Ancora vite spezzate sulle nostre strade. Non possiamo voltarci dall’altra parte.

In appena tre giorni, il territorio di Carpi ha perso due persone sulle proprie strade a causa della violenza stradale. Venerdì 22 maggio, in via Guastalla, Singh Mandeep – 38 anni – stava tornando a casa accanto alla moglie, conducendo a mano la sua bicicletta, quando è stato travolto da una persona alla guida di un furgone. Due giorni dopo, a Limidi di Soliera, Angelo Frignani – 82 anni – tornava da un giro in bicicletta con gli amici quando una persona alla guida di un’auto lo ha urtato, facendolo finire in un fossato.

Non sono purtroppo casi isolati nelle cronache del nostro territorio. E fa riflettere una tragica coincidenza: già nel 2021, esattamente nella stessa via Guastalla dove è stato investito Singh, aveva perso la vita in circostanze analoghe Sayed Jashim Uddin, travolto mentre tornava in bicicletta dal lavoro. Questi nomi, uniti da un drammatico destino sulla medesima strada, sono però solo la punta dell’iceberg di una vera e propria strage di persone a piedi e in bicicletta che in tutti questi anni non si è mai fermata.

In qualità di associazione, siamo da tempo in prima linea con numerose iniziative di sensibilizzazione anche nelle scuole per l’uso corretto di luci e giubbetti notturni, e di rispetto delle regole del codice per i cittadini che si spostano in bici. Tuttavia, lo sforzo dell’associazionismo e dello sport non basta se non è supportato da interventi strutturali e politici.

Secondo la relazione 2025 della Polizia Locale dell’Unione Terre d’Argine, a Carpi gli scontri che hanno coinvolto biciclette sono passati da 88 nel 2024 a 116 nel 2025 (+32%) e i sinistri mortali sono raddoppiati, da 2 a 4. Nello stesso anno le sanzioni stradali sono calate di 6.708 unità, soprattutto per la sospensione degli autovelox. A livello nazionale, l’ISTAT ci dice che distrazione, velocità e mancato rispetto della precedenza causano insieme il 37,8% degli scontri; l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che bastino pochi secondi al telefono per quadruplicare il rischio di una collisione.

Per questo chiediamo con urgenza:

1. Campagne di informazione e ruolo dei media: un piano straordinario di comunicazione pubblica sulla moderazione della velocità e sull’uso del telefono in auto, oltre che sul rispetto della distanza laterale di 1,5 metri nel sorpasso di chi va in bici (art. 148 c. 9-bis CdS⁷). In questo sforzo culturale può avere un ruolo cruciale anche la stampa: chiediamo ai media di non chiamarli più “incidenti”, parlando invece di scontri, perchè non esistono “le auto impazzite” ma quasi sempre solo errori e mancato rispetto del codice da parte degli utenti della strada.

2. Più controlli: un incremento immediato delle verifiche sui limiti di velocità e sull’uso del cellulare alla guida da parte delle forze dell’ordine, specialmente nei tratti dove si verificano più scontri.

3. Interventi mirati sui luoghi a traffico intenso e traffic calming: i tratti stradali da e per le attività industriali (proprio come via Guastalla), sprovvisti di piste ciclabili e utilizzati ogni giorno da persone a piedi e in bici, devono essere messi in sicurezza con urgenza. Chiediamo una cartellonistica adeguata e soprattutto che che il design stesso della strada obblighi fisicamente a rallentare, adottando soluzioni infrastrutturali già ampiamente esistenti.

4. Istituzione delle “Zone Rurali”: vi sono gravi situazioni di pericolo sulle strade locali nelle zone di campagna, percorse quotidianamente da chi si sposta a piedi o in bici. Come in altri comuni in provincia (Castelfranco, Nonantola, Formigine) chiediamo l’istituzione di strade F-Bis a 30 km/h per limitare il traffico di passaggio, scoraggiare l’impiego di queste vie come scorciatoie veloci fra le strade principali e destinarle principalmente ai residenti e alla mobilità dolce.

Ogni vittima della strada ci scuote nel profondo, perché è la conseguenza di scelte di come abbiamo progettato ed utilizzato lo spazio stradale. Angelo Frignani, Singh Mandeep, Sayed Jashim Uddin e tutte le altre vittime di questi anni meritano molto più del nostro silenzio: meritano che da queste tragedie nasca, finalmente, un cambiamento.

SIT-IN DI PROTESTA E SENSIBILIZZAZIONE
Per chiedere risposte concrete alle istituzioni e per non dimenticare chi ha perso la vita a causa della violenza stradale, organizziamo un sit-in per giovedì 28 maggio, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, in Piazza Martiri davanti al Municipio di Carpi Invitiamo tutta la cittadinanza, le associazioni, gli organi di stampa e chiunque creda nel diritto di muoversi in sicurezza a partecipare.

FIAB Modena – Sezione di Carpi

Se il modello Bologna non piace, Modena attui la sua ‘Slow-City’

Modena30 al Sindaco: “D’accordo sul metodo? Dimostriamolo. Se il modello Bologna non piace, Modena attui la sua ‘Slow-City’ partendo da scuole e quartieri.”

MODENA, 19 aprile 2026 – La rete Modena30 prende atto delle recenti dichiarazioni del Sindaco di Modena riguardo al modello “Bologna Città 30”. Se da un lato il Sindaco solleva critiche sul metodo di attuazione bolognese, dall’altro conferma la necessità di intervenire sulla sicurezza stradale, partendo dalle zone residenziali e dai poli scolastici.

Su questo punto siamo pienamente d’accordo: la sicurezza dei cittadini non è una bandiera ideologica, ma una necessità urbanistica. Tuttavia, criticare il metodo altrui senza proporne uno proprio altrettanto efficace rischia di trasformarsi in un alibi per l’immobilismo. Il programma elettorale del Sindaco parla chiaramente di una “Slow-City”, una città lenta e sicura: è ora di passare dalle parole ai cantieri.

I dati comunali: la realtà oltre le polemiche sul metodo
Indipendentemente dalle divergenze sul metodo, i risultati bolognesi parlano chiaro e il confronto tra i due territori comunali (area urbana) resta impietoso: Bologna, con il suo metodo, ha visto calare drasticamente decessi e feriti grazie alla Città 30 e aumentare la quota modale. Modena, invece, resta una delle città più motorizzate d’Italia, con quasi 700 auto ogni 1.000 abitanti, dove la velocità e la massa dei veicoli continuano a minacciare le persone che si spostano a piedi o in bici. Una densità che soffoca lo spazio pubblico e aumenta il rischio per chi cammina o pedala, soprattutto in pieno giorno, quando avviene la stragrande maggioranza degli incidenti.

Se siamo d’accordo sulle Scuole, passiamo ai fatti
Il Sindaco afferma di voler dare priorità assoluta alle scuole e alle zone residenziali: è esattamente ciò che Modena30 chiede da tempo e che i cittadini hanno indicato come priorità assoluta nel percorso partecipato “Sei la mia città”. Tuttavia, al momento, l’azione appare ferma alla “cosmesi” urbana. Mentre la Regione Emilia-Romagna promuove il progetto “Piccoli passi che fanno strada” con Streets For Kids, i CEAS provinciali attivano pedibus, bicibus e sperimentazioni di strade scolastiche, l’azione del Comune invece resta al palo:

  • Strade Scolastiche fantasma: Non è stata realizzata nessuna vera chiusura al traffico negli orari di ingresso e uscita. Le uniche tre “zone quiete scolastiche” esistenti sono un’eredità della scorsa giunta e non incidono sui flussi, limitandosi a spostare il parcheggio selvaggio una spanna più in là.
  • Il fallimento dei soli cartelli: Siamo d’accordo col Sindaco quando dice che “non bastano i cartelli”, ma allora perché alle scuole Saliceto Panaro la zona pedonale è affidata solo a un cartello? Senza un’interdizione fisica, la sicurezza dei bambini resta un’illusione ignorata dalle auto.
  • Strumenti e figure chiave ignorate: Perché non è ancora stata adottata la PTM3S (Programmazione Territoriale della Mobilità Scolastica) della Regione? Perché Modena non nomina i Mobility Manager scolastici, come già fatto con successo a Reggio Emilia?

Piano Culturale e Infrastrutture: l’invito di Modena30
Condividiamo la necessità di un Piano Culturale, ma la cultura si cambia con l’esempio. Se il Sindaco vuole un metodo “modenese” per la sua Slow-City, deve investire subito in:

  • Campagne d’impatto: Adottiamo il modello #attraversoroma per sensibilizzare sul rispetto dei pedoni.
  • Infrastrutture fisiche: Servono attraversamenti pedonali rialzati e allargamenti dei marciapiedi ovunque ci sia una scuola, seguendo linee guida tecniche come quelle già adottate a Roma.
  • Presidio e Controlli: La sicurezza richiede una vigilanza costante e mirata. Chiediamo un potenziamento dei controlli della Polizia Locale su quei comportamenti che rendono la città ostile: eccesso di velocità, utilizzo del cellulare alla guida, mancata precedenza agli attraversamenti e la piaga della sosta selvaggia, che ostruisce la visibilità e i percorsi protetti.

In attesa del cronoprogramma
Il report del percorso “Sei la mia città” ha mostrato chiaramente che i modenesi vogliono mobilità attiva e rigenerazione degli spazi. Se il Sindaco ritiene di avere un metodo migliore di quello bolognese per attuare la sua Slow-City, lo metta sul tavolo con un cronoprogramma certo e pubblico, riaprendo finalmente le osservazioni al PUMS previste per il 2025.

Non ci interessano le dispute tra comuni, ci interessa la sicurezza dei modenesi. Se il Sindaco ha un metodo più efficace e meno divisivo per azzerare i morti in strada, lo presenti. Noi siamo ancora in attesa di una risposta alla nostra richiesta di incontro e della presenza al tavolo ‘sicurezza stradale, mobilità attiva e sostenibilità’.

Confidiamo che questa convergenza di intenti sulle zone 30 residenziali e scolastiche si trasformi finalmente in cantieri reali e partecipazione attiva.

Caro carburante: per chi lavora in presenza una risposta può essere il bike to work

Ogni volta che il prezzo della benzina sale, torna prepotentemente d’attualità il dibattito sullo smart working. Lavorare da casa taglia i costi, fa risparmiare tempo e alleggerisce il traffico, tutto vero. Ma c’è una vasta platea di cittadini che rimane sullo sfondo, perché semplicemente non può scegliere: cassieri, infermieri, operai, commessi, tecnici. Per chi ogni mattina deve fisicamente uscire di casa, mettersi al volante e affrontare traffico e rincari, la risposta più logica, economica e salutare ha due ruote: il bike to work.

Il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro del Comune di Modena rivela un dato emblematico: il 51% dei dipendenti comunali vive a meno di 5 chilometri dall’ufficio. Una distanza che, in bicicletta e senza particolare allenamento, si percorre in meno di venti minuti. La nostra città parte da un’ottima base, con 216 km di rete ciclabile, e il Comune ha fatto un passo avanti importante riconoscendo nel 2025 un incentivo di 0,20 euro al chilometro. Su un tragitto di 4 km al giorno, significa oltre 300 euro all’anno di rimborso. Un aiuto concreto, peccato che i fondi abbiano coperto solo i mesi da aprile ad agosto: a Modena le temperature permettono di pedalare quasi tutto l’anno, come avviene regolarmente nel Nord Europa. Per il 2026, purtroppo, gli incentivi per il bike to work a Modena non ci saranno, se ne riparlerà nel 2027. Eppure, che gli incentivi funzionino lo dimostra il progetto 2024 attivato dalle tre aziende sanitarie provinciali: oltre 300 iscritti, 12.450 km percorsi e 1.700 kg di CO2 risparmiata in atmosfera. Quando si offre un progetto riconoscibile e monitorato, i cittadini cambiano volentieri abitudini.

E i vantaggi vanno ben oltre il portafoglio. Il tragitto casa-lavoro diventa la palestra quotidiana che molti dicono di non avere il tempo di frequentare. La ricerca scientifica lo conferma da tempo: chi fa pendolarismo attivo ha una salute cardiovascolare e mentale migliore. Uno studio sui lavoratori olandesi ha addirittura dimostrato che i ciclisti si ammalano in media oltre un giorno in meno all’anno rispetto a chi usa l’auto. Un dato che dovrebbe far riflettere e riguardare non solo i singoli lavoratori, ma anche le stesse aziende modenesi.

Eppure, gli ostacoli reali ci sono e non vanno nascosti. Il primo è la sicurezza stradale: tratti ciclabili discontinui, scarsa illuminazione e incroci pericolosi scoraggiano ancora troppe persone. Il secondo tema, spesso ignorato, è il parcheggio. Lasciare la bici fuori dal luogo di lavoro per otto ore espone a un rischio di furto altissimo, principale motivo per cui si smette di pedalare. Le vecchie rastrelliere a “scolapiatti” non servono a nulla: occorrono stalli a “U” rovesciata a cui legare il telaio, accessi controllati o, meglio ancora, depositi aziendali coperti.

Cosa serve oggi a Modena? Sul fronte personale, un buon lucchetto ad arco e la voglia di esplorare percorsi secondari più sicuri. Ma sul fronte collettivo devono muoversi le istituzioni e le imprese. La Regione Emilia-Romagna finanzia sia gli incentivi chilometrici che i depositi per le bici: le aziende modenesi devono cogliere questa opportunità, inserendo la mobilità ciclistica nel proprio welfare.

In una città come Modena, andare al lavoro in bici non deve essere considerata una scelta “coraggiosa”, ma la più semplice e normale delle abitudini. Chi ogni mattina decide di non inquinare merita dalle amministrazioni la stessa, o forse maggiore, attenzione di chi si mette alla guida di un mezzo motorizzato.

Un 2025 sconfortante per i cittadini in bicicletta

Il 2025 si chiude con un bilancio sconfortante per chi, a Modena come nel resto del Paese, sceglie la bici per i propri spostamenti quotidiani. L’anno si era aperto la riforma del Codice della Strada, un provvedimento atteso vista la sostanziale stasi nel calo di eventi e lontani dall’obiettivo del dimezzamento delle vittime entro il 2030.

In particolare, per i cittadini che si muovono in bici, la riforma si è rivelata un’occasione persa. L’unica novità di rilievo, la norma del sorpasso a 1,5 metri, è nata depotenziata dalla postilla “ove possibile” e resa di fatto inefficace dalla difficoltà di contestazione immediata.
Saremmo curiosi di sapere quante sanzioni sono state elevate per questa infrazione, ma temiamo numeri meramente simbolici: sulle nostre strade la distanza di sicurezza resta un’opzione discrezionale di chi va in auto, non un diritto di chi si sposta in bici.

Il confronto con l’estero dovrebbe far riflettere i nostri legislatori. Mentre qui dibattiamo sulle postille, nel Regno Unito la lotta alla violenza stradale è pragmatica: l’invio alla polizia di filmati registrati tramite dashcam o telecamere da casco è attivamente incoraggiato. Nel 2025, le sanzioni derivanti da video-segnalazioni dei cittadini inglesi sono cresciute dell’80%, creando una reale deterrenza: entro 14 giorni le autorità analizzano tutti i video e procedono con ammonimenti, multe o procedimenti penali.

In Italia invece per i ciclisti i numeri sono in deciso peggioramento: al 21 dicembre i dati preliminari di ASAPS contano 217 persone decedute rispetto ai 185 ufficiali del 2024. Un anno di sangue che non poteva che chiudersi con l’episodio grottesco e spaventoso avvenuto in Veneto: un automobilista che spara (per fortuna a salve) contro un gruppo di giovani ciclisti “colpevoli” di rallentarlo. Ai Carabinieri l’aggressore ha citato “futili motivi” ed un odio generalizzato verso i ciclisti. Se la pistola era finta, l’automobile è un’arma vera in mano a persone con questo tipo di risentimenti.

Questa “rabbia stradale” non è un fenomeno isolato e lontano. Si respira agli incroci e si legge, purtroppo, anche nelle decine di commenti sui social, anche quelli delle cronache stradali modenesi: toni di incitamento o di giustificazione della violenza che non possono essere tollerati.

Pedalare in Italia, come anche sulle strade di Modena fa sempre più paura: per questo nel 2026 continueremo ancora a testimoniare che la strada appartiene a tutti, a partire dai più fragili, chiedendo una città più sicura e civile.

Da Carpi ad Albareto, storie di mamme, cittadini e ragazzi che hanno smesso di rassegnarsi al traffico.

Alla Festa degli Auguri Fiab Modena di fine anno, riconoscimenti a chi ha trasformato piazzali-parcheggio in luoghi di vita. Da Carpi ad Albareto, storie di mamme, cittadini e ragazzi che hanno smesso di rassegnarsi al traffico.

La tradizionale serata degli Auguri di Fiab Modena e Carpi ha visto riassumere un anno di intensa attività dell’associazione ed è stata anche un momento per celebrare chi ha avuto il coraggio di chiedere: “Come potrebbe essere?” invece di ripetere “È sempre stato così”. In questa occasione, Fiab Modena ha premiato progetti che incarnano la riappropriazione dello spazio pubblico e la sicurezza dei percorsi casa-scuola.

Carpi a Misura di Bambino: se gli adulti ascoltassero davvero
Il primo riconoscimento ha toccato un nervo scoperto della pianificazione urbana. Benedetta Bellocchio e Maria Chiara Buzzega, rispettivamente giornalista e pedagogista (ma soprattutto madri), hanno ritirato il premio per il progetto “Carpi a Misura di Bambino“.
Nato dalla constatazione post-Covid di città sempre più ostili ai piccoli, il progetto ha ribaltato il paradigma: invece di decidere per i bambini, hanno chiesto ai bambini. Il risultato è stato un documento in 10 punti, sottoscritto dal Sindaco, e una grande festa simbolica che ha visto le associazioni occupare pacificamente il Sagrato del Duomo, solitamente intoccabile.
Ma il dato più politico emerso dalla serata è quello del sondaggio sulla mobilità: sebbene il 99% dei genitori usi l’auto, oltre la metà vorrebbe cambiare abitudini. «Non è pigrizia, è mancanza di alternative sicure», hanno spiegato le premiate. Il prossimo passo? Il “Placemaking”: saranno i bambini stessi ad analizzare tre parchi cittadini per spiegare all’amministrazione come renderli vivi e non solo “verdi”.

Scuole Bersani di Albareto: il miracolo del “panettone in piazza”
La storia più toccante di riappropriazione fisica dello spazio arriva dal Comitato Genitori delle Scuole Bersani di Albareto. Le mamme premiate (Tina, Rossana, Erika, Sara) hanno raccontato la metamorfosi di un piazzale scolastico che fino a ieri era una giungla.
«Era una gimcana tra le auto in seconda, terza, quarta fila. Pericoloso e brutto», hanno ricordato.
Dopo un sondaggio che ha certificato la percezione di insicurezza (80% delle famiglie), sono passati all’azione con l’urbanistica tattica: il grigio dell’asfalto ha lasciato spazio ai colori. A terra sono comparsi giochi antichi disegnati con gessetti colorati, come “la settimana” (o campana), trasformando una zona di parcheggio in un enorme cortile a cielo aperto. Dove prima si rischiava l’incidente, ora si salta e si gioca.
Il culmine è stato proprio la mattina della premiazione, l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze. Le mamme hanno chiesto un “regalo” ai genitori: non parcheggiare. Risultato? Alle 8:30 il piazzale era vuoto di auto e pieno di persone. «Abbiamo mangiato il panettone e bevuto il tè caldo dove prima si rischiava di essere investiti». Un esempio lampante di come, rimuovendo le lamiere, fioriscano le relazioni.

Il “Tesoro Nascosto”: la dignità è gratuita
A Carpi, il parcheggio custodito bici del giovedì e sabato mattina è molto più di un servizio: è un presidio per la mobilità attiva e di inclusione. Gestito dal 2019 dai volontari del “Tesoro Nascosto” (un gruppo che include persone con disabilità), il servizio vanta un record assoluto: zero furti in sei anni.
Durante la premiazione è emerso un dettaglio fondamentale sull’evoluzione etica del progetto: inizialmente c’era una cassettina per le offerte, ma i volontari hanno notato che questo creava imbarazzo in chi non aveva spiccioli, facendoli sentire obbligati. La decisione è stata radicale: via la cassetta. Il servizio è diventato totalmente gratuito per eliminare ogni barriera sociale.
La città ha risposto con gratitudine: i commercianti locali hanno donato al gruppo una splendida casetta di legno (quella di Babbo Natale) con vere finestre in vetro, robusta e ben rifinita, per proteggere dal freddo i guardiani delle bici. E la vecchia casetta in legno con i trasparenti in plastica? Non andrà persa: è stata donata al centro riabilitativo “Lotopaca”, in un perfetto circolo virtuoso di solidarietà.

Gli “Irriducibili” delle Scuole Margherita Hack: a scuola in bici, sempre
L’ultimo riconoscimento è andato agli studenti della Scuola Margherita Hack che partecipano al progetto di bike to school. Partendo dal piazzale della Polivalente San Martino, percorrono la ciclabile fino a scuola ogni mattina.
Sono stati definiti gli “Irriducibili” perché, nonostante il gelo invernale abbia scoraggiato molti compagni riducendo il gruppo a un nucleo d’acciaio di cinque ragazzi, loro hanno continuato a pedalare senza sosta, attrezzati con cuffie, guanti e tanta determinazione.
In un video proiettato durante la serata, hanno spiegato le loro ragioni con disarmante lucidità: “Mi piace sentire l’aria fresca la mattina”; “Si risparmiano soldi e inquiniamo meno”; “È un modo per stare con gli amici e andare ‘chillati’ (tranquilli) a scuola”.
Un aneddoto raccontato dal palco ha catturato l’essenza del gruppo: un giorno, al ritorno da scuola, a uno dei ragazzi (Sebastiano) è caduta la catena. Il gruppo non lo ha abbandonato per correre a a casa: si sono fermati tutti. Hanno perso tempo, hanno rischiato il ritardo, ma hanno aspettato l’amico. Perché la mobilità attiva non è una gara a chi arriva prima, ma un modo per arrivare insieme.
Queste storie ci insegnano che il cambiamento è possibile. Che si tratti di chiedere ai bambini come immaginano la loro città o di liberare un piazzale scolastico dalle lamiere, la ricetta vincente è la stessa: unire le forze, analizzare i dati e avere il coraggio di immaginare strade più sicure e belle.

Fiab Modena è orgogliosa di camminare (e pedalare) al fianco di questi cittadini. Buon anno e buona strada a tutti!

Calendario Attività 2026

Abbiamo definito il calendario delle attività per 2026: gli aggiornamenti in tempo reale sulle attività confermate e quelle cancellate saranno sempre pubblicate sulla pagina www.modenainbici.it/calendario

Per partecipare alle escursioni è necessario contattare i referenti, essere in buone condizioni fisiche ed avere una bicicletta efficiente, leggere e approvare il regolamento gite.

CICLOVACANZE: le gite di più giorni

CICLOESCURSIONI DI UNA GIORNATA: di vari livelli di difficoltà … sempre senza correre! Le cicloescursioni di una giornata sono propedeutiche al cicloturismo, con la finalità di tutelare e promuovere luoghi, paesaggi e patrimonio storico. Sono occasioni di socializzazione, nonché di impegno sociale e politico per sensibilizzare amministratori e concittadini sul tema della ciclabilità.

E20 CICLICI: Itinerari intorno a Carpi di circa 20 Km, si pedala insieme dalle 18:20 alle 20 a non più dei 20 Km/h.

20&30: Giri ad anello ad una velocità di non più di 20 km/h e di circa 30 km. Partenze da Mirandola e dai comuni dell’area nord

MODENA SLOW-BIKE Conosci Modena in bici a meno di 20 km e ad andamento lento. Percorsi dentro e intorno a Modena, adatti a tutti

NOTTURNE Appuntamenti estivi in notturna, con la bici per sgranchirci le gambe al fresco

MTB: Escursioni in MTB, anche in collaborazione con il CAI di Castelfranco

FIAB IN CICLOFFICINA: Serate di incontro in collaborazione con la Ciclofficina Popolare Rimessa in Movimento di Modena, presso la loro sede in Viale Monte Kosica.

CORSO DI MECCANICA E DI CICLOTURISMO: Fiab organizza corsi per imparare a fare le riparazioni bici più comuni e preparare un ciclo viaggio.

PROMOZIONE AL BIKE TO WORK: Fiab collabora con le amministrazioni pubbliche e con le aziende che incentivano i lavoratori che raggiungono il posto di lavoro in biciletta.

BICICLETTANDO: Progetti di educazione alla mobilità sostenibile, soprattutto nelle scuole elementari e medie. Laboratori di ciclomeccanica per studenti.

SENZA ROTELLE: giornate per insegnare ai più piccoli a pedalare senza rotelle.

DONNE IN BICI: Corso per donne che vogliono imparare ad andare in bici.

RIUNIONE CONSIGLIO DIRETTIVO: presso Casa delle Culture, Via Wiligelmo, 80 a Modena (o in video conferenza). Tutti i soci sono invitati a partecipare.

Come socio FIAB hai diritto a partecipare a tutte le ciclo-escursioni che le associazioni affiliate organizzano in tutta Italia e a tutte le vacanze in bicicletta all’estero BICIVIAGGI FIAB. Consulta il sito www.andiamoinbici.it

Scarica la copia PDF del Calendario 2026

Modena in bicicletta, tra desiderio e realtà

Spadoni, presidente FIAB Modena: “La domanda è forte, ma serve più coraggio politico”
Intervista di Patrizia Palladino – Vivo Modena

Qual è lo stato attuale delle piste ciclabili a Modena e quali sono i principali punti critici che ancora ostacolano una mobilità dolce sicura e continua?

Per rispondere a questa e ad altre domande abbiamo interpellato il presidente di Fiab Modena, Ermes Spadoni. “L’attuale amministrazione – risponde Spadoni – ha finora operato in continuità con il passato, senza imprimere la svolta sistemica necessaria. Continua a realizzare tratti ciclabili privi di omogeneità e riconoscibilità, ricorrendo spesso a percorsi ciclopedonali promiscui o a ciclabili ricavate sul marciapiede, anche lungo assi viari principali. Manca la standardizzazione: a volte il fondo rosso copre l’intera carreggiata, altre solo le intersezioni; in altri casi la segnaletica verticale interrompe la pista, creando ostacoli. Queste discontinuità non scoraggiano gli esperti, ma chi vorrebbe iniziare a usare la bici e non si sente sicuro. Il punto più critico, però, restano le intersezioni con il traffico motorizzato: occorre prevedere precedenza ciclabile, traiettorie chiare, attraversamenti con fondo rosso ben visibile e, soprattutto, la rimozione di parcheggi e ostacoli che impediscono il contatto visivo tra automobilisti e ciclisti, la cosiddetta daylighting”.

Il progetto Bike to Work sta davvero cambiando le abitudini dei cittadini o il suo impatto resta ancora ‘solo’ simbolico?

Per ottenere un vero cambiamento modale non c’è una soluzione unica, ma una “ricetta” con più ingredienti. Infrastrutture e moderazione del traffico sono la base, ma servono anche misure come segnaletica dedicata, parcheggi sicuri (ciclostazioni) e incentivi economici. Il Bike to Work a Modena ha avuto un riscontro positivo, coinvolgendo circa mille cittadini a ogni edizione e rimborsando migliaia di chilometri “puliti” in circa 76.000 viaggi. Per raggiungere la massa critica, però, è necessario rendere permanente il progetto e coinvolgere attivamente i mobility manager aziendali, affinché anche le imprese offrano facilitazioni ai dipendenti.

Gli autovelox sono sufficienti a ridurre la velocità delle auto e a prevenire incidenti mortali o servono misure più incisive come le “Zone 30”?

Gli autovelox sono fondamentali sulle grandi arterie, così come i controlli della Polizia Locale ma, all’interno dei quartieri residenziali, la velocità si controlla anche con il design della strada: servono attraversamenti rialzati, restringimenti delle carreggiate e l’avanzamento dei marciapiedi agli incroci. La sicurezza reale, quella dei 30 km/h, si ottiene inducendo comportamenti corretti tramite l’infrastruttura, e sanzionando le condotte pericolose. Gli autovelox sono comunque strumenti efficaci e salvano vite, riducendo gli incidenti mortali dal 15% al 26%, come dimostrano autorevoli studi. Non si tratta quindi di “fare cassa”, ma di proteggere concretamente le vite umane.

Dai vostri monitoraggi di settembre emerge una ripresa nell’uso della bici, ma siamo lontani dai livelli pre-Covid: quali le cause del gap e quali le soluzioni per colmarlo?

Dopo il Covid, molte città europee hanno colto l’occasione per ridisegnare lo spazio pubblico e la mobilità, mentre in Italia la micromobilità è stata spesso narrata, anche dalla politica, come un “vezzo” elitario o addirittura un intralcio al traffico: questa narrazione tossica frena il cambiamento. Al contrario, i dati europei dimostrano che lo sviluppo della ciclabilità è strategico per la salute pubblica, la qualità dell’aria e la vitalità del commercio di prossimità. Bisogna smettere di trattare la bici come un problema e iniziare a trattarla come parte della soluzione.

Sul nostro sito è aperto un sondaggio sul mezzo preferito per gli spostamenti in città: il 37% dei lettori sceglie la bici. Fiab come commenta questo dato?

I dati del percorso partecipativo “Sei la mia città” e anche quelli del vostro sondaggio parlano chiaro: il 37% dei modenesi indica la bicicletta come mezzo preferito. Non ci sorprende: Modena ha la conformazione ideale (pianura, distanze compatte, clima favorevole) e un parco bici privato enorme (quasi ogni cittadino ne possiede una). I cittadini sono pronti, ma la politica deve osare di più per incrementare quel 12% di spostamenti in bici da cui siamo partiti nel 2019, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 il 20% previsto dal PUMS. Bologna anche grazie alla Città 30 continua ad aumentare la mobilità ciclistica, quest’anno +22%. Servono infrastrutture complete e sicure, una rete ciclabile intercomunale estesa, stalli bici sicuri e diff usi, velostazioni custodite, hub multimodali. Occorre colmare il divario tra il “desiderio” di pedalare e la possibilità di farlo in sicurezza, per rendere la bici la scelta più naturale e conveniente per muoversi in città.

Giornata delle vittime della strada, FIAB ricorda che la sicurezza si costruisce in bicicletta: -34% di rischio mortalità raddoppiando i ciclisti per chilometro

Nel medio periodo gli incidenti che riguardano questa categoria sono calati in Italia del 13%, ma ora va intensificato l’impegno per diffondere una nuova cultura della responsabilità

Milano, 10 novembre 2025 – Dalle cronache, ogni giorno, ci arriva un triste insegnamento. Gli incidenti stradali dimostrano quanto lo spazio pubblico sia un luogo fragile, e per più ragioni: infrastrutture spesso inadeguate, comportamenti individuali che sottovalutano rischio e responsabilità e, a monte, una cultura della mobilità che fatica a cambiare. La Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, in programma domenica 16 novembre, diventa quindi l’occasione per interrogarsi sulle cause e individuare le soluzioni di questa emergenza collettiva: fra le quali spicca, per semplicità e immediatezza, un utilizzo più diffuso della bicicletta. A ricordarlo è FIAB, Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, che, citando lo studio internazionale Safety in Numbers: more walkers and bicyclists, safer walking and bicycling di P. Jacobsen evidenzia come, raddoppiando il numero di ciclisti per chilometro percorso, il rischio individuale si riduca del 34%, mentre se questi si dimezzano il rischio aumenta del 52%. Anche in Italia, nel medio periodo, gli incidenti che riguardano chi pedala sono calati del 13% negli ultimi 10 anni a fronte di un significativo aumento dei chilometri percorsi in bicicletta.

Resta il fatto che, quando si parla di sicurezza, l’attenzione tende a concentrarsi sui veicoli a motore, dimenticando che anche le bici fanno parte del traffico urbano e stanno conquistando sempre più spazio tra i mezzi scelti per gli spostamenti quotidiani. Un cambiamento importante, che però espone i ciclisti alle criticità di un sistema stradale intrinsecamente vulnerabile e poco attento alla mobilità attiva: dall’inizio dell’anno l’Osservatorio Ciclisti ASAPS-SAPIDATA segnala 196 decessi tra chi si sposta in bici. “l numero di vittime in bici è sempre paurosamente alto e c’è quindi ancora molto da fare per diffondere una diversa idea di sicurezza, all’insegna di consapevolezza ed educazione, su cui noi lavoriamo da oltre 40 anni, e che nel tempo sta dando risultati concreti”, dichiara Luigi Menna, Presidente FIAB.

Ancora più significativa del calo degli incidenti è la riduzione di mortalità dei ciclisti nel nostro Paese (-40% in 10 anni), costante dal 2000 a oggi. Stimando un aumento da 4,5 a 10 miliardi di chilometri percorsi annualmente in bicicletta, il rischio individuale, misurato, sarebbe sceso da 61 a 21 morti. Il motivo per cui più persone pedalano o camminano, più la città diventa sicura per tutti è chiaro: una maggiore presenza di bici e pedoni significa più visibilità e consapevolezza anche da parte degli automobilisti.

“Secondo gli studi disponibili, quando aumentano le persone che si spostano in bici, chi guida veicoli a motore tende a prestare più attenzione, cercando di anticiparne i comportamenti – evidenzia Susanna Maggioni, Vicepresidente FIAB -. Un automobilista ha meno probabilità di collisioni con una persona che cammina o pedala se il numero di queste è maggiore. Le politiche che ne incentivano l’aumento, quali la riduzione della velocità, rappresentano un modo efficace di migliorare la sicurezza di chi cammina e pedala, in un
circolo virtuoso che, in ultima analisi, aumenta la sicurezza di tutte le persone, indipendentemente dal mezzo che scelgono di utilizzare. Serve a questo scopo una nuova consapevolezza e un nuovo contratto sociale”.

Le amministrazioni che adottano misure di moderazione del traffico, come zone 30 km/h o corsie ciclabili ben progettate ottengono benefici tangibili: meno sinistri, meno feriti, maggiore sicurezza e migliore qualità della vita, come dimostra il caso virtuoso di Bologna. I dati relativi ad altre città mostrano invece scenari diversi: a Milano, dove la quota di spostamenti in bici è elevata ma le politiche di mobilità sostenibile restano parziali, le biciclette coinvolte in collisioni rappresentano il 6,7% del totale nazionale, ma le vittime solo l’1,9%, segno di alta incidentalità ma bassa pericolosità. A Roma, con una mobilità attiva ridotta, gli impatti che coinvolgono i ciclisti sono appena l’1,3% del totale, ma quelli mortali arrivano all’8%, evidenziando l’effetto opposto: bassa incidentalità ma alta pericolosità. Questi esempi locali confermano che l’aumento delle persone che usano la bici può contribuire a rendere le strade più sicure, ma perché questo effetto si realizzi pienamente è necessario affiancare la mobilità attiva a infrastrutture adeguate e oculate politiche di moderazione del traffico.

Occorre quindi, prima di tutto, un cambiamento culturale che richiede tempo, impegno e continuità: per questo FIAB porta avanti un lavoro costante di sensibilizzazione e collaborazione con le istituzioni per rendere le città più a misura di persona. Tra le sue iniziative più rilevanti ricordiamo ComuniCiclabili, il riconoscimento che ogni anno attesta il grado di ciclabilità dei comuni italiani e incentiva le amministrazioni locali a investire in mobilità attiva; la certificazione Azienda Bike Friendly, che valorizza le imprese promotrici della cultura della bicicletta; e il progetto Bimbimbici, dedicato ai più piccoli. A tutte queste iniziative si affiancano campagne sulla sicurezza stradale e attività nelle scuole, nelle imprese e sul territorio.

Tutti coloro che puntano a una maggiore consapevolezza sul tema potranno approfittare della Settimana del Tesseramento FIAB, che torna dal 10 al 16 novembre con eventi e incontri in tutta Italia. Diventare soci vuol dire entrare a far parte di una comunità che promuove la mobilità attiva, sostiene le politiche per la sicurezza stradale e partecipa a un movimento che ogni giorno pedala per il domani. La campagna 2026, intitolata “In bici è meglio”, inviterà chiunque creda in città più umane, sicure e sostenibili a unirsi alla rete FIAB: “Coltivare il senso di comunità è uno dei temi centrali di quest’anno: è nella forza della collettività, infatti, che si genera la fiducia nel futuro, per migliorarlo a partire da oggi”, conclude Luigi Menna.

“Senza Rotelle”: grande successo al Parco Novisad per l’evento che insegna ai bambini a pedalare in autonomia

Oltre 70 iscritti per la prima edizione dell’iniziativa promossa da Genitori ECOattivi, FIAB Modena e Ciclofficina Popolare. Prossimo appuntamento il secondo sabato di ogni mese fino a giugno.

Modena, 8 novembre – Il Parco Novisad si è trasformato ieri in una grande palestra a cielo aperto dedicata alle due ruote, ospitando la prima edizione di “Senza Rotelle“, l’iniziativa che insegna a bambine e bambini a pedalare in autonomia.

Promosso da Genitori ECOattivi e FIAB Modena, in collaborazione con Ciclofficina Popolare Rimessa in movimento, l’evento ha registrato un’affluenza ben oltre le aspettative: oltre 70 bambini iscritti, ai quali si sono aggiunti numerosi partecipanti tra i passanti, conquistati dall’atmosfera gioiosa e dalla soleggiata giornata autunnale.

Per due ore, una parte dell’anello del parco si è animata di piccoli ciclisti alle prese con le bici senza pedali (balance bike), biciclette tradizionali e persino cargo bike, sotto lo sguardo attento dei volontari FIAB. Un vero e proprio percorso didattico attrezzato con segnali stradali e semafori funzionanti ha permesso ai più piccoli di mettersi alla prova sulle due ruote e apprendere, divertendosi, anche le prime fondamentali regole di sicurezza stradale.

«Facendo attività nelle scuole ci siamo accorti che sono tanti i bambini che anche alle elementari hanno ancora bisogno di imparare a pedalare, mentre i genitori hanno sempre meno tempo da dedicare a questo apprendimento», spiega Davide Paltrinieri, vicepresidente di FIAB Modena e referente dei Genitori ECOattivi. «Così sono nati i “Senza Rotelle”: un’occasione per supportare le famiglie nell’accompagnare i propri figli verso una sempre maggiore autonomia sulle due ruote».

L’iniziativa non si rivolge solo ai più piccoli. Grazie ai volontari FIAB e ad alcune biciclette apposite, anche i genitori che non si sentono ancora sicuri in sella possono aver l’opportunità di migliorare le proprie competenze o imparare da zero.

Grande interesse hanno suscitato i test drive della “Cargoteca”, organizzati dalla Ciclofficina Popolare: un parco bici cargo messo gratuitamente a disposizione dei partecipanti per scoprire soluzioni ecologiche e pratiche per la mobilità urbana familiare.

“Senza Rotelle” tornerà ogni secondo sabato del mese fino a giugno, sempre dalle ore 10 alle 12 al Parco Novisad. Un appuntamento fisso per costruire una comunità educante che cresce, e per riscoprire un modo più attivo e piacevole di muoversi e vivere insieme lo spazio pubblico.

Evento gratuito ma registrazione obbligatoria per questioni organizzative, per info ed iscrizioni consultate il form bit.ly/sr-novisad

Ciclabilità a Modena: a che punto siamo?

Luci ed ombre tra conteggio dei ciclisti, stato di avanzamento del PUMS, scarsa manutenzione e interruzioni di ciclabili

Anche quest’anno, nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità, i volontari di FIAB Modena hanno rilevato i passaggi dei cittadini in bicicletta in 14 punti nevralgici della viabilità cittadina. Per garantire dati confrontabili, la rilevazione avviene da oltre un decennio sempre negli stessi punti, nella stessa fascia oraria (7.30-8.45) del terzo martedì di settembre.

Il totale di 3.719 passaggi ci riporta tra i livelli del 2022 e 2023, con un incoraggiante +18,9% rispetto a un deludente 2024. Tuttavia, non possiamo nascondere la preoccupazione: siamo ancora sotto i livelli pre-covid, con un -12,9% rispetto al 2019. Auspichiamo che questa ripresa possa consolidarsi nei prossimi anni.

Proprio all’inizio del periodo Covid, nel luglio 2020, è stato approvato a Modena il nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), che si prefigge di aumentare l’uso della bicicletta dal 12% iniziale al 20% entro il 2030. Il documento prevede tra l’altro l’attivazione di strumenti di partecipazione, tra cui l’aggiornamento del piano dopo i primi cinque anni.

Ora che cinque anni sono passati, FIAB chiede l’avvio del processo partecipato di revisione, partendo dalla condivisione da parte dell’amministrazione dei risultati conseguiti. Non solo le nuove infrastrutture ciclabili realizzate, ma soprattutto se è già aumentata la percentuale di modenesi che si sposta in bici.

Attendiamo questi dati ufficiali perché abbiamo la sensazione che si sia accumulato un significativo ritardo rispetto al timing del piano. Infatti, nonostante le infrastrutture realizzate negli ultimi anni, il lavoro da fare resta considerevole:

  • Nuove dorsali ciclabili ed i collegamenti con le frazioni
  • La rifunzionalizzazione delle vecchie ciclabili degli anni ’70-’80
  • Le zone quiete scolastiche e le Zone 30

In attesa di vedere progettazioni e cantieri di nuove realizzazioni, FIAB ritiene indispensabile lavorare su più fronti, impegnando subito le necessarie risorse per:

  • Migliore Manutenzione: spesso mancante o ritardataria, anche a fronte di precise segnalazioni degli utenti
  • Correzione della Segnaletica: quando è contraddittoria nelle intersezioni, che genera confusione e situazioni di pericolo
  • Eliminazione degli ostacoli: che limitano la fruibilità in ciclabile soprattutto per le persone più fragili

E proprio in tema di ostacoli, FIAB accoglie con favore il recente annuncio della Giunta di rivedere le situazioni irregolari di occupazione del suolo pubblico. Non è però l’unico fenomeno che limita la mobilità pedonale e ciclabile: negli scorsi anni abbiamo denunciato anche la diffusa occupazione di marciapiedi e ciclabili usate come parcheggi automobilistici, e le interruzioni a causa dei cantieri senza prevedere adeguate alternative in sicurezza come prevede il Codice della Strada. Invece di un percorso alternativo protetto, nella maggior parte dei casi viene semplicemente posto un cartello “pedoni e ciclisti dall’altra parte della strada”, costringendo le persone ad attraversare senza nemmeno predisporre passaggi pedonali sicuri.

Un esempio che FIAB ha già segnalato al Comune da alcune settimane è il cantiere del Cinema Principe su Piazzale Natale Bruni, dove per superare 10 metri lineari di ciclopedonale occupati dal cantiere, pedoni e ciclisti devono affrontare in serie una passerella in legno e due attraversamenti pedonali in uno stradone di 12 metri a due corsie per senso di marcia. Non stupisce che molti cittadini ritengano più sensato camminare e pedalare lungo la strada piuttosto che affrontare questo percorso a ostacoli.

È già di per sé grave che in un punto così strategico e trafficato non sia stata prevista una soluzione adeguata all’apertura del cantiere, ma visto che il disagio durerà molti mesi, se non anni, FIAB ritiene che si debba rimediare quanto prima.