L’epidemia delle auto che entrano nei negozi

L’ultimo caso avvenuto è quello tragico in Via Nonantolana, dove la folle fuga di un automobilista senza patente ha prima provocato una vittima innocente in una collisione con un’altra vettura e poi ha sfondato i paletti para pedonali ed ha terminato la sua corsa sul marciapiede a 20 cm dalla vetrina di un negozio fotografico.

Qualche giorno prima, invece, a seguito di un “normale” incidente tra due automobilisti ad un incrocio, un’auto ha sfondato la vetrina di una gastronomia in Via Morane a Modena.

La settimana prima, senza alcun scontro, una macchina è finita dentro ad un supermercato Conad a Carpi direttamente sugli scaffali di frutta e verdura al centro del locale affollato.

E sempre pochi giorni prima Formigine si era svegliata con una decina di archetti divelti da un’auto sulla ciclabile in via Pascoli: un danno tale che la ciclabile è stata chiusa per permettere il suo ripristino.

Per ultimo a Modena un’auto ha scavalcato le aiuole, divelto una colonnina per il pagamento della sosta, per fermarsi sul marciapiede vicino ad una scuola a ridosso del centro. Per fortuna nessun danno alle persone.

Cosa hanno in comune questi 5 episodi in pochi giorni nel modenese? Sono tutti casi in cui chiunque si fosse trovato sulla traiettoria delle auto fuori controllo, pur essendo regolarmente sul marciapiede, in ciclabile o all’interno degli esercizi pubblici, avrebbe probabilmente avuto gravi conseguenze. E sarebbe partita la solita litania della sfortuna di stare nel posto sbagliato al momento sbagliato, mentre invece erano nel posto giusto della loro vita quotidiana.

E tutto questo nonostante fossero protetti da paletti, archetti, cordoli, aiuole, muri, vetrine. Perché le inesorabili leggi della fisica ci ricordano che l’energia cinetica sprigionata in questi scontri è proporzionale (la metà) alla massa dei veicoli moltiplicata per la velocità al QUADRATO. Per capirci, un SUV da 20 quintali a 50 kmh possiede una energia pari a 1000 volte quella di un mattone di 2kg che cade da 10 metri. Ne consegue che è abbastanza velleitario continuare a costruire ciclabili separate da cordoli, marciapiedi rialzati e protetti se poi non riusciamo a limitare la principale fonte di pericolo che è rappresentata dalla velocità nelle strade altamente frequentate da cittadini a piedi ed in bici.

D’altronde non servono grandi scienziati per capirlo e basta ascoltare cosa ci dicono i cittadini dopo aver assistito ad uno scontro nella loro strada: “qui le macchine corrono troppo”.

Ciclabili: La sicurezza si gioca nei nodi (e nei cambi di lato)

Quando si parla di mobilità ciclabile, il dibattito pubblico finisce spesso in una gara a “chi ha più chilometri”. Ma la vera domanda, per chi si muove ogni giorno nelle nostre città, è un’altra: quanto è sicuro attraversare un incrocio, una laterale, un accesso carrabile? Perché è lì che la rete si interrompe davvero: non sulla mappa, ma nel rischio di conflitto con i mezzi motorizzati.

A Modena, il PUMS descrive una rete ciclabile ampia: 227 km complessivi, circa 1,22 metri per abitante, con quasi l’80% in sede propria. Tuttavia, questo dato include gran parte di percorsi ciclopedonali promiscui, dove la separazione dal traffico auto si paga con il conflitto costante con i pedoni. Ma poi è quando si arriva ai nodi, dove la struttura ciclabile incrocia le utenze motorizzate, che iniziano davvero i problemi.

Le domande che dovremmo farci su questi nodi sono tante: l’attraversamento ciclabile è presente e continuo o sparisce togliendoci la precedenza? La precedenza è chiara e la visibilità è libera? La strada induce velocità basse (dossi, restringimenti) o lo dice solo un cartello? La svolta/attraversamento è in conflitto con la sosta? La larghezza e la qualità del percorso consentono davvero il passaggio in sicurezza (anche per bambini, anziani, carrozzine e deambulatori) o ci sono strozzature, scalini o addirittura lunghi attraversamenti non protetti?

E qui entra in gioco anche un altro tema molto concreto: i cambi di lato. Quando una pista si interrompe e riprende dall’altra parte della strada, chi va in bici è costretto a fare manovre e attraversamenti extra, e se la segnaletica non è chiarissima (o l’attraversamento non è protetto) la rete “perde continuità” proprio nel punto in cui servirebbe più sicurezza. Quando la ciclabile cambia lato è previsto un attraversamento segnalato, protetto e leggibile, o è “a interpretazione”? C’è continuità visiva (pittogrammi, colorazioni, isole salvagente) o si viene “scaricati” nel traffico? Queste domande dovrebbe farsi chi progetta questi “spezzatini”, perché altrimenti il risultato è solo quello di ottenere un attraversamento in più, con cittadini che riterranno più sicuro rimanere in carreggiata continuando sul lato dove stanno già pedalando.

Sicuramente i km servono, ma senza incroci e cambi di lato progettati bene restano numeri. La mobilità attiva si misura con una domanda semplice: posso seguire la ciclabile senza dubbi, senza attraversamenti improvvisati e senza dovermi “buttare” nel traffico?

Città ciclabili? Felicità al massimo e stress al minimo

Fine anno, tempo di classifiche. Prendiamo ad esempio l’Happy City Index dell’Institute For Quality Of Life, che analizza le attività urbane che hanno un impatto diretto sulla felicità. Con 26 indicatori in 6 categorie (cittadini, governance, ambiente, economia, salute e mobilità), le migliori 10 città sono state Copenhagen, Zurigo, Singapore, Aarhus, Anversa, Seoul, Stoccolma, Taipei, Monaco di Baviera, Rotterdam.

In un’altra classifica sulle città meno stressanti (basata su tempi di viaggio per percorrere 10 km, inquinamento, sicurezza, salari e costo della vita e sistema sanitario) troviamo nei primi posti Eindhoven, Utrecht, Canberra, Tallin, Trondheim, Groningen, Bergen, Porto, Brisbane, Rotterdam.

Non stupisce che la mobilità sia un parametro ritenuto molto rilevante per la qualità della vita in città: chi non odia lo stress e tensioni del traffico cittadino? Infatti, le città che hanno ottenuto i punteggi più alti in termini di felicità complessiva hanno ottenuto risultati eccellenti negli indicatori di mobilità e ambiente, a partire dai campioni di ciclabilità del Nord Europa come Copenaghen: superstrade ciclabili, semafori regolati in base alla velocità delle bici e piste ciclabili sgomberate dalla neve rendono possibile l’uso della bicicletta tutto l’anno. Il risultato? Lo abbiamo appena visto anche nella trasmissione “La città ideale” su RAI3: aria più pulita, cittadini più sani e pendolari meno stressati.

E sono anche tutte città molto ricche: allora non è vero che pianificare la mobilità urbana su un mix più equilibrato di auto, bici e mezzi pubblici fa bloccare l’economia. E visto l’alto livello di felicità non sembra proprio che gli amministratori stiano complicando la vita ai loro cittadini privilegiando chi si sposta senza i mezzi privati motorizzati, cosa che sembra impossibile alle nostre latitudini.

E se è pur lecito dubitare di queste classifiche, i racconti di chiunque sia tornato da un viaggio possono descrivere meglio il senso di sicurezza, tranquillità e silenzio: strade vivaci frequentate in gran parte da cittadini sui mezzi pubblici, a piedi, in bici e punteggiate da un commercio locale diffuso e florido. Bastano pochi giorni per tornare in Italia e ritrovarsi, per questi aspetti, in città in ritardo di decenni, in pieno Novecento.

Un messaggio è chiaro per pianificatori e politici: se vuoi comunità più solide e persone più felici, dai priorità a pedonalità e ciclabilità.

Un 2025 sconfortante per i cittadini in bicicletta

Il 2025 si chiude con un bilancio sconfortante per chi, a Modena come nel resto del Paese, sceglie la bici per i propri spostamenti quotidiani. L’anno si era aperto la riforma del Codice della Strada, un provvedimento atteso vista la sostanziale stasi nel calo di eventi e lontani dall’obiettivo del dimezzamento delle vittime entro il 2030.

In particolare, per i cittadini che si muovono in bici, la riforma si è rivelata un’occasione persa. L’unica novità di rilievo, la norma del sorpasso a 1,5 metri, è nata depotenziata dalla postilla “ove possibile” e resa di fatto inefficace dalla difficoltà di contestazione immediata.
Saremmo curiosi di sapere quante sanzioni sono state elevate per questa infrazione, ma temiamo numeri meramente simbolici: sulle nostre strade la distanza di sicurezza resta un’opzione discrezionale di chi va in auto, non un diritto di chi si sposta in bici.

Il confronto con l’estero dovrebbe far riflettere i nostri legislatori. Mentre qui dibattiamo sulle postille, nel Regno Unito la lotta alla violenza stradale è pragmatica: l’invio alla polizia di filmati registrati tramite dashcam o telecamere da casco è attivamente incoraggiato. Nel 2025, le sanzioni derivanti da video-segnalazioni dei cittadini inglesi sono cresciute dell’80%, creando una reale deterrenza: entro 14 giorni le autorità analizzano tutti i video e procedono con ammonimenti, multe o procedimenti penali.

In Italia invece per i ciclisti i numeri sono in deciso peggioramento: al 21 dicembre i dati preliminari di ASAPS contano 217 persone decedute rispetto ai 185 ufficiali del 2024. Un anno di sangue che non poteva che chiudersi con l’episodio grottesco e spaventoso avvenuto in Veneto: un automobilista che spara (per fortuna a salve) contro un gruppo di giovani ciclisti “colpevoli” di rallentarlo. Ai Carabinieri l’aggressore ha citato “futili motivi” ed un odio generalizzato verso i ciclisti. Se la pistola era finta, l’automobile è un’arma vera in mano a persone con questo tipo di risentimenti.

Questa “rabbia stradale” non è un fenomeno isolato e lontano. Si respira agli incroci e si legge, purtroppo, anche nelle decine di commenti sui social, anche quelli delle cronache stradali modenesi: toni di incitamento o di giustificazione della violenza che non possono essere tollerati.

Pedalare in Italia, come anche sulle strade di Modena fa sempre più paura: per questo nel 2026 continueremo ancora a testimoniare che la strada appartiene a tutti, a partire dai più fragili, chiedendo una città più sicura e civile.

Da Carpi ad Albareto, storie di mamme, cittadini e ragazzi che hanno smesso di rassegnarsi al traffico.

Alla Festa degli Auguri Fiab Modena di fine anno, riconoscimenti a chi ha trasformato piazzali-parcheggio in luoghi di vita. Da Carpi ad Albareto, storie di mamme, cittadini e ragazzi che hanno smesso di rassegnarsi al traffico.

La tradizionale serata degli Auguri di Fiab Modena e Carpi ha visto riassumere un anno di intensa attività dell’associazione ed è stata anche un momento per celebrare chi ha avuto il coraggio di chiedere: “Come potrebbe essere?” invece di ripetere “È sempre stato così”. In questa occasione, Fiab Modena ha premiato progetti che incarnano la riappropriazione dello spazio pubblico e la sicurezza dei percorsi casa-scuola.

Carpi a Misura di Bambino: se gli adulti ascoltassero davvero
Il primo riconoscimento ha toccato un nervo scoperto della pianificazione urbana. Benedetta Bellocchio e Maria Chiara Buzzega, rispettivamente giornalista e pedagogista (ma soprattutto madri), hanno ritirato il premio per il progetto “Carpi a Misura di Bambino“.
Nato dalla constatazione post-Covid di città sempre più ostili ai piccoli, il progetto ha ribaltato il paradigma: invece di decidere per i bambini, hanno chiesto ai bambini. Il risultato è stato un documento in 10 punti, sottoscritto dal Sindaco, e una grande festa simbolica che ha visto le associazioni occupare pacificamente il Sagrato del Duomo, solitamente intoccabile.
Ma il dato più politico emerso dalla serata è quello del sondaggio sulla mobilità: sebbene il 99% dei genitori usi l’auto, oltre la metà vorrebbe cambiare abitudini. «Non è pigrizia, è mancanza di alternative sicure», hanno spiegato le premiate. Il prossimo passo? Il “Placemaking”: saranno i bambini stessi ad analizzare tre parchi cittadini per spiegare all’amministrazione come renderli vivi e non solo “verdi”.

Scuole Bersani di Albareto: il miracolo del “panettone in piazza”
La storia più toccante di riappropriazione fisica dello spazio arriva dal Comitato Genitori delle Scuole Bersani di Albareto. Le mamme premiate (Tina, Rossana, Erika, Sara) hanno raccontato la metamorfosi di un piazzale scolastico che fino a ieri era una giungla.
«Era una gimcana tra le auto in seconda, terza, quarta fila. Pericoloso e brutto», hanno ricordato.
Dopo un sondaggio che ha certificato la percezione di insicurezza (80% delle famiglie), sono passati all’azione con l’urbanistica tattica: il grigio dell’asfalto ha lasciato spazio ai colori. A terra sono comparsi giochi antichi disegnati con gessetti colorati, come “la settimana” (o campana), trasformando una zona di parcheggio in un enorme cortile a cielo aperto. Dove prima si rischiava l’incidente, ora si salta e si gioca.
Il culmine è stato proprio la mattina della premiazione, l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze. Le mamme hanno chiesto un “regalo” ai genitori: non parcheggiare. Risultato? Alle 8:30 il piazzale era vuoto di auto e pieno di persone. «Abbiamo mangiato il panettone e bevuto il tè caldo dove prima si rischiava di essere investiti». Un esempio lampante di come, rimuovendo le lamiere, fioriscano le relazioni.

Il “Tesoro Nascosto”: la dignità è gratuita
A Carpi, il parcheggio custodito bici del giovedì e sabato mattina è molto più di un servizio: è un presidio per la mobilità attiva e di inclusione. Gestito dal 2019 dai volontari del “Tesoro Nascosto” (un gruppo che include persone con disabilità), il servizio vanta un record assoluto: zero furti in sei anni.
Durante la premiazione è emerso un dettaglio fondamentale sull’evoluzione etica del progetto: inizialmente c’era una cassettina per le offerte, ma i volontari hanno notato che questo creava imbarazzo in chi non aveva spiccioli, facendoli sentire obbligati. La decisione è stata radicale: via la cassetta. Il servizio è diventato totalmente gratuito per eliminare ogni barriera sociale.
La città ha risposto con gratitudine: i commercianti locali hanno donato al gruppo una splendida casetta di legno (quella di Babbo Natale) con vere finestre in vetro, robusta e ben rifinita, per proteggere dal freddo i guardiani delle bici. E la vecchia casetta in legno con i trasparenti in plastica? Non andrà persa: è stata donata al centro riabilitativo “Lotopaca”, in un perfetto circolo virtuoso di solidarietà.

Gli “Irriducibili” delle Scuole Margherita Hack: a scuola in bici, sempre
L’ultimo riconoscimento è andato agli studenti della Scuola Margherita Hack che partecipano al progetto di bike to school. Partendo dal piazzale della Polivalente San Martino, percorrono la ciclabile fino a scuola ogni mattina.
Sono stati definiti gli “Irriducibili” perché, nonostante il gelo invernale abbia scoraggiato molti compagni riducendo il gruppo a un nucleo d’acciaio di cinque ragazzi, loro hanno continuato a pedalare senza sosta, attrezzati con cuffie, guanti e tanta determinazione.
In un video proiettato durante la serata, hanno spiegato le loro ragioni con disarmante lucidità: “Mi piace sentire l’aria fresca la mattina”; “Si risparmiano soldi e inquiniamo meno”; “È un modo per stare con gli amici e andare ‘chillati’ (tranquilli) a scuola”.
Un aneddoto raccontato dal palco ha catturato l’essenza del gruppo: un giorno, al ritorno da scuola, a uno dei ragazzi (Sebastiano) è caduta la catena. Il gruppo non lo ha abbandonato per correre a a casa: si sono fermati tutti. Hanno perso tempo, hanno rischiato il ritardo, ma hanno aspettato l’amico. Perché la mobilità attiva non è una gara a chi arriva prima, ma un modo per arrivare insieme.
Queste storie ci insegnano che il cambiamento è possibile. Che si tratti di chiedere ai bambini come immaginano la loro città o di liberare un piazzale scolastico dalle lamiere, la ricetta vincente è la stessa: unire le forze, analizzare i dati e avere il coraggio di immaginare strade più sicure e belle.

Fiab Modena è orgogliosa di camminare (e pedalare) al fianco di questi cittadini. Buon anno e buona strada a tutti!

Calendario Attività 2026

Abbiamo definito il calendario delle attività per 2026: gli aggiornamenti in tempo reale sulle attività confermate e quelle cancellate saranno sempre pubblicate sulla pagina www.modenainbici.it/calendario

Per partecipare alle escursioni è necessario contattare i referenti, essere in buone condizioni fisiche ed avere una bicicletta efficiente, leggere e approvare il regolamento gite.

CICLOVACANZE: le gite di più giorni

CICLOESCURSIONI DI UNA GIORNATA: di vari livelli di difficoltà … sempre senza correre! Le cicloescursioni di una giornata sono propedeutiche al cicloturismo, con la finalità di tutelare e promuovere luoghi, paesaggi e patrimonio storico. Sono occasioni di socializzazione, nonché di impegno sociale e politico per sensibilizzare amministratori e concittadini sul tema della ciclabilità.

E20 CICLICI: Itinerari intorno a Carpi di circa 20 Km, si pedala insieme dalle 18:20 alle 20 a non più dei 20 Km/h.

20&30: Giri ad anello ad una velocità di non più di 20 km/h e di circa 30 km. Partenze da Mirandola e dai comuni dell’area nord

MODENA SLOW-BIKE Conosci Modena in bici a meno di 20 km e ad andamento lento. Percorsi dentro e intorno a Modena, adatti a tutti

NOTTURNE Appuntamenti estivi in notturna, con la bici per sgranchirci le gambe al fresco

MTB: Escursioni in MTB, anche in collaborazione con il CAI di Castelfranco

FIAB IN CICLOFFICINA: Serate di incontro in collaborazione con la Ciclofficina Popolare Rimessa in Movimento di Modena, presso la loro sede in Viale Monte Kosica.

CORSO DI MECCANICA E DI CICLOTURISMO: Fiab organizza corsi per imparare a fare le riparazioni bici più comuni e preparare un ciclo viaggio.

PROMOZIONE AL BIKE TO WORK: Fiab collabora con le amministrazioni pubbliche e con le aziende che incentivano i lavoratori che raggiungono il posto di lavoro in biciletta.

BICICLETTANDO: Progetti di educazione alla mobilità sostenibile, soprattutto nelle scuole elementari e medie. Laboratori di ciclomeccanica per studenti.

SENZA ROTELLE: giornate per insegnare ai più piccoli a pedalare senza rotelle.

DONNE IN BICI: Corso per donne che vogliono imparare ad andare in bici.

RIUNIONE CONSIGLIO DIRETTIVO: presso Casa delle Culture, Via Wiligelmo, 80 a Modena (o in video conferenza). Tutti i soci sono invitati a partecipare.

Come socio FIAB hai diritto a partecipare a tutte le ciclo-escursioni che le associazioni affiliate organizzano in tutta Italia e a tutte le vacanze in bicicletta all’estero BICIVIAGGI FIAB. Consulta il sito www.andiamoinbici.it

Scarica la copia PDF del Calendario 2026

Modena in bicicletta, tra desiderio e realtà

Spadoni, presidente FIAB Modena: “La domanda è forte, ma serve più coraggio politico”
Intervista di Patrizia Palladino – Vivo Modena

Qual è lo stato attuale delle piste ciclabili a Modena e quali sono i principali punti critici che ancora ostacolano una mobilità dolce sicura e continua?

Per rispondere a questa e ad altre domande abbiamo interpellato il presidente di Fiab Modena, Ermes Spadoni. “L’attuale amministrazione – risponde Spadoni – ha finora operato in continuità con il passato, senza imprimere la svolta sistemica necessaria. Continua a realizzare tratti ciclabili privi di omogeneità e riconoscibilità, ricorrendo spesso a percorsi ciclopedonali promiscui o a ciclabili ricavate sul marciapiede, anche lungo assi viari principali. Manca la standardizzazione: a volte il fondo rosso copre l’intera carreggiata, altre solo le intersezioni; in altri casi la segnaletica verticale interrompe la pista, creando ostacoli. Queste discontinuità non scoraggiano gli esperti, ma chi vorrebbe iniziare a usare la bici e non si sente sicuro. Il punto più critico, però, restano le intersezioni con il traffico motorizzato: occorre prevedere precedenza ciclabile, traiettorie chiare, attraversamenti con fondo rosso ben visibile e, soprattutto, la rimozione di parcheggi e ostacoli che impediscono il contatto visivo tra automobilisti e ciclisti, la cosiddetta daylighting”.

Il progetto Bike to Work sta davvero cambiando le abitudini dei cittadini o il suo impatto resta ancora ‘solo’ simbolico?

Per ottenere un vero cambiamento modale non c’è una soluzione unica, ma una “ricetta” con più ingredienti. Infrastrutture e moderazione del traffico sono la base, ma servono anche misure come segnaletica dedicata, parcheggi sicuri (ciclostazioni) e incentivi economici. Il Bike to Work a Modena ha avuto un riscontro positivo, coinvolgendo circa mille cittadini a ogni edizione e rimborsando migliaia di chilometri “puliti” in circa 76.000 viaggi. Per raggiungere la massa critica, però, è necessario rendere permanente il progetto e coinvolgere attivamente i mobility manager aziendali, affinché anche le imprese offrano facilitazioni ai dipendenti.

Gli autovelox sono sufficienti a ridurre la velocità delle auto e a prevenire incidenti mortali o servono misure più incisive come le “Zone 30”?

Gli autovelox sono fondamentali sulle grandi arterie, così come i controlli della Polizia Locale ma, all’interno dei quartieri residenziali, la velocità si controlla anche con il design della strada: servono attraversamenti rialzati, restringimenti delle carreggiate e l’avanzamento dei marciapiedi agli incroci. La sicurezza reale, quella dei 30 km/h, si ottiene inducendo comportamenti corretti tramite l’infrastruttura, e sanzionando le condotte pericolose. Gli autovelox sono comunque strumenti efficaci e salvano vite, riducendo gli incidenti mortali dal 15% al 26%, come dimostrano autorevoli studi. Non si tratta quindi di “fare cassa”, ma di proteggere concretamente le vite umane.

Dai vostri monitoraggi di settembre emerge una ripresa nell’uso della bici, ma siamo lontani dai livelli pre-Covid: quali le cause del gap e quali le soluzioni per colmarlo?

Dopo il Covid, molte città europee hanno colto l’occasione per ridisegnare lo spazio pubblico e la mobilità, mentre in Italia la micromobilità è stata spesso narrata, anche dalla politica, come un “vezzo” elitario o addirittura un intralcio al traffico: questa narrazione tossica frena il cambiamento. Al contrario, i dati europei dimostrano che lo sviluppo della ciclabilità è strategico per la salute pubblica, la qualità dell’aria e la vitalità del commercio di prossimità. Bisogna smettere di trattare la bici come un problema e iniziare a trattarla come parte della soluzione.

Sul nostro sito è aperto un sondaggio sul mezzo preferito per gli spostamenti in città: il 37% dei lettori sceglie la bici. Fiab come commenta questo dato?

I dati del percorso partecipativo “Sei la mia città” e anche quelli del vostro sondaggio parlano chiaro: il 37% dei modenesi indica la bicicletta come mezzo preferito. Non ci sorprende: Modena ha la conformazione ideale (pianura, distanze compatte, clima favorevole) e un parco bici privato enorme (quasi ogni cittadino ne possiede una). I cittadini sono pronti, ma la politica deve osare di più per incrementare quel 12% di spostamenti in bici da cui siamo partiti nel 2019, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 il 20% previsto dal PUMS. Bologna anche grazie alla Città 30 continua ad aumentare la mobilità ciclistica, quest’anno +22%. Servono infrastrutture complete e sicure, una rete ciclabile intercomunale estesa, stalli bici sicuri e diff usi, velostazioni custodite, hub multimodali. Occorre colmare il divario tra il “desiderio” di pedalare e la possibilità di farlo in sicurezza, per rendere la bici la scelta più naturale e conveniente per muoversi in città.

Oltre la paura e il traffico: progettare una Modena dove “stare bene” è la priorità

L’intervento dell’esperto Francesco Seneci all’evento FIAB traccia la rotta: non bastano le ciclabili, serve restituire spazio e fiducia alle persone.

Per anni ci siamo sentiti ripetere che la mobilità è una questione di “spostare flussi”: auto, bici, pedoni, come pedine su una scacchiera di asfalto. Ma se iniziassimo a pensare alla strada non come un tubo dove scorrere, ma come un luogo dove vivere? È questa la provocazione, lucida e necessaria, lanciata dall’Ing. Francesco Seneci (NetMobility) durante il recente convegno dei presidenti Fiab “Verso Velo-city 2026”. Un intervento che FIAB Modena vuole rilanciare perché tocca un nervo scoperto della nostra città: la differenza tra muoversi e “stare bene”. Spesso anche a Modena il dibattito sulla mobilità si arena sulla paura: la paura dell’incidente, la paura che la ciclabile non sia protetta, la paura del “degrado”. Seneci ha ribaltato il tavolo: smettiamo di progettare basandoci sulla paura e iniziamo a costruire fiducia.

Se a Modena si rimuove una panchina da un parco, una via o da una piazza perché “attira cattive frequentazioni”, stiamo progettando sulla paura. Il risultato? Si elimina il problema di decoro, ma si uccide la socialità. La ricetta dell’esperto è opposta: creare spazi belli e accoglienti è l’unico vero antidoto all’abbandono e all’insicurezza. Una città viva è una città sicura.

Il punto più toccante dell’intervento ha riguardato le scuole. Chiunque passi davanti ai poli scolastici modenesi (pensiamo all’area di via Leonardo da Vinci, al Polo Corni-Selmi o alle scuole del centro storico) negli orari di punta, vede il caos: auto in doppia fila, il rito del “kiss and ride”, studenti schiacciati sui marciapiedi.

Seneci ha portato l’esempio di Schio, dove una corsia stradale di un grande asse viario è stata sottratta alle auto e restituita a migliaia studenti, che stanno poi co-progettando insieme a genitori e docenti la successiva trasformazione da “marciapiede affollato” a “Piazza Campus”.

È una visione che FIAB Modena chiede a gran voce anche per la nostra città. Perché non osare? Perché non trasformare l’asfalto davanti ai nostri istituti in piazze dove i ragazzi possano socializzare, mangiare un panino o semplicemente aspettare l’inizio delle lezioni senza respirare gas di scarico? Questa che sembra un’utopia in molte città sta già avvenendo, come conseguenza di una pianificazione urbana che mette al centro le persone.

Dobbiamo essere onesti: non tutti andranno in bici, e va bene così. L’obiettivo non è forzare tutti sui pedali, ma democratizzare lo spazio pubblico. Una città amica delle biciclette è una città amica dei pedoni, degli anziani, dei bambini e anche di chi guida, che si trova in un ambiente più ordinato e meno stressante.

Il messaggio che portiamo alla Giunta e alla cittadinanza è semplice: rispettare il Codice della Strada è il minimo sindacale, ma il compito di un’amministrazione lungimirante è creare valore. Il valore di una Modena dove lo spostamento casa-lavoro o casa-scuola non sia un tempo morto o stressante, ma un momento di benessere. Servono spazi belli, serve coraggio nel togliere asfalto per dare verde e arredo urbano. La sfida è passare dalla logica della “sicurezza stradale” (necessaria) a quella della “felicità urbana”. Modena è pronta per questo salto di qualità? Noi crediamo di sì.

(Foto Credits: Netmobility, coprogettazione dell’area scolastica insieme agli studenti delle scuole nel Comune di Schio)

Furti di biciclette a Modena: nuovi pericoli e nuove difese

È successo a ogni ciclista. Torna dove ha lasciato la bici e trova solo aria, o una catena divelta. Lo sconforto che sale, e quel pensiero fisso: “Ma come hanno fatto?”. A Modena succede ogni giorno. E mentre il Pums punta al 20% di spostamenti in bici entro il 2030, i modenesi lasciano sempre più spesso la bicicletta in cantina. Troppo rischio, troppa frustrazione.

Il furto di una bicicletta viene considerato un reato minore, e non è comprensibilmente nelle priorità delle forze dell’ordine, ma è un crimine che colpisce la salute di tutti. Ogni bici rubata è un cittadino che spesso torna all’auto, contribuendo a inquinamento, traffico, stress urbano. Moltiplichiamo per le 350.000-500.000 biciclette rubate ogni anno in Italia: non sono solo furti, ma un vero e proprio ostacolo allo sviluppo della mobilità attiva.

E dietro? Non solo il balordo che ruba per arrivare a sera, ma bande organizzate con logistica da azienda: flessibili a batteria, furgoni, rotte internazionali. A Modena le bici rubate prendono spesso il treno regionale per le altre piazze regionali in un sistema osmotico rodato. Le e-bike di valore finiscono all’estero, rivendute online o smontate a pezzi.

Se il flessibile a batteria è la nuova arma dei ladri, gli smart tag GPS possono essere una difesa concreta. Piccoli ed invisibili, si nascondono nella bici e se sparisce, la si traccia in tempo reale. Oppure ci sono i dissuasori sonori: si tocca la bici e parte un allarme.

E le difese non si fermano solo a buoni lucchetti, ma possono essere integrate con la marcatura. I dati del Registro Italiano Bici non mentono: le bici marchiate subiscono solo 30 furti ogni 1.000, contro i 160-200 delle anonime. Una riduzione dal 16% al 3%. Perché? Perché una bici marcata non si rivende.

I depositi protetti a Modena non mancano: via Carteria, Novi Sad, Stazione, Porta Nord. Circa 400 posti totali, 20 euro di cauzione. Li usano 1.200 modenesi, ma quanti ne servirebbero davvero? Il triplo? Il quadruplo? La domanda c’è, l’offerta è ancora poco diffusa sul territorio.

I furti di biciclette sono una questione di salute pubblica, di vivibilità urbana ed infine di contrasto alla criminalità organizzata. Serve investire in protezione seria da parte del cittadino: marcatura (7 euro), una catena antifurto valida (50 euro circa), magari uno smart tag. Serve che il Comune crei più depositi protetti. Serve che le forze dell’ordine colpiscano ricettatori locali e reti organizzate.
Modena nel 2014 contava 200.000 biciclette, è un peccato che restino in cantina per paura.

Giornata delle vittime della strada, FIAB ricorda che la sicurezza si costruisce in bicicletta: -34% di rischio mortalità raddoppiando i ciclisti per chilometro

Nel medio periodo gli incidenti che riguardano questa categoria sono calati in Italia del 13%, ma ora va intensificato l’impegno per diffondere una nuova cultura della responsabilità

Milano, 10 novembre 2025 – Dalle cronache, ogni giorno, ci arriva un triste insegnamento. Gli incidenti stradali dimostrano quanto lo spazio pubblico sia un luogo fragile, e per più ragioni: infrastrutture spesso inadeguate, comportamenti individuali che sottovalutano rischio e responsabilità e, a monte, una cultura della mobilità che fatica a cambiare. La Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, in programma domenica 16 novembre, diventa quindi l’occasione per interrogarsi sulle cause e individuare le soluzioni di questa emergenza collettiva: fra le quali spicca, per semplicità e immediatezza, un utilizzo più diffuso della bicicletta. A ricordarlo è FIAB, Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, che, citando lo studio internazionale Safety in Numbers: more walkers and bicyclists, safer walking and bicycling di P. Jacobsen evidenzia come, raddoppiando il numero di ciclisti per chilometro percorso, il rischio individuale si riduca del 34%, mentre se questi si dimezzano il rischio aumenta del 52%. Anche in Italia, nel medio periodo, gli incidenti che riguardano chi pedala sono calati del 13% negli ultimi 10 anni a fronte di un significativo aumento dei chilometri percorsi in bicicletta.

Resta il fatto che, quando si parla di sicurezza, l’attenzione tende a concentrarsi sui veicoli a motore, dimenticando che anche le bici fanno parte del traffico urbano e stanno conquistando sempre più spazio tra i mezzi scelti per gli spostamenti quotidiani. Un cambiamento importante, che però espone i ciclisti alle criticità di un sistema stradale intrinsecamente vulnerabile e poco attento alla mobilità attiva: dall’inizio dell’anno l’Osservatorio Ciclisti ASAPS-SAPIDATA segnala 196 decessi tra chi si sposta in bici. “l numero di vittime in bici è sempre paurosamente alto e c’è quindi ancora molto da fare per diffondere una diversa idea di sicurezza, all’insegna di consapevolezza ed educazione, su cui noi lavoriamo da oltre 40 anni, e che nel tempo sta dando risultati concreti”, dichiara Luigi Menna, Presidente FIAB.

Ancora più significativa del calo degli incidenti è la riduzione di mortalità dei ciclisti nel nostro Paese (-40% in 10 anni), costante dal 2000 a oggi. Stimando un aumento da 4,5 a 10 miliardi di chilometri percorsi annualmente in bicicletta, il rischio individuale, misurato, sarebbe sceso da 61 a 21 morti. Il motivo per cui più persone pedalano o camminano, più la città diventa sicura per tutti è chiaro: una maggiore presenza di bici e pedoni significa più visibilità e consapevolezza anche da parte degli automobilisti.

“Secondo gli studi disponibili, quando aumentano le persone che si spostano in bici, chi guida veicoli a motore tende a prestare più attenzione, cercando di anticiparne i comportamenti – evidenzia Susanna Maggioni, Vicepresidente FIAB -. Un automobilista ha meno probabilità di collisioni con una persona che cammina o pedala se il numero di queste è maggiore. Le politiche che ne incentivano l’aumento, quali la riduzione della velocità, rappresentano un modo efficace di migliorare la sicurezza di chi cammina e pedala, in un
circolo virtuoso che, in ultima analisi, aumenta la sicurezza di tutte le persone, indipendentemente dal mezzo che scelgono di utilizzare. Serve a questo scopo una nuova consapevolezza e un nuovo contratto sociale”.

Le amministrazioni che adottano misure di moderazione del traffico, come zone 30 km/h o corsie ciclabili ben progettate ottengono benefici tangibili: meno sinistri, meno feriti, maggiore sicurezza e migliore qualità della vita, come dimostra il caso virtuoso di Bologna. I dati relativi ad altre città mostrano invece scenari diversi: a Milano, dove la quota di spostamenti in bici è elevata ma le politiche di mobilità sostenibile restano parziali, le biciclette coinvolte in collisioni rappresentano il 6,7% del totale nazionale, ma le vittime solo l’1,9%, segno di alta incidentalità ma bassa pericolosità. A Roma, con una mobilità attiva ridotta, gli impatti che coinvolgono i ciclisti sono appena l’1,3% del totale, ma quelli mortali arrivano all’8%, evidenziando l’effetto opposto: bassa incidentalità ma alta pericolosità. Questi esempi locali confermano che l’aumento delle persone che usano la bici può contribuire a rendere le strade più sicure, ma perché questo effetto si realizzi pienamente è necessario affiancare la mobilità attiva a infrastrutture adeguate e oculate politiche di moderazione del traffico.

Occorre quindi, prima di tutto, un cambiamento culturale che richiede tempo, impegno e continuità: per questo FIAB porta avanti un lavoro costante di sensibilizzazione e collaborazione con le istituzioni per rendere le città più a misura di persona. Tra le sue iniziative più rilevanti ricordiamo ComuniCiclabili, il riconoscimento che ogni anno attesta il grado di ciclabilità dei comuni italiani e incentiva le amministrazioni locali a investire in mobilità attiva; la certificazione Azienda Bike Friendly, che valorizza le imprese promotrici della cultura della bicicletta; e il progetto Bimbimbici, dedicato ai più piccoli. A tutte queste iniziative si affiancano campagne sulla sicurezza stradale e attività nelle scuole, nelle imprese e sul territorio.

Tutti coloro che puntano a una maggiore consapevolezza sul tema potranno approfittare della Settimana del Tesseramento FIAB, che torna dal 10 al 16 novembre con eventi e incontri in tutta Italia. Diventare soci vuol dire entrare a far parte di una comunità che promuove la mobilità attiva, sostiene le politiche per la sicurezza stradale e partecipa a un movimento che ogni giorno pedala per il domani. La campagna 2026, intitolata “In bici è meglio”, inviterà chiunque creda in città più umane, sicure e sostenibili a unirsi alla rete FIAB: “Coltivare il senso di comunità è uno dei temi centrali di quest’anno: è nella forza della collettività, infatti, che si genera la fiducia nel futuro, per migliorarlo a partire da oggi”, conclude Luigi Menna.