Coordinamento Mobilità Nuova: ecco il parere sul progetto di pista ciclabile in Via Giardini

Logo del Coordinamento

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Pubblichiamo il parere del Coordinamento delle Associazioni per la Mobilità Nuova di Modena sul progetto di pista ciclabile in Via Giardini a Modena.

Il testo è stato inviato agli assessori Guerzoni Giulio e Giacobazzi Gabriele il giorno 22/8/2014 per riassumere ed evidenziare l’intenso e articolato percorso di confronto intrapreso tra l’amministrazione, i tecnici, i rappresentanti del Coordinamento, i rappresentanti delle associazioni di categoria e i commercianti stessi, i residenti. L’apertura e l’accoglimento di una serie di proposte del Coordinamento sono da ritenersi sicuramente positive.

Purtuttavia, rispetto all’ultima proposta presentata, il Coordinamento esprime ancora le seguenti perplessità e richieste di chiarimento, prima di poter esprimere un parere definitivo:

  • se la bidirezionalità da Piazzale Risorgimento a Via Gaddi può essere relativamente giustificata dalle ipotetiche difficoltà che può rappresentare una ciclabile che attraversi le aree di uscita della Polizia Stradale e delle ambulanze della Clinica Fogliani che si trovano sul lato opposto, non è però comprensibile la riproposizione della medesima soluzione anche sul tratto da Via della Pace a Viale Corassori. Non essendo presenti problematiche analoghe e vista l’ampia sezione stradale esistente, si potrebbe procedere con la realizzazione di una corsia ciclabile monodirezionale per ciascun senso di marcia, in sicurezza e senza intervenire sulla riduzione dello spartitraffico, con evidente risparmio di risorse economiche e disagi prodotti dall’accantieramento;
  • il coordinamento sottolinea come sia fondamentale la realizzazione contemporanea delle ciclabili, da Piazzale Risorgimento a Via Corassori, su entrambi i lati della Via Giardini onde evitare che, per indisponibilità economica, una parte dell’intervento non venga poi realizzata;
  • il coordinamento ripropone di destinare gli eventuali risparmi ottenuti dalla revisione del progetto sul tratto Pace-Corassori alla riqualificazione del tratto di ciclopedonale esistente fra Viale Corassori e Viale Amendola, che risulterebbe sottodimensionato in seguito alla realizzazione delle nuove ciclabili.
Schema di Proposta del Coordinamento

Schema di Proposta del Coordinamento

Allegato Testo completo del Parere

 

Via Giardini: ritoccata la ciclabile “spezzatino”

Schema di Proposta del Coordinamento

Schema di Proposta del Coordinamento

Dopo un anno e mezzo di progetti e accesi confronti, l’Amministrazione comunale di Modena ha deciso: la ciclabile di Via Giardini si farà come da progetto iniziale, con qualche ritocco e integrazione richiesti a viva voce dal Coordinamento mobilità nuova (che raggruppa una decina di associazioni ambientaliste cittadine).

In particolare, sono stati riconfermati i tratti bidirezionali fra Viale Corassori e Via Pace (lato est) e quello tra Via Pace e Piazzale Risorgimento (lato ovest). Quest’ultimo tratto “scende in strada”, sottraendo una corsia alla carreggiata autoveicolare, proseguendo poi fino a Viale Corassori, ma in corsia monodirezionale. Sul lato opposto, dopo Via Pace viene aggiunto un percorso ciclabile nella sottostrada dove ha sede la Polizia stradale e un “trattino” fra Via Fogliani e l’edicola del Gallo. Il Coordinamento ha chiesto che sia attuato appena possibile anche il tratto nella zona del Gallo fino a Piazzale Risorgimento.

Il progetto approvato dalla Giunta presenta dunque tratti bidirezionali (2,5 m di larghezza) e altri monodirezionali (1,5 m di larghezza) e richiede interventi sui due gruppi semaforici di Giardini/Pace e Giardini/Barozzi.

Le soluzioni adottate appaiono incongrue e più costose di quanto richiesto dalle associazioni ed evidenziano l’assenza di un progetto unitario. Sarebbe stato più facile ed economico tracciare due ciclabili monodirezionali continue su entrambi i lati della strada, da Piazzale Risorgimento a Viale Corassori, senza restringere la sezione delle due corsie per carreggiata, utilizzando aree stradali e alcuni ampi pedonali oggi usati per il parcheggio abusivo delle auto.

È auspicabile che l’approccio utilizzato per Via Giardini non venga riproposto per Via Emilia est, dove già esistono diversi tratti ciclabili spezzettati, realizzati parte su un lato e parte sull’altro lato della strada. Curiosi ed eccitanti nelle gare di sci, gli slalom non lo sono affatto per i ciclisti sulle strade urbane.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Senso unico eccetto bici: una norma “europea”

senso unico eccetto bici

senso unico eccetto bici

La bocciatura in Commissione trasporti della Camera della norma che intendeva introdurre nel Codice della strada il doppio senso di circolazione per le bici nei sensi unici per gli autoveicoli ha suscitato un coro di commenti, facendo emergere nel dibattito pubblico un’opportunità tanto apprezzata dai ciclisti quanto contrastata da molti difensori delle quattro ruote.

La ragione esplicitata dagli avversari del “senso unico eccetto bici” sono note: la possibilità di trovarsi di fronte un ciclista in una strada a senso unico destabilizza le sicurezze degli automobilisti e costituisce una fonte certa di pericolo mortale, soprattutto per le due ruote.

La motivazione implicita della nuova norma è invece quella di sempre: le strade sono un luogo di circolazione quasi esclusiva per le quattro ruote e ogni altro mezzo che vi si inserisce (bici, bus, pedoni, disabili…) rappresenta un ostacolo alla libertà delle auto.

Le motivazioni a favore del “senso unico eccetto bici”sono essenzialmente due: rendendo promiscuo il traffico, aumenta la sicurezza degli utenti della strada e promuove l’uso della bici, particolarmente nei centri storici, bisognosi di cure anti-smog da cavallo.

Pur apparendo contro-intuitivo, il “senso unico eccetto bici” (da non confondersi col “contromano”) è una misura molto efficace per la sicurezza stradale generale, a condizione di essere praticato nelle zone a 30 km/h, rispettando la circolazione alla propria mano, previa installazione di segnaletica e opportuna campagna di comunicazione preventiva.

Questa norma approda in Italia dopo un decennio di sperimentazione nei paesi più bike frendly d’Europa (Germania, Francia, Belgio, Svizzera, Spagna, Ungheria e nei paesi del Nord Europa). Pochi dei contestatori nostrani sono al corrente che è già oggi possibile applicarla sulla base di prescrizioni dettate dal Ministero dei Trasporti, tant’è che Reggio Emilia l’ha adottata in tutto il centro storico, senza alcuna protesta. La norma è stata sostenuta ufficialmente anche dall’Anci (Comuni italiani). Fra le città più avanzate ciclisticamente, Modena “resiste” all’innovazione, confermandosi auto centrica come poche altre. La nuova amministrazione comunale continuerà a puntare sulle quattro ruote come mezzo privilegiato di spostamento in città o si schiererà per la promozione delle bici e della mobilità sostenibile?

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Inquinamento da traffico: che fare?

città inquinata

città inquinata

L’inquinamento dell’aria è una delle principali insidie per chi vive in città e causa di numerose e gravi patologie a carico di crescenti quote di popolazione, fonte di costi umani, economici e sociali rilevanti.

Una delle fonti di emissioni velenose sono gli autoveicoli: Modena occupa posti di vertice nelle graduatorie dell’abuso delle auto (circa l’80% degli spostamenti sono effettuati con questo mezzo). C’è da chiedersi come mai questo fenomeno sia così acuto nella ex capitale estense e cosa sia possibile fare per contenerlo.

Sicuramente è mancata nei cittadini e nelle amministrazioni comunali la consapevolezza della gravità della situazione. È mancata di conseguenza una vera strategia di disincentivo dell’uso delle auto da parte dell’ente locale (il parcheggio Novi Park costruito a ridosso del centro storico ne è la prova lampante).

Le nuove amministrazioni insediate nelle principali città italiane elaborano piani e realizzano interventi finalizzati a contenere l’uso dell’auto e a incentivare quello del mezzo pubblico e della bicicletta. La manovra, infatti, o è a tenaglia o fallisce: lo abbiamo capito bene a Modena dove negli ultimi 15 anni gli interventi del Comune non hanno minimamente intaccato l’uso delle auto.

Che fare? L’idea di fondo è di dotarsi di un programma poliennale con interventi tesi ad allontanare progressivamente le auto dal centro, promuovendo allo stesso tempo l’uso dei mezzi ecologici (pedonalità, bus e biciclette). La formula vincente è basata sul “mix magico”: zone a 30 km/h, pedonalizzazioni (a cominciare da Largo S. Agostino), ciclabili periferia-centro, rilancio del trasporto pubblico locale. Non ci sono scorciatoie, e bisogna crederci.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Cargobike: una rivoluzione silenziosa

CARGO-BIKE

CARGO-BIKE

Il dibattito pubblico sulla gestione della zona a traffico limitato ha fatto emergere un fatto già ampiamente noto agli osservatori: il sistema delle “deroghe” al divieto di transito in centro, concesse a una miriade di soggetti, ha trasformato la ZTL in un colabrodo, intasando le strade interne nelle ore di punta più di quelle esterne.

Nell’ affrontare la questione, il neo sindaco Muzzarelli ha indicato tre obiettivi da perseguire: maggiori controlli dei varchi del City Pass (ingresso elettronico), verifica delle autorizzazioni d’accesso alla ZTL e riesame del City Porto (trasporto merci con mezzi elettrici).

Che il trasporto merci negli esercizi commerciali del centro sia strategico è facilmente verificabile dall’ intensa circolazione di furgoni nelle vie centrali, a ogni ora del giorno. Questa è una delle sorgenti principali dell’inquinamento in un’area caratterizzata da strade strette e alta densità di uffici, esercizi commerciali e popolazione.

È dunque urgente assumere delle iniziative concrete capaci di limitare gli spostamenti delle merci su veicoli inquinanti, agevolando l’impiego dei mezzi ecologici.

A tal fine, oltre alle iniziative restrittive annunciate dal sindaco di Modena, suggeriamo un’altra risorsa di mobilità, che si sta diffondendo con ottimi risultati: il cargobike.

Questo sistema di trasporto pacchi, basato su tricicli, si segnala per tre vantaggi essenziali: è a zero emissioni, si addice alle brevi distanze, genera occupazione giovanile.

Il suo successo risiede in una constatazione pratica: i due terzi delle merci affrontano percorsi inferiori ai 10 km nell’ultimo tratto per la consegna. Il cargobike risponde bene all’esigenza di invio di pacchi leggeri in tempo reale: il servizio attivato a Roma, la più estesa città italiana, garantisce il recapito in ogni punto della città entro due ore dalla presa in carico dell’oggetto.

Si tratta quindi di avviare un’attenta azione di mobility management per coinvolgere giovani imprenditori nello sviluppo del cargobike a Modena e, al tempo stesso, di orientare imprese pubbliche, artigiani e commercianti all’utilizzo di un’opportunità moderna ed efficiente, oltre che ecologica, magari anche attraverso incentivi e agevolazioni per l’acquisto dei mezzi e la loro circolazione.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Strade urbane ridotte a parcheggio: il caso di via Emilia est e via Giardini

città assediata

città assediata

In attesa che la nuova amministrazione di Modena si insedi e precisi le linee programmatiche della sua azione nel settore della mobilità, le organizzazioni dei commercianti riunite in Rete Impresa Italia Modena lanciano un ultimatum al Comune sulla ciclabile prevista sul lato nord di via Emilia est: nel chiedere il blocco del progetto, sostengono l’esigenza non solo di conservare i posti auto, ma di incrementarli.

L’appello di Rete Impresa associa la guerra alla ciclabile scatenata dai commercianti di via Emilia est a quella di via Giardini. Come spesso accade a chi teme il futuro perché non sa adeguarsi alle esigenze emergenti, l’associazione dei commercianti si è chiusa nella difesa a oltranza della mobilità esistente e degli interessi corporativi, del tutto insensibile ai problemi più acuti della città.

Ma, come attestano le analisi sulla qualità dell’aria, l’ambiente versa in una situazione grave a causa delle emissioni del traffico, molto superiori ai limiti europei: nella sola via Giardini lo scorso anno si sono verificati ben 85 superamenti dei limiti di PM10, per non citare i dati altrettanto allarmanti di PM 2,5, di anidride carbonica e altri gas nocivi per la salute dei cittadini.

Un’amministrazione sensibile al bene comune dovrebbe quindi perseguire l’obiettivo strategico di ridurre emissioni e incidentalità, piaghe direttamente proporzionali all’uso stratosferico degli autoveicoli (oltre il 76% degli spostamenti avviene con l’automobile).

In queste due importanti strade, peraltro, ve ne sarebbero anche le condizioni strutturali. Infatti, pur essendo strade urbane di quartiere, via Emilia est e via Giardini dispongono di carreggiate amplissime che potrebbero agevolmente ospitare non solo gli autoveicoli, ma anche ciclisti e pedoni. E invece  lo spettacolo che presentano è surreale: notevole traffico di attraversamento, sosta autoveicolare asfissiante, spazi per ciclisti e pedoni residuali, inquinamento e incidentalità alle stelle.

In realtà, il Comune si è finora benevolmente adeguato alla linea dettata dai commercianti più riottosi al cambiamento, sia astenendosi per anni da qualsiasi intervento sulle strade più trafficate che progettando interventi scriteriati come la ciclabile di via Giardini, 1,2 km di tracciato a “spezzatino” previsto per non disturbare un pugno di esercenti nella zona del Gallo.

Che fare, dunque?

Le soluzioni possibili si ispirano alle esperienze condotte dalle città meno autocentriche: restringere la carreggiata, spostare verso il centro i parcheggi, tariffare la sosta e creare spazio per ciclabili e pedonali sui due lati.

Solo questo approccio potrà riqualificare le infrastrutture e creare condizioni per la migliore accessibilità ai servizi pubblici e privati, riducendo inquinamento e incidenti.

Giuseppe Marano

Bike-to-work: come incrementarlo

rossella-casa-lavoro

casa – lavoro

L’idea che la bici serva esclusivamente per la ciclo escursione domenicale in periodo estivo è ancora molto diffusa e induce erroneamente a ritenerla un mezzo accessorio, un’appendice dell’automobile, totem assoluto e intramontabile per cittadini e amministratori conservatori.

La realtà è molto diversa e in piena evoluzione, anche a Modena. In città si stima una dotazione di oltre 200.000 biciclette che vengono usate da un cospicuo numero di persone per tutti gli spostamenti urbani, in ogni periodo dell”anno. Favoriscono l’impiego della ciclo sia l’assenza di dislivelli stradali che una rete di oltre 220 km di ciclabili, oltre che un bike sharing storico e la presenza di depositi protetti gratuiti.

Molti studenti e lavoratori usano normalmente la bici per i loro spostamenti da/verso i luoghi di studio e lavoro: la quota degli spostamenti sulle due ruote è di circa il 10% sul totale, oltre 75.000, per una percorrenza di oltre 100.000 km quotidiani. Tradotto in termini ambientali: tanto inquinamento in meno e tanta salute in più.

Per incrementare il bike-to-work è necessario che l’Amministrazione comunale promuova un’azione di coinvolgimento delle aziende pubbliche e private per l’adozione di incentivi all’utilizzo della bici da parte dei dipendenti e collaboratori. I fattori motivazionali più interessanti per i lavoratori sono pochi e concreti: parcheggi e depositi bici presso le aziende, spogliatoio per l’eventuale cambio indumenti, incentivi orari o economici.

Naturalmente, sullo sfondo resta la sicurezza stradale, di primaria importanza. A tale scopo, sarebbe necessario incrementare gli investimenti comunali finalizzati alla riqualificazione dei percorsi ciclabili periferia/centro più importanti, nell’intento di mettere in sicurezza arterie stradali oggi molto pericolose e rassicurare chi -usando la bici- aiuta tutti noi a vivere in un ambiente più salubre.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Velocità & sicurezza: scelte ragionevoli

ciclista ferita

ciclista ferita

A Modena gli incidenti stradali continuano a provocare una silenziosa strage che i numeri nudi e crudi non riescono a evidenziare nel dibattito pubblico: ogni anno sulle strade cittadine perdono la vita una dozzina di persone, mentre i feriti sono circa 1.500. E sono aumentati n modo sproporzionato i ciclisti e i pedoni coinvolti negli eventi. I danni materiali sono ingentissimi: una stima indica in oltre 200 milioni di euro il costo complessivo degli incidenti.

I tre principali interventi posti in campo dal Comune di Modena sono la moltiplicazione delle rotatorie, l’installazione di fotored e autovelox, l’attivazione della zona a 30 km/ in centro storico. A questi interventi si sono associate iniziative di informazione/formazione nelle scuole, principalmente ad opera della Polizia Municipale e delle associazioni di volontariato.

Sul tema occorre essere chiari: il primo fattore dell’incidentalità è la velocità eccessiva, considerata in rapporto alle caratteristiche psico-fisiologiche umane e alla tipologia dello spazio stradale. Pochi sanno che l’occhio degli automobilisti nel 25% dei casi circa esclude ciclisti e pedoni dalla percezione consapevole: l’occhio vede, la mente rimuove. È poi controintuitivo, ma è accertato, che le strade rettilinee e larghe creano più incidenti e più gravi di quelle non rettilinee e strette.

Su questi aspetti il Comune di Modena va controcorrente: negli ultimi dieci anni ha realizzato una sola zona a 30 km/h (centro storico). E quando ha installato le nuove tecnologie per il controllo della velocità (è il caso di via Contrada) ha sempre ondeggiato sotto l’assalto concentrico di cittadini sanzionati, lobby e soggetti politici più attenti ai vantaggi elettorali che alla sicurezza pubblica.

Giuseppe Marano

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Via Emilia est: una strada ridotta a parcheggio?

bozza del progetto di via emilia est

bozza del progetto di via emilia est

Mentre i temi della mobilità sono spariti dal dibattito elettorale, le organizzazioni dei commercianti riunite in Rete Impresa Italia Modena lanciano un ultimatum al Comune sul progetto di ciclabile sul lato nord di via Emilia est: nel chiedere perentoriamente il blocco del progetto, sostengono l’esigenza non solo di conservare i posti auto attuali, ma addirittura di incrementarli recuperando altri spazi pubblici. L’appello di Rete Impresa associa la guerra alla ciclabile scatenata dai commercianti di Emilia est a quella di via Giardini.

Come spesso accade a chi teme il futuro perché non sa adeguarsi alle situazioni emergenti, l’associazione dei commercianti si è chiusa nella difesa a oltranza della mobilità esistente e degli interessi corporativi che la rendono insensibile ai problema della città.

Come attestano le analisi sulla qualità dell’aria a Modena, l’ambiente urbano versa in una situazione grave a causa delle emissioni velenose del traffico, molto superiori ai limiti europei. Il Comune quindi dovrebbe perseguire l’obiettivo strategico di ridurre emissioni e incidentalità, due piaghe direttamente proporzionali all’uso stratosferico degli autoveicoli a Modena (oltre il 76% degli spostamenti è in auto).

Pur essendo una strada urbana inserita in quartieri densamente popolati, via Emilia est ha le caratteristiche fisiche di un’autostrada, presenta una sosta autoveicolare asfissiante e spazi per ciclisti e pedoni del tutto residuali. In questa condizione, nessun miglioramento sarà possibile per la qualità urbana dei residenti.

Le soluzioni sono indicate dalle esperienze delle città meno autocentriche di Modena: restringere la carreggiata a due corsie normali, spostare verso il centro i parcheggi, tariffare la sosta e creare spazio per percorsi ciclabili e pedonali su entrambi i lati della strada. Solo questo approccio è in grado di riqualificare le infrastrutture e creare le condizioni per la migliore accessibilità ai servizi pubblici e privati.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Il Coordinamento Mobilità Nuova sulla campagna elettorale a Modena

rossella_associazioni_mobilitaQuella che stiamo vivendo in queste settimane pare essere una delle campagne elettorali più strane degli ultimi anni: a breve ci recheremo alle urne eppure sui temi reali che interessano la città ed i suoi spazi ben poco si parla e si discute nei dibattiti pre-elettorali.

Dopo l’incontro promosso dal Coordinamento per la Mobilità Nuova con gli aspiranti al ruolo di sindaco, avvenuto lo scorso 28 aprile, la panoramica sulla situazione cittadina pare essere la seguente:

  • la vicenda “chioschi” nel parco delle Rimembranze è stata accantonata, bollata come responsabilità della giunta uscente: una scomoda eredità che concerne l’uso – e l’abuso – delle aree e degli spazi pubblici che in ogni caso il futuro governo cittadino dovrà affrontare;
  • i progetti di edificazione sulle zone F sono ignorati e non considerati argomento di confronto, così da poter dare a chiunque la possibilità di dichiararsi paladino del “consumo zero” di territorio;
  • la cosiddetta “cura del ferro” per la mobilità urbana ed extra, proposta in occasione delle primarie del PD, è stata respinta al mittente;
  • non si sa più niente dello studio di fattibilità sulla ferrovia Modena-Sassuolo commissionato dal Comune alla Camera di Commercio per definire il futuro di Gigetto (dove peraltro da oltre un anno la maggioranza dei passeggeri viaggia gratis perchè le obliteratrici non funzionano e ovviamente questo porta alla ovvia conclusione che il servizio non rende e va dismesso);
  • il Documento di Indirizzo sulla redazione del Piano Strategico Comunale che avrebbe dovuto essere approvato entro Febbraio scorso è svanito nel nulla;
  • i risultati del percorso partecipativo sul PSC, dove il tema della mobilità in generale era al secondo posto dell’attenzione dei modenesi, sono stati completamente dimenticati.

In sintesi, il tema della mobilità considerato a parole da tutti i candidati quale elemento determinante nel futuro sviluppo urbano, aldilà delle frasi di circostanza e della presenza formale in alcuni dei programmi elettorali, pare essere lontano dagli impegni concreti che la maggioranza dei candidati ha assunto con la cittadinanza.

Città compatta, consumo zero di territorio, valorizzazione degli spazi pubblici e delle strade come elementi di sviluppo urbano e di coesione sociale, rafforzamento del commercio al dettaglio e di vicinato, a scapito di espansioni immotivate di centri commerciali sia nella città di Modena che nei comuni limitrofi, sono tutti temi che possono – anzi dovrebbero – essere declinati sui temi della mobilità nuova.

Parigi ha classificato come zone 30 buona parte della metropoli, Anversa ha commissionato un Piano di Sviluppo Urbano dove a partire dal 2030 ci saranno forti limitazioni sull’uso dell’auto, Bolzano e tanti altri Comuni in Italia ed in Europa stanno velocemente ridisegnando le loro città secondo i ritmi ed i temi di una nuova mobilità basata sul mezzo pubblico, la ciclabilità, la pedonalità,  che a loro volta avranno un influsso notevole sulla nuova occupazione, sul lavoro, sui costi dell’urbanità (meno inquinamento, più occupazione pulita e green, più salute, meno morti e feriti da incidenti).

Insomma il cambio di paradigma che una nuova mobilità impone sull’economia, il welfare, l’occupazione, la salute e il modo di costruire, è un tema ormai ineludibile ed al centro di tutte le agende delle città più sensibili del continente europeo, mentre a Modena non si è in grado di mettere in un programma elettorale una forte estensione delle zone 30 a tutta la città, la possibilità di andare in bici nei sensi unici, dei regolamenti edilizi ed urbanistici conseguenti ad una mobilità nuova, il downsizing dei centri commerciali a favore di strutture di vicinato, la riqualificazione dello spazio stradale in funzione non solo automobilistica ma della mobilità tutta e della qualità urbana.

Da qui lo sconcerto del Coordinamento delle Associazioni per una Mobilità Nuova ed un richiamo a tutte le forze politiche per un rinnovato impegno, a inserire prima e ad attuare poi iniziative concrete e coerenti di mobilità urbana sostenibile.

A tale scopo, per stimolare una discussione che a nostro avviso è stata accantonata, lanceremo sul profilo Twitter del Coordinamento (@MobNuovaMo) una serie di domande ai candidati sul tema della mobilità.