Bicicletta è libertà e democrazia

La bicicletta è un mezzo di trasporto democratico, tutti possono andare in bicicletta.

La bicicletta è libertà e gioia di vivere all’aria aperta.

La bicicletta è una fedele amica che ci accompagna per tutta la vita, iniziamo a pedalare da bambini e possiamo rimanere in sella fino alla vecchiaia; non ha limiti di età.

La bicicletta è un mezzo di trasporto semplice ed economico, per utilizzarla non è necessario targare il mezzo e stipulare assicurazioni, serve solo un po’ di manutenzione.

La bicicletta è socialità e inclusione, pedalando in città possiamo incontrare amici e conoscenti e fermarci a fare due chiacchere senza problemi di parcheggio, con la possibilità di creare una rete di persone attive sul territorio.

La bicicletta è conoscenza del territorio. In città osserviamo meglio ciò che ci circonda e scopriamo percorsi/luoghi mai visti o mai notati anche se viviamo da sempre in quella città o in quel quartiere. Fuori dalla città pedaliamo in mezzo alla natura dove sentiamo gli odori come il profumo dei fiori, dell’erba, della pioggia; dove ascoltiamo il silenzio, il fruscio delle foglie che si muovono con il vento, lo scorrere dell’acqua, il canto degli uccelli; dove guardiamo e osserviamo ciò che ci circonda con attenzione e meraviglia scoprendo aree naturali o beni architettonici minori che non avremmo mai pensato di avere nei dintorni della nostra città.

La bicicletta è sport con il piacere della fatica e della competizione.

La bicicletta ci permette di raggiungere in libertà i luoghi di lavoro o di studio.

La bicicletta è lotta contro il cambiamento climatico, è un veicolo che non inquina, non fà rumore e occupa poco spazio, non sono necessarie per la bicicletta nuove strade come Bretelle e Tangenziali, e spesso per la bicicletta non è nemmeno necessario costruire ciclabili fuori dalla città, è sufficiente utilizzare la miriadi di piccole strade comunali, rendendole strade a prevalenza ciclabile (F-BIS) con la riduzione della velocità a 30km/h e aggiungendo restringimenti o ostacoli per il rispetto della velocità.

Nemmeno all’interno della città sono necessarie nuove ciclabili, non nei comparti di nuova costruzione dove ancora vengono creati dei pezzi di ciclopedonali non raccordati a nulla e a volte pericolosi per le biciclette. Quello che oggi serve in città, per il contrasto al cambiamento climatico, è incentivare l’utilizzo della Bicicletta creando la CITTA’ 30: in tutte le strade cittadine la velocità deve essere ridotta ai 30km/h con precedenza alle bici, aggiungendo sulle strade restringimenti e ostacoli per farne rispettare il limite.

E se un giorno la Bicicletta non fosse più questo ? Se i politici come dichiarato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti al question time alla Camera mercoledì 7 giugno 2023 decidessero di introdurre una norma che prevede assicurazione, targa, frecce e casco obbligatorio, se decidessero di rubarci un pezzo di democrazia, libertà e felicità ?

Ci auguriamo che questo non accada mai e come FIAB vigileremo con molta attenzione.

Giornata mondiale della bici: un disperato bisogno di politiche a due ruote

Riconoscendo l’unicità e la versatilità della bicicletta, nell’aprile 2018 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di dichiarare il 3 giugno Giornata Mondiale della Bicicletta. La risoluzione descrive la due ruote come “un mezzo di trasporto sostenibile semplice, economico, affidabile, pulito e rispettoso dell’ambiente, che promuove la tutela dell’ambiente e la salute”.

L’Assemblea richiama i governi a incoraggiare l’uso della bicicletta come mezzo per sradicare la povertà, perchè permette di spostarsi anche a chi non ha le risorse economiche per potersi permettere l’acquisto e il mantenimento di un’auto; favorire lo sviluppo sostenibile, perché non consuma combustibili fossili e non produce inquinamento (nemmeno quello acustico!); ha una fondamentale valenza educativa perché promuove il rispetto reciproco e la condivisione degli spazi (anziché la “legge del più forte”); migliora la salute prevenendo una serie di patologie legate alla sedentarietà (obesità, diabete, ipertensione e disturbi cardiovascolari…), e favorisce la riduzione dello stress cronico e il benessere psicologico grazie alle endorfine; facilita l’inclusione sociale perché è alla portata di tutti, dai bambini agli anziani ai diversamente abili; promuove una cultura di pace.

Peccato però che al lato pratico, dal governo italiano in giù fino a molte (troppe) amministrazioni locali sembrano non volersi accorgere dei benefici individuali e collettivi dell’andare in bicicletta: le risorse a disposizione sono troppo poche, l’approccio dei tecnici ancora toppo auto-centrico. Di conseguenza la realtà quotidiana di chi inforca la due ruote per recarsi a scuola, a lavorare, a passeggiare è un’esperienza da brivido: la percezione è di costante pericolo e di frustrazione al limite della presa in giro. Le infrastrutture, anche quelle di nuova costruzione, sono spesso inadeguate, anguste, rese impraticabili da transenne, paletti, continue interruzioni (illegittime) per le immissioni laterali: anche laddove il Codice della Strada parla chiaro, le interpretazioni “creative” che vengono date sono immancabilmente a svantaggio di chi pedala.

Cari amministratori e tecnici comunali e provinciali, dunque, perché non approfittate dell’invito delle Nazioni Unite a celebrare la bici, non salite in sella e non vi fate un giro per i vostri paesi e città? Vi accorgerete che al di là delle celebrazioni c’è un disperato bisogno di politiche che davvero tutelino chi fa, ogni giorno, questa scelta ecologica e socialmente utile.

Giornata mondiale della bicicletta 2023

Sabato 3 giugno è la Giornata mondiale della bicicletta. Istituita nel 2018 dalle Nazioni Unite, ogni anno punta a diffondere i benefici ambientali, economici e sociali della mobilità ciclistica. FIAB ci sarà con il claim “Giornata Mondiale della Bicicletta, per una transizione accessibile, sana, inclusiva” cogliendo l’occasione per ribadire la potenzialità di un mezzo di trasporto quale strumento ideale – e alla portata di tutti e tutte – per guidare una transizione accessibile e inclusiva nella mobilità e per ridurre la dipendenza dalle auto (e dai combustibili fossili) a partire dagli spostamenti quotidiani. Sul sito andiamoinbici.it è disponibile il calendario aggiornato con tutte le attività che le associazioni hanno organizzato per celebrare la Giornata mondiale della bicicletta. Ricordiamo che FIAB, membro dell’European Cyclists’ Federation, si fa portavoce del messaggio dell’ECF in Italia.

«Dopo il taglio dei fondi destinati alla ciclabilità urbana nell’ultima Legge di Bilancio, è ora necessario che il Governo preveda un fondo permanente per le infrastrutture e le ciclabili urbane per consentire agli amministratori locali di ogni colore politico di sviluppare con facilità una mobilità ciclabile, in particolare per gli spostamenti casa-lavoro – dice Alessandro Tursi, presidente di FIAB. – La bicicletta è una soluzione reale e già pronta per perseguire in modo semplice ed economico gli obiettivi di transizione energetica e climatica, con costi decisamente inferiori, sia per i privati cittadini sia per le casse pubbliche, rispetto allo sviluppo della mobilità motorizzata, elettrica o meno».

Tra le tante iniziative previste per la Giornata mondiale della bicicletta ricordiamo quella di cui anche FIAB si è fatta promotrice, a Roma. Dalle 10 alle 13 la Festa della Bicicletta sull’Appia Antica regalerà ai partecipanti momenti di relax e allegria. Per avere tutte le informazioni suggeriamo di seguire anche la pagina Facebook dell’evento. Sempre il 3 giugno ci saranno pedalate musicali come quella in programma a Ferrara, il Ride to RockaFe, oppure “lucciolate serali”, escursioni per scoprire le città pedalando (come a Brescia), eventi dedicati ai bambini e ancora “tour de force” come quello organizzato da Fiab Trieste, da Tarvisio a Gorizia. Insomma ce n’è per tutti i gusti!

In occasione della Giornata mondiale della bicicletta FIAB coglierà l’occasione per tornare a parlare di una delle sue campagne politiche e di advocacy più importanti del 2023. Ci riferiamo alla proposta di legge sulle città 30, alla quale FIAB ha preso parte attiva. Elaborata con altre associazioni per l’ambiente e la sicurezza stradale rappresenta una soluzione auspicabile e a costo zero per favorire la convivenza in sicurezza nello spazio urbano da parte di tutti gli utenti della strada, come testimoniano le realtà che nel nostro Paese hanno già intrapreso questo percorso come Cesena, Olbia e Bologna.

Cicloturismo e cammini: un antidoto all’overturism

Si sono concentrate in queste settimane alcune notizie sul mondo del turismo lento a piedi ed in bici, a partire con l’annuncio ad inizio marzo di un finanziamento di 10 milioni per lo sviluppo del cicloturismo in Appennino sulle tre direttrici delle ciclabili del Secchia (tratto Pescale-valico) e del Panaro (tratto Casona-Croce Arcana) e della storica Via Vandelli.

E’ dal 2013 con il progetto “Biciclette a Fiumi” (che coinvolgeva proprio gli argini del Secchia e del Panaro) che cerchiamo di spiegare le potenzialità di questo movimento: ora vediamo finalmente una grande consapevolezza dell’importanza di queste infrastrutture.

Infatti, il mondo dei viaggi attivi è in grossa evoluzione e lo testimoniano gli oltre 20.000 visitatori alla recente Fiera del Cicloturismo a Bologna, od il grande successo di percorsi nati dal basso come la “Via Vandelli” e la “Via degli Dei”.

Ne abbiamo avuto l’ennesima riprova anche lo scorso weekend al compleanno della Ciclovia del Sole, una infrastruttura che pur ancora incompleta è già una solida realtà capace di vivacizzare i territori attraversati.

Anche perché l’altra notizia fresca è quella proveniente dalle Cinque Terre, dove sono esplosi i problemi ben conosciuti del sovraffollamento turistico (overturism, come è stato definito dall’Organizzazione Mondiale del Turismo): un impatto eccessivamente negativo della qualità di vita percepita dei cittadini e delle esperienze dei visitatori.

Non si corrono questi problemi con camminatori e pedalatori, perché viaggiano in piccoli gruppi, prediligono mete minori a contatto con la natura, spesso fuori dalle calde stagioni estive, apprezzano le piccole attività economiche e culturali locali. Tra l’altro, viaggiando con bagagli leggeri, spendono molto sul territorio perché hanno bisogno di tutto.

E non si può parlare nemmeno di bolla effimera: da anni i tour operatori ci dicono che i viaggiatori stranieri hanno l’Italia in cima alle loro liste dei desideri appena troveranno tracciati sicuri e servizi diffusi. Ed è un numero in potenziale crescita esponenziale grazie alla diffusione delle bici elettriche.

Per i nostri territori è una occasione formidabile, che va tra l’altro a sopperire le difficoltà crescenti ed inarrestabili del prodotto neve: nelle scelte bisognerà avere come stella polare le esigenze del viaggiatore, senza farsi sviare da interessi locali. FIAB con la sua decennale conoscenza di questi fenomeni è a disposizione di tutte le amministrazioni per consigliare e supportare.

Alberi e ombra: un valore per pedoni e ciclisti. Ed automobilisti.

L’ombra è una funzione primaria dell’albero e permette una riduzione della temperatura e della radiazione, soprattutto in estate. In città il valore dell’ombra riguarda tutte le zone adatte per muoversi ed intrattenersi come i centri commerciali, le scuole, zone produttive, edifici pubblici e privati ma anche negli spazi inospitali come i parcheggi: chi non preferisce un parcheggio all’ombra?

Gli alberi sono indispensabili e rappresentano un valore aggiunto dal punto di vista estetico, della salubrità ed attrattività di un luogo: ne sentiamo il bisogno dappertutto, a maggior ragione in un viale alberato e ben ombreggiato che incentiva la mobilità attiva di chi si sposta a piedi ed in bicicletta: così anche ad ogni semplice spostamento si aggiunge il piacere di stare in un ambiente il più possibile naturale, bellezza per gli occhi e benessere fisico.

Gli alberi e le altre piante, come arbusti e siepi ci danno l’ossigeno fondamentale per la nostra vita: questa presenza risulta particolarmente efficace nelle strade tra le case e permette tra l’altro di conservare terreni più freschi che possono ritenere il sempre più limitato apporto di acque piovane per l’alimentazione delle piante stesse e delle falde idriche. E con carreggiate più strette, una delle opportunità che ci offrono le città 30 è anche quella di recuperare terreni permeabili desigillando l’asfalto in eccesso.

Ed ancora gli alberi e gli arbusti, con i loro fiori e frutti, sono imprescindibili per mantenere la biodiversità sia vegetale che animale, preziosa per la nostra stessa vita.

Tra i tanti motivi per conservare e incrementare la presenza di alberi e siepi nelle strade c’è anche il fatto che incentiva le persone a stazionare nelle strade e nelle piazze in cui risiedono, senza essere obbligati a cercare un parchetto per godere di questi vantaggi, elevando la sicurezza intrinseca di luoghi che, se non vissuti, diventano teatro di episodi tipici delle “terre di nessuno”.

E visto che la crescita di un albero richiede anni, è importante conservare il patrimonio arboreo pubblico esistente con interventi sulle piante solo qualora sia strettamente necessario, in piante malate o pericolanti, e col minimo lavoro necessario. E’ vero che radici, foglie e rami possono rappresentare un pericolo per chi cammina o pedala, ma questo non può essere una scusa per togliere verde, ma un incentivo a curarlo al meglio.

Città 30 subito: basta morti in strada

E’ partita la campagna nazionale per la legge “città 30”

E così domenica scorsa siamo partiti con una campagna nazionale sulla sicurezza stradale che abbiamo chiamato “Città 30 subito, basta morti in strada” e lo abbiamo fatto con un flashmob in decine di città italiane andando a proteggere i passaggi pedonali.

E perché mai una associazione di ciclisti dovrebbe preoccuparsi di passaggi pedonali? Semplice, perché la pedonalità è la forma primaria di movimento, quella che (quasi) tutti abbiamo innata senza bisogno di nessun mezzo meccanico o motorizzato: prima o poi nella vita siamo tutti pedoni. Anche quelli che si dichiarano indefessi automobilisti prima o poi attraversano la strada per andare al bar.

Forse è per questo che esistono i sindacati degli automobilisti, quelli dei ciclisti, quelli degli utenti del trasporto pubblico ma non quelli dei pedoni: perché ognuno di noi dovrebbe aver accesso al suo status di bipede senza bisogno di lottare per veder rispettato questo diritto naturale.

Eppure, solo a gennaio in Italia sono stati uccisi oltre 51 pedoni, di cui la metà over 65, 3 under 18 sulle strisce pedonali e ben 7 mentre andavano a gettare l’immondizia (dati ASAPS). Ora, escludendo che gli anziani in ciabatte siano spericolati suicidi, ne possiamo dedurre solo che la violenza stradale motorizzata è fuori controllo, perché ovviamente nessuno è stato ucciso da una bici o da un monopattino.

Non esistono facili soluzioni, ma possiamo partire da regolare la velocità, il minimo comune denominatore che quando non è la causa diretta dell’impatto è quel fattore che ne moltiplica gli effetti nefasti. Per questo bisogna concretizzare subito il principio supportato da OMS, Parlamento Europeo e da decine di esperienze e casi di studio, che laddove vivono le persone la velocità massima non dovrebbe essere mai superiore a 30kmh.

Questa misura preliminare si porta dietro progressivamente nel tempo una serie di conseguenze ed opportunità: minor velocità vuol dire carreggiate più strette e meno parcheggi, più spazi per ampi pedonali, ciclabili sicure, corsie riservate per trasporto pubblico, verde in strada, panchine, playground per ragazzi.

Una “città 30” è più bella, vivibile, silenziosa, sicura, pulita, e tutela tutti i “ragazzi” che vogliono essere indipendenti dagli 8 agli 80 anni: dovrebbe quindi essere supportata in maniera trasversale, anche da quei cittadini incalliti che vogliono continuare ad andare al bar in auto. Possono continuare a farlo, ma a 30kmh.

Pedalando per la città 30: manifestazione per “M’illumino di meno”

In occasione dell’evento nazionale “M’illumino di meno” che ha da sempre al centro la promozione di stili di vita sostenibili, FIAB Modena insieme alle associazioni in rete per l’inclusione e l’ambiente ARIA, organizzano una pedalata il 16 Febbraio dalle ore 18.30. Pedalando dalla Ciclofficina “Rimessa in Movimento” presso il Novi Sad, per chiedere una “Città 30” subito e per sensibilizzare sul problema dell’insicurezza stradale, transiteremo sul cavalcavia Mazzoni per raggiungere la Sacca, quartiere che sconta uno storico isolamento dal resto della città dovuto alla ferrovia.

Torniamo quindi a proporre una soluzione a basso costo, che risolva da subito il problema: riservare il ponte Mazzoni (almeno una corsia) a trasporto pubblico, pedoni e biciclette, chiudendolo alle automobili private. Si realizzerebbe così un collegamento diretto e sicuro, che in poche centinaia di metri collegherebbe la nuova zona riqualificata del Canaletto a Piazza Roma.

A Modena serve una visione di insieme: non bastano interventi puntuali e scollegati, non bastano “zone 30” sporadiche, occorre trasformare l’intera città in “città 30” e farlo in tempi rapidi. Dopo Olbia e Cesena, anche Bergamo, Torino, Bologna e solo ultima Milano, stanno avviando percorsi per diventare Città 30, nella consapevolezza che occorre trovare risorse per pianificare interventi soprattutto strutturali e non solo di segnaletica, oltre che monitorare i risultati.

Moderare la velocità come previsto dalle Città 30 non rappresenta un limite alla libera e celere circolazione di persone e merci, in quanto attualmente la velocità media all’interno di Modena è di circa 29 km/h (dati PUMS MO). L’automobile privata non è il mezzo più veloce e affidabile nei centri urbani: solo con l’intermodalità tra i vari mezzi di trasporto, quali trasporto pubblico urbano, sharing e mobilità attiva, si potrà ottenere una riduzione del tasso di motorizzazione con relativa diminuzione del traffico, della difficoltà negli spostamenti e degli agenti inquinanti, i cui livelli sono spesso oggetto di procedure di infrazione da parte della UE.

Modena ha numeri di incidentalità ed inquinamento tra i più alti in Italia: Città30 è una soluzione già attuabile, che non necessita di tecnologie ancora da sviluppare.

La violenza stradale è un enorme problema di convivenza civile perché le città auto-centriche sono luoghi in cui vale la legge del più forte, mentre noi pensiamo che si debba tornare a condividere pacificamente gli spazi pubblici. Vi aspettiamo giovedì!

Carpi … e la bici dove la lascio? Al CICLOBOX

Carpi … e la bici dove la lascio? Al CICLOBOX pensiamo noi al tuo mezzo: custodia e piccoli interventi nella Ciclofficina inclusiva sono GRATIS

Deposito custodito di biciclette e cicli a impatto zero nell’area dei Giardini Pubblici compresa tra il Municipio e il Teatro sarà attivo il giovedì e il sabato con orario 8:30 – 12:30 (salvo maltempo). Il deposito è gestito da persone fragili o con disabilità – un’occasione per accrescere l’autonomia, l’autostima e la capacità di relazione, una proposta per favorire una mobilità sostenibile e a misura della nostra città. 

A disposizione dei cittadini un parcheggio custodito per biciclette in centro nei giorni di mercato, giovedì e sabato. Sarà gestito dai giovani coinvolti in progetti di autonomia e vita indipendente Le associazioni Il Tesoro Nascosto – Adifa – Porta Aperta/Recuperandia – Fiab in collaborazione con i Servizi Sociali dell’Unione Terre d’Argine danno vita, a partire da sabato 28 gennaio, ad un servizio di parcheggio custodito per biciclette (Ciclobox), destinato ai cittadini che si recano in centro nei giorni di mercato, giovedì e sabato.

Il servizio rientra all’interno del Progetto “Ognuno vale” che ha come capofila l’associazione Il Tesoro Nascosto e si avvale della rete di collaborazioni con le altre associazioni partner e del supporto dei Servizi Sociali. Il servizio di custodia (Ciclobox) sarà attivo nelle mattine di giovedì e sabato grazie alla presenza dei volontari dell’associazione “Il Tesoro Nascosto” e dei giovani che partecipano ai percorsi di autonomia e vita indipendente promossi dall’associazione stessa in partnership con i Servizi Sociali.

Le altre associazioni coinvolte nel progetto contribuiranno con l’apporto di specifici servizi come Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bici) che organizzerà dimostrazioni di Ciclofficina (stand dove ciascuno potrà fare operazioni di messa a punto sulla propria bici) e Porta Aperta/Recuperandia che fornisce materiali per rendere accogliente il parcheggio Ciclobox.

Il Progetto è nato su impulso della Consulta del Volontariato del Comune di Carpi.

ARIA: le Associazioni in Rete per l’Inclusione e l’Ambiente si presentano

E’ nata una rete di oltre 15 associazioni del territorio modenese, il nome è ARIA, che rappresenta l’acronimo di Associazioni in Rete per l’Inclusione e l’Ambiente. Il termine è allo stesso tempo evocativo di un grave problema ambientale che affligge il nostro territorio, e per questo, lo scopo prefissato è ambizioso, ma l’unione fa la forza: sostenere, diffondere e promuovere idee e azioni a favore della giustizia climatica e sociale.

La sua caratteristica è di includere non solo associazioni tradizionalmente ambientaliste: infatti anche associazioni costituite su diversi temi sociali sono giunte a prestare molta attenzione alla questione ambientale, ormai centrale in ogni prospettiva di cambiamento sociale e economico.

Parlando di aria, la Rete sarà impegnata a lavorare su diversi temi e proporre iniziative: l’intento è quello di iniziare dai temi della mobilità sostenibile e dell’alimentazione, considerando l’intera filiera di produzione del cibo. Nel nostro territorio questi sono certamente temi centrali e, attraverso le iniziative di ARIA, si intende sollecitare maggiore attenzione verso la tutela dell’ambiente e un interesse più attivo per le politiche ad essa connesse.

L’appuntamento per conoscere ARIA e le associazioni proponenti è sabato 21 gennaio dalle 18.30 alle 21.00 presso OvestLab, in via Nicolò Biondo 86 a Modena.

Qui oltre alla presentazione del progetto si chiederà il contributo e i suggerimenti di chi vorrà partecipare, perchè ARIA è aperta a tutti e tutte.
Alla serata aderisce anche il gruppo “Buy Nothing Modena”, che si basa su un modello di economia del dono, spontaneo e volontario, di oggetti, ma anche talenti, passioni: un’idea che ARIA vuole supportare e incentivare.

Consigliata la prenotazione e per maggiori informazioni trovate “ARIA Modena” sui canali social (IG e FB) e potete contattare i numeri 3398853291 o 3384806753.

Subito Modena Città 30

Notizie di stampa ci confermano che l’Amministrazione ha un piano per introdurre gradualmente undici “Zone 30” in ambito cittadino ma solo entro il 2030, in attuazione di ciò che è scritto nel PUMS ma senza dare, secondo noi, la necessaria urgenza ed importanza alle politiche per incentivare pedonalità e ciclabilità.

FIAB pensa invece che “Modena città 30kmh” debba essere un obiettivo a breve termine se si vuole perseguire la messa in sicurezza della città: non passa giorno che non ci siano incidenti al seguito dei quali i cittadini lamentino sempre l’eccessiva velocità e pericolosità del traffico davanti alle loro case. Se ne deduce che il problema è sentito in ogni strada residenziale, e che la soluzione non può essere a macchia di leopardo e con tempi così dilatati.

Questo modo di procedere ingenera una sensazione di differenze tra i vari quartieri e rende più difficile l’assimilazione del principio generale che in zone ad alta frequentazione pedonale si deve guidare con prudenza sempre ed ovunque. Riteniamo quindi più efficace una chiara mappatura che identifichi le strade di transito che rimarranno a 50kmh e definisca tutte le altre strade a 30kmh. Decisione che ha assunto, ad esempio, in questi giorni la giunta di Parma e che verrà realizzata in tutta la città racchiusa tra le tangenziali entro dicembre 2024.

Ancora più spedita l’azione di Bologna, dove la giunta comunale la settimana scorsa ha deliberato di portare a 30kmh la velocità standard entro il 30 giugno 2023, ad esclusione dei principali assi viari che rimarranno a 50kmh. È una decisione chiara ed inequivocabile, che mette la cittadinanza di fronte all’urgenza di limitare i danni provocati dalla violenza automobilistica: una volontà che l’Amministrazione ha rivendicato e di cui si è assunta la piena responsabilità, e sulla quale potrà essere valutata a fine mandato.

Bologna30 è un progetto che può contare su 14 milioni di euro per la segnaletica stradale, la diffusione di interventi fisici di moderazione del traffico e della velocità, installazione di un numero significativo di autovelox, campagne di comunicazione ed educazione. Perché non basta mettere un cartello e chiedere a tutti i cittadini di rispettare le regole della strada.

FIAB ricorda che con il passaggio da 50kmh a 30khm, la possibilità di morire per un pedone investito cala dal 80% al 15%: numeri che fanno la differenza in una città dove anche in questi giorni si sono verificati diversi investimenti sulle strisce pedonali, incidenti tra auto con invasione di marciapiedi e sfondamento di cancellate, anziani travolti in carreggiata in pieno giorno. Una litania infinita sulla quale bisogna intervenire con urgenza, quando invece, per esempio, per togliere tre parcheggi pericolosi sulla via Giardini sono serviti 12 mesi, o la messa in sicurezza dei ciclisti sul ponte Mazzoni è prevista tra 8 anni.

FIAB ritiene che portare la città a 30kmh sia un percorso obbligato per far convivere pacificamente auto e persone nelle nostre città: è richiesto dall’ OMS e dal parlamento europeo, ma soprattutto ha già dimostrato di funzionare in numerose piccole e grandi città europee. Dal Belgio alla Francia, dalla Spagna all’ Austria, dove è stata realizzata ha mantenuto sostanzialmente invariati i tempi di percorrenza in auto,  ridotto l’uso dell’auto abbassando l’inquinamento, dimezzato il rumore, abbattuto il numero di morti e feriti e migliorato in generale la qualità della vita con ricadute positive sul commercio locale: una operazione in cui vincono tutti.

FIAB quindi chiede che l’Amministrazione anticipi gli obiettivi della città 30kmh del PUMS, e li renda omogenei su tutta la città, assumendosi il difficile compito di spiegare ai cittadini i motivi di questa scelta, che scardina decenni di consuetudini che hanno portato a conclamati problemi di vivibilità. Siamo pronti a sostenerla perché sicuri che nei primi mesi ci saranno molte contestazioni, ma convinti che alla fine nessuno vorrà più tornare indietro. Oramai è il tempo che le decine di morti e feriti di pedoni e ciclisti sulla strada non siano solo e soltanto una responsabilità personale, che certamente rimane, ma una responsabilità collettiva di una comunità che deve scegliere tra sicurezza e velocità. Le due questioni non possono più convivere.