Città30, la città che si cura degli altri.

Venerdì 8 dicembre il limite di velocità sulla maggior parte delle strade di Amsterdam diventerà a 30 km/h e le autorità stanno adeguando la segnaletica con 4.400 segnali.

Nel comunicato l’amministrazione afferma che “naturalmente ci vuole un po’ di tempo per abituarsi, soprattutto per chi guida ogni giorno. Ma nella nostra città ci piace tener conto l’uno dell’altro. Guidando un po’ più lentamente contribuisci a garantire che tutti possano muoversi in sicurezza e senza preoccupazioni nella nostra città. Ad una velocità di 30 km/h ci aspettiamo dal 20 al 30% in meno di incidenti gravi, perché la probabilità che un pedone sopravviva a un incidente è del 95%. Inoltre, il rumore del traffico sarà dimezzato e la città diventa più tranquilla e stare in fuori strada sarà più piacevole”.

Non ci sarebbe poi bisogno di tante altre spiegazioni di perché una “città 30” è una giusta prospettiva da perseguire. Un luogo in cui ogni cittadino ha cura dell’altro, si prende la responsabilità della sicurezza di chi incrocia, e perdendo solo un po’ di tempo di viaggio garantisce che le persone possano stare in sicurezza in strada, o che sia possibile gustarsi un aperitivo senza il rumore assordante a coprire la voce.

Voi penserete che per le città del nord sia facile questo passaggio, in fondo hanno una lunga tradizione di strade tranquille come nei woonerf, i quartieri in cui i pedoni hanno sempre la precedenza, le auto devono procedere a passo d’uomo e i bambini possono giocare per strada.

Eppure questa tradizione non è poi così lunga, e ce lo ricorda Jan Gehl, uno dei più influenti architetti danesi, uno dei massimi ispiratori di queste trasformazioni: “a fine anni ‘60 in tutta Europa le vecchie città venivano modernizzate con grattacieli, strade larghe, immensi parcheggi e la vita cittadina scacciata dalle strade e dalle piazze. Per reagire a questo modo di procedere sono venuto in Italia, a Lucca, Siena, Ascoli, per studiare un approccio umano nei confronti della città. È naturale che sia così dal momento che nessun altro paese al mondo potrebbe offrire una tale ricchezza di spazi urbani e una cultura più profonda dell’uso delle strade e delle piazze”.

Insomma, in 60 anni ci siamo scambiati le consuetudini. Al nord Europa hanno imparato a vivere alla mediterranea e noi invece abbiamo perseverato nel trasformare secolari luoghi di vita in corsie di transito veloce per auto. Allora in fondo, a ben vedere, la “città 30” è solo un primo passo per riprendere le nostre tradizioni e tornare a prenderci cura degli altri.

L’elettrico che piace di più ha due ruote

Autoritratto 2022, la pubblicazione statistica dell’Aci, mostra che le auto elettriche continuano a non sfondare nel mercato italiano: le solo elettriche sino al dicembre scorso rappresentavano appena lo 0,4% del parco auto nazionale. Non solo, ma Acea (l’Associazione europea dei produttori di automobili) ha osservato che le elettriche pure immatricolate nel nostro Paese nel 2022 sono state 49.179 contro le 67.284 del 2021 con un calo del 26,9% rispetto all’anno precedente. E’ l’unico caso di flessione registrato nel mercato europeo, ma anche oltralpe non sembra che l’auto a spina abbia ottenuto il successo sperato: una ricerca di Deloitte ha evidenziato ad esempio come i cittadini tedeschi fossero più propensi ad acquistare nuove biciclette elettriche che auto a zero emissioni.

La barriera principale all’acquisto è sicuramente il prezzo elevato, che mediamente è il 30 per cento in più dello stesso modello a motore endotermico: e infatti pare che a vendere bene siano auto elettriche di gamma medio-alta, pensate per chi non ha problemi economici, mentre le utilitarie stentano. Del resto, se le auto elettriche non emettono localmente sostanze inquinanti, lasciano però irrisolti gli altri problemi: le polveri sottili dovute a freni e usura degli pneumatici, la congestione da traffico, la necessità di parcheggi, la potenziale pericolosità, la sedentarietà e lo stress di chi è al volante. Quel 30% in più di spesa evidentemente appare poco giustificabile per l’italiano medio in termini di benefici sperati.

A brillare in questo scenario invece è un’altra elettrica: la bici. Le proiezioni dicono addirittura che presto le bici elettriche in Europa venderanno più delle auto: la Confederation of the European Bicycle Industry è convinta che le e-bike in Europa, che al momento sono 5,5 milioni, possano toccare quota 7 milioni entro il 2025, mentre Bike Europe parla di un traguardo di 10 milioni di esemplari. Una tendenza presente anche in Italia: secondo ANCMA, l’associazione italiana costruttori di bici e moto, solo nel 2022 il volume delle vendite di e-bike è aumentato del 14%, con una crescita del 72% dal 2019.

Le ragioni del loro successo? Sono molto meno costose di un’utilitaria (elettrica o meno), ricaricabili con pochi euro all’anno, non hanno grandi costi di mantenimento, sono agili anche nel traffico, riducono la fatica di una bici muscolare e occupano meno spazio di parcheggio. In una città a 30 km/h non ci sarebbero davvero più barriere per l’uso di una e-bike.

La formazione alla sicurezza? Si fa in strada

Con 54 vittime per milione di abitanti, ISTAT certifica che nel 2022 le strade italiane sono tra le più pericolose in Europa (6 posizioni perse, 19° paese su 27). La migliore, la Svezia, ne conta solo 22 e la media UE è di 46 morti per milione di abitanti. Mentre altri paesi stanno migliorando le loro performance, noi continuiamo ad avere oltre 3.100 morti, 204.000 feriti di cui 19.900 gravi. Uno zoccolo duro che rimane immutato da alcuni anni, dopo che precedenti miglioramenti erano arrivati da una maggior sicurezza sulle auto, e da alcune norme come la patente a punti, le regole per neopatentati, gli alcoltest.

Molti pensano che sia la mancanza di cultura a marcare la differenza tra noi italiani e gli altri paesi europei, ed infatti nelle nuove norme proposte dal Ministro Salvini ci sono anche bonus per i ragazzi che decidono (volontariamente) di frequentare corsi di sicurezza stradale.

Non neghiamo che la formazione nella età giovanile sia una cosa importante, ed anche noi come tante altre istituzioni siamo impegnati da anni con incontri nelle scuole, già a partire dalle elementari. Ma sono sempre poche ore nella vita di uno studente, ed i messaggi che proviamo a far passare poi si scontrano quotidianamente in strada con i comportamenti dei loro genitori.

Per non parlare della martellante industria automotive che tutti i giorni ci racconta come sia divertente, adrenalinico e passionale guidare le loro auto. Una fonte di piacere e realizzazione personale, con guidatori nel pieno controllo dei loro mezzi su strade vuote e prive di pericoli, con incredibili mezzi tecnologici di assistenza.

Come se guidare un’auto nel 99% dei casi non fosse un mero, noioso, frustrante spostamento da casa al lavoro, o in palestra od a fare la spesa, ma che con l’auto giusta si possa trasformare in una rigenerante avventura cittadina.

Dovete ammettere che in un diciottenne è difficile contrastare con qualche ora di formazione scolastica questo bombardamento di segnali controversi che arrivano dai genitori e dai media. A questi messaggi si sommano le voci di chi afferma che i velox servono a far cassa, e chiedere strade cittadine ridisegnate per rendere difficile superare i 30kmh sia eco-terrorismo che vuole fermare il progresso, quando invece sono le strategie di sicurezza di maggior successo in Europa.

Si, ne abbiamo tanta di strada da fare nella formazione di una nuova cultura della sicurezza. Non solo a scuola però.

Mezz’ora al giorno: lasciateci scegliere

Mettiamo che ognuno di noi abbia mezz’ora al giorno che è costretto a trascorrere, a scelta, in due modi diversi.

Nella prima opzione, ci si trova rinchiusi in un box di metallo, immobilizzati da una cintura ad una speciale poltroncina; ci si trova in mezzo al un flusso di altri box, che si muovono grazie ad appositi comandi che si possono attivare dall’interno e ci si trova sottoposti a una serie di input esterni che ci costringono a tenere altissima l’attenzione e che innescano in continuazione il circuito neuronale della minaccia-fuga-attacco. Purtroppo fuggire non si può, quindi si attiva nel nostro cervello la risposta dell’attacco, scatenando nervosismo e aggressività. L’unico sollievo che possiamo ricevere è quello di poter ascoltare un po’ di musica o le notizie del giorno (che però rischiano di farci diventare ancora più ansiosi). Per poter uscire poi dobbiamo trovare un posto, tra quelli appositamente dedicati alla sosta dei box di metallo, ma è difficile perchè i box in movimento sono tanti e tutti hanno fretta di uscire. Per poter scegliere questa opzione, infine, dobbiamo pagare circa 1500 euro l’anno a testa; inoltre, l’economia pubblica ci rimette circa 90 centesimi per ogni chilometro che percorriamo (infrastrutture, manutenzione, incidenti, salute, smog).

Nella seconda opzione, ci si trova all’aperto seduti su un attrezzo ginnico che, a differenza di quelli che stanno nelle palestre, si muove grazie allo sforzo delle nostre gambe; è possibile scegliere un modello base a propulsione esclusivamente muscolare, e uno con un assist elettrico che alleggerisce lo sforzo per chi non può o non vuole faticare troppo. A seconda della stagione e delle intemperie, bisogna scegliere un abbigliamento adatto ma si può approfittare dell’effetto tonificante dell’aria aperta, oltre che di mezz’ora di attività ginnica. Anche in questa opzione occorre tenere altissima l’attenzione soprattutto quando si incrocia il flusso dei box in movimento; è più facile però trovare una sosta per l’attrezzo ginnico perché occupa poco posto. Questa opzione costa dai 40 ai 200 euro l’anno, e porta alla società 29 centesimi di benefici per chilometro.

C’è chi non rinuncerebbe mai all’auto, e rispettiamo il suo punto di vista: ma per chi volesse scegliere la seconda opzione, perché i percorsi sono così accidentati, insicuri, pieni di ostacoli e barriere? La libertà di scegliere dove sta? Chiediamolo ai nostri amministratori.

SEM 2023: le attività di FIAB Modena

In occasione della Settimana Europea della Mobilità (SEM 2023) tante sono le iniziative in Bicicletta con Fiab Modena e la sezione Carpi: sui territorio dell’Area Nord, delle Terre
d’Argine e del capoluogo Modena. Dalle escursioni alle attività con le scuole, dal Bike to Shop al Bike to Work.

Per il terzo anno nella settimana dal 20 al 27 settembre, ciascuna delle 14 classi prime dell’Istituto Statale d’Arte “Adolfo Venturi” (oltre 300 ragazzi) avrà la possibilità di partecipare ad un’uscita in bicicletta di due ore, in collaborazione con Fiab, con lo scopo di favorire la socializzazione attraverso un’esperienza pratica ed acquisire informazioni corrette sull’uso di biciclette e monopattini in città.

Il Bike to Shop dal 16 al 21 settembre: la spesa in bicicletta che invita a trasformare un adempimento noioso in una pedalata all’aria aperta, in compagnia degli amici di Fiab che si offrono per accompagnare e trasportare anche una spesa pesante con la bici da carico. Si potrà scegliere quando e dove si vuol partire per la spesa prenotandosi (sezionecarpi@modenainbici,it), oppure venendoci a trovare ai punti di ritrovo.

Non manca il Bike to Work & Bike to School: si pedalerà da Carpi a Correggio venerdì 22 settembre; e come ogni anno la Tetrapak di Modena il 20 settembre offrirà la colazione ai dipendenti che andranno al lavoro in bicicletta.

Si effettuerà la periodica rilevazione delle biciclette a Modena, e a Carpi in occasione del Giretto d’Italia di Legambiente.

Per la XXX giornata mondiale dell’Alzheimer, insieme a GAFA (Gruppo Assistenza Famigliari Alzheimer) il 17 settembre, ci sarà una pedalata di 15 km intorno a Carpi; evento di solidarietà e vicinanza ai famigliari dei malati di Alzheimer, che promuove inoltre corretti stili di vita con benefici sull’individuo e sull’ambiente.

Poi tante escursioni in bici per conoscere il territorio e le sue ciclabili: domenica 17 settembre sulla Ciclovia del Sole tra arte e musica in collaborazione con il Comune di Crevalcore; lo stesso giorno BiciFesta raduno sulla Ciclovia del Sole da San Felice sul Panaro e ancora domenica 17 settembre da Barigazzo in mountain bike assieme al CAI “La Via Vandelli”; giovedì 21
settembre da Mirandola Bicicliamo? in Bici con sosta al giardino botanico; sabato 23 settembre alla scoperta degli Alpaca pedalata per famiglie; domenica 24 settembre pedalata e visita al Castello di Formigine.

E non può mancare una Cena in Bicicletta con rientro in Notturna, mercoledì 20 settembre, tutti assieme con partenza da Carpi, Mirandola e Modena.

SEM, possiamo rinunciare all’auto per una settimana?

Mancano pochi giorni alla European Mobility Week e in Italia, per il decimo anno consecutivo, FIAB organizza la SEM Settimana Europea della Mobilità, un'iniziativa che raccoglie decine e
decine di eventi. Potete trovare sul sito di FIAB Modena www.andiamoinbici.it tutte le iniziative correlate che si organizzano nei comuni del modenese, dal 16 a 22 settembre, da sabato a sabato.
Tutte queste proposte ci ricordano una cosa importante: riduciamo l’utilizzo della macchina, liberiamo dalle auto spazi nelle nostre città per restituirli alle persone affinché possano viverci
meglio. Car Free Week ad esempio, si spiega da sé: per una settimana proviamo muoverci in modo sostenibile, a piedi, in bici o monopattino, bus e treno. Possiamo rinunciare all’;auto per una
settimana?

Park(ing) Day (16-17 settembre): le volontarie e i volontari di FIAB promuovono nelle città italiane un evento annuale che converte temporaneamente i parcheggi auto in spazi pubblici di
socialità, in cui si svolgono iniziative artistiche, culturali, ricreative e culinarie aperte a tutti.

SportCity Day (17 settembre): FIAB patrocina l’iniziativa promossa da Fondazione Sportcity nell’ambito della sesta edizione della Giornata nazionale per la salute e il benessere nelle città.

E infine la decima edizione della Giornata Nazionale del Bike to Work (venerdì 22 settembre).

FIAB invita tutti a recarsi al lavoro pedalando. Chi ci prova spesso non torna indietro. L’uso della bicicletta sui percorsi casa-lavoro e casa-scuola ha un grande impatto ambientale e
sociale perché riguarda molte persone che fanno tragitti ripetitivi e quotidiani, che si snodano in gran parte nei centri urbani per una lunghezza generalmente inferiore ai 5 chilometri.

In tutto il Paese si attiveranno nei prossimi giorni campagne per invitare tutti ad utilizzare la bicicletta ed in molti luoghi di lavoro verranno attrezzati banchetti per la distribuzione di gadget e materiale informativo.

Guardando però alle esperienze più riuscite in Europa, si nota subito che le amministrazioni pubbliche e le aziende più virtuose hanno affiancato alla promozione, altri servizi indispensabili per i propri dipendenti: parcheggi coperti e custoditi, spogliatoi, una pompa e qualche piccolo attrezzo ed in alcuni casi anche benefit economici, buoni spesa presso alcuni negozi e sconti per l’;acquisto della bicicletta. Alcune aziende ed alcuni Comuni, anche in questo momento di scarse risorse, lo stanno già facendo in collaborazione con la FIAB: e le altre cosa aspettano?

Muoversi in città come in vacanza

Questo è il periodo dell’anno in cui sperimentiamo per qualche giorno un ritmo di vita diverso dal solito, con modifiche anche nel modo in cui ci muoviamo. Infatti, non vediamo l’ora di lasciare l’auto nel parcheggio dell’hotel, per uscire dall’incubo del traffico quotidiano ed inforcare una graziella scassata per raggiungere la spiaggia, o camminare nelle tranquille stradine di montagna.

Non è un mistero che il movimento attivo a piedi od in bici sia associato a belle sensazioni di relax e gratificazione, e che la libertà di muoverci senza dover guidare sia uno dei valori aggiunti dei luoghi di vacanza, dove non ci fanno paura nemmeno distanze che in città affronteremo sempre in auto. Non a caso ormai tutti i lungomare delle città di mare sono pedonalizzati, così come le zone dello shopping serale.

Non parliamo poi delle sensazioni che provano i nostri figli che viaggiano in gran parte della città sul sedile posteriore dell’auto e che invece in vacanza possono sperimentare il piacere dei tragitti in autonomia con i loro amici.

Ma è il campeggio l’ambiente in cui ogni viene a cadere ogni barriera: ricordiamo ancora la fine di una ciclovacanza in un enorme campeggio in Croazia (grande come un quartiere cittadino) dove i ragazzini dai 5-6 anni in su erano liberi di girare con monopattini, skateboard, biciclette ed hoverboard nonostante anche la circolazione delle auto fosse permessa. Il segreto? Ovviamente la velocità delle auto limitata a passo d’uomo (5-10kmh) che permette una semplice convivenza tra tutti gli utenti della strada, in modo così naturale che nessun genitore ha paura di lasciare da soli i bambini. In pratica una piccola #citta30 dal vero.

Con le dovute proporzioni, è ora di riportare queste condizioni di vita anche nelle nostre città. Impossibile? No, è solo una questione di scelte come in Olanda dove 2 scolari su 3 ed il 75% degli studenti superiori vanno a scuola a piedi o in bicicletta. Questo grazie a politiche stabilite qualche decennio fa, che impongono la progettazione sicura delle strade a misura di ogni mezzo e di ogni età.

L’attività fisica e la capacità di vivere il mondo indipendentemente dai genitori e le relazioni sociali che possono essere costruite tra coetanei camminando e andando in bici sono fondamentali per la salute e la felicità dei nostri figli. Le strade progettate per incoraggiare ciò sono un diritto fondamentale di cui tutti i bambini dovrebbero poter godere, non solo in vacanza.

PNRR e bicicletta: come farsi male da soli.

“In Germania il cicloturismo vale 20 miliardi di euro, in Italia solo 5 pur avendo paesaggi fantastici e un clima fantastico che consente di andare in bicicletta tutto l’anno: abbiamo ancora la possibilità di sviluppare molto questo settore”. Così si esprimeva a giugno del 2022, solo un anno fa, il Ministro del Turismo, Massimo Garavaglia (Lega) rispondendo ai giornalisti.

Oggi scopriamo che con un tratto di penna, il governo cancella dal PNRR oltre 1200 km di piste ciclabili, che avrebbero dovuto potenziare gli itinerari turistici su due ruote nel nostro Paese e disegnarne di nuovi.

Tutto con la scusa che “le difficoltà autorizzative e di completamento della fase di progettazione” renderebbero impossibile realizzare i progetti entro il 2026. Ma le Regioni definiscono la decisione “repentina e incomprensibile”, confermando che invece la possibilità di centrare l’obiettivo complessivo di 1235 km ciclabili “presenta alte probabilità di essere raggiunto”, magari modificando i target dei diversi territori, per tenere conto di alcune difficoltà contingenti come l’alluvione in Emilia-Romagna.

La lista di interventi a rischio è lunga: dal completamento della ciclovia Vento da Venezia a Torino, a quella della Magna Grecia tra Taranto a Reggio Calabria; dall’Adriatica, che dovrebbe costeggiare tutto il litorale a est della Penisola, alla Tirrenica, che dovrebbe invece svilupparsi da Ventimiglia a Latina.

FIAB ed altre associazioni si sono unite alle forti critiche, chiedendo in subordine che i fondi PNRR inutilizzati per le ciclovie turistiche vengano destinati allo sviluppo della ciclabilità nazionale, così tanto arretrata rispetto al resto d’Europa. In particolare, su progetti di piccole dimensioni per le infrastrutture ciclabili casa-scuola, che non necessitando di lunghi iter progettuali e di appalto, permetteranno il rispetto delle scadenze imposte.

Certo fa sensazione che nel 2023, con il turismo lento in fortissima espansione e con le classiche mete in difficoltà per i fenomeni da overturism, un governo decida di penalizzare un veicolo perfetto per vivacizzare le economie locali dei luoghi minori.

Perché qui non si tratta di colpire il “mezzo bici” a favore del “mezzo auto”, un classico della politica italiana, come successo nell’ultima finanziaria con l’azzeramento dei fondi destinati alla ciclabilità urbana, ma di colpire uno dei nuovi driver in un settore trainante dell’economia nostrana. Non dovrebbe essere difficile da capire.

Viaggiare fianco a fianco: un bisogno naturale

L’uomo è un animale sociale e, a parte alcuni momenti, se possibile cerca la compagnia dei suoi simili nelle attività quotidiane. Nello sport cerca palestre o luoghi pubblici come i parchi, preferisce mangiare in compagnia, ed al cinema, teatro o stadio il pubblico che ride, esulta o si commuove insieme a noi è una parte importante dell’esperienza.

Le stesse strade e piazze delle città sono una stratificazione storica di adattamento architettonico e funzionale per vivere insieme, discutere, commerciare. È per questo che a piedi, in auto o con i mezzi pubblici, le nostre strade ci hanno sempre permesso di viaggiare fianco a fianco con un amico, un collega o un familiare.

Avete mai provato la difficoltà di parlare con qualcuno che cammina dietro di voi, o con chi sta nel sedile posteriore di un’auto?

Per chi pedala invece le regole del codice della strada in molti casi impongono di stare in fila indiana, riducendo questo atto ad una mera attività di spostamento, quando invece le persone preferirebbero elevarlo al rango di attività sociale e non solitaria. Infatti, spesso vediamo affiancati i ragazzini che pedalano in città, o le mamme con i loro figli, e perfino il ciclista della domenica non considera la pedalata solo un momento sportivo, ma anche di relazione con i propri compagni.

Per questo è importante che almeno gli spazi cittadini siano progettati per venire incontro a questa innata necessità. Invece purtroppo vediamo quasi sempre ciclabili dimensionate, quando va bene, al minimo di legge (2,50 mt per le bidirezionali) che sono appena sufficienti per due bici che si incrociano.

E non va meglio a chi vorrebbe camminare sui marciapiedi cittadini: anche qui tarati quando va bene sulla dimensione minima di 1,5 metri, insufficiente, ad esempio, a tenere per mano il proprio figlio e obbligano a spostarci quando si incrociano altri pedoni.

Quando poi spazi pedonali e ciclabili sono contigui sullo stesso piano, le buone norme di progettazione prevederebbero che queste dimensioni fossero almeno raddoppiate per evitare gli sconfinamenti negli spazi dedicati alle altre utenze.

Se invece andiamo a misurare anche le più recenti realizzazioni pedonali e ciclabili vediamo quanto siano disattese queste indicazioni, che non sono un vezzo, ma considerate in Europa come necessarie per rendere attrattive le modalità di spostamento attive.

D’altronde anche gli standard costruttivi delle auto prevedono l’occupazione dello spazio per due persone affiancate, anche se chi guida, 4 volte su 5, è da solo.

In bicicletta di notte

E’ estate ed è arrivato il caldo, in pianura un caldo umido che in certi giorni fa passare la voglia di partire da casa per un giro in Bicicletta. E allora che fare, come consigliano i medici usciamo nelle ore meno calde pedalando di sera, di notte o all’alba. Pedalare nell’altra metà della giornata è una esperienza interessante. Le nostre luci illuminano solo la strada, il paesaggio circostante è completamente buio se non illuminato da luna e stelle, ma dopo un po’ i nostri occhi riescono a vedere ciò che ci circonda con un orizzonte limitato che lascia spazio all’immaginazione. Anche la strada conosciuta ci presenta un paesaggio diverso, siamo immersi nel silenzio e la temperatura è perfetta, quando attraversiamo qualche paese ancora animato siamo come degli spettatori che osservano la vita passando e salutando… si di notte tutti salutano e ci chiedono ma voi da dove arrivate e dove andate!!!.

Fiab Modena e la sua sezione di Carpi nei mesi estivi propongono delle pedalate serali “notturne” partendo da “casa”. Una di queste è la suggestiva “Notturna Carpi-Peschiera del Garda”: la 3^ edizione si è tenuta la notte tra il 14 e 15 luglio 2023 organizzata quest’anno con Pedale Selvaggio di Novi di Modena e accompagnata dalla notturna breve Carpi–Novi di Modena-Carpi.

La notturna Carpi-Peschiera del Garda non è solo una pedalata di notte, ma è un filo, una via tra Carpi e il Lago che ci piace chiamare strada del Tortello (a Carpi e Novi abbiamo i Cappelletti o Caplètt, nel mantovano i Tortelli di Zucca e nel veronese i Tortelli di Valeggio sul Mincio chiamati anche Tortellini Nodo d’Amore). La notturna si snoda su un percorso molto interessante che è quello della Ciclovia del Sole o Eurovelo 7 in direzione nord.

Si pedala quasi sempre a fianco di corsi d’acqua: sull’argine del fiume Secchia, sull’argine del fiume Po, a fianco di canali e sul verde e limpido fiume Mincio. Si attraversano paesi, città e borghi: Novi di Modena capoluogo dove l’associazione Aneser e la Proloco ci offrono un rinfresco con Bensone e Lambrusco come saluto di buon viatico; San Benedetto Po dove si giunge da un’anonima viuzza per ritrovarsi davanti allo splendido complesso monastico dell’Abbazia di Polirone; San Biagio di Bagnolo San Vito dove un Ristoratore all’ 1:30 di notte ci prepara la cena con Tortelli, Sbrisolona e Lambrusco; Mantova con i suoi laghi alle tre di notte deserta in cui è un’emozione pedalare, poi la ciclabile del Mincio dove dopo Pozzolo quasi all’alba intravediamo sulla nostra destra il castello di Valeggio e poco dopo ci fermiamo a Borghetto sul Mincio splendido borgo medioevale.

L’ultimo sforzo, dopo 120 km arriviamo al Lago, a Peschiera del Garda. Che emozione questa notte, siamo stanchi ma felici, stà arrivando il caldo e noi andiamo a dormire.