Dove passano le cargobike

La Regione Emilia Romagna ha attivato sia nel 2023 che nel 2024 un programma di incentivi fino a 1400 euro per l’acquisto di bici e bici cargo a pedalata assistita. L’obiettivo primario, si legge sul sito della Regione, è “la riduzione delle concentrazioni di PM10 e NOx nei comuni interessati dal numero di superamenti del valore limite giornaliero di PM10, a causa del quale le zone di pianura sono oggetto di procedura di infrazione europea”.

Le risorse sono andate esaurite in pochissimo tempo, segno dell’interesse dei cittadini per questa iniziativa e per quella che è ancora una novità nel panorama a due e tre ruote italiano: la bici cargo.

Ne esistono di varie tipologie: le più diffuse sono le cosiddette “longtail”, più lunghe nella parte posteriore per trasportare bambini o merci; le bici a “carriola” molto diffuse in Olanda, a due ruote e con un cassone anteriore; infine quelle a tre ruote, col cassone anteriore che ricorda vagamente una carrozza da film western.

Tutte rientrano a pieno titolo nelle dimensioni previste per i “velocipedi” secondo il Codice della Strada (massimo 1,30 m di larghezza, 3,5 m di lunghezza e 2,20 m di altezza), ma non tutte le infrastrutture ciclabili delle nostre città (ancora meno quelle ciclopedonali) sono adatte alla loro circolazione.

Per via delle dimensioni superiori a quelle di una bici classica, le bici cargo sono difficili da manovrare nelle curve a gomito di certe ciclopedonali; non passano agevolmente attraverso le barriere di archetti e cavalle che sono purtroppo ancora frequenti nonostante il Ministero col decreto 43 del 2 ottobre 2020 abbia precisato che non sono consentiti in funzione di rallentamento delle biciclette; richiedono infine una ampiezza della pista adeguata.

Secondo il D.M. Lavori Pubblici 557 del 1999, la larghezza minima di una pista ciclabile unidirezionale è di 1,50 m, che diventano 2,50 in caso di pista ciclabile bidirezionale. Questi, specifica il decreto, sono i minimi inderogabili per le piste sulle quali è prevista la circolazione solo di velocipedi a due ruote: “per le piste sulle quali è ammessa la circolazione di velocipedi a tre o più ruote, le suddette dimensioni devono essere opportunamente adeguate”.

Rendere le infrastrutture accoglienti per le cargo bike significa rimuovere le barriere architettoniche anche sedie a rotelle, scooter per disabili, tricicli per chi ha un ridotto equilibrio, carrellini per il trasporto bambini: una fondamentale tutela per le categorie più fragili.

Ladri di biciclette

Quando si parla di pedalare in città, sempre due aspetti vengono menzionati come i principali deterrenti: la percezione di essere in pericolo quando si pedala, e il timore di essere vittima di un furto di bicicletta. Per entrambi i problemi, la soluzione dipende in gran parte dall’offerta di infrastrutture adeguate, ma esistono buone pratiche che ciascuno di noi può adottare a livello individuale per essere più al sicuro. Oggi ci focalizziamo sulla questione furti.

La sicurezza di ritrovare la propria bici dopo averla parcheggiata dipende prima di tutto dalla disponibilità di stalli adeguati, il che implica due cose: sufficienti stalli, e di “qualità”. Se in città ci si imbatte in biciclette appoggiate a pali segnaletici, ringhiere e staccionate, significa che in quel luogo specifico ci sono troppi pochi stalli: oltre che brutto da vedere, è anche poco sicuro e può creare ingombro per gli altri passanti, specie se il palo o la ringhiera in questione dà su un marciapiede. Un urbanista in gamba saprà cogliere questa indicazione e pianificherà l’inserimento di un nuovo parcheggio bici, parcheggio che comunque non dovrebbe mai mancare vicino a scuole, biblioteche, centri medici, servizi pubblici, uffici postali e zone commerciali.

Laddove per questioni di spazio non si possono creare depositi custoditi, gli stalli devono essere “di qualità”: devono permettere di assicurare agevolmente il telaio della bici e non solo una ruota come succede nelle rastrelliere a “scolapiatti” che vanno ancora per la maggiore. Avete mai osservato una signora con la borsa della spesa armeggiare faticosamente, chinata tra una bici e l’altra, per slegare la ruota della sua dalla rastrelliera? E avete mai visto una ruota rimasta legata alla rastrelliera, mentre il ladro presumibilmente se ne è andato col telaio e tutto il resto? I depositi custoditi sarebbero essenziali invece vicino agli snodi di scambio come stazioni ferroviarie o degli autobus: dovrebbero accogliere un numero importante di biciclette, ed essere facilmente accessibili. Se uno ha liste d’attesa lunghissime, vuol dire che è troppo piccolo per le esigenze, e non accessibile.

In ultimo, ci possiamo salvaguardare in parte dai furti legando il telaio della bici con un solido lucchetto a U e assicurando le ruote (e la sella se possibile) con un cavo supplementare di ancoraggio in acciaio, oppure utilizzando due lucchetti. I ladri puntano a rubare quello che è più facile e veloce portare via.

Autovelox truffa? Allora aboliamo I limiti di velocità

Quando si sente parlare di truffe, si pensa subito al finto addetto del gas che tenta di intrufolarsi nelle case degli anziani con una scusa, per derubarli. Invece ultimamente la “truffa” per eccellenza sembra diventata quella degli autovelox, o almeno così sostiene nientepopodimeno che il Ministero dei Trasporti, che in un documento sulla “sicurezza stradale” titola “BASTA AUTOVELOX TRUFFA”, col sottotitolo “via gli impianti mangiasoldi, meno burocrazia, utilizzo solo di strumenti certificati, tutelando i cittadini da multe pazze”.

Vien da chiedere se il Ministro sa che, per direttiva del suo Ministero, solo dispositivi certificatissimi possono essere installati da sempre, e che ogni postazione fissa deve avere il via libera del Prefetto competente per territorio, al termine di un procedimento amministrativo di valutazione. L’iter per l’installazione è complesso, e i requisiti della strada molti: ci deve essere un rettilineo, senza frequenti intersezioni con altre strade e senza attraversamenti a raso. Inoltre, gli autovelox devono essere segnalati in anticipo: cosa c’è di truffaldino in tutto ciò?

Gli autovelox fanno scattare la multa se la velocità del veicolo supera quella stabilita per quella strada in base alle sue caratteristiche e anche alle convenzioni internazionali: il limite non è interpretabile, chi lo infrange viola una norma e mette a repentaglio se stesso e gli altri. Se le sanzioni volte a sanzionare il non rispetto del limite sono multe “pazze”, tanto vale, suggerisce Lorenzo Berselli, Ispettore della Polizia di Stato, responsabile della comunicazione di ASAPS, abolire tutte le multe per eccesso di velocità e già che ci siamo abolire del tutto anche i limiti di velocità. Bisognerebbe però rivedere anche le leggi della fisica, perché evidentemente quello che ci insegnano sulla velocità di impatto in caso di incidente è sbagliato. E bisognerebbe sospendere le indagini su Fleximan, che agirebbe nell’adempimento di un dovere sociale: e infatti anche i sindaci cedono sugli autovelox, “dobbiamo tener conto del sentire dei cittadini”.

Paola Di Caro, giornalista del Corriere della Sera che 18 mesi fa ha perso il figlio Francesco, travolto da un’auto mentre era sul marciapiede a Roma, scrive: “Vorrei che solo un giorno nella sua vita -uno solo- Fleximan provasse quello che provo io quando vado sulla Colombo, dove mio figlio è stato ammazzato, a sistemare i fiori. E poi vado al Verano, dove l’ho visto rinchiudere per sempre dietro una colata di cemento. A 18 anni”.

In bicicletta sui luoghi della memoria a Carpi

“Ricordati di non dimenticare” affermava Nuto Revelli e noi ricordiamo che la Città di Carpi è stata insignita della medaglia d’oro al merito civile e della medaglia d’argento al valor militare “per i sacrifici delle sue popolazioni e per l’attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale”. Da qui nasce la proposta di ampliare il “Percorso della Memoria” del Comune di Carpi con i “Percorsi della Memoria in Bicicletta”.
L’idea è di diversi anni fa quando Paola Fregni pedalando nelle valli tra Budrione e Migliarina, notò altri ciclisti, coppie, famiglie con bambini, fermi a guardare i cippi in ricordo dei caduti della lotta partigiana, e quando qualche anno dopo Giorgio Pinelli, appassionato fotografo e volontario ANPI, realizzò il censimento fotografico di cippi, lapidi e monumenti presenti sul territorio del comune di Carpi. Unendo le forze si è arrivati a tracciare i percorsi, verificarli e trasferiti su Google Maps grazie al lavoro dei Soci Fiab Modena Sezione Carpi (Paola, Gisella, Roberta e Mara) in collaborazione con ANPI Carpi.
Gli elementi di interesse (cippi, lapidi, monumenti, steli, sacrari) sono una sessantina e dotati di un QR Code per accedere alla banca dati del Memoriale Digitale della Resistenza Modenese. Osservandone l’ubicazione e analizzando i tracciati stradali, si sono individuati itinerari su strade a basso traffico, escludendo statali e provinciali con lunghezze percorribili con ogni tipo di bici.
Il risultato sono quattro percorsi ciclabili che attraversano sia l’esistente “Percorso della Memoria” come il Campo di Concentramento di Fossoli, il Museo Monumento al Deportato, il Poligono di Tiro, sia la maggior parte dei Cippi, Monumenti, Lapidi, Lastre, Steli, Sacrari del territorio. In totale una lunghezza complessiva di oltre 150 km suddivisi in quattro itinerari con lunghezze variabili dai 30 ai 50 chilometri.
Ogni itinerario è completato con una scheda descrittiva dettagliata, con foto e con un file GPX.
Per chi volesse percorrerli in compagnia nei mesi che ci separano dagli ottanta anni della fine della guerra, Fiab ha inserito nel calendario i quattro percorsi: i primi tre già nel 2024 (21 Aprile, 8 settembre e 13 ottobre) e l’ultimo nel 2025.
Ogni dettaglio del progetto “Percorsi della Memoria in Bicicletta” sul sito di Fiab Modena: https://www.modenainbici.it/progetti/sui-percorsi-della-memoria-a-carpi/

FIAB Modena premia la mobilità attiva 2023

È tempo di bilanci ed anche FIAB Modena e Carpi come da tradizione prova a tirare le somme dell’anno quasi terminato. L’occasione è stata la festa degli auguri natalizi, che quest’anno si è svolta presso la Polisportiva 4 Ville a Modena.

Mentre come FIAB siamo impegnati in una battaglia parlamentare per il nuovo codice della strada, che persegue ancora una visione auto-centrica e ormai insostenibile, rileviamo invece che in tutta Italia ci sono persone ed istituzioni che cercano di sostenere la mobilità pedonale e ciclabile.

Per questo abbiamo deciso di premiare piccole e grandi iniziative in provincia di Modena, a partire al grande lavoro dello studente diciottenne Nicola Malavasi che nell’arco di qualche mese ha percorso e recensito tutte le ciclabili di Modena, catalogandone larghezza, fondo, illuminazione.

Una mappa utilissima a tutti, ma che sarà fondamentale specialmente per la Casa della Carità della Parrocchia Gesù Redentore quando dovrà mettere in strada le bici speciali che si è impegnata ad acquistare con il progetto “3 ruote per l’amicizia”, tramite il quale persone con disabilità potranno avere momenti di riconquista di autonomie e benessere. La bici infatti è inclusiva: ce n’è una adatta (quasi) per tutti, bambini, anziani, diversamente abili!

Ad affiancare poi nella mobilità su due ruote un gruppo di studenti delle scuole medie di Montale è stata Julia Anosowicz, altra premiata da Fiab per il 2023: questa mamma intraprendente ha deciso di “regalare” a suo figlio ed ai suoi amici un percorso di formazione per saper stare in bici rispettando le regole ed essere dei “ciclisti consapevoli”. Un supporto che FIAB ha dato volentieri con i suoi volontari, che si sono impegnati anche a collaborare con l’Unione dei Castelli per il primo corso attivato appunto dall’Unione per insegnare ad andare in bici destinato a donne straniere.

E proprio il Comune di Vignola è stato premiato per aver messo in campo una visione coraggiosa e all’avanguardia della mobilità nel territorio comunale, con la realizzazione di strade scolastiche, l’avvio della progettazione della città 30 e di rotatorie all’olandese, puntando a una città più a misura d’uomo e inclusiva.

FIAB augura a tutti le cittadine e cittadini di Modena e provincia buone feste ed un felice anno nuovo, magari all’insegna della mobilità attiva. In fondo, per godersi pranzi e cenoni senza sensi di colpa per le calorie in eccesso, bastano qualche passeggiata veloce e qualche pedalata in più!

Mobilità: la libertà di scegliere dove sta?

Quando si parla di mobilità, ossia di come le persone si spostano, in genere si parla di scelte, perché nella stragrande maggioranza dei casi è l’individuo che può decidere tra diverse opzioni, anche se ci sono spesso delle limitazioni a questa libertà. Se devo arrivare molto lontano e non ci sono mezzi pubblici disponibili (o ragionevolmente comodi), sarò portato a spostarmi in auto: in questo caso per farmi scegliere un’opzione diversa occorrerebbe una revisione del trasporto pubblico, che però richiede molti fondi e tempi lunghi. Se invece la mia destinazione è entro i 7 km, la bici sarebbe il mezzo più efficiente e veloce, e tra l’altro mi farebbe risparmiare sul carburante, ma a Modena si tira fuori l’auto anche per tragitti molto più brevi, intorno ai 2 km.

Saremo anche un po’ pigri, ma in molti casi è la paura di non arrivare vivi o interi a destinazione che ci blocca, e purtroppo è realistica: Modena è maglia nera in regione per numero di cittadini in bici uccisi negli ultimi anni. È un cane che si morde la coda: più auto ci sono in circolazione, più è pericoloso pedalare, meno si pedala, più auto circoleranno.

Ci sono però categorie di persone che non hanno la stessa libertà di scelta: bambini e ragazzi sotto i 18 anni e anziani che non hanno più la patente. Per loro l’auto non è una possibilità, a meno che qualcuno non li scarrozzi in giro: o prendono i mezzi pubblici (se e dove ci sono), oppure camminano o vanno in bici, anche se è pericoloso. E infatti la settimana scorsa un modenese di 89 anni in bici (a quanto pare ancora in piena forma) è stato ucciso da un concittadino che con tutta probabilità andava troppo veloce, tanto che nell’impatto è stato sbalzato a molti metri di distanza e il parabrezza dell’auto si è frantumato.

Una città vivibile deve esserlo per tutti. Le infrastrutture della città dovrebbero essere pianificate o modificate in modo che nessuno possa guidare troppo forte, con tutti gli espedienti possibili per far rallentare gli automobilisti, in modo che si possano tutelare tutti i cittadini, la loro autonomia e la loro sopravvivenza. Partendo da coloro che si muovono soprattutto in bici, a piedi o con ausili: bambini, studenti, anziani, persone in sedia a rotelle, o su scooter e carrozzine elettriche per disabili.

La città a 30 km/h punta a questo: a nessuno viene impedito di usare l’auto, si guida piano così a tutti viene garantito di poter usare altri mezzi senza essere uccisi. O vengono protetti i diritti di tutti, oppure è una sconfitta per la convivenza civile.

Lettera a un concittadino al volante

Caro concittadino che in questo momento sei al volante, se sul tuo percorso incontri qualcuno in sella alla sua bicicletta come me non ti infastidire. Lo so che quando pedalo al bordo della strada ti costringo a stare attento e a deviare un po’ dalla tua traiettoria, ma andando in bici sto rendendo la vita un po’ più semplice anche a te. Quando pedalo, sono una macchina in meno nella lunga fila di quelle che ti precedono: ho alleggerito il traffico perché anche tu possa arrivare prima (e con meno stress) alla tua destinazione. Sono anche un “avversario” in meno nella competizione spietata per un parcheggio: io uso gli stalli appositi perché la mia bici occupa poco spazio, ma pensa che nel posto che occupa la tua auto di bici ipoteticamente ce ne starebbero da 6 a 12. Usando i muscoli per spostarmi, non emetto sostanze inquinanti e faccio la mia piccola parte per rendere l’aria meno irrespirabile per me, per te, per i tuoi figli, nipoti, compagni, cugini, nonni, e combatto la mia microscopica battaglia contro la crisi climatica.

Quello che posso fare io, pedalatore di città, è una goccia nel mare: ma pensa se fossimo in tanti, tantissimi a scegliere la bici. Ci sarebbero centinaia di auto in meno a ingorgare le strade, e posti auto vuoti, ci sarebbe meno particolato sottile e meno puzza di smog: non sarebbe più bella, così, la città in cui vivi anche tu?

Quindi vedi, non sono un nemico, e se le amministrazioni comunali decidono di fare qualcosa per rendere la vita un po’ più semplice a me, in realtà stanno aiutando anche te: nelle questioni di mobilità non ci sono schieramenti (“ciclisti contro automobilisti”), ma solo tante persone che si spostano.

Ti chiedo solo qualche attenzione in più, perché nel flusso del traffico, in mezzo a veicoli molto più grandi, più corazzati, più veloci di me, mi sento vulnerabile e fragile. Basta che qualcuno mi urti, o un brusco spostamento d’aria e rischio di finire travolto! Quindi per favore, quando mi sorpassi fallo tenendoti a distanza da me, e non a 20 cm dal mio manubrio; porta pazienza se non mi tengo sempre alla destra estrema della carreggiata ma lì ci sono tombini e spesso l’asfalto è irregolare e rischio di cadere. Non mi insultare se non uso la ciclopedonale: non è obbligatorio, e non è giusto per i pedoni che io tolga loro spazio e tranquillità. E poi sono piene di transenne e interruzioni e rischio addirittura di farmi male. Sii gentile con me: favorire chi sceglie di camminare o pedalare diventa un modo per aiutare anche chi come te va in auto.

Città 30, gente contenta

A cavallo del lancio ufficiale di Bologna Città 30, il Comune di Bologna insieme a Fondazione Innovazione Urbana aveva diffuso un questionario (piuttosto articolato – servivano una ventina di minuti per rispondere a tutte le domande) chiedendo ai cittadini il loro punto di vista su quella che è in effetti una rivoluzione urbana. Prima di Bologna anche Londra e Parigi avevano diffuso questionari simili, ottenendo rispettivamente circa 2.000 e 5.700 risposte: a Bologna le risposte sono state addirittura 20.000, e ben 10.000 persone hanno completato il questionario in modo approfondito.

La maggior parte dei partecipanti ha dichiarato di spostarsi in auto, ma un significativo 80% sarebbe disposto a veder modificato l’assetto stradale per ridurre il traffico e gli incidenti; le stessa percentuale si è detta disponibile a considerare alternative all’auto come camminare, usare la bicicletta o i mezzi pubblici se le strade fossero più sicure e le infrastrutture più estese.

L’alto grado di conoscenza del Piano Città 30 tra i partecipanti riflette l’efficacia e la capillarità della campagna informativa precedente: tra gli obiettivi più apprezzati la riduzione degli incidenti stradali, l’autonomia per bambini, anziani e persone con disabilità, e la creazione di uno spazio urbano più vivibile. La maggioranza ritiene necessario modificare fisicamente le strade con rallentatori di velocità, e con un ampliamento dei percorsi ciclabili e degli spazi pedonali e un miglioramento dell’illuminazione.

Tper ha confermato che in questa fase iniziale di Bologna 30 gli autobus perdono appena 3-4 minuti da capolinea a capolinea, su tragitti mediamente superiori a un’ora, ritardi che tenderanno a ridursi man mano che le infrastrutture della città 30 saranno implementate e si verificherà quella diminuzione del traffico veicolare che si è vista in tutte le città europee (senza eccezione) che sono passate a 30 km/h.

Altri dati incoraggianti sono quelli sui flussi ciclistici. Mentre a Modena, a fronte di migliorie infrastrutturali minime, le bici sono in diminuzione, a Bologna solo nell’ultimo anno si registra un aumento dell’8%: nelle 10 postazioni “storiche”, l’aumento dei ciclisti dal 2012 sfiora l’80%: i passaggi di bici sono passati da 1.598 a 2.870. A spingere questo boom, la Tangenziale delle Biciclette sui Viali, e più di recente i nuovi percorsi ciclabili realizzati lungo le radiali della città, che cominciano a dispiegare in modo strutturale i loro effetti.

Chi vuol intendere, intenda.

 

Cosa migliora davvero la sicurezza stradale?

In occasione della Giornata mondiale in memoria delle vittime sulla strada del 19 novembre, FIAB ha inoltrato una lettera aperta ai gruppi parlamentari e alla Commissione Trasporti della Camera.

Come FIAB ci occupiamo da oltre trent’anni della sicurezza delle persone: promuoviamo una mobilità rispettosa di tutte e tutti, forniamo analisi e strumenti perché l’Italia si allinei agli standard europei da cui ancora è molto distante.

Siamo quindi molto preoccupati per le misure contenute nel Ddl “Sicurezza stradale” dal quale emerge un approccio coercitivo e sanzionatorio contrario alla visione scientifica del tema, che di fatto ignora gli strumenti necessari per salvare la vita delle persone. I provvedimenti indicati contengono errori grossolani e distorsioni pericolose: si afferma di salvaguardare chi va in bici, ma si persegue ancora una visione autocentrica e ormai insostenibile.

“In Italia, solo nel 2022, sono 3.159 le morti dovute a collisioni stradali e 223.475 i feriti. Non ci stanchiamo di ripetere che le principali cause di morte sono l’alta velocità, la guida distratta, il mancato rispetto degli attraversamenti pedonali e il mancato rispetto della distanza di sicurezza (ISTAT). Sono questi i fattori su cui bisogna intervenire. Le proposte del Ddl disincentivano l’uso della bicicletta, non promuovono l’intermodalità e soprattutto non contrastano l’uso eccessivo dell’auto privata nei centri urbani (in Europa svettiamo con 67 auto ogni 100 abitanti). Si limitano poi le ZTL, gli autovelox e non si fa riferimento all’introduzione delle città 30.

Siamo sempre più lontani dalla direzione indicata dalla comunità scientifica: i dati parlano chiaro. Oltre al numero di vittime di violenza stradale, abbiamo un serio problema di sedentarietà e di obesità, che colpiscono le generazioni più giovani. L’Italia è tra i paesi europei con i valori più elevati di eccesso ponderale nella popolazione in età scolare, con una percentuale di bambini in sovrappeso del 20,4% e di bambini obesi del 9,4%, compresi i gravemente obesi che rappresentano il 2,4%. Parliamo anche dei livelli inaccettabili di inquinamento delle nostre città e delle morti premature.

Per questo rispediamo al mittente l’accusa di sostenere posizioni ideologiche quando promuoviamo la mobilità attiva e sostenibile. Le infrastrutture ciclabili dovrebbero essere realizzate come si realizza una politica sanitaria. Come FIAB chiediamo che il Governo investa in Salute per evitare di spendere in Sanità.

In sella alla transizione ecologica

Per il 2024, FIAB ha scelto di puntare sulla centralità della bicicletta per la transizione ecologica e energetica. Mentre il dibattito pubblico è focalizzato sul complesso passaggio alla mobilità elettrica, il Paese non riesce ancora a comprendere l’enorme potenziale del pedale per i brevi spostamenti quotidiani, che anche noi di FIAB Modena cerchiamo di raccontare settimanalmente su queste pagine. Con un cambiamento di abitudini da parte dei cittadini e con il sostegno di istituzioni che incentivino questo cambiamento con infrastrutture adeguate e una comunicazione efficace, la transizione può essere avviata in tempi rapidi e con costi minimi.

Noi volontarie e volontari di FIAB Modena pedaliamo, valutiamo, proponiamo, ascoltiamo, facciamo eventi, collaboriamo in rete con tante altre associazioni attraverso ARIA, Associazioni in Rete per l’Inclusione e l’Ambiente. Organizziamo escursioni in bici per tutti i livelli e le abilità praticamente ogni finesettimana, oltre alle ciclovacanze estive per adulti e per famiglie in cui si può sperimentare la bellezza di fare turismo pedalando.

Promuoviamo ogni anno il Bike to Work e il Bike to School e collaboriamo con aziende e scuole, affiancando chi ha a cuore il benessere del personale dipendente e degli studenti, e di conseguenza il benessere di tutti. Da anni offriamo supporto alle donne straniere che vogliono imparare ad andare in bicicletta offrendo loro la libertà di rendersi indipendenti negli spostamenti, e cerchiamo di essere vicino a chi pedala ogni giorno per le strade della città e della provincia ascoltandone le difficoltà e proponendo strategie che ne migliorino l’esperienza.

Interloquiamo con le amministrazioni di ogni livello e facciamo pressione perché rendano le strade più sicure per chi cammina e pedala, per trasformare le nostre città in luoghi meno inquinati e a misura di persona e migliorare la qualità della vita: è nell’interesse di tutte e di tutti.

Crediamo che le strade siano uno spazio pubblico che tutti hanno il diritto di vivere in sicurezza, dall’anziano col deambulatore al bambino sulla bici a rotelle: ecco perché abbiamo scelto di portare avanti la campagna Città30Subito, con una proposta di legge nazionale, e una petizione pubblica Modena30, che è possibile firmare contattandoci. Se anche voi pensate che i nostri paesi e città meritino di essere più vivibili per i loro cittadini, considerate l’idea di iscrivervi a FIAB per il 2024: più siamo, più la nostra voce conta.