Autovelox: il vero costo non sono le multe, ma i controlli che mancano

Dal 12 luglio è in vigore il decreto che, dopo 34 anni, disciplina finalmente l’omologazione degli autovelox. La chiarezza era necessaria e tra l’altro il censimento ministeriale ha contato circa 4.000 apparecchi attivi in Italia, invece dei 10-11mila evocati per alimentare il ritornello del “servono solo a fare cassa”. Come FIAB, insieme a RIME – Rete Italiana Mobilità Equa, diciamo che questa narrazione è inaccettabile. La vera domanda non è quanto costino le multe, ma quanto ci costa non fare i controlli.

Nel modenese il conto è arrivato a luglio. I dati dell’Osservatorio regionale sono lapidari: nei primi sei mesi del 2025 i morti sulle nostre strade sono passati da 17 a 25, quasi raddoppiati nel solo capoluogo, a cui si sommano 1.715 feriti. Gli incidenti calano, ma morti e feriti aumentano: gli scontri sono più violenti. E la violenza di uno scontro dipende da una variabile su tutte: la velocità.

Eppure, mentre il costo umano cresce, la rete dei controlli si indebolisce: tra 2024 e 2025 sono stati spenti il tutor sulla Modena-Sassuolo e i sei impianti dell’Unione Terre d’Argine. Compresi i due sulla statale Romana sud, un tratto ad altissima incidentalità dove – per ammissione della stessa amministrazione – dopo l’installazione gli schianti si erano “quasi azzerati”.

Sei mesi di dati non bastano a dimostrare un nesso diretto, ma un fatto è certo: stiamo smantellando la prevenzione. In città, postazioni come tangenziale Carducci e viale Italia restano attive, conformi e iper-segnalate: chi viene sanzionato ha ignorato le regole davanti a un dispositivo ben visibile.

E il conto che la collettività paga per ogni schianto è salatissimo. Secondo il Ministero dei Trasporti, una vita spezzata costa alla società circa 1,5 milioni di euro, un ferito oltre 42mila: per la sola provincia di Modena, il primo semestre 2025 vale oltre 110 milioni di costi sociali. Su scala nazionale, ACI e ISTAT certificano più di 18 miliardi l’anno, quasi l’1% del PIL. Denaro pubblico che se ne va in ambulanze, terapie intensive e lavoro perso. Altro che “fare cassa”: è l’insicurezza stradale a svuotare le casse dello Stato e a riempire i nostri ospedali.

Per questo chiediamo alle istituzioni un cambio radicale: misurare i controlli non in multe staccate ma in vite salvate, e adottare davvero la Vision Zero. È tempo di smettere di difendere chi corre troppo e tutelare l’intera collettività, compreso chi la strada la attraversa, la pedala e la vive ogni giorno

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