Mobilità ciclistica: quali incentivi?

rossella-casa-lavoroL’incalzare delle cattive notizie sugli elevati livelli di inquinamento nelle aree urbane e, più in generale, delle emissioni nell’aria che stanno provocando il grande cambiamento climatico in corso, richiede risposte proporzionali alla gravità della situazione ambientale. Chiarezza di obiettivi, trasparenza nelle decisioni e costanza nell’attuare le attività programmate costituiscono i requisiti essenziali di cui gli enti decisori dovrebbero dotarsi per affrontare fenomeni di enorme portata, prodotti localmente e a livello planetario.

Oltre ai citati attributi, i decisori dovrebbero affidarsi anche alla creatività, nel senso di immaginare soluzioni originali e concrete capaci di contribuire a risolvere i problemi individuati. In altre parole, per promuovere l’uso dei mezzi alternativi all’auto privata (trasporto pubblico, bicicletta e pedonalità) occorre anche mettere in campo forme di incentivi reali per modificare stili di mobilità divenuti ormai contrari al bene comune.

Sotto questo aspetto, la Francia sta mettendo in cantiere misure inedite e di lungo periodo. Il governo ha deciso di prevedere un’indennità di 25 centesimi a chilometro percorso per i cittadini che vanno al lavoro in bicicletta. Il Comune di Parigi ha adottato proprio questo strumento a vantaggio dei suoi 63.000 dipendenti.

E in Italia? Alcune aziende private importanti da tempo praticano questa misura semplice e concreta, a volte con qualche variante interessante. Un’azienda ospedaliera ferrarese ha previsto un incentivo temporale: accantona il tempo di spostamento in bici dei lavoratori e lo trasforma in tempo da recuperare come congedo. Le vie della mobilità sostenibile sono infinite, basta cercarle.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

A proposito di cordoli

i parcheggi attuali in via giardini - zona gallo

i parcheggi attuali in via giardini – zona gallo

Commercianti, cordoli e soluzioni coraggiose

Proseguono al rallentatore i lavori per la realizzazione della contestata ciclabile-spezzatino di Via Giardini e, con rassicurante regolarità, arrivano le critiche dei commercianti. Quando le leggiamo, di primo acchito ci prende lo sconforto. Ma poi, ragionando bene, dobbiamo riconoscere che contengono qualche ragione: chi ha seguito la presentazione dell’opera ricorda bene che -appena illustrato il percorso- i politici hanno subito evidenziato che non si sarebbero persi che pochi posti auto e che non sarebbe stata rallentata la scorrevolezza dell’asse viario. Tradotto: facciamo quest’opera solo perché c’è qualche soldo dalla Regione, perché teniamo buone le associazioni ambientaliste… ma voi non avete nulla da temere, tutto rimarrà come prima.

E allora sono giuste le proteste di oggi se si scopre un cordolo di troppo, una sezione stradale ristretta di mezzo metro, tutto per “3 bici che potevano passare tranquillamente da Via Luosi”.

Quando si affronta un problema di convivenza fra soggetti diversi nello spazio pubblico, la costruzione di una semplice (e malfatta) ciclabile non può non suscitare giuste critiche dell’una e dell’altra parte. Come avevano chiesto le associazioni ambientali, fra cui la Fiab, il progetto doveva prevedere una profonda trasformazione dell’area con l’obiettivo di togliere la gran parte di spazio oggi monopolizzato dalle auto per restituirlo finalmente alle persone. L’obiettivo sarebbe stato chiaro per tutti e non sarebbero sorte le discussioni sui cordoli.

Questa è politica: scelte chiare e coraggiose per affrontare alla radice i problemi. Chi penserebbe, oggi, finita la riqualificazione di Piazza Roma, di lasciare qualche decina di parcheggi auto?! Impensabile… o no?

Ermes Spadoni

Mobilità sostenibile: basterebbe copiare

tecnici progettisti ed associazioni

tecnici progettisti ed associazioni

Un documentario televisivo recentemente ha descritto l’insieme delle opere e dei servizi che hanno consentito la crescita e lo sviluppo della motorizzazione privata nel secolo scorso. Uno sforzo economico ed organizzativo gigantesco ha portato alla progettazione e la realizzazione di nuove infrastrutture stradali, sfruttando l’esperienza di asfaltare le strade bianche già sviluppata per facilitare la circolazione delle biciclette. Poi sono venute le altre innovazioni: incroci, codici della strada, segnaletica, servizi per la manutenzione, la custodia e il parcheggio dei veicoli… Con la moltiplicazione degli incidenti stradali sono apparsi i carri attrezzi, le ambulanze e le assicurazioni; alla diffusione dei furti, si è risposto con antifurti e garage.

Tutto ciò ha permesso l’esplosione della motorizzazione con le relative conseguenze. Con l’inquinamento e gli incidenti stradali il pendolo ha preso a oscillare in direzione opposta: obbligo di dotare le abitazioni di autorimesse e parcheggi, limitazioni al traffico e alla sosta, parcheggi a pagamento, giornate senz’auto per contrastare l’inquinamento ormai insopportabile…

Chi ci amministra dichiara di voler promuovere l’uso della bicicletta, anche attraverso la realizzazione di piste ciclabili. Dimentica però che è necessaria una vera politica della mobilità ciclabile che, come per la motorizzazione in passato, garantisca percorsi diretti e veloci, sicurezza stradale, sicurezza dai furti, parcheggi nei centri amministrativi e commerciali e nelle abitazioni e, soprattutto auto meno veloci in città.

In questo dovrebbero essere avvantaggiati: infatti, diversamente dagli amministratori del secolo scorso, non dovrebbero inventare nulla di nuovo, ma solo copiare.

Giorgio Castelli
www.modenainbici.it

La (tardiva) conversione dell’ex assessore

centro di modena in bici

centro di modena in bici

L’ex assessore alla mobilità Daniele Sitta, nel parlare dei 10 luoghi più belli di Modena, ha dichiarato:

“Le periferie (…) di Modena sono gradevoli e anche ben costruite (…), ma c’è poca densificazione, pochi abitanti per ettaro. In questo modo non si trasformano in pezzi veri e propri di città, non si possono insediare artigiani e piccolo commercio”

“Nel disegnare la città del futuro occorre pensare a luoghi dove si sta bene, ma dove la vita deve essere facile per piccoli negozi e uso della bici o del trasporto pubblico, altrimenti le persone prenderanno l’auto e andranno al centro commerciale”.

Come non condividere con quest’idea della città futura?

Peccato che questi ragionevoli propositi siano espressi da un assessore che per ben 9 anni ha sostenuto solo la mobilità autoveicolare e ha sottratto 42 anni di risorse alla mobilità sostenibile per realizzare il Novi Park, un’opera che non ha contribuito a rendere la vita più facile ai negozi di quartiere, ai ciclisti e al trasporto pubblico.

Nei suoi 9 anni di amministrazione non ha realizzato le ciclabili di accesso al centro urbano, né facilitato il transito delle bici sui percorsi esistenti o migliorato gli attraversamenti, non ha ridotto le velocità sulle strade, non ha agevolato il trasporto pubblico né migliorato la vita ai pedoni.

Nei suoi 9 anni di gestione non ha neppure sfruttato le occasioni per collegare i quartieri a nord della ferrovia al centro. La mobilità motorizzata privata è restata inchiodata al 79% degli spostamenti.

Purtroppo anche il suo successore non sta facendo di meglio, ma speriamo che la sua conversione sia più rapida e tempestiva.

Giorgio Castelli
www.modenainbici.it

Viale Barozzi, storia di una morte annunciata

incidente viale barozzi

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Una pista ciclabile in Viale Barozzi per ridurre la velocità”. L’Assessore alla Mobilità del Comune di Modena si è improvvisamente svegliato dal torpore degli ultimi anni e scopre che la velocità delle automobili è pericolosa. Tuttavia, continua a concepire le ciclabili come residuali e finalizzate alla mobilità autoveicolare. Infatti, come già accaduto in altre circostanze, s’impegna a realizzare una pista in Viale Barozzi non perché ne sia comprovata l’utilità per gli spostamenti dei ciclisti, ma per restringere la strada…

L’incidente mortale all’incrocio fra Via Aggiunti e Viale Barozzi del 31 ottobre scorso, che ha coinvolto un auto e un pedone, ci ha riportato alla memoria la prima assemblea pubblica convocata dal Comune il 9 dicembre 2013 a Memo, dove per la prima volta gli assessori Arletti e Giacobazzi presentavano la ciclabile di Via Giardini col famoso (e contestato) “spezzatino”. Pubblicizzata con un comunicato stampa con 2 giorni di preavviso, all’assemblea si presentò una sola cittadina, oltre ai rappresentanti delle associazioni ambientaliste. La signora aveva espressamente chiesto un intervento su Viale Barozzi, segnalando la pericolosità di una strada a 3 corsie a senso unico in centro città.

Nella lunga discussione sulla ciclabile di Via Giardini dei mesi seguenti, più volte Arletti e Giacobazzi avevano promesso che l’intervento di Viale Barozzi si sarebbe fatto sicuramente, anche perché davvero poco costoso da realizzare con una sede stradale così ampia e perché non c’erano particolari ostacoli da superare.

Chissà se il nuovo assessore alla mobilità Giacobazzi conosce il vecchio assessore all’urbanistica Giacobazzi. In caso affermativo, potrebbe chiedergli come mai in 2 anni non ha fatto nulla per rispondere a quella cittadina e, come nella più bieca tradizione italiana, si sia invece svegliato solo dopo il morto.

Ermes Spadoni
www.modenainbici.it

La commedia quotidiana

rossella-papa-bici

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Ogni giorno nelle nostre strade diversi attori recitano la stessa commedia: i pedoni girano faticosamente su marciapiedi troppo stretti e rovinati, ingombrati dalle auto; i ciclisti per sopravvivere schivano i pedoni, gli altri veicoli e le portiere delle auto in sosta; gli automobilisti, spesso al telefono, schivano nervosi i pedoni, i ciclisti e i furgoni per contendersi la strada e si lamentano del traffico e degli ingorghi; gli autisti guidano lentamente i bus nel tentativo di rispettare l’orario; i commercianti dalla propria vetrina chiedono parcheggi e si lamentano dei ciclisti che passano davanti ai loro negozi; i residenti osservano il traffico dalle proprie finestre e si lamentano del rumore, dello smog e della difficoltà di parcheggio.

I registi dello spazio pubblico, più attenti al consenso che ai risultati, proseguono come Sisifo: il Comune, cerca di allargare le strade, di aumentare i parcheggi, di togliere i pedoni e i ciclisti dalla strada; per “proteggerli” li ammucchia assieme e manda i ciclisti su un’unica pista piena di transenne e li obbliga a scendere a ogni incrocio; la Regione, per evitare ulteriori sanzioni dell’Unione Europea, adotta una dubbia manovra antismog che limita la circolazione delle auto più inquinanti da ottobre a marzo; il Comune, per limitare le critiche e agevolare le attività cittadine, concede infinite deroghe (http://www.comune.modena.it/news-in-evidenza/manovra-antinquinamento-2015-2016).

Intanto le lobby dei costruttori guadagnano sempre di più sfornando auto con nuovi Euro.

Solo nel mondo più evoluto sceneggiatori più acuti riscrivono una commedia più salutare: riorganizzano lo spazio pubblico, riducono le sezioni stradali e i parcheggi, pedonalizzano porzioni sempre maggiori di città, favoriscono i mezzi pubblici e premiano chi si sposta in bicicletta.

Anche Papa Bergoglio, nell’ultima Enciclica Laudato si’, scrive: “La qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti, che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti. Nelle città circolano molte automobili utilizzate da una o due persone, per cui il traffico diventa intenso, si alza il livello d’inquinamento, si consumano enormi quantità di energia non rinnovabile e diventa necessaria la costruzione di più strade e parcheggi, che danneggiano il tessuto urbano”. Lancia un forte appello ad “azioni quotidiane” e “a dare priorità ai trasporti pubblici, a proteggere la casa comune” e a cambiare modello di sviluppo “per i poveri e per uno sviluppo sostenibile e integrale”.

Cosa stiamo aspettando?

Auto & Bici: sfigato a chi?

città assediata

città assediata

Sulla nostra pagina Facebook nei giorni scorsi abbiamo avuto 2 commenti critici a 2 nostri post. Il primo, su un signore che percorre 60 km in bici al giorno per andare a lavorare. Commento: “lo ritengo uno sfigato, che ci fa la morale, crede di essere un eroe, spera in una medaglia? Ahah l’inquinamento non si abbatte così”. Il secondo sulla nostra iniziativa per portare il limite di velocità nelle città a 30 km/h. Commento: “servono le ciclabili, perché limiti per le automobili ce ne sono anche troppi, le persone devono anche lavorare e non solo andare in bicicletta”.

Ed eccola qui la spirale perversa, generata da una cultura decennale che ha trasformato l’auto nell’unico mezzo per qualsiasi movimento, e il ciclista in sfigato, o radical chic moralizzatore, o peggio ancora in fancazzista a 2 ruote. E che come conseguenza, ha il solo risultato di riempire le città di auto, di rendere impossibile ed inefficiente ogni spostamento, e di ridurre la qualità dell’aria e del rumore a livelli inaccettabili.

Solo una vera politica riformista può spezzare questo circolo vizioso, restringendo gli spazi per le auto, per il parcheggio e la marcia, ed incrementando i costi ed i limiti per l’accesso al centro della città. Non per aiutare i ciclisti, ma perché meno spostamenti “ingiustificati” in auto significano maggiore facilità di movimento per tutti quelli, e sono tanti, che davvero l’auto devono usarla.

Ah, e se non ve ne siete ancora accorti, la bici è trendy e cool in ogni parte del mondo!

Manovra antinquinamento: Basterà fermare qualche vecchia auto?

città inquinata

città inquinata

Manovra antinquinamento: Basterà fermare qualche vecchia auto?
Giorgio Castelli, Guseppe Marano

Il Piano integrato per la qualità dell’aria della Regione Emilia Romagna prevede restrizioni alla circolazione dei veicoli più inquinanti nelle aree urbane con oltre 50.000 abitanti. Le nuove misure hanno suscitato le reazioni negative di commercianti, artigiani e di molte forze politiche che prevedono una penalizzazione degli interessi economici ed elettorali delle categorie rappresentate. Poche le voci favorevoli, sormontate dal coro dei contrari.

Per valutare questa “manovra antismog” occorre chiedersi: quale sarà la riduzione dell’inquinamento urbano da traffico veicolare? Cambieranno le abitudini di mobilità dei modenesi? Sarà tutelata la salute pubblica e verrà incentivata la mobilità sostenibile? Le limitazioni alla circolazione valgono da ottobre a marzo, nella fascia oraria dalle 8.30 alle 18.30, da lunedì al venerdì, e interessano i veicoli a benzina (Euro 0 ed Euro 1), diesel (Euro 0, Euro 1, Euro 2 ed Euro 3, anche se dotati di filtro antiparticolato); ciclomotori e motocicli Euro 0.

In teoria i veicoli interdetti alla circolazione passano da 12.800 a 22.200, cioè dal 12% al 19% circa del parco circolante. L’area interessata dalle limitazioni passa dal 26% al 30% del territorio urbanizzato. Tutti i veicoli possono raggiungere i parcheggi scambiatori ai margini del centro cittadino, compresi i centrali parcheggi Novi Park e dello stadio.

La manovra prevede numerosissime deroghe che ne riducono l’effetto: sono esentati i mezzi di soccorso, delle forze dell’ordine, i veicoli elettrici, il car pooling, i mezzi commerciali, chi accompagna i figli alla scuola dell’infanzia, i proprietari con reddito basso certificato, gli operatori per gli interventi d’emergenza (l’elenco è lunghissimo). In definitiva, i veicoli interdetti alla circolazione saranno un numero limitato. Di questi, tutti hanno bisogno di andare verso il centro ove vige il blocco?

Ma il vero problema è che molti Comuni si limitano ad attuare al minimo le misure regionali e non realizzano ulteriori interventi di promozione della mobilità sostenibile.

Le alternative al trasporto privato inquinante sono note: il trasporto pubblico, la mobilità pedonale e ciclistica, quest’ultima grande risorsa per la mobilità urbana (a Modena copre una quota del 10% degli spostamenti locali).

Il Comune di Modena ha da tempo presentato il Piano della Ciclabilità, che si propone interventi ambiziosi, non supportati però dall’analisi degli spostamenti attuali, dalla conoscenza dei bisogni dei ciclisti e soprattutto da finanziamenti certi. Inoltre, non risulta correlato alla pianificazione urbanistica e alla mobilità generale.

La Fiab sostiene che la ciclabilità si promuove elevando i livelli della sicurezza stradale, moderando la velocità dei veicoli, attuando una lotta ai ladri di biciclette e ai ricettatori, completando la rete ciclabile sulle più pericolose strade urbane, coinvolgendo le aziende pubbliche e private nella realizzazione di depositi protetti, installando portabiciclette moderni, permettendo alle bici la circolazione in entrambi i sensi di marcia nei sensi unici per le automobili.

Sono interventi a bassissimo costo o con costi limitati, soprattutto se confrontati ai milioni necessari alla realizzazione di parcheggi giganteschi, autostrade e bretelle di vario genere, tutte opere più vantaggiose per chi le realizza che utili per i potenziali utenti.

M’illumino di più: consigli salvavita per i ciclisti

iniziativa per la sicurezza dei ciclisti di notte

iniziativa per la sicurezza dei ciclisti di notte

È noto che a volte i biker tendono a sottovalutare il problema della propria visibilità notturna esponendosi a pericoli facilmente evitabili, tanto più che Modena secondo le statistiche risulta essere una città più pericolosa di altre per le due ruote.

Per sensibilizzare i ciclisti a tutelarsi nei loro spostamenti in condizioni di bassa visibilità, venerdì scorso (22 ottobre) la Fiab ha organizzato in centro “M’illumino di più”, manifestazione giunta alla sua terza edizione con cui l’associazione invita i ciclisti a rendersi ben visibili di notte. Fra l’altro ha distribuito un decalogo salvavita che contiene indicazioni normative, tecniche e comportamentali molto utili.

Norme
Per viaggiare col buio, la bicicletta dev’essere dotata di faretti efficienti (anteriore bianco e posteriore rosso). Inoltre, dove disporre di catarifrangenti collocati sia sulla ruota posteriore (rosso) che sui raggi e sui pedali (arancio). Il ciclista deve anche indossare un giubbino o bretelle catarifrangenti (fuori dai centri abitati e nelle gallerie).

Consigli
Sono disponibili nei negozi specializzati alcuni interessanti dispositivi: faretti aggiuntivi, raggi illuminati, luci per cambio direzione, kit luci magnetico anche a intermittenza per le ruote.
Percorrere la strada alla propria mano e sul bordo, segnalare bene e in anticipo i cambi di direzione, rispettare la segnaletica, utilizzare luci di posizione che restano accese anche da fermo (per le soste agli stop o ai semafori).

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Come si muove il nuovo PSC?

un piano per la mobilità a modena?

un piano per la mobilità a modena?

Con la presentazione del PSC (Piano Strutturale Comunale) in Consiglio Comunale, giovedì 15 ottobre, è iniziato il percorso verso un nuovo strumento di governo del territorio. È auspicabile che la città sia coinvolta con modalità efficaci per tentare di sintonizzare il PSC sulle esigenze effettive della comunità, piuttosto che sugli interessi delle (numerose) lobby economiche attive sulla piazza modenese.

Dalla comunicazione in Consiglio, è possibile trarre alcune valutazioni sugli indirizzi generali del PSC. Condivisibili sono le finalità di lungo periodo (città europea, crescita intelligente sostenibile ed inclusiva), come pure il nesso fra città compatta e riduzione dell’uso dell’automobile privata: «La città compatta si fonda sul trasporto pubblico e sulla mobilità dolce». Si va dunque nella direzione di superare il paradigma autocentrico vigente (75% di spostamenti effettuati con l’auto)?

Il documento chiama in causa il Piano della mobilità ciclistica (contestato da più parti e non ancora approvato) quale strumento per conseguire gli (ambiziosi) obiettivi di mobilità del PSC. Nulla viene detto a proposito del trasporto pubblico e della pedonalità.

Al contrario, il modello della «città sostenibile» dell’Assessora Vandelli contempla la realizzazione della Bretella Campogalliano-Sassuolo, il completamento della Tangenziale sud, la connessione tra Scalo merci e zone industriali, il prolungamento dello scalo di Marzaglia e, l’ultima trovata, la Diagonale polo fieristico-Centro storico.

La domanda è: questo PSC potrà contribuirà a riorientare le scelte collettive verso un nuovo modello eco-compatibile?

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it