CORREGGIO E IL PALAZZO DEI PRINCIPI: Dai putti di Correggio (pittore) ai bimbi di Correggio (paese)

quartiere coriandoline

quartiere coriandoline

Guardando le opere di Antonio Allegri, detto il Correggio, colpisce la dolcezza e tenerezza dei suoi personaggi e in particolare la collocazione dei putti a lato della scena quasi a sviluppare un racconto a sé stante, infatti essi sono intenti nei loro giochi incuranti e ignari di quanto stia accadendo in un’altra scena del medesimo quadro dove sono rappresentati gli adulti.

La nostra gita a Correggio ci porta a visitare il palazzo dei Principi, e la Pinacoteca ad esso collegata; scopriamo così che proprio la città natale del grande artista, nel corso degli anni è stata privata delle sue opere. I suoi putti qui non si vedono, sono invece presenti copie di sue opere e un volto dolcissimo di un Cristo a lui attribuito.

Dopo avere visitato il teatro a altre chiese di Correggio la guida ci conduce a visitare il quartiere “Coriandolina”, nato circa venti anni fa in seguito a un progetto che vedeva coinvolti i bambini, chiamati ad esprimersi su come immaginassero la loro casa, quella dei loro sogni. Il progetto, pur non unico nel suo genere, qui a Correggio, attraverso la collaborazione di architetti e ingegneri, viene concretizzato.

Abbiamo avuto il piacere di gironzolare tra i vicoli del quartiere in cui abbiamo potuto curiosare tra le case dei sogni dei bambini, variamente dipinte da colori vivaci: la torre, il, castello, il fienile. Al loro interno, l’ascensore ha gli specchi deformanti, gli scivoli a lato delle scale sono a disposizione dei più piccoli. Così Correggio, privata delle opere del suo grande artista, in qualche modo gli fa un omaggio, realizzando i sogni dei più piccoli, che nel quartiere “Coriandoline” diventano protagonisti, guadagnandosi anche il nome sulla porta della loro casa.

Diana Altiero

Cubista ma “burrosa”: potenza dell’arte di Picasso – novembre 2012

Testa di Toro guerciadi Diana Altiero

La stagione cicloturistica si è conclusa! Ma noi con grande piacere ci avviamo all’appuntamento “Artebici” della Fiab che ci conduce alla visita di mostre d’arte. Il piacere è duplice perché è anche l’occasione per rivedere le persone che amano l’arte e che non si incontrano nelle occasioni “ciclistiche”. Non mancano però, tra i ciclisti “consueti”, coloro che amano “abbandonare” l’amata bici per una full immersion artistica.

La meta questa volta è la mostra dedicata a Picasso con opere provenienti dal Museo Picasso di Parigi. La mostra si apre con la Célestine (1904), la vecchia guercia in azzurro che chiude il periodo blu di Picasso; i suoi occhi, uno aperto sulla realtà, come a captare l’oggettività, e l’altro chiuso al mondo esterno ma, “aperto” all’interiorità dell’artista, dove è presente ciò che è stato da lui filtrato dal mondo esterno e rielaborato secondo la sua sensibilità.

Del 1922 è invece Due donne che corrono sulla spiaggia, due giganti dalle braccia e gambe massicce ma così leggere, ballerine danzanti nell’aria frizzante. Di questo quadro colpisce la sua dimensione minuta rispetto a come si è abituati a vederlo raffigurato nei vari cataloghi. Curiosa poi l’espressione “burrosa” della guida nel descrivere la rappresentazione di Picasso dell’amante; non riconoscibile perché raffigurata in stile cubista ma resa con fare “burroso” e cioè, con linee morbide e rotonde a richiamarne la personalità. Non mancano poi le sculture e per noi ciclisti non può non colpire Testa di toro del 1942 realizzata utilizzando un manubrio e un sellino di bicicletta. Solo Picasso poteva accostare le linee leggere della bicicletta con la robustezza di una testa di toro.

Modena e i suoi canali – settembre 2012

Gita per acqua (ed erba)

Canalino, Canaletto, Canalgrande, Canalchiaro… Il nostro giro “per acque” parte proprio dal centro storico, dove i nomi delle vie ricordano un’epoca in cui i canali di Modena scorrevano a cielo aperto, mentre noi abbiamo soltanto potuto immaginare questa Modena un po’ veneziana, che ora corre sotterranea, sotto le ruote delle nostre biciclette. In corso Vittorio Emanuele si riconosce la zona sotto la quale correva il Naviglio, poi coperto dall’ampia aiuola spartitraffico. Usciamo dalla città all’altezza di Via Due Canali, un nome che ancora evoca i canali Pradella e Diamante, che correvano paralleli prima di confluire nel Naviglio. E poi, appena fuori dalla città, vediamo riemergere il Naviglio e lo costeggiamo lungo la strada che porta a Bastiglia e Bomporto. Intanto Paolo, la nostra guida, ci illustra, lungo tutto il percorso, storia, tecnica e curiosità di queste vie d’acqua e della loro importanza, per la raccolta delle acque della città, per l’irrigazione, per la depurazione e – un tempo – anche per la navigazione, come ancora testimonia la bellissima darsena ottagonale di Bomporto, con le sue chiuse per alzare il livello dell’acqua e consentire il passaggio delle imbarcazioni. Ora, più che imbarcazioni, è facile incontrare colonie di nutrie, roditori assai prolifici.
Al ritorno comincia il bello. Improvvisamente una tranquilla gita in pianura (sulla carta, un pallino) diventa un’impresa: scegliamo infatti non la tradizionale ciclabile Bomporto-Modena, ma un argine con erba alta e bagnata, dove la bici fatica a muoversi e i meno allenati – come la sottoscritta – si trovano catapultati in un “tre pallini percepiti”! Per fortuna una pausa bio (niente caffè, solo frutta a chilometri zero) ci dà l’energia sufficiente ad arrivare – infine – alle strade asfaltate.
Pardon, ai canali ricoperti.

Mirella Tassoni

Bomporto

Bomporto

Bomporto

vista dall’alto

Bomporto

corte a Bomporto

il porto di Bomporto