In bici fino agli alberi: il 19 aprile si pedala da Reggio Emilia a Modena per Alberi Festival

Domenica 19 aprile, Fiab porta i ciclisti modenesi e reggiani nel cuore di uno degli eventi più originali della primavera emiliana: Alberi Festival, tre giorni dedicati al rapporto tra alberi, città e comunità, in programma dal 17 al 19 aprile al Villaggio Artigiano Modena Ovest.

La pedalata

La giornata del 19 aprile per i soci e simpatizzanti Fiab inizia alle 9.00 dai Musei Civici di Reggio Emilia: circa 40 chilometri di strada lungo la pianura padana, con tre tappe intermedie, per arrivare insieme al festival nel pomeriggio. Un percorso che è già, di per sé, un manifesto: arivare a un festival sugli alberi in bicicletta — silenziosamente, lentamente, a misura di paesaggio — è il modo più coerente di parteciparvi.

La prenotazione è obbligatoria: attraverso il link di Eventbrite Fiab , trovate lo stesso accesso anche nel QR code del programma ufficiale di Alberi Festival (QR Code 2), oppure scrivete a info@alberifestival.it.

Cos’è Alberi Festival

Alla sua edizione lab del 2026, Alberi Festival si propone di rispondere a una domanda tanto semplice quanto urgente: come costruiamo la città degli alberi? Non solo in senso metaforico, ma concretamente — con chi progetta gli spazi urbani, chi li abita, chi li studia.

Il cuore del festival sono quattro tavoli di discussione aperti al pubblico, con architetti, paesaggisti, ecologi, artisti e amministratori:

  • Saper vedere gli alberi – sabato 18 aprile, ore 10.00
  • La città degli alberi – sabato 18 aprile, ore 17.00
  • Progettare con gli alberi – domenica 19 aprile, ore 10.00
  • Le metamorfosi degli alberi – domenica 19 aprile, ore 17.00

Attorno a questi incontri ruotano mostre fotografiche, installazioni sonore e multimediali, e laboratori per bambini e adulti (su prenotazione). Tutto si svolge in un capannone industriale dismesso trasformato per l’occasione in un bosco temporaneo, tra piante, alberi in vaso e arredi in legno: l’Officina Botanica e l’Archivio Leonardi, lo studio di Cesare Leonardi aperto al pubblico con i suoi straordinari disegni de L’architettura degli alberi.

Perché andarci in bici

Il festival invita esplicitamente a raggiungere il Villaggio Artigiano a piedi, in bicicletta o in autobus. Perchè anche il mezzo con cui si arriva, è parte del messaggio. Un festival che parla di alberi come infrastrutture vive della città, di verde urbano come bene comune, di spazio pubblico da riconquistare, trova nella bicicletta il suo mezzo di trasporto naturale.

Fiab Modena è partner dell’iniziativa proprio con questa consapevolezza: pedalare insieme è già un atto politico, un modo di abitare la città in modo diverso.

Informazioni pratiche

La pedalata Reggio–Modena del 19 aprile è su prenotazione tramite  il link di Eventbrite Fiab  (o tramite QR Code 2 in locandina – Eventbrite Fiab).

Il festival è aperto al pubblico:

  • Venerdì 17 aprile: 18.00–21.00
  • Sabato 18 aprile: 10.00–24.00
  • Domenica 19 aprile: 10.00–21.00

Ingresso libero e gratuito a tutti gli eventi (tranne il laboratorio di cucina Rooted Flavours). Per i laboratori è necessaria la prenotazione.

Sede: Via Giovanni e Lodovico Leoni, Villaggio Artigiano Modena Ovest.

Tutti i padiglioni sono accessibili alle persone con disabilità (eccetto Progetto Artigiano).

Scarica il programma ufficiale di Alberi Festival

Per info: info@alberifestival.it — alberifestival.it

 

 

 

“È come volare”: la bicicletta come strumento di libertà per le donne migranti. Il progetto StradAbile a Modena

Integrazione, autonomia e la gioia di pedalare. Grazie al progetto “StradAbile a pedali”, con il supporto tecnico di FIAB Modena e la rete delle cooperative del territorio, un gruppo di donne richiedenti asilo sta scoprendo una nuova forma di emancipazione sulle due ruote.

La bicicletta non è mai solo un mezzo di trasporto. Per chi ha dovuto attraversare deserti, confini e pregiudizi, due ruote e un manubrio possono trasformarsi in un vero e proprio strumento di riscatto e libertà. È questo il cuore di StradAbile a pedali, un progetto nazionale di inclusione sociale e mobilità sostenibile promosso da Fondazione Unipolis e UISP. A Modena l’iniziativa vede proprio UISP in prima linea, affiancata in coprogettazione e per la parte tecnica dai volontari di FIAB Modena, e supportata da una solida rete territoriale che coinvolge la Cooperativa L’Angolo e l’associazione World Child.

L’iniziativa, rivolta in particolare a donne con background migratorio e richiedenti asilo, sta dimostrando come l’educazione stradale e l’uso della bici possano abbattere barriere sociali e culturali. Durante l’incontro del 14 marzo, abbiamo conversato con utenti e operatori, raccogliendo testimonianze dirette di quanto un semplice colpo di pedale possa cambiare la prospettiva di vita.

 

Storie di coraggio e di rinascita in sella

Al corso partecipano attualmente sei donne (quattro accolte dalla Cooperativa L’Angolo e due esterne). Per loro, la bicicletta si è subito rivelata una fonte di immensa gioia e, soprattutto, di autonomia.

C’è Samia, arrivata dall’Egitto. Nel suo Paese d’origine le donne, per convenzione sociale, non vanno in bicicletta. Lei però covava da tempo questa curiosità e, non appena ha saputo del corso, si è buttata senza esitazioni. Quando le si chiede cosa si provi a pedalare per la prima volta, le si illuminano gli occhi: “È come volare”. Oggi Samia lavora facendo le pulizie in un hotel: il suo obiettivo a breve termine è trovare un’occupazione meno precaria e poter fare il tragitto casa-lavoro in bicicletta. Ma la sua voglia di indipendenza non si ferma qui: il prossimo passo sarà prendere la patente per la moto e per la macchina.

Altrettanto potente è la storia di Josephine, originaria della Costa d’Avorio. Il suo passato è segnato da traumi profondi: ha attraversato il deserto in tre mesi, camminando senza mai dormire e sopravvivendo persino alla puntura di uno scorpione. In seguito ha vissuto sette anni in Tunisia, dove aveva una casa e un lavoro, ma non i documenti. La sua vita era ridotta a un percorso invisibile e terrorizzato: casa, lavoro, spesa. Stare fuori un minuto di più significava rischiare l’arresto.

Oggi Josephine vive a Modena e lavora come badante. Salire su un sellino per andare al lavoro o per muoversi in città significa per lei riappropriarsi del proprio corpo e del proprio tempo. Ha raccontato ciò che prova mentre va in bicicletta con parole semplici ma intense: “Mi sento a contatto con la terra”, ha confidato, aggiungendo subito dopo: “Mi sento in contatto con quello che sto facendo”.

Poi c’è Rita, arrivata dal Ghana e in Italia da sei anni. All’inizio del corso si sentiva molto insicura e timorosa di cadere. Oggi, superati i blocchi iniziali, confida di divertirsi moltissimo, godendosi finalmente l’aria sul viso.

Il lavoro di rete: la storica esperienza FIAB, mediatori ed educatoriù

I risultati di questo progetto non sarebbero possibili senza il lavoro e la sensibilità degli operatori. Hayette, operatrice e mediatrice della Cooperativa L’Angolo (che a sua volta si muove spesso in bicicletta), non usa mezzi termini per descrivere l’impatto del corso: “Questi momenti di formazione sono stati letteralmente liberatori per le ragazze”.

Un ruolo chiave è giocato proprio dalla sinergia tra associazioni: UISP, World Child e FIAB Modena. Quest’anno abbiamo scelto di unire le forze con UISP nel progetto “StradAbile a pedali”, portando una pratica che per noi viene da lontano: dal 2005, infatti, organizziamo questi corsi con cadenza annuale.

Sul campo, le volontarie FIAB aiutano le partecipanti nella delicata ricerca dell’equilibrio in sella, mentre la Ciclofficina (coinvolta da UISP) cura le lezioni su come muoversi in strada in sicurezza e sulla piccola manutenzione. E se il progetto nazionale StradAbile si concluderà a fine 2026, i corsi di FIAB Modena continueranno ad esserci, semplicemente come facciamo da vent’anni.

 

Attraversare le generazioni: il parallelo con “Senza Rotelle”

A rendere l’atmosfera di questa giornata con StradAbile ancora più viva è stato ciò che accadeva a pochi metri di distanza. Poco più in là, sotto le tribune del parco Novi Sad infatti, si stava svolgendo in contemporanea l’evento “Senza Rotelle”, con un’affollatissima presenza di bambini pieni di entusiasmo, intenti a sperimentare le loro primissime pedalate in autonomia.

Un parallelo carico di significato: da una parte i più piccoli, dall’altra donne adulte dal passato difficile, tutti uniti dalla stessa ricerca dell’equilibrio, dallo stesso entusiasmo e dalla gioia incontenibile che solo la prima volta in bicicletta sa regalare. Insegnare a pedalare, per FIAB, significa insegnare a prendersi il proprio spazio nel mondo. E le storie di questa giornata ci ricordano che una città “stradabile” è prima di tutto una città più umana.

 

     

 

 

 

 

L’epidemia delle auto che entrano nei negozi

L’ultimo caso avvenuto è quello tragico in Via Nonantolana, dove la folle fuga di un automobilista senza patente ha prima provocato una vittima innocente in una collisione con un’altra vettura e poi ha sfondato i paletti para pedonali ed ha terminato la sua corsa sul marciapiede a 20 cm dalla vetrina di un negozio fotografico.

Qualche giorno prima, invece, a seguito di un “normale” incidente tra due automobilisti ad un incrocio, un’auto ha sfondato la vetrina di una gastronomia in Via Morane a Modena.

La settimana prima, senza alcun scontro, una macchina è finita dentro ad un supermercato Conad a Carpi direttamente sugli scaffali di frutta e verdura al centro del locale affollato.

E sempre pochi giorni prima Formigine si era svegliata con una decina di archetti divelti da un’auto sulla ciclabile in via Pascoli: un danno tale che la ciclabile è stata chiusa per permettere il suo ripristino.

Per ultimo a Modena un’auto ha scavalcato le aiuole, divelto una colonnina per il pagamento della sosta, per fermarsi sul marciapiede vicino ad una scuola a ridosso del centro. Per fortuna nessun danno alle persone.

Cosa hanno in comune questi 5 episodi in pochi giorni nel modenese? Sono tutti casi in cui chiunque si fosse trovato sulla traiettoria delle auto fuori controllo, pur essendo regolarmente sul marciapiede, in ciclabile o all’interno degli esercizi pubblici, avrebbe probabilmente avuto gravi conseguenze. E sarebbe partita la solita litania della sfortuna di stare nel posto sbagliato al momento sbagliato, mentre invece erano nel posto giusto della loro vita quotidiana.

E tutto questo nonostante fossero protetti da paletti, archetti, cordoli, aiuole, muri, vetrine. Perché le inesorabili leggi della fisica ci ricordano che l’energia cinetica sprigionata in questi scontri è proporzionale (la metà) alla massa dei veicoli moltiplicata per la velocità al QUADRATO. Per capirci, un SUV da 20 quintali a 50 kmh possiede una energia pari a 1000 volte quella di un mattone di 2kg che cade da 10 metri. Ne consegue che è abbastanza velleitario continuare a costruire ciclabili separate da cordoli, marciapiedi rialzati e protetti se poi non riusciamo a limitare la principale fonte di pericolo che è rappresentata dalla velocità nelle strade altamente frequentate da cittadini a piedi ed in bici.

D’altronde non servono grandi scienziati per capirlo e basta ascoltare cosa ci dicono i cittadini dopo aver assistito ad uno scontro nella loro strada: “qui le macchine corrono troppo”.

Oltre la paura e il traffico: progettare una Modena dove “stare bene” è la priorità

L’intervento dell’esperto Francesco Seneci all’evento FIAB traccia la rotta: non bastano le ciclabili, serve restituire spazio e fiducia alle persone.

Per anni ci siamo sentiti ripetere che la mobilità è una questione di “spostare flussi”: auto, bici, pedoni, come pedine su una scacchiera di asfalto. Ma se iniziassimo a pensare alla strada non come un tubo dove scorrere, ma come un luogo dove vivere? È questa la provocazione, lucida e necessaria, lanciata dall’Ing. Francesco Seneci (NetMobility) durante il recente convegno dei presidenti Fiab “Verso Velo-city 2026”. Un intervento che FIAB Modena vuole rilanciare perché tocca un nervo scoperto della nostra città: la differenza tra muoversi e “stare bene”. Spesso anche a Modena il dibattito sulla mobilità si arena sulla paura: la paura dell’incidente, la paura che la ciclabile non sia protetta, la paura del “degrado”. Seneci ha ribaltato il tavolo: smettiamo di progettare basandoci sulla paura e iniziamo a costruire fiducia.

Se a Modena si rimuove una panchina da un parco, una via o da una piazza perché “attira cattive frequentazioni”, stiamo progettando sulla paura. Il risultato? Si elimina il problema di decoro, ma si uccide la socialità. La ricetta dell’esperto è opposta: creare spazi belli e accoglienti è l’unico vero antidoto all’abbandono e all’insicurezza. Una città viva è una città sicura.

Il punto più toccante dell’intervento ha riguardato le scuole. Chiunque passi davanti ai poli scolastici modenesi (pensiamo all’area di via Leonardo da Vinci, al Polo Corni-Selmi o alle scuole del centro storico) negli orari di punta, vede il caos: auto in doppia fila, il rito del “kiss and ride”, studenti schiacciati sui marciapiedi.

Seneci ha portato l’esempio di Schio, dove una corsia stradale di un grande asse viario è stata sottratta alle auto e restituita a migliaia studenti, che stanno poi co-progettando insieme a genitori e docenti la successiva trasformazione da “marciapiede affollato” a “Piazza Campus”.

È una visione che FIAB Modena chiede a gran voce anche per la nostra città. Perché non osare? Perché non trasformare l’asfalto davanti ai nostri istituti in piazze dove i ragazzi possano socializzare, mangiare un panino o semplicemente aspettare l’inizio delle lezioni senza respirare gas di scarico? Questa che sembra un’utopia in molte città sta già avvenendo, come conseguenza di una pianificazione urbana che mette al centro le persone.

Dobbiamo essere onesti: non tutti andranno in bici, e va bene così. L’obiettivo non è forzare tutti sui pedali, ma democratizzare lo spazio pubblico. Una città amica delle biciclette è una città amica dei pedoni, degli anziani, dei bambini e anche di chi guida, che si trova in un ambiente più ordinato e meno stressante.

Il messaggio che portiamo alla Giunta e alla cittadinanza è semplice: rispettare il Codice della Strada è il minimo sindacale, ma il compito di un’amministrazione lungimirante è creare valore. Il valore di una Modena dove lo spostamento casa-lavoro o casa-scuola non sia un tempo morto o stressante, ma un momento di benessere. Servono spazi belli, serve coraggio nel togliere asfalto per dare verde e arredo urbano. La sfida è passare dalla logica della “sicurezza stradale” (necessaria) a quella della “felicità urbana”. Modena è pronta per questo salto di qualità? Noi crediamo di sì.

(Foto Credits: Netmobility, coprogettazione dell’area scolastica insieme agli studenti delle scuole nel Comune di Schio)

Modena, 35 incidenti in 7 giorni. È ora di guardare alle città più sicure

Andare più piano per vivere meglio e più sicuri. Non è uno slogan, ma un principio supportato da dati inequivocabili. Già nel 2021 l’OMS, lanciando la campagna #love30, avvertiva: ogni km/h in più di velocità media aumenta del 3% il rischio di incidenti e del 4-5% la gravità dei danni alle persone.

Molte città europee hanno già ascoltato. Ad Amsterdam, la recente introduzione dei 30 km/h ha portato a un calo degli incidenti dell’11%, che sale al 15% per quelli tra auto, bici e pedoni. E gli automobilisti? Oltre sei su dieci rispettano il nuovo limite, e otto su dieci non superano i 40 km/h. A Bruxelles, due anni prima, i risultati sono stati simili: -20% di incidenti gravi e una notevole riduzione del rumore. L’effetto più interessante è stato quello “calmante”: la velocità media è diminuita ovunque, persino sulle strade dove il limite non era stato modificato.

E in Italia? L’esempio virtuoso è Bologna, che nel suo primo anno di “Città 30” ha registrato un -13% di incidenti, -11% di feriti e un crollo del 31% per i codici rossi, con un rispetto del limite di velocità di 30 km/h che è arrivato fino a quasi il 60% delle percorrenze. Ma il dato più sorprendente arriva dalle scatole nere delle automobili, che hanno analizzato 135 mila viaggi reali: le accelerazioni aggressive sono calate del 31% e le frenate improvvise addirittura del 58%. Questo non significa solo meno incidenti, ma certifica una guida più rilassata e uno stress minore al volante. Quindi, se da dentro l’auto il cambiamento è minimo ma positivo, fuori, per chi in città vive, cammina o pedala, la differenza è enorme.

Ora guardiamo a casa nostra. Solo nella prima settimana di luglio, a Modena ci sono stati 35 incidenti che hanno coinvolto 80 persone. La stragrande maggioranza (28 su 35) è avvenuta proprio in centro abitato: nelle strade dove viviamo, andiamo a scuola o facciamo la spesa. Visti i risultati ottenuti altrove, non è difficile capire quanto sarebbe importante seguire i buoni esempi, la maggioranza dei cittadini si adatta in modo naturale a un ritmo più umano. Ma alla fine, non è solo una questione di abitudine o di regole: è una scelta di responsabilità, ed ogni volta che ci mettiamo al volante, la nostra vita e quella degli altri sono nelle nostre mani. Un pensiero da non dimenticare mai. E non è mai troppo tardi per scegliere la sicurezza di tutti e costruire insieme una città più vivibile.

+54% in un anno: cresce la voglia di turismo in bicicletta

Lo scorso weekend si è tenuta a Bologna l’annuale Fiera del Cicloturismo, durante la quale sono stati presentati i risultati dal rapporto “Viaggiare con la Bici 2025”, realizzato da Isnart Unioncamere in collaborazione con Legambiente.

Ne risulta un settore in piena espansione che si conferma una delle tendenze più rilevanti del settore turistico: l’anno scorso, infatti, si sono registrate 89 milioni di presenze (+54% rispetto al 2023), con un impatto economico stimato in quasi 9,8 miliardi di euro.

Il cicloturismo attrae un pubblico sempre più ampio, sia come età (il 47,7% dei cicloturisti ha tra i 30 e i 44 anni, mentre il 35,4% è tra 45-60 anni) sia come modalità di viaggio (36,7% in coppia, 31,1% in solitaria e 27,5% in gruppo con amici).

Dichiara Loretta Credaro, Presidente di Isnart che “sta assumendo un crescente valore in termini di riorientamento dei flussi turistici verso borghi e aree interne, ingenerando nuove occasioni di crescita economica, di lavoro ed anche di riqualificazione di tante strutture e beni dismessi che, grazie a questa nuova domanda, stanno riprendendo vita, dal Nord al Sud del Paese”.

Sebastiano Venneri, responsabile Turismo Legambiente segnala che “dalla Liguria alla Sicilia abbiamo scovato numerose realtà che hanno permesso a tanti giovani di restare, in alcuni casi di tornare, mettere su famiglia e impresa in contesti segnati dal declino demografico: un bellissimo segnale di rinascita socioeconomica che vede nella bici la protagonista assoluta”.

Tra le priorità rilevate, la necessità di investire in sicurezza, ampliare i punti di primo soccorso e le aree di ristoro, ed il miglioramento della qualità e la manutenzione della rete cicloturistica con segnaletica adeguata, punti informativi e servizi di noleggio.

Un rapporto che fotografa un turismo che non saccheggia i territori, ma che si distribuisce nei piccoli borghi in tutte le stagioni, che rivitalizza il piccolo commercio e l’artigianato artistico e di servizio, ma che ha ancora bisogno di essere infrastrutturato e gestito.

Alla luce di tutto questo, appaiono ancora più miopi gli ultimi tagli significativi ai finanziamenti nel settore: ricordiamo, infatti, che questo governo ha ridotto di 94 milioni di euro i fondi destinati allo sviluppo delle reti ciclabili urbane nel bilancio per il 2023, ed ha tagliato 400 milioni di euro dal PNRR, che erano destinati alle ciclovie turistiche.

Infrastrutture, tra l’altro, non ad uso esclusivo dei turisti ma disponibili 12 mesi all’anno per le necessità di mobilità quotidiana e svago dei cittadini residenti.

Le strade e la città educante

Siamo abituati a pensare allo spazio pubblico delle nostre città come a un contenitore inerte, uno sfondo tutto sommato neutro per alcune delle funzioni e delle vicende urbane: la piazza dove si svolge il mercato, le strade dove ci si sposta, i parcheggi dove si lascia l’auto, i parchi per il gioco dei bambini.

In realtà, non c’è nulla di neutro: il modo in cui questo spazio pubblico è organizzato e vissuto, quanto ce n’è, dove e per chi, chi è avvantaggiato e chi svantaggiato nel fruirlo, tutto questo dipende dalla visione sociale e culturale di città di chi quello spazio l’ha progettato.

Non solo, ma senza che ce ne accorgiamo il modo in cui lo spazio pubblico è organizzato ci restituisce dei messaggi importanti su come si vive in quella determinata città e come ci si deve comportare, su chi e cosa conta, e così assume un valore “educativo” fondamentale specie nei confronti delle nuove generazioni, ancora più potente perché agisce senza che ne abbiamo piena consapevolezza.

Qualche esempio per capirci meglio: marciapiedi così stretti da non essere facilmente transitabili per carrozzine a rotelle e passeggini ci inviano il messaggio che genitori e disabili non sono i benvenuti. Se questi marciapiedi stretti si trovano su punti di collegamento cruciali per la città, come sul cavalcavia Mazzoni, e non c’è alcuno spazio dedicato nemmeno al passaggio delle bici, il messaggio è che il diritto di transitare in sicurezza ce l’hanno solo le automobili mentre gli altri restano senza tutele.

Se chi cammina o pedala deve condividere gli stessi passaggi, le piste ciclopedonali, non abbastanza ampie da assicurare una convivenza serena, mentre chi guida ha a disposizione corsie larghe più di quanto necessario, allora le persone a piedi o in bici ricevono il messaggio di essere utenti residuali e tutto sommato indesiderati.

Non solo, ma la prevalenza di ciclopedonali in giro per Modena, quando invece per il codice della strada dovrebbero essere delle eccezioni limitate a tratti brevi, comunica chiaramente che la normativa può venire forzata senza problemi a scapito degli utenti più vulnerabili della strada.

E quindi che chi danneggia l’ambiente ma è più grosso, più robusto e più pericoloso gode di più tutele e di più diritti: è questo il messaggio che vogliamo che i nostri bambini recepiscano e facciano proprio? L’educazione civica passa prima di tutto dalle nostre strade: è qui che si gioca in primis la partita tra la città dei bulli e la città di tutti, specialmente chi è più fragile.

Siena 1965 – Bologna 2024: la storia si ripete

(*) “Era il maggio del 1965 ed il sindaco Fazio Fabbrini guidava Siena da pochi mesi quando presentò l’ordinanza di chiusura al traffico del centro storico: l’11 luglio entrò in vigore la ZTL (prima al mondo) che vietava il traffico nel nucleo centrale del centro storico 24 ore su 24, salvo alcune eccezioni: bus, taxi, ambulanze e i veicoli per lo scarico e carico merci che potevano muoversi per qualche ora la mattina.

Fu la rivolta. I negozianti iniziarono una lunga serrata dei loro esercizi, organizzarono picchetti di protesta, con le automobili accerchiarono il Comune e per ore suonarono il clacson. Le associazioni degli Industriali, degli Albergatori, l’Ordine dei Medici e l’ACI fecero un esposto al ministro dei Lavori Pubblici. Il PCI minacciò il sindaco di espellerlo dal partito, i socialisti minacciarono di lasciare la maggioranza e votarono una mozione della DC che voleva ripristinare il traffico cittadino. Nel 1966 fu costretto a dimettersi. Lasciò dicendo che “la chiusura del centro cittadino al traffico è la cosa più giusta che ho fatto. La storia mi darà ragione”. Lo derisero. Aveva ragione.

Pochi anni dopo a Siena si presentò il sindaco di Amsterdam Ivo Samkalden per studiare “un modello virtuoso di gestione della mobilità cittadina”. All’epoca era alle prese con l’associazione Stop de Kindermoord che protestava per avere più sicurezza nelle strade. La giunta Samkalden nel 1976 presentò il primo piano di riforma del traffico cittadino sottolineando come “Siena fosse l’avanguardia europea sulla gestione del traffico, un sistema efficace per il benessere dei cittadini”.”

(*) Articolo di Giovanni Battistuzzi – il Foglio – 10-12-2018

Nel 2024 un altro Sindaco ed un’altra città sono sotto tiro per un’altra decisione storica: quella di diventare la prima “città 30” italiana, sulla scia di decine di esempi di successo in tutta Europa, seguendo le prescrizioni dell’ OMS, le indicazioni del parlamento UE e le stesse previsioni del Piano per la sicurezza stradale del Ministero dei Trasporti.

Nulla di tutto questo sembra contare e, mentre l’Olanda ha capito la lezione, l’Italia strangolata dalla mobilità automobilistica è sempre quella: le proteste e le derisioni a Bologna in questi giorni sono identiche a quelle di 60 anni fa a Siena. Noi invece ringraziamo il Sindaco Lepore, per aver avuto il coraggio di mettere la città 30 nel programma elettorale, averla approvata nei primi mesi della legislatura e realizzata dopo meno di 2 anni.

Ed anche questa volta attenderemo con calma che la storia faccia il suo corso.

Calendario attività 2024

Abbiamo definito il calendario delle attività per 2024: gli aggiornamenti in tempo reale sulle attività confermate e quelle cancellate saranno sempre pubblicate sulla pagina www.modenainbici.it/calendario

Per partecipare alle escursioni è necessario contattare i referenti, essere in buone condizioni fisiche ed avere una bicicletta efficiente, leggere e approvare il regolamento gite.

CICLOVACANZE: le gite di più giorni sono riservate ai soli soci Fiab che contribuiranno all’organizzazione, alle spese di viaggio e di assicurazione.

Alle CICLOESCURSIONI DI UNA GIORNATA: possono partecipare soci e non soci Fiab, sempre contribuendo alle spese organizzative e di assicurazione (2 € per i soci, 5 € per i non-soci).

E20 CICLICI: Itinerari intorno a Carpi di circa 20 Km, si pedala insieme dalle 18:20 alle 20 a non più dei 20 Km/h. (assicurazione 2 € per i soci, 3 € per i non-soci)

20&30: Giri ad anello ad una velocità di non più di 20 km/h e di circa 30 km. Partenze da Mirandola e dai comuni dell’area nord (assicurazione 2 € per i soci, 3 € per i non-soci)

USCITA SERALE ENOGASTRONOMICA: Appuntamenti settimanali estivi in notturna, con la bici per sgranchirci le gambe al fresco. Partenza da Modena (assicurazione 2 € per i soci, 3 € per i non-soci)

MTB: Escursioni in MTB, anche in collaborazione coi soci del CAI di Castelfranco (assicurazione 2 € per i soci, 5 € per i non-soci).

FIAB IN CICLOFFICINA: Serate di incontro in collaborazione con la Ciclofficina Popolare Rimessa in Movimento di Modena, presso la loro sede in Viale Monte Kosica.

CORSO DI MECCANICA E DI CICLOTURISMO: Fiab organizza corsi per imparare a fare le riparazioni bici più comuni e preparare un ciclo viaggio.

PROMOZIONE AL BIKE TO WORK: Fiab collabora con le amministrazioni che, con programmi di rimborso chilometrico ai lavoratori che raggiungono il posto di lavoro in biciletta, premiano una scelta di civiltà a vantaggio di tutta la comunità, volta a ridurre traffi co e inquinamento. Consigli e consulenze per le aziende e per i lavoratori che vogliono aderire.

BICICLETTANDO: Progetti di educazione alla mobilità sostenibile, soprattutto nelle scuole elementari e medie. Laboratori di ciclomeccanica per studenti.

DONNE IN BICI: Corso per donne che vogliono imparare ad andare in bici. Il corso si terrà a Modena nel mese di marzo/aprile.

RIUNIONE CONSIGLIO DIRETTIVO: Il primo martedì del mese, ore 21 presso Casa delle Culture, Via Wiligelmo, 80 a Modena (o in video conferenza). Il terzo martedì del mese, ore 21 sede di Via Baldassarre Peruzzi, 22 a Carpi (o in video conferenza). Tutti i soci sono invitati a partecipare.

Come socio FIAB hai diritto a partecipare a tutte le ciclo-escursioni che le associazioni affiliate organizzano in tutta Italia e a tutte le vacanze in bicicletta all’estero BICIVIAGGI FIAB. Consulta il sito www.andiamoinbici.it

Scarica la copia PDF del Calendario 2024

Ancora in calo la rilevazione dei cittadini in bicicletta

Martedì 19 settembre scorso i volontari di FIAB Modena hanno effettuato la semestrale rilevazione dei ciclisti nei 15 varchi stabiliti dal Comune di Modena nel 2005. Dalle 7,30 alle 8,45 sono transitati 3570 ciclisti, con un aumento del 25% rispetto a quelli contati nell’aprile scorso ed un calo del 10% rispetto a quelli del settembre 2022.

Come sempre i ciclisti sono risultati più numerosi in autunno rispetto alla primavera, incentivati anche dal clima particolarmente favorevole di questo settembre. Permane tuttavia una tendenza in calo, con dati simili a quelli registrati nel 2020 e nel 2021, che erano fortemente influenzati della pandemia e dalla conseguente diffusione dello studio e dal lavoro svolti a casa.

Le strade più frequentate rimangono quelle di accesso al centro città: via Emilia Est ed Ovest, via Tagliazucchi, viale Medaglie d’Oro, via Sigonio e corso Canalchiaro, le più frequentate anche dai pedoni, risultati complessivamente in crescita di circa il 6% rispetto ad aprile 2022 e del 26% rispetto al settembre 2022.

Forse questa è la risposta dei cittadini che trovano sempre più pericoloso spostarsi in bicicletta, sia per il rischio di essere investiti, che per la probabilità di non trovare all’uscita il proprio mezzo parcheggiato.

Il Comune di Modena, nonostante la promessa di “migliorare le condizioni della circolazione e della sicurezza stradale, (…) favorendo il passaggio dall’uso generalizzato dell’auto privata alla mobilità dolce, ciclabile e pedonale” contenuta nel proprio Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, non ha migliorato la sicurezza stradale e non ha aumentato i portabiciclette, che spesso sono deteriorati e sempre pieni. Ne sono testimonianza le numerose biciclette legate ai pali ed alla segnaletica stradale.

I cittadini aspettano ancora le zone quiete protette attorno alle scuole, da tempo promesse e non realizzate, e molti genitori sono restii a mandare a scuola i propri figli a piedi o in bicicletta, preoccupati per la loro incolumità.

Speriamo che ancora una volta la politica, in previsione delle prossime elezioni amministrative, non si sprechi nel promettere obiettivi ed azioni per la mobilità sostenibile, salvo poi favorire, con miopia, la mobilità e la sosta generalizzata a spese di pedoni e ciclisti, come è avvenuto purtroppo negli ultimi anni.