In bici a scuola

“Bici senza rotelle”: FIAB Modena torna nelle scuole per insegnare la libertà di pedalare

Un grande ritorno tra i banchi (e nei cortili) per la nostra associazione, grazie all’impegno dei volontari e al debutto nel catalogo MEMO del Comune di Modena.

C’è un momento nella vita di ogni bambino che rimane impresso nella memoria per sempre: il giorno in cui si tolgono le rotelle e si pedala in equilibrio per la prima volta. È con questa consapevolezza, e con tanta voglia di trasmettere la passione per la mobilità attiva, che FIAB Modena è tornata ufficialmente nelle scuole con il progetto “Bici senza rotelle”.

L’iniziativa nasce dal desiderio di alcuni nostri soci – genitori con figli in età scolare – di riprendere e rinnovare la storica tradizione di FIAB all’interno degli istituti modenesi. Grazie a questo slancio, per la prima volta quest’anno il nostro progetto è stato candidato e inserito all’interno del catalogo itinerari scuola-Città del MEMO del Comune di Modena, da cui le scuole attingono per le attività extrascolastiche.

Come funziona “Bici senza rotelle”? Teoria e tanta pratica

Il progetto si articola in due fasi pensate per accompagnare i bambini in un percorso di apprendimento graduale, sicuro e personalizzato.

  1. L’educazione stradale in classe
    Tutto inizia con una breve lezione in aula (da mezz’ora a un’ora), una “micro-lezione di educazione stradale” calibrata per i più piccoli. Attraverso il dialogo, insegniamo loro le buone abitudini del ciclista e del pedone: cos’è una pista ciclabile, come si attraversa la strada in sicurezza e qual è la differenza tra strisce pedonali e attraversamenti ciclabili.
  2. L’attività pratica all’aperto
    Il cuore del progetto si svolge nei cortili scolastici. I partecipanti vengono accolti in uno spazio sicuro e protetto, dove i nostri volontari e formatori li guidano passo dopo passo. Le attività, svolte in piccoli gruppi, prevedono:
  • Accoglienza e sicurezza: spiegazione delle regole, consegna dei caschetti e presa di confidenza con il mezzo.
  • Il grande salto: aiutiamo i bambini che non sanno ancora andare su due ruote a togliere le rotelle, lavorando sul consolidamento dell’equilibrio e sul controllo sicuro della bicicletta con i pedali.
  • Imparare giocando: allestiamo percorsi a ostacoli, staffette e giochi per rendere l’esperienza coinvolgente. Utilizziamo anche materiale per la didattica stradale (come la segnaletica che i bambini incontrerebbero per le strade di Modena) per simulare percorsi urbani.
  • La Metodologia e le uscite sul territorio
    Tutte le attività sono inclusive e personalizzabili nei ritmi di apprendimento. In accordo con le insegnanti, suddividiamo le classi per facilitare i bambini. I percorsi sono studiati per permettere di sperimentare in autonomia (sempre sotto la nostra supervisione), affinché ognuno possa progredire in base alle proprie capacità.
  • L’obiettivo finale è la crescita dell’autonomia, del senso civico e del rispetto reciproco. Per questo, ove possibile, non ci limitiamo al cortile scolastico ma sperimentiamo veri e propri percorsi di gruppo esplorativi nei parchi o nelle aree verdi del quartiere. In questi spazi sicuri e protetti, utilizziamo anche materiale per la didattica stradale (come segnaletica orizzontale e verticale) per simulare le situazioni che i bambini incontrerebbero muovendosi per le strade di Modena.

Le scuole coinvolte e l’entusiasmo dei partecipanti

Quest’anno hanno scelto il nostro progetto diverse realtà del territorio:

  • Scuola dell’Infanzia Bisbini (Albareto) – Sezioni 3, 4 e 5 anni
  • Scuola Primaria Gramsci – Classe 1°B
  • Scuola Primaria Carovana – Classe 2°B

Il bilancio di queste prime giornate è a dir poco entusiasmante, sia da parte delle maestre che dei bambini.
Vedere i bimbi utilizzare la bicicletta durante l’orario scolastico è una gioia. L’aneddoto più bello? All’asilo Bisbini, in una sola mattinata, siamo riusciti a far togliere le rotelle e far fare le prime pedalate a un paio di bambini. Abbiamo fatto notare alle maestre l’importanza di questa giornata: se chiederete a questi bambini, tra vent’anni, “dove hai imparato ad andare in bici senza rotelle?”, loro risponderanno orgogliosi: “A scuola!”. È un ricordo che si porteranno dietro per tutta la vita.

L’entusiasmo è stato talmente contagioso che una maestra della scuola Gramsci, rimasta affascinata dal lavoro svolto con i bambini, ci ha chiesto a fine giornata: “Quali titoli servono per diventare volontari con voi?”. La nostra risposta? “Nessuno, basta iscriversi a FIAB!”. E così, abbiamo nuovi partecipanti nel percorso per diventare volontari Fiab.

Un ringraziamento speciale

Dietro a questo successo c’è il cuore dei nostri volontari. Un ringraziamento speciale va a chi ha speso le proprie giornate (e mezze giornate) per rendere tutto questo possibile: Davide, Luca, Matteo, Andrea e Silvia, Armando, Mara, Antonio Tom e tutti coloro che hanno dato una mano.

Per chi vuole partecipare a questa e altre attività di promozione sociale vi aspettiamo in FIAB Modena!

 

In bici fino agli alberi: il 19 aprile si pedala da Reggio Emilia a Modena per Alberi Festival

Domenica 19 aprile, Fiab porta i ciclisti modenesi e reggiani nel cuore di uno degli eventi più originali della primavera emiliana: Alberi Festival, tre giorni dedicati al rapporto tra alberi, città e comunità, in programma dal 17 al 19 aprile al Villaggio Artigiano Modena Ovest.

La pedalata

La giornata del 19 aprile per i soci e simpatizzanti Fiab inizia alle 9.00 dai Musei Civici di Reggio Emilia: circa 40 chilometri di strada lungo la pianura padana, con tre tappe intermedie, per arrivare insieme al festival nel pomeriggio. Un percorso che è già, di per sé, un manifesto: arivare a un festival sugli alberi in bicicletta — silenziosamente, lentamente, a misura di paesaggio — è il modo più coerente di parteciparvi.

La prenotazione è obbligatoria: attraverso il link di Eventbrite Fiab , trovate lo stesso accesso anche nel QR code del programma ufficiale di Alberi Festival (QR Code 2), oppure scrivete a info@alberifestival.it.

Cos’è Alberi Festival

Alla sua edizione lab del 2026, Alberi Festival si propone di rispondere a una domanda tanto semplice quanto urgente: come costruiamo la città degli alberi? Non solo in senso metaforico, ma concretamente — con chi progetta gli spazi urbani, chi li abita, chi li studia.

Il cuore del festival sono quattro tavoli di discussione aperti al pubblico, con architetti, paesaggisti, ecologi, artisti e amministratori:

  • Saper vedere gli alberi – sabato 18 aprile, ore 10.00
  • La città degli alberi – sabato 18 aprile, ore 17.00
  • Progettare con gli alberi – domenica 19 aprile, ore 10.00
  • Le metamorfosi degli alberi – domenica 19 aprile, ore 17.00

Attorno a questi incontri ruotano mostre fotografiche, installazioni sonore e multimediali, e laboratori per bambini e adulti (su prenotazione). Tutto si svolge in un capannone industriale dismesso trasformato per l’occasione in un bosco temporaneo, tra piante, alberi in vaso e arredi in legno: l’Officina Botanica e l’Archivio Leonardi, lo studio di Cesare Leonardi aperto al pubblico con i suoi straordinari disegni de L’architettura degli alberi.

Perché andarci in bici

Il festival invita esplicitamente a raggiungere il Villaggio Artigiano a piedi, in bicicletta o in autobus. Perchè anche il mezzo con cui si arriva, è parte del messaggio. Un festival che parla di alberi come infrastrutture vive della città, di verde urbano come bene comune, di spazio pubblico da riconquistare, trova nella bicicletta il suo mezzo di trasporto naturale.

Fiab Modena è partner dell’iniziativa proprio con questa consapevolezza: pedalare insieme è già un atto politico, un modo di abitare la città in modo diverso.

Informazioni pratiche

La pedalata Reggio–Modena del 19 aprile è su prenotazione tramite  il link di Eventbrite Fiab  (o tramite QR Code 2 in locandina – Eventbrite Fiab).

Il festival è aperto al pubblico:

  • Venerdì 17 aprile: 18.00–21.00
  • Sabato 18 aprile: 10.00–24.00
  • Domenica 19 aprile: 10.00–21.00

Ingresso libero e gratuito a tutti gli eventi (tranne il laboratorio di cucina Rooted Flavours). Per i laboratori è necessaria la prenotazione.

Sede: Via Giovanni e Lodovico Leoni, Villaggio Artigiano Modena Ovest.

Tutti i padiglioni sono accessibili alle persone con disabilità (eccetto Progetto Artigiano).

Scarica il programma ufficiale di Alberi Festival

Per info: info@alberifestival.it — alberifestival.it

 

 

 

“È come volare”: la bicicletta come strumento di libertà per le donne migranti. Il progetto StradAbile a Modena

Integrazione, autonomia e la gioia di pedalare. Grazie al progetto “StradAbile a pedali”, con il supporto tecnico di FIAB Modena e la rete delle cooperative del territorio, un gruppo di donne richiedenti asilo sta scoprendo una nuova forma di emancipazione sulle due ruote.

La bicicletta non è mai solo un mezzo di trasporto. Per chi ha dovuto attraversare deserti, confini e pregiudizi, due ruote e un manubrio possono trasformarsi in un vero e proprio strumento di riscatto e libertà. È questo il cuore di StradAbile a pedali, un progetto nazionale di inclusione sociale e mobilità sostenibile promosso da Fondazione Unipolis e UISP. A Modena l’iniziativa vede proprio UISP in prima linea, affiancata in coprogettazione e per la parte tecnica dai volontari di FIAB Modena, e supportata da una solida rete territoriale che coinvolge la Cooperativa L’Angolo e l’associazione World Child.

L’iniziativa, rivolta in particolare a donne con background migratorio e richiedenti asilo, sta dimostrando come l’educazione stradale e l’uso della bici possano abbattere barriere sociali e culturali. Durante l’incontro del 14 marzo, abbiamo conversato con utenti e operatori, raccogliendo testimonianze dirette di quanto un semplice colpo di pedale possa cambiare la prospettiva di vita.

 

Storie di coraggio e di rinascita in sella

Al corso partecipano attualmente sei donne (quattro accolte dalla Cooperativa L’Angolo e due esterne). Per loro, la bicicletta si è subito rivelata una fonte di immensa gioia e, soprattutto, di autonomia.

C’è Samia, arrivata dall’Egitto. Nel suo Paese d’origine le donne, per convenzione sociale, non vanno in bicicletta. Lei però covava da tempo questa curiosità e, non appena ha saputo del corso, si è buttata senza esitazioni. Quando le si chiede cosa si provi a pedalare per la prima volta, le si illuminano gli occhi: “È come volare”. Oggi Samia lavora facendo le pulizie in un hotel: il suo obiettivo a breve termine è trovare un’occupazione meno precaria e poter fare il tragitto casa-lavoro in bicicletta. Ma la sua voglia di indipendenza non si ferma qui: il prossimo passo sarà prendere la patente per la moto e per la macchina.

Altrettanto potente è la storia di Josephine, originaria della Costa d’Avorio. Il suo passato è segnato da traumi profondi: ha attraversato il deserto in tre mesi, camminando senza mai dormire e sopravvivendo persino alla puntura di uno scorpione. In seguito ha vissuto sette anni in Tunisia, dove aveva una casa e un lavoro, ma non i documenti. La sua vita era ridotta a un percorso invisibile e terrorizzato: casa, lavoro, spesa. Stare fuori un minuto di più significava rischiare l’arresto.

Oggi Josephine vive a Modena e lavora come badante. Salire su un sellino per andare al lavoro o per muoversi in città significa per lei riappropriarsi del proprio corpo e del proprio tempo. Ha raccontato ciò che prova mentre va in bicicletta con parole semplici ma intense: “Mi sento a contatto con la terra”, ha confidato, aggiungendo subito dopo: “Mi sento in contatto con quello che sto facendo”.

Poi c’è Rita, arrivata dal Ghana e in Italia da sei anni. All’inizio del corso si sentiva molto insicura e timorosa di cadere. Oggi, superati i blocchi iniziali, confida di divertirsi moltissimo, godendosi finalmente l’aria sul viso.

Il lavoro di rete: la storica esperienza FIAB, mediatori ed educatoriù

I risultati di questo progetto non sarebbero possibili senza il lavoro e la sensibilità degli operatori. Hayette, operatrice e mediatrice della Cooperativa L’Angolo (che a sua volta si muove spesso in bicicletta), non usa mezzi termini per descrivere l’impatto del corso: “Questi momenti di formazione sono stati letteralmente liberatori per le ragazze”.

Un ruolo chiave è giocato proprio dalla sinergia tra associazioni: UISP, World Child e FIAB Modena. Quest’anno abbiamo scelto di unire le forze con UISP nel progetto “StradAbile a pedali”, portando una pratica che per noi viene da lontano: dal 2005, infatti, organizziamo questi corsi con cadenza annuale.

Sul campo, le volontarie FIAB aiutano le partecipanti nella delicata ricerca dell’equilibrio in sella, mentre la Ciclofficina (coinvolta da UISP) cura le lezioni su come muoversi in strada in sicurezza e sulla piccola manutenzione. E se il progetto nazionale StradAbile si concluderà a fine 2026, i corsi di FIAB Modena continueranno ad esserci, semplicemente come facciamo da vent’anni.

 

Attraversare le generazioni: il parallelo con “Senza Rotelle”

A rendere l’atmosfera di questa giornata con StradAbile ancora più viva è stato ciò che accadeva a pochi metri di distanza. Poco più in là, sotto le tribune del parco Novi Sad infatti, si stava svolgendo in contemporanea l’evento “Senza Rotelle”, con un’affollatissima presenza di bambini pieni di entusiasmo, intenti a sperimentare le loro primissime pedalate in autonomia.

Un parallelo carico di significato: da una parte i più piccoli, dall’altra donne adulte dal passato difficile, tutti uniti dalla stessa ricerca dell’equilibrio, dallo stesso entusiasmo e dalla gioia incontenibile che solo la prima volta in bicicletta sa regalare. Insegnare a pedalare, per FIAB, significa insegnare a prendersi il proprio spazio nel mondo. E le storie di questa giornata ci ricordano che una città “stradabile” è prima di tutto una città più umana.

 

     

 

 

 

 

Mùvet • Cambia mezzo: al via la maratona di idee per la mobilità sostenibile (con il patrocinio di FIAB)

 

Hai tra i 17 e i 25 anni, vivi in Emilia-Romagna e ti muovi abitualmente in bici, a piedi o con i mezzi pubblici? Come FIAB Modena e FIAB Italia siamo orgogliosi di patrocinare Mùvet • Cambia mezzo, un’iniziativa imperdibile per chi vuole ripensare la mobilità del futuro in modo creativo.

Cos’è Mùvet?

Si tratta di un vero e proprio hackathon, una maratona di idee pensata per immaginare e mettere a punto proposte innovative capaci di ispirare ragazze e ragazzi verso l’uso della bicicletta, il trasporto pubblico, la mobilità integrata e il viaggio sostenibile.

L’evento si struttura intorno a temi e sfide (domande aperte) a cui rispondere attraverso il lavoro di squadra. Se ti appassionano la comunicazione, le arti visive, la sostenibilità o l’economia della mobilità, avrai l’opportunità di confrontarti con i tuoi coetanei per sviluppare idee inedite e originali.

Cosa si vince? Un’estate in Interrail!

L’impegno e la creatività verranno premiati alla grande: in palio per il gruppo vincitore c’è un Interrail Pass Europe. La prossima estate potrai viaggiare in treno tra le capitali e i paesi d’Europa più affascinanti, trasformando in realtà l’idea di scoperta e di viaggio a basso impatto ambientale.

Come funziona: il percorso e le date da segnare

L’iniziativa si sviluppa in diverse fasi. Ecco il calendario completo per non perdere l’occasione:

  • Dal 18 febbraio al 15 marzo 2026 | Candidature aperte
    Vai sul sito ufficiale, leggi il regolamento e invia la tua candidatura.

  • Dal 16 al 20 marzo 2026 | Selezione e ammissione
    Tra le candidature ricevute verranno selezionati 50 partecipanti (più 10 in lista di attesa), privilegiando la motivazione e il mix di competenze. Attenzione: in quei giorni tieni d’occhio la tua casella email per confermare rapidamente il tuo posto!

  • 28 marzo 2026 (Ex Dynamo, Bologna) | Pre-maratona
    Un momento di formazione per mettere a fuoco le sfide insieme a coach e facilitatori. Entrerai individualmente e uscirai come parte di un gruppo pronto a collaborare.

  • 12 aprile 2026 (Filla, Bologna) | Maratona di idee
    Il clou dell’evento: ogni gruppo avrà un’intera giornata per sviluppare il proprio progetto e presentarlo alla giuria finale.

Come partecipare e contatti

Vuoi metterti in gioco e aiutarci a cambiare il modo in cui ci muoviamo? Trovi il regolamento completo e il modulo di iscrizione sui canali ufficiali dell’evento:

🌐 Sito web: www.muvet-cambiamezzo.it
📧 Email per info: muvet.cambiamezzo@gmail.com
📱 Instagram:@muvet.cambiamezzo

A Modena è emergenza violenza stradale. Sabato 21 febbraio la mobilitazione cittadina.

Modena, 17 Febbraio 2026 – Le associazioni della campagna Modena30 e la rete ARIA chiamano a raccolta tutta la cittadinanza per Sabato 21 Febbraio 2026, con un momento culminante alle ore 15:00 in Largo Garibaldi, all’incrocio con Viale Trento Trieste.

La decisione di scendere in piazza, già programmata, assume un significato ancora più urgente alla luce del grave scontro avvenuto il 17 febbraio in Piazzale Bruni (zona Rotonda del Tempio). Una persona in bici di 53 anni è attualmente ricoverata in terapia intensiva con prognosi riservata. A lui e alla sua famiglia va il nostro pensiero e la speranza che possa superare questo momento critico.

Modena: una città ostile
Indipendentemente dalla dinamica specifica della collisione — che sarà accertata dalle autorità — e dalle criticità già denunciate riguardo al cantiere dell’ex Cinema Principe, un fatto è inoppugnabile: Modena è diventata un ambiente urbano che punisce, spesso gravemente, chi sceglie di muoversi a piedi o in bicicletta.

Mentre il dibattito pubblico si concentra su l’insicurezza urbana declinata principalmente come problema di ordine pubblico, si ignora una delle più gravi emergenze sanitarie e sociali: la violenza stradale e l’inquinamento. Non percepiamo la gravità di un sistema viario progettato per la velocità e non per la vita. Non si tratta di “incidenti” o casualità, ma di risultati prevedibili frutto di scelte urbanistiche e mancati controlli.

Le richieste della cittadinanza
Sono tantissimi i cittadini che continuano ad attivarsi per migliorare la situazione del proprio pezzo di città, da S. Anna e S. Agnese fino ad Albareto. Le segnalazioni che riceviamo sono un bollettino di guerra quotidiano: strade vicino alle scuole insicure e inadatte a incentivare l’autonomia dei ragazzi, Zone 30 ancora mancanti o realizzate “solo coi cartelli” dove le auto continuano a sfrecciare, attraversamenti pedonali che non proteggono e marciapiedi stretti, ammalorati e troppo spesso occupati abusivamente dalle auto.

Ci chiediamo: dov’è finito il “difensore dei diritti dei pedoni” promesso nel programma elettorale? E dove sono i controlli stradali sistematici? Nel 2025 si sarebbero dovute riaprire le osservazioni al PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile): qual è il costo sociale di continuare a rimandare?

Il confronto impietoso: Bologna e Olbia
Non serve guardare all’estero per trovare soluzioni. Nella vicina Bologna si sta investendo sul modello Città 30 e sul trasporto pubblico, e i risultati sono arrivati in fretta: miglioramento del modal split, riduzione dell’inquinamento e spazi pubblici più vivibili. E prima ancora di Bologna c’era Olbia, governata da un sindaco di destra, a conferma che la Città 30 non è una questione ideologica, ma di analisi dei dati e buon senso.

Mentre altrove si evolve, Modena resta maglia nera in regione per (in)sicurezza stradale, tasso di motorizzazione e sforamenti dei livelli di inquinamento dell’aria (come certificato dal report Mal’Aria 2026).

IL PROGRAMMA DI SABATO 21 FEBBRAIO: “RIPRENDIAMOCI LA STRADA”

La giornata sarà un atto di riattivazione comunitaria per rivendicare la strada come luogo di relazione e vita, non una trincea.

  • Mattina: Appuntamento al Parco Novi Sad con l’incontro dei “Senza Rotelle” (per famiglie e bambini).
  • Ore 12.00: Pranzo sociale al Parco Novi Sad.
  • A seguire: “Biciclettata” verso il luogo della manifestazione.
  • Ore 15.00: Flash Mob in Largo Garibaldi (incrocio Viale Trento Trieste).

Il luogo del Flash Mob non è casuale: è lì che lo scorso dicembre è stato investito e ucciso Luciano Sbrozzi, 89 anni, mentre attraversava sulle strisce pedonali.

Invitiamo ad aderire associazioni, comitati, sindacati, forze politiche e tutti i cittadini che credono in strade più giuste, sicure e democratiche.

Per info e contatti:
Modena30  / Rete ARIA
Davide Paltrinieri – 339 6109988

ISDE Modena
Francesco Soci – 339 6178014 

FIAB Modena
Ermes Spadoni – 340 6764713 

Legambiente
Daniele La Cecilia – 339 2143078

Aderiscono ad oggi in particolare: ISDE Modena, FIAB Modena, Comitato No Bretella, Genitori ECOattivi, Legambiente Modena, Circolo Arci Civica 15a, Ciclofficina Popolare “Rimessa in Movimento”,

 (in aggiornamento)

 

 

Camminabilità e ciclabilità come medicina preventiva

Una ricerca pubblicata nell’agosto 2025 sulla rivista Nature  ha analizzato milioni di persone in migliaia di città, dimostrando che la “camminabilità” di un quartiere funziona di fatto come una medicina preventiva. Le persone che vivono in zone con marciapiedi sicuri, servizi raggiungibili a piedi e strade ben connesse si muovono di più e risultano più sane. Non solo la salute, anche le relazioni migliorano. A Cambridge, qualche anno fa, un quartiere è stato costruito appositamente attorno a una strada senza auto: in questo spazio sicuro i bambini hanno incominciato a giocare e i vicini a incontrarsi e conoscersi naturalmente. Ma l’esperimento ha avuto anche una controparte amara: non basta creare “oasi felici” se queste rimangono accerchiate dal traffico veloce che gli scorre intorno. 

Queste circostanze confermano intuizioni di cinquant’anni fa. Nel 1969 l’urbanista Donald Appleyard studiò tre strade di San Francisco con diversi livelli di traffico. In quella più trafficata trovò case con tende chiuse, marciapiedi deserti, vicini sconosciuti. In quella più tranquilla i bambini giocavano per strada, gli anziani sedevano sulle verande, le persone dichiaravano di avere degli amici, in sostanza vi risiedeva una comunità. Il traffico, quindi, non divide solo fisicamente: lacera il tessuto sociale e genera stress cronico.

Questo può spiegare quello che succede anche a Modena. L’alto tasso di motorizzazione e arterie concepite per velocizzare il traffico, portano a comportamenti aggressivi come accelerate brusche, sorpassi rischiosi, clacson per futilità che generano un alto numero di scontri stradali anche con esito fatale. L’esito è quello di una conflittualità spinta, che tra l’altro autoalimenta il malessere generale, facendo perdere a chi guida il senso di attraversare una comunità e vedere solo ostacoli alla propria velocità.

Il problema è che questo comportamento, anche nella piccola strada di quartiere, rende nei fatti la città sempre meno vivibile. La “guida isterica” in una piccola città pianeggiante rivela quindi un paradosso: l’auto è diventata una corazza per proteggersi da quell’ostilità e scaricare quello stress che essa stessa contribuisce a creare.

Il modo in cui progettiamo le città plasma salute e relazioni sociali. Rendere Modena più camminabile e calma significa investire nella sanità pubblica, ricostruire legami sociali e creare un ambiente meno stressante per tutti. La battaglia per strade più umane è la battaglia per una città che cura invece di ferire.

 

Strade Scolastiche: ripartiamo dai bambini per cambiare le nostre città


L’obesità del traffico

“Allargare le strade per ridurre il traffico è come allargare la cintura per ridurre l’obesità”. L’impatto della motorizzazione di massa era chiaro già nel 1957 all’urbanista e sociologo Lewis Mumford: peccato che 60 anni dopo continui ad essere l’unica ricetta proposta dalla politica italiana e convintamente consolidata in gran parte dell’opinione pubblica.

Eppure il confronto con gli altri paesi è impietoso: Eurostat certifica che abbiamo il record europeo di 65 auto ogni 100 abitanti contro i 51 della Spagna e 48 della Francia, tutto aggravato da un paese che vede 207 abitanti per km/q contro i 105 della Francia ed i 98 della Spagna. Insomma, abbiamo il 30% di auto in più dei francesi ed il 50% dello spazio disponibile in meno.

In un paese così ristretto dove circolano 39 milioni di auto (il 17% del totale europeo) dovrebbe venire il dubbio che forse non abbiamo poche strade, ma troppe auto (sempre più grandi) che occupano 20 mq a persona, una dimensione insostenibile per un mezzo ampiamente usato anche per piccoli spostamenti cittadini.

Questo è il risultato di decenni di investimenti a senso unico sulle infrastrutture stradali, depauperamento del TPL e mancate risorse su pedonalità e ciclabilità. L’ultima mossa è il recente incentivo “svuota piazzali” anche per auto benzina e diesel ed anche senza rottamazione: proprio il momento giusto di sollecitare migliaia di cittadini orfani del TPL post-covid a tornare ad indebitarsi per guidare una fiammante Euro6. Intasando ancora di più le strade e rendendo necessarie nuove bretelle, cispadane e rotatorie, finanziate solo in Emilia Romagna da 5 miliardi di nuovi investimenti sulla rete viaria. Un altro buco in più sulla cintura.

FIAB Modena

www.modenainbici.it

Pedalare con la Storia

Nel mese di luglio abbiamo deciso di promuovere  in bicicletta dei percorsi di interesse storico per ripercorrere eventi del drammatico biennio 1943 – 45.

Adatto ai più temerari e con un po’ d’esperienza sulle due ruote il percorso che, domenica 7 luglio, da Costrignano ci ha portati verso il parco di Monte Santa Giulia, attraverso i luoghi delle stragi nazifasciste. In particolare, drammatico è stato il racconto presso la Buca di Susano e Monchio, dove, nel marzo del 1944, persero la vita 136 persone tra bambini, donne ed anziani per mano della divisione corazzata Hermann Goring.

Clima decisamente diverso, in un percorso adatto a tutti, sarà quello che ci accompagnerà il 25 luglio in bicicletta attraverso i luoghi del fascismo e dell’antifascismo modenese verso la pastasciutta di Papà Cervi che consumeremo insieme agli amici dell’ Anpi e a diverse altre associazioni che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento. La serata presso il parco XXII aprile ricorda il 25 luglio del 1943, quando a Reggio i fratelli Cervi celebrarono la caduta del Fascismo offrendo pastasciutta in piazza. Quello fu un giorno di festa raccontato bene nel libro scritto da papà Cervi. La pedalata sarà accompagnata dal coro “I violenti piovaschi”, mentre la serata al parco sarà allietata dal coro “La Ghirlandeina”. Per chi fosse interessato a partecipare il ritrovo per la pedalata è alle ore 18 presso l’Istituto Storico della Resistenza, mentre per la pastasciutta alle 20 presso il Bar Arcobaleno nel parco XXII aprile.

FIAB Modena

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Il coraggio a scuola può viaggiare su due ruote

Nei viaggi di istruzione capita in più occasioni alla scuola di doversi confrontare con genitori preoccupati, ansiosi anche se si viaggia in pullman o in treno. L’ansia è spesso fomentata dai mass media, dalle notizie che mettono in risalto i drammatici incidenti che hanno colpito scolaresche durante i loro viaggi d’istruzione, eventi drammatici, ma ci permettiamo di dire, senza alcun cinismo, statisticamente irrilevanti se messi a confronto con i tanti viaggi che mettono in moto migliaia di studenti ogni anno. La scelta di accompagnare i propri alunni in bici è coraggiosa e in controtendenza rispetto all’offerta che viene presentata alle scuole ogni anno. Una scelta coraggiosa, come lo è far muovere per l’Europa alunni italiani, stranieri in un periodo in cui si innalzano muri, in cui bisogna penare nelle questure per regolarizzare i documenti. Scelte di questo tipo insegnano agli alunni che “si può fare”, nonostante gli ostacoli. Queste esperienze insegnano ai ragazzi e alle ragazze della scuola media che la libertà la si conquista pedalata dopo pedalata, che nulla è dato per acquisito e che, ancor più della meta, l’esperienza meravigliosa è nel viaggio e in chi lo vive con noi.

Riteniamo che la scuola abbia bisogno di costruire esperienze assieme ai propri alunni, uscire dalle aule fredde e spoglie, sempre più lontane dal mondo reale e virtuale in cui sono immersi ogni giorno. Oggi il mondo viaggia ad una velocità straordinaria e la scuola come laboratorio di vita non basta più. La scuola deve poter immergersi nel mondo per poterlo interpretare e trovare con i propri alunni soluzioni concrete per affrontare al meglio la complessità del quotidiano. La scuola deve avere coraggio e ai genitori non resta che essere fiduciosi alleati e collaboratori di un corpo docente che lavora con loro per formare al meglio l’uomo di domani.

José Carrasso

www.modenainbici.it