A Rimini, dal 16 al 19 giugno, dopo 30 anni FIAB ha riportato in Italia Velo-city, il principale summit mondiale dedicato alla mobilità attiva con oltre 400 speaker e 60 Paesi rappresentati.
Il claim, “Delivering the Urban Dream”, non è rimasto uno slogan: nei lavori del congresso è emersa con forza un’idea molto concreta di città, basata su governance, dati, qualità degli ambienti urbani, salute, resilienza climatica, inclusione e integrazione tra diversi sistemi di trasporto. In altre parole, la bici non è stata raccontata come un tema settoriale, ma come una leva per ripensare l’intera città.
Uno dei messaggi più forti emersi è che le Città 30 non sono una guerra ideologica all’auto, ma uno strumento di civiltà urbana che, tra l’altro, favorisce il diritto dei giovani cittadini a muoversi in autonomia. Tra le buone pratiche, l’esperienza polacca di Rowerowy Maj a Danzica, basata su gioco, partecipazione e incentivi. Anche a Modena e provincia, il lavoro di FIAB e dei Genitori Ecoattivi sulle strade scolastiche mostra che la trasformazione urbana non nasce solo dagli uffici tecnici: bisogna partire con sperimentazioni leggere, costruire comunità attraverso pedibus e bicibus, raccogliere dati, mostrare i benefici e poi consolidare gli interventi. In un momento storico in cui le amministrazioni temono il conflitto sullo spazio stradale, questa attivazione sociale è forse importante quanto il cantiere.
Il terzo asse emerso riguarda la qualità dello spazio pubblico. In particolare, il tema del depaving e della rigenerazione, con il caso del Parco del Mare di Rimini, che con i suoi 15 km di parco lineare con ciclabili, fontane, aree gioco e palestre all’aperto, è divenuto il simbolo di una rigenerazione che restituisce verde, pedonalità e relazioni. È un richiamo importante: la mobilità attiva non cresce davvero se resta confinata a qualche tratto ciclabile, mentre tutto il resto dello spazio continua a essere organizzato attorno alla sosta e al transito veloce.
È una visione utile perché sposta il discorso dal semplice “fare una pista” alla costruzione di quartieri attraversabili, respirabili e vivibili.
In conclusione Velo-City 2026 ci ricorda che non servono città perfette, servono città coerenti. Coerenti nel ridurre la velocità dove si vive, coerenti nel proteggere i percorsi casa-scuola, coerenti nel dare continuità alla rete ciclabile, coerenti nell’investire non solo in infrastrutture ma anche in servizi, intermodalità, educazione e comunicazione pubblica.

