Un’altra occasione persa: il tortuoso incrocio via Luosi-Barozzi

In occasione del seminario “Mobilità in equilibrio”, organizzato lo scorso marzo da Fiab e dall’Ordine degli Architetti, è stata segnalata la tortuosità dei nuovi percorsi pedonali e ciclabili dell’incrocio di via Luosi con viale Barozzi. Il Comune infatti, nel realizzare la nuova pista di viale Barozzi, aveva ristretto e disassato la pista esistente di via Luosi, rendendola promiscua con il marciapiede.

Il giorno successivo il Comune, con una nota stampa, ha precisato che i lavori erano ancora in corso e che questi problemi sarebbero stati risolti. A nove mesi di distanza i percorsi sono rimasti gli stessi e l’isola spartitraffico per i pedoni e ciclisti è diventata un “arcipelago” di isolette di cemento, cosparso di nuove “palme” semaforiche. Sicuramente non sono state rispettate le dimensioni minime “inderogabili” per le piste ciclabili bidirezionali e per i percorsi pedonali, fissate rispettivamente in 2,5 e 1,5 metri.

Come se non bastasse, è stato regolato con semaforo anche l’incrocio tra la pista esistente di via Luosi con la corsia stradale che da via Luosi svolta in direzione di via Giardini. Così i pedoni ed i ciclisti devono attendere due diverse fasi semaforiche per attraversare viale Barozzi e se provengono da via Luosi devono stringersi su un angusto marciapiede per attendere il verde al nuovo semaforo. Per contro le auto sono obbligate a rimanere ferme anche quando non passano pedoni e ciclisti.

Si può immaginare cosa succede in questi angusti spazi negli orari di ingresso di uscita degli studenti dell’Istituto Fermi o quando passano le biciclette col carrellino per bambini, cargo bike o carrozzine elettriche per anziani, sempre più diffuse.

Abbiamo attentamente osservato in questi mesi l’incrocio e succede di tutto: auto che non rispettano il nuovo semaforo sullo svincolo, biciclette che provengono da via Riccoboni e affiancano a destra l’isola spartitraffico in contromano, pedoni che non sanno dove stare, auto che imboccano via Riccoboni sulla pista ciclabile, priva di ogni protezione o segnale verticale.

C’è da chiedersi quale logica abbia guidato la progettazione di questo incrocio che, usando in modo discutibile le risorse pubbliche, ha irrigidito i flussi di traffico, ha aumentato l’insicurezza dei passanti ed ha sacrificato pedoni e ciclisti.

Giorgio Castelli
www.modenainbici.it

Salto ad ostacoli sulle piste ciclabili

Molte piste ciclabili realizzate nella nostra Provincia sono cosparse di segnaletica paletti ed ostacoli non conformi al Codice della Strada.

Gli ostacoli artificiali installati sono dei più vari: pali di sostegno della segnaletica verticale o dei semafori posati al centro della pista, cavallotti in acciaio, transenne incrociate, fioriere e panettoni in calcestruzzo.

In alcuni casi si è arrivati perfino a “strozzare” con transenne i percorsi pedonali e ciclabili in corrispondenza di accessi privati (contravvenendo palesemente le norme del C. d S.) come nella pista in via Divisione Acqui a Modena davanti alla Maserati o in via Giardini a Ubersetto davanti all’azienda Fondovalle.

Questa abitudine sbagliata rappresenta un pericolo per tutti i ciclisti, in particolar modo per i bambini e le persone anziane, e contrasta prima di tutto con il “Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili” (Decreto 30 novembre 1999, n. 557) che, all’Art. 2, sottolinea la necessità di “puntare all’attrattività, alla continuità ed alla riconoscibilità dell’itinerario ciclabile, privilegiando i percorsi più’ brevi, diretti e sicuri”.

Nel caso di piste promiscue con i pedoni (ciclopedonali) questi ostacoli sono in contrasto anche con la normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche.

Quest’ultimo aspetto non va affatto sottovalutato, vista la crescente diffusione di deambulatori, carrozzine elettriche, monopattini, cargo bike, carrellini per trasporto bimbi ed altri ausili alla mobilità ciclabile e pedonale.

Negli anni ’70, agli albori della ciclabilità italiana, la posa di paletti e fioriere serviva per evitare che le piste venissero percorse dalle auto o che venissero utilizzate come spazio di sosta. Servivano in pratica a difenderle da un uso improprio.

Ma oggi si ha la netta sensazione che le scelte progettuali sulla mobilità ciclabile vengano guidate da una prospettiva tipica dell’automobilista, in pratica dal punto di vista del “cruscotto dell’automobile”.

Viene quindi da chiedersi perché progettisti ed amministratori insistano con questa cattiva abitudine che è palesemente in contrasto con la funzionalità dei percorsi, con la normativa vigente ed il buon senso.

Giorgio Castelli
www.modenainbici.it

Cavalcavia Cialdini: l’evidenza ed il buon senso forse non bastano

Un cittadino ci ha inviato copia della richiesta presentata nei mesi scorsi al Sindaco per l’adeguamento del cavalcavia Cialdini al crescente transito di persone che frequentano la numerose attività insediate a nord della ferrovia, corredata della risposta ricevuta.

Nella sostanza veniva proposta la realizzazione di un marciapiede e di una pista ciclabile sul cavalcavia per dare sicurezza ai cittadini che rinunciano ad usare l’auto per questi spostamenti urbani e contemporaneamente si chiedeva un maggior controllo della velocità dei veicoli in transito.

Nella risposta il Sindaco condivide i limiti strutturali del cavalcavia, ma ribadisce l’intenzione di realizzare, in alternativa, nuove rampe di accesso dell’attuale sottopasso di via Montecuccoli (il così detto sottopasso Fiat), per le quali sarà comunque necessaria l’acquisizione di aree ferroviarie.

La Fiab nel 2006 aveva proposto al Comune e alla Circoscrizione di realizzare un marciapiede sul lato ovest e una pista sul lato est del cavalcavia, approfittando dei lavori in corso per la realizzazione dello svincolo di collegamento del cavalcavia con il comparto del cinema Victoria.

Lo spazio necessario sarebbe stato ricavato dalla riduzione delle sezioni delle quattro corsie stradali particolarmente sovradimensionate. In tal modo questo stradone in città, che ha il limite dei 50 km/h e che finisce in un semaforo, avrebbe assunto caratteristiche urbane favorendo e condizionando positivamente i comportamenti di tutti i cittadini.

Per mesi il cavalcavia è stato ristretto a sole tre corsie ridotte, per realizzare il nuovo svincolo, senza creare particolari problemi alla circolazione, a riprova del sovradimensionamento delle sezioni stradali.

Anche in quel caso l’allora assessore Sitta aveva risposto negativamente alla proposta Fiab e il 16 novembre 2006 si era formalmente impegnato a realizzare entro il 2008 le rampe al sottopasso di via Montecuccoli, a suo dire ormai già progettate. A nulla sono valse le nostre motivazioni, anche economiche, e nemmeno è servita la continua presenza di persone che, in questi 12 anni, rischiano la vita quotidianamente a piedi ed in bicicletta sul cavalcavia, proprio sotto le finestre degli uffici comunali.

L’attuale sottopasso, oltre ad essere estremamente faticoso per chi deve trascinare la bicicletta, è anche chiuso per sicurezza nelle ore notturne, mentre una pista lungo il cavalcavia non avrebbe questo problema.

A quei tempi l’assessore parlava del Piano della mobilità ciclabile e in questa ultima risposta si parla del PUMS (Piano della Mobilità Sostenibile), ma la sostanza è che:

  • nei documenti si dichiara di incentivare la bicicletta e nei fatti si continua a vedere la mobilità dal parabrezza dell’automobile,
  • si propongono manovre anti smog, ma non si vogliono ridurre le inutili e dannose velocità nelle zone urbane,
  • si organizzano biciclettate primaverili ma non si creano le condizioni per un uso quotidiano della bicicletta e dei piedi per spostarci in città.

Forse i nostri amministratori non hanno ancora compreso che, per una città di pianura e di medie dimensioni come la nostra, se ritroviamo il giusto equilibrio nell’uso dei mezzi nei vari spostamenti quotidiani e ci stringiamo un po’ tutti, avremo più sicurezza, meno inquinamento e vivremo meglio tutti.

Giorgio Castelli
FIAB Modena

“M’illumino di più 2018”: in bici più visibili più sicuri

In bicicletta bisogna essere ben visibili, è un obbligo, soprattutto quando si viaggia di sera.

L’importanza di questo tema è ben nota alla FIAB che da anni è impegnata per “illuminare” chi deve rendersi visibile sulla strada. È così che è nata la campagna “M’illumino di più”: l’iniziativa affronta i noti aspetti del codice della strada e sottolinea con forza che, chi si rende visibile in bicicletta, fa una scelta intelligente e “illuminata”, perché crea sicurezza per sé e per gli altri utenti della strada.

Come consuetudine FIAB Modena rinnova la biciclettata annuale “M’illumino di più” 2018. Tutti i presenti all’iniziativa, verranno dispensati di pratici consigli sui dispositivi di illuminazione, da esperti del settore ciclistico, con particolare riferimento ai ciclisti urbani che percorrono quotidianamente il tragitto casa-lavoro, anche e soprattutto su strade extraurbane; completeremo il quadro conoscitivo sulla sicurezza con ulteriori informazioni sui sistemi antifurto e sull’equipaggiamento base necessario, per affrontare in qualsiasi condizione meteo il bike to work.

L’appuntamento è per venerdì 19 ottobre 2018, ritrovo alle ore 18:00 in piazza Grande; alle 18:30 partirà un breve biciclettata in notturna per il centro città, guidata da cargo-bike, tutti rigorosamente illuminati.

Alle 19:00 presso Cicli Center (Via Emilia Ovest 174) punto informativo sui dispositivi di illuminazione e segnalazione e consigli tecnici per fare bike to work.

La serata si concluderà con un ciclo-aperitivo offerto da Fiab, ore 20:00 in Largo Sant’Eufemia, presso il bar La Bicicletta; sarà momento di ulteriore confronto con la distribuzione di materiale informativo a cura di FIAB Modena: regole e modalità per spostarsi di notte in sicurezza. Durante l’iniziativa sarà possibile iscriversi o rinnovare la tessera associativa FIAB per l’anno 2019.

FIAB Modena

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Si torna a scuola … tutti in auto

Le scuole sono ricominciate da una settimana, con loro sono tornate le nostre care vecchie abitudini quotidiane e… il traffico in città!

Si perché naturalmente al pendolarismo lavorativo si assommerà nelle ore di punta anche il via vai ininterrotto di genitori che accompagnano i figli alle materne, alle elementari, alle medie e, da non credere, anche alle superiori. Non c’è da stupirsi in un paese che un paio di anni fa ha avuto bisogno addirittura di un decreto per permettere ai ragazzi delle medie di uscire da scuola da soli.

Ed allora anche quest’anno assisteremo al solito teatrino di decine di vigili urbani incredibilmente occupati a dover far rispettare la precedenza ai ragazzi sui passaggi pedonali, ogni mattina e mezzogiorno davanti ad ogni scuola modenese di ogni ordine e grado, ma praticamente inermi davanti alle continue trasgressioni degli stessi accompagnatori che parcheggeranno sui marciapiedi, ciclabili ed aiuole, faranno inversioni negli spazi antistanti gli ingressi, bloccheranno entrata ed uscita dei mezzi pubblici, fermeranno la macchina in mezzo alla strada con le 4 frecce a non più di 20 metri dal cancello scolastico salva-tutti, entro il quale i pargoli saranno finalmente al sicuro dall’assedio delle loro stesse auto.

Ho visto queste cose ogni giorno da genitore dal 2002 ad oggi, ho cercato di portare il problema nei vari consigli di istituto, ho distribuito volantini della Polizia Municipale sulle regole da tenere nelle vicinanze delle scuole, ho chiesto ai vigili piantati sulle strisce di intervenire. Tutto inutile.

Una situazione paradossale ben descritta da una vignetta vista su facebook, dove un adolescente chiede ai genitori “posso andare a scuola in bici?” e loro che rispondono “no è troppo pericoloso, ti accompagniamo in auto”. Disarmante è che per molti genitori italiani sia una risposta scontata.

Interrompere questo circolo vizioso è possibile, le nostre amministrazioni devono decidersi a prendere di petto la questione che ha importanti implicazioni sul traffico, sul senso di sicurezza delle nostre città, sul percorso di crescita ed autonomia dei nostri ragazzi. Ma soprattutto dovrebbe preoccuparci, visto che i giovani imparano più dai nostri comportamenti che dalle nostre prediche, che non potranno mai essere futuri cittadini migliori di noi.

Ermes Spadoni
FIAB Modena

Bici a flusso libero anche a Modena

A dicembre del 2017, il Comune di Modena procedeva alla dismissione del servizio “Mi muovo in bici” a fronte dello scarso utilizzo. Le 30 bici verdi, da prelevare o depositare in 15 colonnine, posizionate in piazza Alighieri- Stazione ferroviaria- piazza Matteotti e via Gottardi, registravano un progressivo calo nel loro utilizzo. Il servizio attivato nel 2014, grazie al contributo della regione Emilia Romagna, al dicembre del 2015, dopo sette mesi di attività, contava 47 abbonati per poi scendere fino a 41 nei primi mesi del 2016, con 1.160 prelievi di mezzi, e a 31, con 750 prelievi nell’ultimo periodo di gennaio 2017.

L’Amministrazione ci riprova con un approccio “più smart”. Da una decina di giorni, anche a Modena si sperimenta il bike-sharing a flusso libero, a pagamento. Sarà possibile registrarsi scaricando l’applicazione “Moovas Tribe” disponibile per ogni smartphone con sistema operativo Ios e Android.

Sino a fine ottobre 2018, cittadini e turisti avranno a disposizione cinquanta biciclette che si troveranno in piazza Matteotti e Stazione dei treni. La peculiarità del bike-sharing a flusso libero è la possibilità per l’utente di trovare le biciclette ovunque, perché non hanno necessità di stazioni fisse; i fruitori potranno muoversi liberamente in tutta l’area urbana di Modena, fino alla prima periferia.

Se la sperimentazione avrà esito positivo il servizio verrà progressivamente esteso. Ci auguriamo che ciò avvenga affinché si incrementino gli spostamenti sostenibili in città, perseguendo la finalità anche con le nuove tecnologie a disposizione, magari poi eguagliando il servizio di noleggio gratuito “Centro in bici”, utilizzato e apprezzato da utenti in costante crescita, per un totale di 320 biciclette.

Con un aumento notevole delle due ruote, è necessaria una pubblica amministrazione capace di gestire e regolare, che aumenti lo spazio urbano complessivo per la sosta delle biciclette, togliendolo alle auto, non ai pedoni e ai ciclisti già presenti come rischia di accadere. È questa la sfida da affrontare, e per questo il nuovo servizio a flusso libero va incoraggiato.

Marina Beneventi
www.modenainbici.it

Mobilità: il peso delle nostre scelte

In un articolo di qualche settimana fa, avevo cercato di spiegare come, oltre all’ inquinamento acustico ed ambientale, l’enorme spazio occupato da ogni singola macchina fosse il vero fattore insostenibile della mobilità basata sull’auto privata.

In quel ragionamento avevo completamente ignorato un altro effetto dell’uso indiscriminato del mezzo privato, che è evidente, ad esempio, nel fatto centrale di questi giorni, cioè il crollo del Ponte Morandi a Genova. Tralasciamo la concezione di “modernità” che nel nostro paese ha ritenuto possibile costruire un viadotto a 4 corsie sopra alle vite dei cittadini, e concentriamoci su quanto ci hanno detto gli “esperti”: il ponte sopportava il transito di 25 milioni di mezzi ogni anno, oltre 4 volte quelli previsti alla sua costruzione nel 1964. Auto e camion che nel frattempo sono cresciuti anche di dimensione e peso. Tutto questo ha accelerato notevolmente il suo degrado.

Non c’è bisogno di essere ingegneri per capire questo concetto, ed è quello che tutti i giorni proviamo sulle nostre strade quando le vediamo rovinate e piene di buche. Il paradosso è che per muoverci usiamo (spesso a sproposito) un mezzo altamente inefficiente come l’auto che pesa almeno 20 volte quello che trasporta, con il risultato che il 95% della benzina consumata serve a spostare la macchina stessa, e solo al 5% per spostare noi. E con l’effetto collaterale che tutto quel peso, passaggio dopo passaggio, degrada in fretta i ponti e le strade, e rappresenta un ulteriore aggravio indiretto sulle nostre finanze, perché ci costringe a spendere più tasse per mantenere l’infrastruttura stradale.

Quindi la prossima volta che ci lamentiamo della buca in strada, invece di tirare in ballo il sindaco, proviamo a farci un esame di coscienza e chiediamoci ogni volta prima di uscire di casa, se quel giorno non possiamo davvero andare a piedi, usare i mezzi pubblici, o tirare fuori dal garage quella meravigliosa invenzione a 2 ruote chiamata bici, che è efficiente, economica, poco ingombrante, silenziosa, non inquinante, terapeutica ed anche così leggera da non gravare sui costi di manutenzione dei beni pubblici.

Ed alle istituzioni chiediamo di impostare una politica di mobilità basata non sulla costruzione di nuove strade, ma sulla “dieta del traffico” (-20%) che veda un nuovo modo di spostare merci e persone, sensibilizzando i cittadini sui notevoli vantaggi che una tale politica avrebbe, non solo sulla bellezza e vivibilità delle città, ma anche sui risparmi in costi diretti ed indiretti per la collettività.

Ermes Spadoni
www.modenainbici.it

 

I diversi colori della mobilità sostenibile

Corso per insegnare alle donne straniere ad andare ¡n bicicletta

 

L’uso della bicicletta è stato fondamentale per l’emancipazione della donna più di qualunque altra cosa al mondo
SUSAN B. ANTHONY, 1896

SI prendono le bici, le vecchie Grazielle, ma non solo, si tolgono i pedali, si familiarizza con il mezzo, si apprende a stare in equilibrio sulle due ruote, a fronteggiare i pericoli della strada e a conoscere i segnali stradali.

Sostenute dall’entusiasmo delle volontarie e dei volontari e dalla loro stessa tenacia, donne di diversa nazionalità, età e religione si Incontrano in un’esperienza di accoglienza e di vicinanza.

Ogni anno, ad aprile ed a settembre, la FIAB organizza corsi per Insegnare alle donne straniere, ma non solo, ad utilizzare la bicicletta, mezzo che potrà aiutarle a muoversi in città a costo zero e in autonomia.

Le date del corso di settembre sono le seguenti:  11 – 13 – 18 – 20 – 25 e 27 settembre 2018,  martedì e giovedì dalle ore 18 alle ore 19.30 – presso la sede Arci di Via IV Novembre 40/L Modena

Per iscrizioni, ulteriori informazioni e partecipare all’iniziativa come volontario:

Diana  3474506510

Luana   3384882782

 

Via Giardini: che fare?

Il collegamento con Maranello, assieme a quello per Castelvetro, è sicuramente uno dei percorsi più amati dai ciclisti, perché in meno di 20 chilometri si raggiungono le prime colline dell’Appennino. Ma prima di tutto bisogna arrivare a Maranello.

Nei giorni festivi, senza il traffico pesante, la sezione della ex statale offre una certa sicurezza, ma durante la settimana, quando le giornate lunghe lasciano un po’ di tempo dopo il lavoro, raggiungere Maranello è come giocare alla roulette russa.

Le alternative sono sostanzialmente due: la Stradella o i tratti già realizzati di pista ciclabile fino ad Ubersetto. Su strada Stradella il traffico è sicuramente minore, ma la sezione ristretta della strada e spesso la velocità o poca educazione degli automobilisti, che devono passare ad ogni costo facendoti il pelo, eliminano ogni sicurezza.

Rimane la pista ciclabile, ma bisogna provarci. Già prima di via Contrada cominciano le deviazioni e gli attraversamenti, che proseguono circumnavigando Formigine fino ad Ubersetto. Ma vi sono anche numerosissimi paletti, transenne e restringimenti, non solo in corrispondenza degli incroci, ma dei singoli passi carrai; sono ostacoli e trappole per i ciclisti non previsti e non suggeriti dal Codice della strada, messi dai progettisti per eccesso di zelo o per proteggere se stessi e le Amministrazioni da eventuali contenziosi. Da poco sono spuntate quattro nuove transenne che chiudono la pista a Ubersetto in corrispondenza dell’accesso carraio dell’azienda Fondovalle. Sono cosi grandi e ravvicinate che costringono i ciclisti meno abili a scendere. Hanno forse voluto emulare ciò che, senza senso della convivenza civile, ha già fatto il comune di Modena davanti alla Maserati?

Il risultato è un altro sopruso a spese dei pedoni e dei ciclisti. Intanto i ciclisti sono costretti a rischiare sulla Giardini e sulla Stradella perché almeno, andando assieme alle auto, hanno la precedenza agli incroci ed alle immissioni laterali. Come se non bastasse, ogni tanto incontrano qualche automobilista zelante che suona il clacson e li invita ad usare la ciclabile. Ma perché non ci provano loro?

Giorgio Castelli
www.modenainbici.it

Elogio alla Cargo-bike

 

Da qualche settimana sono (felice) possessore di una cargo-bike, quella specie di bici lunga con un grande piano di carico anteriore. Ci ho pensato molto prima di fare questo acquisto (made in Modena tra l’altro), per la paura che non fosse utile, ma l’idea era quella di estendere l’uso quotidiano della bici, anche per le piccole commesse di casa. Non una bici in più, ma proprio la bici che uso tutti i giorni, solo più versatile.

Se fossimo ad Amsterdam, a Copenaghen o Berlino passerei inosservato, ma qui a Modena la curiosità e la diffidenza per questo strano aggeggio è inevitabile. A partire da mia madre “csa el cal baruzet? te propria mat!”, per finire ai commenti su facebook “bella, ma cosa ci fai?”, o davanti ai negozi “furba, ma non è ingombrante?” o sulle ciclabili “ma come fai a manovrarla?”

Domande che in realtà andrebbero girate a chi compra un SUV 4×4 da 10 mq che non uscirà mai dalle mura cittadine, od a chi acquista un monovolume da 12 mq per riempirlo solo il giorno della partenza per le ferie.

Invece le cargo-bike sono un mezzo diffusissimo in mezza Europa, dove sono una valida alternativa all’auto per tutti quei nuclei famigliari che hanno bimbi piccoli da portare a scuola (famosissima sui social la regina danese che porta 2 figli a scuola nella cargo sotto la neve), fare le piccole spese di ogni giorno (avvantaggiando così il piccolo commercio di vicinato a scapito della grande distribuzione), per arrivare fino alle consegne per le merci non voluminose, ed ai servizi di vicinato.

Infatti le stesse ditte di spedizione stanno provando cargo apposite per consegnare merci in città, perché è chiaro a tutti che, con l’esplosione degli acquisti online, le consegne a privati sono diventate un ulteriore problema serio di traffico e parcheggio (avete presente quante migliaia di minuscoli pacchetti consegnano quotidianamente i corrieri italiani con enormi furgoni semivuoti?).

Per questo credo che prima o poi il tema vada affrontato anche a livello di politiche della mobilità; intanto le amministrazioni potrebbero pensare ad incentivare l’uso e l’acquisto di cargo-bike da parte dei privati. Almeno così a Modena sarò in buona compagnia, e non più quel tipo con quella strana bici rossa.

Ermes Spadoni
www.modenainbici.it