Claudio Piani: da Milano all’Himalaya. Cronaca di un viaggio lungo dieci anni

“Non mi sono svegliato una mattina dicendo ‘Vado in Nepal in bicicletta’”. Con queste parole, Claudio Piani smonta subito il mito dell’eroe improvvisato. Il suo viaggio di 10.500 km da Milano al campo base dell’Everest non è stato un capriccio, ma il culmine di un percorso di trasformazione durato un decennio. Una storia che ha trasformato la sua vita e ha incantato il pubblico del parco Amendola nella serata organizzata da FIAB Modena, dove ha raccontato come una bicicletta possa diventare uno strumento per conoscere il mondo e, soprattutto, se stessi.

2014: la svolta e la prima traversata

Tutto inizia nel 2014. Claudio, allora 27enne, conduce una vita che molti definirebbero “normale” a Milano: insegnante, allenatore di basket, una famiglia unita e le classiche vacanze estive in Europa e Nord America. Ma dentro di lui cresce un’inquietudine. Il 6 agosto di quell’anno, telefona a sua madre e annuncia la decisione che cambierà tutto: “Mamma, mi licenzio e provo a partire. Voglio un anno sabbatico per viaggiare”.

Inizia così la sua “seconda vita”. Il suo primo grande viaggio lo porta dall’Europa al Sud-est asiatico con mezzi pubblici. È in questa fase che impara le prime, fondamentali lezioni dalla strada. Nel deserto del Gobi, in Mongolia, dopo essere stato ricattato e abbandonato da un autista di cui si era fidato, viene soccorso da un anziano a bordo di un’auto d’epoca. Si ritrova a lavorare per una tribù di donne nomadi, il cui compito è raccogliere e far seccare gli escrementi di yak per l’inverno. Lì, dove le uniche parole in comune sono “OK” e “Coca-Cola”, scopre che il sorriso e una pacca sulla spalla sono un linguaggio universale, il miglior passaporto del mondo. E che una buona educazione ricevuta in Italia è valida anche in una sperduta tribù della Mongolia.

Il viaggio prosegue in Vietnam, dove resta deluso dal turismo di massa. Compra una moto per 100 dollari e si avventura in Cambogia. Arriva in un villaggio di palafitte, dove un pescatore locale gli svela la sua filosofia di vita: non “lavora”, ma pesca quando ha fame e vive il resto del tempo in socialità. Mentre l’Occidente offre una vita più lunga (85 anni in Italia contro i 52 in Cambogia), il pescatore lo spinge a chiedersi: “Qual è il prezzo di tutto questo?”. Claudio conia qui il suo mantra: non potendo allungare la vita, si ha però il potere di allargarla, con esperienze e intensità.

Dall’Australia all’autostop: la scoperta della fiducia

Arrivato a Jakarta, in Indonesia, perde la carta di credito. Con gli ultimi 400 euro vola in Australia. Ad Adelaide, in un quartiere di emigrati italiani, trova tre lavori in tre giorni e in otto mesi non solo recupera il denaro speso, ma mette da parte abbastanza per continuare. Decide allora di non prendere un aereo, ma di tornare a Milano interamente in autostop.
Un viaggio di 11 mesi che lo porta ad attraversare l’India, dove un santone Sikh gli predice il futuro, e l’Iran. Qui, aspettandosi l’ostilità descritta dai media, trova invece una generosità disarmante, imparando a distinguere sempre i governi dalle persone. “Ricordiamoci sempre che le persone buone, quelle normali, sono buone quasi dappertutto.”

 2017: maestro spaghetto in Cina

Dopo i primi viaggi, Claudio si innamora della Cina e nel 2017 decide di trasferirsi a Shenzhen, una megalopoli passata da 30.000 a 13 milioni di abitanti in 30 anni. Lavora come insegnante d’inglese in una scuola pubblica, dove i suoi 50 alunni lo chiamano “Idali Mia Lashi” (Maestro Spaghetto). Scopre gli estremi contrasti del Paese: mendicanti che chiedono l’elemosina con un QR code e il rigido controllo sociale, sperimentato sulla sua pelle quando, dopo aver attraversato a piedi col rosso alle 4 del mattino, la sua faccia viene proiettata su un maxischermo con la scritta: “Questo è un cattivo cittadino”.

La bicicletta e il viaggio interiore: da Golmud a Milano

È dopo l’esperienza in Cina che la bicicletta diventa la sua vera dimensione. Per “restituire” qualcosa all’Asia, organizza una raccolta fondi per un orfanotrofio di bambini tibetani in Nepal. L’impresa lo porta da Golmud (Cina) fino a Milano, un percorso di 9.000 km in sella alla sua Wencheng, una bicicletta chiamata come la principessa cinese che sposò un re tibetano, a simboleggiare l’unione tra  le due culture.

“Viaggiare in bici è il modo più lento e profondo di attraversare i paesi”, spiega Claudio. La bicicletta diventa il metronomo del paesaggio, un filtro che permette di assaporare il cambiamento, di vedere le fisionomie e le geografie mutare gradualmente. Questa filosofia si forgia nell’attraversamento dei deserti del Gobi e del Taklamakan, dove pedala per 1.500 chilometri in totale solitudine. Un’esperienza che, pur essendo “la più faticosa della mia vita”, si rivela anche “la più preziosa”. Lì, il viaggio chilometrico si fonde con quello interiore. La solitudine in sella non è vuoto, ma spazio per connettersi con la natura e con se stessi, un dialogo silenzioso tra l’uomo, la meccanica essenziale della bici e l’immensità del mondo.

 2024: la prova finale, da Milano all’Everest

Arriviamo al 2024. Claudio lavora come contadino e pastore in Svizzera per finanziare il suo sogno più ambizioso: un viaggio di 10.500 km da Milano ai piedi dell’Himalaya, per poi salire al campo base dell’Everest.

Claudio parte il 19 febbraio 2024, in sella alla sua fidata Wencheng. Le prime tappe, fredde e invernali, sono in Italia, dove viene ospitato da amici fino a Trieste. Ed è qui, a soli cinque giorni dalla partenza, che arriva il primo, potente shock etico. Mentre i social lo celebrano come un “eroe”, un’amica (viaggiatrice 82enne) lo porta a visitare il Silos, un magazzino dove si rifugiano i migranti della rotta balcanica. “Lì ho incontrato i ragazzi che hanno fatto il mio stesso viaggio, ma dalla direzione opposta”, racconta. Il contrasto è disarmante: lui pedala per piacere, con un passaporto e una carta di credito; loro camminano per necessità, dopo aver perso tutto. “I veri eroi sono loro“, conclude con voce commossa.

Lasciati i Balcani e la Turchia, la bicicletta gli permette di riattraversare l’Iran con occhi diversi rispetto al suo precedente viaggio in autostop. La lentezza della pedalata gli fa “assaporare il paese” in un modo nuovo, scoprendo una generosità che va oltre ogni aspettativa. Un giorno, dopo aver pedalato per otto giorni nel deserto, una ragazza lo vede, improponibile e sporco, e lo invita a casa sua, mettendo a repentaglio la sua stessa sicurezza. Quando il padre sta per scoprirli, Claudio è costretto a una fuga precipitosa, pedalando per 174 km in un solo giorno per allontanarsi il più possibile: il suo record personale, con la bici carica.

Ma la prova più estrema, fisica e psicologica, arriva in Afghanistan. Lo descrive come “il primo paese della mia vita dove non conoscevo nessuno che c’era stato”. È un’esperienza brutale: 41 gradi, 14 litri d’acqua al giorno per sopravvivere, un paese senza sorrisi dove la curiosità costante della gente annulla ogni privacy. “Io ho trascorso ogni istante della giornata con qualcuno che mi seguiva”, racconta. Lo pedinavano, lo guardavano mentre mangiava e dormiva, lo fotografavano. Al terzo giorno, è sull’orlo di cedere: “Io così non ce la faccio più, devo mollare”. È l’unico momento in dieci anni di viaggi in cui ha sentito un vero sconforto. Ma è proprio lì che la lezione più importante del viaggio si manifesta: sforzarsi di praticare empatia, di capire le ragioni di un popolo che ha conosciuto solo guerra e isolamento, e in cui l’unica cosa ad essersi “evoluta” sono le armi.

 La lezione finale: la responsabilità di chi pedala

La testimonianza di Claudio Piani è un manifesto per un cicloturismo consapevole. Ci ricorda che il privilegio di viaggiare per scelta comporta una grande responsabilità. Invita a “viaggiare in punta di piedi“, o meglio, in punta di pedali, con rispetto per culture che hanno il diritto di essere diverse da noi, senza trasformare il mondo “in un circo dove se paghi puoi avere quello che vuoi”.

In un’epoca di viaggi sempre più veloci, la bicicletta ci riporta a una dimensione umana, lenta e profonda. Ci insegna che non esiste un vero viaggio senza accoglienza: è la comunità degli “stanziali“, di chi resta e apre la porta di casa, che dà senso e rende possibile l’impresa dei “nomadi” in sella. È un patto di fiducia che ci invita a muoverci nel mondo non solo con una bicicletta, ma con gratitudine, rispetto e una profonda, instancabile curiosità verso l’altro.

Giornate del cicloturismo: FIAB Emilia-Romagna chiede di promuovere e gestire in modo integrato la rete ciclabile regionale

Le giornate nazionali del cicloturismo organizzate da FIAB in programma il 14 e 15 giugno vogliono promuovere il turismo in bicicletta come forma di vacanza attiva, per viaggiare in armonia con l’ambiente e la natura, nonché come volano economico per i territori.

Una tendenza in forte crescita, come tutto il comparto del turismo outdoor, secondo quanto rilevato dall’ultimo Rapporto “Viaggiare con la bici 2025”, giunto alla quinta edizione e realizzato da Isnart-Unioncamere per l’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio in collaborazione con Legambiente: nel 2024, il cicloturismo italiano ha fatto registrare un boom sia in termini di presenze, stimate in 89 milioni (+54% sul 2023), che di impatto economico, arrivato a quasi 9,8 miliardi di euro.

Il turismo in bicicletta si conferma una delle principali tendenze della “nuova domanda” di turismo in Italia, rappresentando più del 10% del totale dei turisti in Italia, di cui circa la metà millenial (tra i 30 e i 44 anni d’età). Un dato che evidenzia non solo la sostenibilità ambientale del cicloturismo, ma anche il suo alto valore economico per i territori.

Per pedalare in sicurezza e per promuovere questo modo di fare turismo, sono necessarie le infrastrutture dedicate, nonché una loro gestione e manutenzione puntuale e finanziata.

Per questo motivo, come coordinamento delle associazioni FIAB emiliano romagnole rinnoviamo alcune delle nostre richieste già avanzate in occasione delle recenti elezioni regionali:

  1. Individuare e promuovere una rete ciclabile regionale che comprenda gli itinerari principali e di grande richiamo che passano nella nostra Regione (Ciclovia del Sole, Ciclovia del Po, Ciclovia Francigena, Ciclovia Adriatica) e progettare una ciclovia lungo la via Emilia insieme ai collegamenti locali come la Bologna – Ravenna, e Bologna – Ferrara
  2. Individuare un Ente Gestore delle ciclovie regionali, con il compito di occuparsi della manutenzione ordinaria e straordinaria lungo tutta la tratta, indipendentemente dai Comuni attraversati.

Anche su Modena abbiamo alcuni assi strategici come la Ciclovia del Secchia e la Ciclovia del Panaro che insieme ad altri tracciati e cammini come la Via Vandelli o la Romea Germanica Imperiale possono costituire un forte volano di attrazione e rigenerazione per le tante località attraversate.

Solo con una struttura stabile, un piano integrato di promozione e manutenzione, una mappatura chiara e fruibile ed una segnaletica omogenea si possono garantire continuità infrastrutturale, sicurezza per gli utenti e attrattività per il turismo slow e sostenibile. Queste solide condizioni di base potranno inoltre dare certezze anche ai privati per sviluppare nuovi servizi di ospitalità e supporto diffuso ai cicloturisti.

Calendario Attività 2025

Abbiamo definito il calendario delle attività per 2025: gli aggiornamenti in tempo reale sulle attività confermate e quelle cancellate saranno sempre pubblicate sulla pagina www.modenainbici.it/calendario

Per partecipare alle escursioni è necessario contattare i referenti, essere in buone condizioni fisiche ed avere una bicicletta efficiente, leggere e approvare il regolamento gite.

CICLOVACANZE: le gite di più giorni sono riservate ai soli soci Fiab che contribuiranno all’organizzazione, alle spese di viaggio e di assicurazione.

Alle CICLOESCURSIONI DI UNA GIORNATA: possono partecipare soci, sempre contribuendo alle spese organizzative e di assicurazione

E20 CICLICI: Itinerari intorno a Carpi di circa 20 Km, si pedala insieme dalle 18:20 alle 20 a non più dei 20 Km/h.

20&30: Giri ad anello ad una velocità di non più di 20 km/h e di circa 30 km. Partenze da Mirandola e dai comuni dell’area nord

MODENA SLOW-BIKE Conosci Modena in bici a meno di 20 km e ad andamento lento. Percorsi dentro e intorno a Modena, adatti a tutti e saranno interessati da punti naturalistici e/o culturali. Adatti a chi si vuole guardare intorno e chiacchierare piacevolmente con i compagni di pedalata. Saranno di mezza giornata.

NOTTURNE Appuntamenti estivi in notturna, con la bici per sgranchirci le gambe al fresco

MTB: Escursioni in MTB, anche in collaborazione coi soci del CAI di Castelfranco

FIAB IN CICLOFFICINA: Serate di incontro in collaborazione con la Ciclofficina Popolare Rimessa in Movimento di Modena, presso la loro sede in Viale Monte Kosica.

CORSO DI MECCANICA E DI CICLOTURISMO: Fiab organizza corsi per imparare a fare le riparazioni bici più comuni e preparare un ciclo viaggio.

PROMOZIONE AL BIKE TO WORK: Fiab collabora con le amministrazioni pubbliche e con le aziende che incentivano i lavoratori che raggiungono il posto di lavoro in biciletta.

BICICLETTANDO: Progetti di educazione alla mobilità sostenibile, soprattutto nelle scuole elementari e medie. Laboratori di ciclomeccanica per studenti.

DONNE IN BICI: Corso per donne che vogliono imparare ad andare in bici. Il corso si terrà a Modena nel mese di marzo/aprile, in altre sedi in altre date.

RIUNIONE CONSIGLIO DIRETTIVO: Il primo e il terzo martedì del mese, ore 21 presso Casa delle Culture, Via Wiligelmo, 80 a Modena (o in video conferenza). Tutti i soci sono invitati a partecipare.

Come socio FIAB hai diritto a partecipare a tutte le ciclo-escursioni che le associazioni affiliate organizzano in tutta Italia e a tutte le vacanze in bicicletta all’estero BICIVIAGGI FIAB. Consulta il sito www.andiamoinbici.it

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Richiesta di impegno ai candidati Presidente della Regione Emilia-Romagna

Con una lettera aperta ai candidati Presidente della Regione Emilia-Romagna, il Coordinamento FIAB dell’Emilia-Romagna, sentite le 13 associazioni locali della Regione che alla unanimità condividono questo documento, chiede al candidato Presidente della Regione Emilia-Romagna, qualora venga eletto, di:

  1. Provvedere al riesame della rete ciclabile regionale presente nel PRIT 2025 in collaborazione con le FIAB locali della Regione tramite il Coordinatore ER, già membro del tavolo tecnico della mobilità. Si sollecita, inoltre, una programmazione di questo tavolo che ad oggi è stato convocato pochissime volte.
  2. Prevedere la “figura” di Ente Gestore delle ciclovie regionali che si occupi della manutenzione ordinaria e straordinaria lungo tutta la tratta, indipendentemente dai Comuni attraversati
  3. Riorganizzare l’Osservatorio della Sicurezza Stradale, definendo ruolo, funzioni e obiettivi. Partendo dal concetto di democrazia dello spazio pubblico e del diritto dei cittadini alla mobilità. Il concetto autocentrico risulta dominante e non idoneo per una corretta gestione dell’osservatorio. A oggi questo osservatorio ha poca utilità e si riduce spesso a dispensatore di opinioni prive di supporto tecnico scientifico.
  4. Sensibilizzare e/o individuare il responsabile APT per le problematiche della ciclabilità sostenibile, e non solo per la ciclabilità sportiva.
  5. Istituire l’ufficio progettazione mobilità ciclabile. Oggi la Regione non dispone di un ufficio e di personale specifico dedicato. Tutto passa attraverso il Servizio che si occupa di tutte le infrastrutture riguardanti la mobilità sia stradale, che ferroviaria, ecc. Di norma la ciclabilità regionale è delegata alle Province e/o alla Città Metropolitana di Bologna le quali per il tipo di competenza attribuite loro dalla normativa vengono ad essere sovraccaricate e tendono a non affrontare sufficientemente la mobilità sostenibile.
  6. Implementare il trasporto bici sui treni sia con maggiori posti offerti, sia sul costo del biglietto, allineando la Regione ER alle principali Regioni italiane che incoraggiano l’utilizzo del servizio con la gratuità del biglietto per la bicicletta (attualmente 3,50 Eur/gg)
  7. Proseguire sul modello “città 30” di Bologna che se, pur non esportabile completamente verso altre realtà, costituisce un validissimo esempio a cui adattare esperienze analoghe come dimostrato nel corso di ripetuti eventi formativi e statisticamente comprovato come efficacia nella riduzione degli incidenti, soprattutto nei confronti dell’utenza debole (pedoni e ciclisti)

Ancora numeri in calo per i ciclisti a Modena

Lo scorso 24 settembre i volontari di FIAB Modena hanno rilevato 3127 cittadini transitare in bicicletta in 14 punti nevralgici della viabilità cittadina. La rilevazione avviene da oltre un decennio sempre negli stessi punti, nella stessa ora (7.30-8.45) del terzo martedì di settembre per avere una serie di dati confrontabili.

I nostri numeri ci raccontano che rispetto a settembre 2023 abbiamo avuto un calo complessivo di oltre 400 passaggi (-12,4%), simile a quello già registrato tra il 2022 e 2023, un trend che ci porta a rilevare meno passaggi anche del biennio Covid e che sembra certificare una sensibile disaffezione a questo mezzo di spostamento.

E se negli anni precedenti al Covid eravamo in una fase di crescita che ha portato al massimo di 4270 transiti nel 2019, il risultato odierno è il peggiore degli ultimi 8 anni ed inferiore del 15,6% anche rispetto al lontano 2017. Questi numeri sono tanto più preoccupanti dopo quasi cinque anni di vigenza del PUMS, nel quale sono previste una serie di misure per incrementare l’uso della bicicletta da un iniziale 12% fino ad arrivare ad un 20% a fine piano nel 2030.

Purtroppo, non si può dire che in questi anni sia cambiato molto nelle abitudini dei modenesi, visto che le percentuali di spostamento con auto privata rimangono sostanzialmente invariate intorno al 70%. Secondo FIAB è il segnale che le politiche attuate per la mobilità ciclistica non sono ancora incisive e convincenti: d’altronde il tema della qualità e delle manutenzioni degli spazi dedicati alla pedonalità e ciclabilità, è stato tra i punti più critici emersi anche nei recenti incontri del percorso partecipativo “Sei la mia città”.

FIAB continuerà a ripetere il rilevamento semestrale con le sue possibilità, ma attende di avere dati più organici dalla preannunciata introduzione di più moderne e sistematiche tecnologie di conteggio, strumenti che non debbono mancare in una moderna smart-city che intende raggiungere entro il 2030 gli obiettivi che ha stabilito con il Piano della Mobilità Sostenibile.

Infatti, più che i metri di piste ciclabili realizzate, l’unico modo di valutare se il piano stia funzionando è quello di capire se sono aumentati i cittadini che si sono convinti a cambiare abitudini grazie all’efficacia delle azioni e delle politiche messe in atto.

Avere questi numeri è importante per confermare la bontà delle scelte fatte o, al contrario, indurre a riflessioni per apportare le necessarie correzioni. Per questo, in una annunciata volontà politica di maggior partecipazione delle persone alle scelte urbanistiche, FIAB auspica anche una più aperta condivisione e pubblica consultazione dei dati a disposizione dell’Amministrazione.

Settimana Europea della Mobilità, un calendario fitto di iniziative

E’ cominciata il 16 settembre la Settimana Europea della Mobilità (SEM), la più importante campagna di sensibilizzazione della Commissione europea sulla mobilità urbana sostenibile.

“La condivisione dello spazio pubblico” è il tema di quest’anno: lo spazio pubblico è una risorsa preziosa e limitata soprattutto all’interno dei centri urbani. Strade e piazze sono luoghi di movimento, ma anche di interazione e relazioni: il loro utilizzo responsabile è vitale per garantire benessere fisico, mentale e sociale, in accordo con la definizione di salute riconosciuta dall’OMS, così come per lo sviluppo di una mobilità che renda più salubre l’ambiente in cui viviamo e più sicuri i nostri spostamenti.

In questo quadro la promozione della bicicletta diventa la chiave di volta per guidare il cambiamento verso città più vivibili. Più si sceglie la bici, più le nostre strade diventano a misura di persona, sicure e accessibili per tutti: lo dimostrano, tra l’altro, alcune delle iniziative messe in campo a Modena, come l’affiancamento dei ragazzi delle classi prime dell’Istituto Venturi in un itinerario sui percorsi ciclabili della città, e “3 ruote per l’amicizia”, che al parco Novi Sad in occasione della giornata UISP il 22 settembre illustrerà il progetto, basato sulla possibilità di accompagnare in giro su bici speciali chi per le ragioni più diverse non è in grado di pedalare in autonomia. La due ruote è un mezzo alla portata davvero di tutti, dalle bici con le rotelle oppure a “spinta” per i bimbi ai tricicli per chi è avanti con gli anni e non ha più l’equilibrio di una volta, alle famiglie con bimbi piccoli grazie alle cargo bike: il 22 settembre in Piazza Roma sarà possibile anche provare le bici cargo della neonata Cargoteca, che le offre su prenotazione in prestito gratuito. Scegliere la bicicletta come mezzo di trasporto significa scegliere di cambiare in meglio il nostro modo di muoverci e di vivere lo spazio pubblico: più efficiente, sano, veloce, economico e sostenibile. Provare per credere, Fiab ha lanciato una sfida: fare a meno dell’auto per una settimana, una soltanto, per scoprire la libertà, il benessere fisico e mentale e perché no anche i vantaggi economici del pedalare. Chi si sente insicuro, può chiedere liberamente l’affiancamento di un volontario Fiab per il tragitto che deve percorrere.

Maggiori informazioni e il calendario completo delle iniziative Fiab Modena e Carpi per la Settimana Europea della Mobilità sono disponibili al link https://www.modenainbici.it/calendario/

Al lavoro in bici? Ci andiamo insieme.

Anche quest’anno FIAB è in prima linea per portare in tutta Italia centinaia di iniziative nella Settimana Europea della Mobilità (16-22 settembre) e coinvolgere un numero sempre maggiore di persone, Enti, Aziende e Associazioni a porre attenzione al tema della Mobilità Sostenibile.
Per l’edizione 2024 la Commissione Europea ha scelto quattro aree tematiche e di intervento:
1) vivere lo spazio pubblico in modo diverso
2) riqualifichiamo insieme lo spazio urbano
3) strade scolastiche: creare uno spazio sicuro per gli spostamenti attivi
4) pianificazione e progettazione di strade più sicure

Il filo rosso è la “condivisione dello spazio pubblico” che può dirsi davvero di tutti quando è pensato ed organizzato per tutte le esigenze di mobilità, a partire dalla pedonalità e ciclabilità. Anche a Modena cercheremo di far vivere in modo diverso le strade proponendo diverse attività (elenco completo www.modenainbici.it): ci sono quelle classiche come l’accompagnamento di 14 classi prime dell’istituto Venturi nella loro prima pedalata cittadina, l’organizzazione di eventi con associazioni amiche come il GAFA per l’ Alzhaimer a Carpi o “3 ruote per l’amicizia” a Modena. Ma assicuriamo la nostra presenza anche nelle iniziative dei Comuni in tutta la provincia, come a Castelnuovo, a San Possidonio o a Mirandola dove ci sarà l’inaugurazione dell’Infopoint della Ciclovia del Sole.

Saremo poi al Centro Commerciale “i Portali” in una prima edizione del Bike2Work per i loro dipendenti. Ed in tema di Bike2Work da segnalare il lancio del progetto “Al lavoro in bici? Ci Andiamo Insieme”: l’idea nasce dalla constatazione che tanti cittadini vorrebbero provare ad andare in bici al lavoro, ma si fermano già alle prime difficoltà come scegliere la strada giusta ed evitare i pericoli del traffico.

Convinti che cambiare la modalità anche solo di un singolo viaggio sia importante, FIAB prova così a dare una risposta puntuale: il cittadino ci indica il punto di origine e quello di destinazione del tragitto, il giorno e l’orario che gli interessa e noi lo contatteremo per l’accompagnamento e gli accordi del caso. Il progetto è ora nella sua fase sperimentale, in base alle disponibilità dei nostri soci ed è gratuito.

Per chiedere un accompagnamento è necessario compilare il modulo alla pagina https://www.modenainbici.it/ci-andiamo-insieme/
L’invito è rivolto anche alle aziende e ai mobility manager che vogliono sensibilizzare i propri dipendenti. Allora, ci andiamo insieme?

Interruzione Modena Vignola: necessario individuare subito un tracciato alternativo

La pista ciclabile Modena – Vignola, tra le più frequentate della provincia di Modena, a causa dei lavori di realizzazione della cosiddetta “complanarina” resterà chiusa, all’altezza del sottopasso autostradale di San Donnino, per 6 mesi. Sei mesi che coincidono con la bella stagione e pertanto con il periodo dell’anno di maggior uso da parte degli utenti per sia per gli spostamenti quotidiani casa/lavoro, sport e tempo libero sia per cicloturismo. Sono, infatti, sempre più numerosi i cicloturisti, anche stranieri, che la percorrono per venire a conoscere il nostro territorio.

Alla notizia della chiusura ed a seguito di diverse segnalazioni di cittadini, abbiamo verificato sul posto e con un certo stupore abbiamo constatato che non sono stati individuati e segnalati percorsi alternativi, come avviene di solito quando viene chiusa una strada. Come se una pista ciclabile non fosse a tutti gli effetti una strada pubblica e i ciclisti fossero una categoria di utenti di serie B.

Purtroppo, è un una logica non nuova che abbiamo denunciato anche negli anni scorsi ogniqualvolta che un marciapiede od una ciclabile cittadina vengono interrotti da un cantiere, spesso senza adeguate alternative sicure come prescrive il Codice della Strada.

In questo specifico caso, trattandosi del principale collegamento ciclabile esistente tra Modena e la collina, nonché una delle ciclovie di livello regionale e parte della rete nazionale delle ciclovie BICITALIA, frequentato anche da una utenza famigliare che la sceglie proprio per la sicurezza del percorso, ci saremmo aspettati maggiore attenzione da parte degli enti preposti alla viabilità della zona.

Nell’evidenziare tale situazione chiediamo agli enti preposti, il Comune di Modena e di Castelnuovo Rangone, di individuare e concordare al più presto percorsi alternativi validi su viabilità minore esistente, di segnalarli adeguatamente e, se necessario di renderli più sicuri con limiti di velocità e segnali di attenzione rivolti agli automobilisti.

Stessa attenzione chiediamo fin da ora anche alla Provincia di Modena quando, si presume presto, per la stessa ragione dei lavori di realizzazione della complanare, sarà chiuso il vicino Percorso natura del Tiepido.

Fiab Modena è a disposizione per eventuale supporto a definizione del miglior tracciato alternativo.

Corsie ciclabili di Via Panni. Polemiche ed alternative.

La recente realizzazione di due corsie ciclabili in via Panni ha sollevato diverse opinioni contrarie riportate dalla stampa locale.

Come FIAB ricorda sempre, queste corsie sono destinate prioritariamente alla circolazione delle biciclette ma, se non sono impegnate da ciclisti, possono essere utilizzate da altri veicoli. Sono di fatto la rappresentazione visiva di quanto viene stabilito fin dal 1992 dal Codice della Strada: i veicoli privi di motore devono stare “il più vicino possibile al margine destro della strada” e “il conducente di un autoveicolo che effettui il sorpasso di un velocipede è tenuto ad usare particolari cautele al fine di assicurare una maggiore distanza laterale di sicurezza (..).

Le corsie monodirezionali in carreggiata sono ampiamente utilizzate in ambito residenziale in tutta Europa e chi si oppone a prescindere a questa soluzione dovrebbe indicare delle alternative ragionevoli, purché vengano mantenute le caratteristiche di strada di interquartiere che deve connettere numerosi servizi e poli di attrazione come parchi, polisportive e scuole che devono poter essere raggiunti anche in bicicletta nel modo più diretto, confortevole e sicuro.

Durante un sopralluogo abbiamo potuto verificare le dimensioni della strada e dei marciapiedi esistenti che non consentono né piste ciclabili separate sulla carreggiata, né ciclopedonali sui marciapiedi. FIAB ritiene quindi che la soluzione scelta sia adeguata al contesto, vista anche la concomitante realizzazione di dossi rallentatori con l’istituzione di tratti a 30km/h.

Abbiamo tuttavia alcune osservazioni da avanzare al Comune. La prima riguarda l’imbocco della corsia sulla pista del sottopasso in direzione di via Rosselli, che per dare la priorità all’innesto di via Beato Angelico e a un accesso privato, ha sacrificato la linearità del percorso. È sufficiente un sopralluogo per verificare l’inadeguatezza della soluzione adottata che induce i pedoni e i ciclisti ad uscire dalla pista.

La seconda riguarda l’abituale assenza di una adeguata comunicazione ai cittadini per spiegare e motivare queste trasformazioni della viabilità. È quanto è avvenuto anche nel 2020 quando sono stati realizzati in città altri tre tratti di corsie senza il supporto di una solida campagna informativa che spiegasse a tutti, ciclisti e no, l’uso corretto di questi nuovi strumenti e senza prevedere una efficace attività di controllo.

Il fatto stesso che l’inaugurazione del sottopasso abbia anticipato la realizzazione delle corsie ciclabili, induce a pensare ad una mancanza di sostegno convinto di queste iniziative, e ad una timidezza verso le modifiche allo spazio pubblico che salvaguardino prioritariamente gli utenti della strada più vulnerabili. Su queste scelte bisogna essere innanzitutto convinti per essere convincenti.

FIAB ritiene necessaria l’infrastrutturazione di ciclabili in sede separata sulle dorsali ove le condizioni del traffico lo richiedano, ma altrettanto un cambio di paradigma che negli ambiti residenziali preveda un rallentamento della velocità ed una condivisione dello spazio consapevole e rispettosa da parte di tutte le utenze, a partire da quelle che ne occupano di più.

In bicicletta sui luoghi della memoria a Carpi

“Ricordati di non dimenticare” affermava Nuto Revelli e noi ricordiamo che la Città di Carpi è stata insignita della medaglia d’oro al merito civile e della medaglia d’argento al valor militare “per i sacrifici delle sue popolazioni e per l’attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale”. Da qui nasce la proposta di ampliare il “Percorso della Memoria” del Comune di Carpi con i “Percorsi della Memoria in Bicicletta”.
L’idea è di diversi anni fa quando Paola Fregni pedalando nelle valli tra Budrione e Migliarina, notò altri ciclisti, coppie, famiglie con bambini, fermi a guardare i cippi in ricordo dei caduti della lotta partigiana, e quando qualche anno dopo Giorgio Pinelli, appassionato fotografo e volontario ANPI, realizzò il censimento fotografico di cippi, lapidi e monumenti presenti sul territorio del comune di Carpi. Unendo le forze si è arrivati a tracciare i percorsi, verificarli e trasferiti su Google Maps grazie al lavoro dei Soci Fiab Modena Sezione Carpi (Paola, Gisella, Roberta e Mara) in collaborazione con ANPI Carpi.
Gli elementi di interesse (cippi, lapidi, monumenti, steli, sacrari) sono una sessantina e dotati di un QR Code per accedere alla banca dati del Memoriale Digitale della Resistenza Modenese. Osservandone l’ubicazione e analizzando i tracciati stradali, si sono individuati itinerari su strade a basso traffico, escludendo statali e provinciali con lunghezze percorribili con ogni tipo di bici.
Il risultato sono quattro percorsi ciclabili che attraversano sia l’esistente “Percorso della Memoria” come il Campo di Concentramento di Fossoli, il Museo Monumento al Deportato, il Poligono di Tiro, sia la maggior parte dei Cippi, Monumenti, Lapidi, Lastre, Steli, Sacrari del territorio. In totale una lunghezza complessiva di oltre 150 km suddivisi in quattro itinerari con lunghezze variabili dai 30 ai 50 chilometri.
Ogni itinerario è completato con una scheda descrittiva dettagliata, con foto e con un file GPX.
Per chi volesse percorrerli in compagnia nei mesi che ci separano dagli ottanta anni della fine della guerra, Fiab ha inserito nel calendario i quattro percorsi: i primi tre già nel 2024 (21 Aprile, 8 settembre e 13 ottobre) e l’ultimo nel 2025.
Ogni dettaglio del progetto “Percorsi della Memoria in Bicicletta” sul sito di Fiab Modena: https://www.modenainbici.it/progetti/sui-percorsi-della-memoria-a-carpi/