria e degli spazi urbani bisogna ridurre la percentuale complessiva degli spostamenti con l’auto privata. Non ritiene che per conseguire tale obiettivo, oltre alle azioni a sostegno della mobilità sostenibile (trasporto pubblico locale, pedonalità e mobilità ciclistica) previste dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile appena adottato, servano anche misure per disincentivare l’uso dell’automobile per l’accesso alle zone centrali, quali la riduzione dei parcheggi e/o l’aumento delle tariffe?

 

7) Vi impegnate ad istituire un programma di allargamento e manutenzione straordinaria di tutti i marciapiedi della città? automobilisti, ciclisti, utenti del trasporto pubblico prima o poi siamo tutti pedoni

 

8) Il comune di Modena privilegia la linea ferroviaria Dinazzano-Marzaglia a qualsiasi altro collegamento per lo scalo merci?

 

ARIA

https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/2017/09/Report_La_sfida_della_qualita_dell_aria_nelle_citta_italiane_2017.pdf

8) Indicare in ordine di priorità i seguenti temi e le azioni da intraprendere sulla qualità dell’aria, giustificando la scelta

  1. Intervenire sul settore mobilità (pubblica e/o privata)
  2. Intervenire sul settore edilizio privato, incentivando la riqualificazione degli edifici (soprattutto gli impianti di riscaldamento)
  3. Intervenire nelle aziende con incentivi i programmi per ridurre le emissioni e monitorare la qualità dei processi e la gestione degli scarti
  4. Ridurre produzione rifiuti con obiettivo di intervenire sull’ inceneritore: sì /no/perché /quando
  5. Intervenire sulla riduzione e controllo delle emissioni e le sostanze inquinanti derivate dal settore agricolo
  6. Premialità/riconoscenze pubbliche alle aziende che si attivano per la riduzione delle emissioni con certificazione Comunale.
  7. Adeguare gli strumenti urbanistici affinché ogni nuovo edificio, riqualificazione, ristrutturazione, ecc, … preveda come standard minimo gli standard più elevati per le prestazioni energetiche indipendentemente dalla zona della città
  8. Attuazione urgente e radicale del PAIR piano aria integrato regionale 2020! (Duemilaventi!!)

 

ACQUA

9) Il 12-13 giugno 2011 la maggioranza assoluta dei cittadini modenesi e dei cittadini italiani votò si pronunciò per la gestione pubblica del Servizio Idrico Integrato. Sono passati quasi otto anni ma quel risultato referendario non ha avuto applicazione. E’ all’esame del parlamento una legge per la ripubblicizzazione del servizio idrico, anche nel caso non venga approvato i Comuni hanno comunque la possibilità di riappropriarsi della gestione di questi importanti servizi. Alla fine del 2024 scade in buona parte dei comuni della Provincia, compreso quello di Modena, l’affidamento della distribuzione e depurazione dell’acqua ad HERA, è l’occasione per passare a una gestione pubblica partecipata dai cittadini senza dover pagare penali. La ripubblicizzazione va preparata per tempo e in questo senso il ruolo della prossima consigliatura è fondamentale. Come Sindaco si impegnerà in tal senso?

 

RIFIUTI

10) Il comune di Modena attuerà la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale in quanto metodo che ha dimostrato di essere il migliore per diminuire rifiuti oltre che per arrivare ad una percentuale alta di RD, come prescritto dalla LR 16/2015; contestualmente all’aumento di RD e riciclo siete disposti a fare accordi perché nell’inceneritore vengano bruciati solo i rifiuti provenienti da Modena per arrivare al 50% di incenerimento entro il 2021 per arrivare in tempi brevi a spegnerlo?

 

11) Siete disponibili a istituire il divieto di fumare nei parchi pubblici visto il tappeto di mozziconi abbandonati che è impossibile togliere e visto che non sono biodegradabili?

I diversi colori della mobilità sostenibile

Corso per insegnare alle donne straniere ad andare ¡n bicicletta

 

L’uso della bicicletta è stato fondamentale per l’emancipazione della donna più di qualunque altra cosa al mondo
SUSAN B. ANTHONY, 1896

SI prendono le bici, le vecchie Grazielle, ma non solo, si tolgono i pedali, si familiarizza con il mezzo, si apprende a stare in equilibrio sulle due ruote, a fronteggiare i pericoli della strada e a conoscere i segnali stradali.

Sostenute dall’entusiasmo delle volontarie e dei volontari e dalla loro stessa tenacia, donne di diversa nazionalità, età e religione si Incontrano in un’esperienza di accoglienza e di vicinanza.

Ogni anno, ad aprile ed a settembre, la FIAB organizza corsi per Insegnare alle donne straniere, ma non solo, ad utilizzare la bicicletta, mezzo che potrà aiutarle a muoversi in città a costo zero e in autonomia.

Le date del corso di settembre sono le seguenti:  11 – 13 – 18 – 20 – 25 e 27 settembre 2018,  martedì e giovedì dalle ore 18 alle ore 19.30 – presso la sede Arci di Via IV Novembre 40/L Modena

Per iscrizioni, ulteriori informazioni e partecipare all’iniziativa come volontario:

Diana  3474506510

Luana   3384882782

 

Modena: Alessandra Filippi nuovo assessore alla mobilità.

Fiab Modena dà il benvenuto al nuovo assessore all’ambiente e alla mobilità del Comune di Modena, Alessandra Filippi, e le augura buon lavoro.

Questa scelta da parte del Comune di Modena, nonostante si sia ormai giunti all’ultimo anno di legislatura, ci fa sperare in una svolta e in un’azione più incisiva del Comune in materia ambientale. Soprattutto, ci pare significativo che il Comune intenda trattare in stretta sinergia i due importanti settori della programmazione, strategici per la qualità ambientale della nostra città, ovverossia l’ambiente e la mobilità.

Modena sta lavorando alla realizzazione del PUMS (Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile), il piano che si occuperà di stabilire le modalità di sviluppo della mobilità modenese per i prossimi dieci anni, e Fiab Modena si augura che prevalgano scelte più coraggiose e innovative, di quelle fino ad ora presentate, volte a favorire la mobilità sostenibile.

Per questo ci permettiamo di ricordare all’Assessore Filippi, ma anche, e soprattutto, al resto della Giunta Comunale, il documento di 10 proposte che proprio insieme a Legambiente e ad altre associazioni ambientaliste sottoponemmo ai candidati alla carica di sindaco alle ultime elezioni amministrative rimasto in tutto questo tempo disatteso: una proposta per una migliore qualità di vita della città, e soprattutto dello spazio urbano e della convivenza comune.

Allegato – Decalogo Mobilità Nuova

FIAB MODENA
20 aprile 2018