Sulle strisce non si va in bici ma l’auto non ha la precedenza

FIAB Modena in risposta all’articolo del 20 febbraio 2020 sulla Gazzetta di Modena dal titolo “sulle strisce non si va in bici ma l’auto non ha la precedenza” per rilevare alcune inesattezze e precisare le nostre posizioni in merito.

Spett. Redazione

essendo un argomento spinoso ed in apparenza controverso con cui ci troviamo a confrontarci spesso, sia come direttivo di FIAB Modena che come FIAB nazionale, ci sentiamo in dovere di provare a fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

Ci riferiamo all’articolo del 20 febbraio 2020, sulla Gazzetta di Modena dal titolo “SULLE STRISCE NON SI VA IN BICI MA L’AUTO NON HA LA PRECEDENZA” in cui rileviamo, a nostro avviso, alcune inesattezze.

Infatti né il CdS né il Regolamento di esecuzione e di attuazione del CdS riportano in nessun articolo che il ciclista debba sempre attraversare le strisce pedonali conducendo il veicolo a mano.

Anche il citato art. 182/CdS cap. 4 che recita: “i ciclisti devono condurre il veicolo a mano quando, per le condizioni della circolazione, siano di intralcio o di pericolo per i pedoni”; ne deriva ad esempio che quando sulle strisce pedonali non vi siano pedoni, e quindi non possano sussistere condizioni di intralcio o pericolo per i medesimi, la suddetta disposizione non possa essere applicata.

Ancora più chiaro è il Regolamento del CdS che all’art. 377 – circolazione dei velocipedi – cap. 2 recita: “Nel caso di attraversamento di carreggiate a traffico particolarmente intenso e, in generale, dove le circostanze lo richiedano, i ciclisti sono tenuti ad attraversare tenendo il veicolo a mano”; ne deriva che se il traffico non è particolarmente intenso e se le circostanze non lo richiedono i ciclisti possono tranquillamente rimanere in sella.

In merito a quanto sopra si è espressa anche la Cassazione Penale, sez. IV, con sentenza n. 27611/2014 che, dopo aver riportato quanto disposto dall’art. 182, comma 4 cod. strada e 377 reg. esec. cod. strada, così conclude “Se ne può al contrario desumere che, in assenza delle dette condizioni (quindi traffico particolarmente intenso e circostanze che lo richiedano), ai ciclisti sia perfettamente consentito di attraversare la carreggiata anche in sella al proprio velocipede”.

Ma altre norme del CdS e del relativo Regolamento contribuiscono a rendere ingarbugliata e poco chiara la questione.

Ad esempio l’art. 41 del CdS detta norme e comportamenti relativamente anche alle lanterne semaforiche, comprese, al capo 1.g, quelle specifiche per velocipedi (semafori con le luci a forma di bicicletta colorata); il capo 15 dello stesso articolo recita: “In assenza di lanterne semaforiche per i velocipedi, i ciclisti sulle intersezioni semaforizzate devono assumere il comportamento dei pedoni”. Molti hanno interpretato tale disposizione nel senso che i ciclisti debbano, nel caso suddetto, andare a piedi come i pedoni; invece il senso della disposizione è che i ciclisti devono fermarsi o attraversare quando c’è via libera per i pedoni (da apposito dedicato semaforo o da semaforo generico), senza necessariamente scendere dalla bicicletta (vedasi risposta dell’Ing. Francesco Mazziotta, Direttore della II Divisione della Direzione Generale per la Sicurezza Stradale, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, alla Richiesta di parere del 01/08/2012 prot. 4444, in merito all’art. 41 del CdS, facilmente reperibile online).

In definitiva pare indubbio che, in assenza della presenza delle circostanze citate dagli art. 182 /CdS e 377/Reg. CdS, il ciclista possa attraversare le strisce pedonali in sella alla propria bicicletta.

I ciclisti Modenesi, che come tutti hanno fretta di raggiungere il posto di lavoro, sono già costretti a districarsi tra infrastrutture inadeguate ed incoerenti in cui sono costretti ad andare su e giù dai marciapiedi, dai passi carrai, a passare tra transenne ed ostacoli di ogni tipo, e magari sulle frequenti ciclopedonali a convivere con utenti con necessità diverse, come bimbi che vanno a scuola, pedoni che portano cani al guinzaglio, sportivi che fanno jogging con la cuffia.

A questi ostacoli sul loro percorso non possiamo aggiungere anche la discontinuità tra i vari spezzoni ciclabili, rappresentata da passaggi pedonali nei quali sono obbligati a scendere dalla bicicletta anche quando non vi sono situazioni di pericolo. E’ illogico ed figlio di una antiquata concezione novecentesca di una mobilità a “priorità automobilistica” che è il vero deterrente all’uso della bici come mezzo di spostamento quotidiano. Per cui chiediamo che almeno la segnaletica orizzontale e verticale dei passaggi tra ciclabili sia resa omogenea, con i “quadrotti” a terra negli attraversamenti ed il segnale verticale di “precedenza ai ciclisti”, in modo che siano ben riconoscibili sia dai mezzi motorizzati che dai ciclisti stessi. Sarebbe già un bel punto di partenza, a costo quasi zero, per migliorare la sicurezza stradale.

In ogni caso consigliamo al volenteroso ciclista urbano, di muoversi con particolare attenzione nella giungla degli attraversamenti stradali: pur se sussistono le condizioni per rimanere in sella, si deve incrociare lo sguardo con l’automobilista accertandosi di essere stati avvistati e che stia rallentando, fare attenzione ad altri veicoli che possono sopraggiungere da dietro, adeguare la velocità supponendo comunque che l’auto sopraggiungente non rispetti la precedenza, e tenersi sempre pronti per ogni manovra di emergenza eventualmente necessaria, con le due mani sul manubrio ed il cellulare in tasca.

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