Le leggi dovrebbero interpretare i nuovi bisogni della società e regolamentare le novità che hanno cambiato la vita delle persone. Vale anche per il Codice della Strada in vigore dal 1992: fotografa una mobilità completamente diversa da quella di oggi, in cui monopattini, bici elettriche e minicar non esistevano.
Altri Paesi europei l’hanno già aggiornato e continuano a farlo, per rendere più sicura la circolazione di tutti gli utenti sulla base delle evidenze scientifiche. In Spagna, ad esempio, il nuovo Regolamento entra in vigore da ottobre 2026: per superare un ciclista sulle strade extraurbane, un autista dovrà ridurre la velocità di almeno 20 km/h rispetto al limite e mantenere sempre una distanza laterale minima di 1,5 metri. Per essere più visibili, i ciclisti possono già viaggiare affiancati a due, restando il più possibile a destra; nelle strade urbane la nuova norma prevede che circolino preferibilmente al centro della corsia e che i veicoli che li seguono mantengano almeno 5 metri di distanza. Infine, ogni strada urbana a senso unico con limite di 30 km/h potrà diventare a doppio senso per le biciclette.
In Francia il doppio senso ciclabile nelle strade a 30 km/h è già realtà da tempo. Dal 1° gennaio 2027, inoltre, sarà vietato parcheggiare a meno di 5 metri dagli attraversamenti pedonali: la legge impone ai Comuni di eliminare entro il 31 dicembre 2026 tutti gli stalli troppo vicini alle strisce, che potranno essere riconvertiti, come suggerisce il Cerema, in rastrelliere, aiuole o altri elementi che impediscano la sosta. Una scelta di buonsenso: un’auto parcheggiata a ridosso di un attraversamento toglie la visibilità reciproca e nel 2024 è stata concausa nel 70% dei 456 casi di pedoni uccisi.
In Gran Bretagna, infine, l’Highway Code ha introdotto dal 2022 un principio per cui chi guida il veicolo più pesante ha la maggiore responsabilità verso chi è più vulnerabile. Su questa scia, il Pacts – il comitato parlamentare per la sicurezza dei trasporti – ha proposto che il limite di 20 mph (32 km/h) diventi quello generale nelle aree urbane, lasciando alle amministrazioni la possibilità di innalzarlo solo dove lo ritengano sicuro.
Dal 1992 in Italia il parco auto è cresciuto ed ha superato 41 milioni di auto: in città sempre più abitate una mobilità basata quasi completamente sul mezzo privato è diventata impraticabile. Oggi le tecnologie mettono a disposizione mezzi elettrici più piccoli, meno costosi e meno ingombranti per gli spostamenti brevi in città. È per questo che auspichiamo che la riforma del Codice in discussione in queste settimane in Italia si ispiri alle esperienze europee, per facilitare, mettere in sicurezza e integrare i nuovi protagonisti della mobilità urbana. Non per rendere ancora più difficile il loro impiego.

