L’aria ai tempi del Coronavirus

La situazione drammatica che stiamo vivendo a causa del Covid-19 e le giuste restrizioni per il contenimento del contagio, ci portano a soffermarci, come associazione ambientale, sull’argomento: inquinamento dell’aria. Ci stiamo chiedendo: il drastico cambiamento delle nostre abitudini quotidiane, in particolare la riduzione degli spostamenti motorizzati, ha determinato la riduzione degli inquinanti nell’aria che respiriamo?

Paradossalmente, mai come in questo momento di emergenza, gli scienziati hanno la possibilità di analizzare il problema in modo complesso comparando i dati scientifici prima e dopo le restrizioni legate agli spostamenti, ma anche alla chiusura parziale delle attività industriali e all’utilizzo o meno dei riscaldamenti. Ancora non si hanno certezze poiché è necessario monitorare i dati nel medio-lungo termine, soprattutto perché il fattore meteorologico è anch’esso determinante.

Il 13 marzo, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha divulgato dei dati, nei quali è evidente come in Italia – dal primo gennaio 2020 all’ 11 marzo 2020- nell’area padana, sia avvenuta una riduzione dell’inquinamento, in particolare nelle emissioni di biossido di Azoto (NO2), uno dei principali prodotti del traffico cittadino e delle attività industriali. D’altra parte Arpae Emilia Romagna specifica che le concentrazioni di NO2 variano fortemente in presenza di perturbazioni atmosferiche, e proprio in Emilia Romagna si sono verificate precipitazioni e vento molto forte.

Quindi la concomitanza delle restrizioni del traffico per Covid-19 e il forte vento per adesso non possono portare all’equazione “blocco traffico = meno inquinamento”. Fermo restando che una diminuzione complessiva di NO2 è certa, attendiamo il monitoraggio delle prossime settimane: sarebbe un peccato non sfruttare questa “occasione” per definire scientificamente, senza più smentite di parte, quali sono le criticità da affrontare una volta finita l’emergenza.

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