Perché vai al lavoro in bici?

Alcune interviste e un piccolo cortometraggio raccontano le motivazioni di chi scegli e di usare la bicicletta per i suoi spostamenti quotidiani

Quando ero un ragazzino mio padre prendeva la bicicletta e salutava mia madre con il classico “a vagh a Modna”, che usavano i modenesi residenti fuori da quella che una volta era la cerchia della mura, quando andavano in centro. Seguivo mia madre con la mia biciclettina blu quando andava a fare la spesa al mercato, l’Albinelli, dove c’era uno dei tanti depositi custoditi; sono andato a scuola con la ciclo e a zonzo con gli amici, spingendomi spesso fuori città. Usare la bicicletta era normale, molti l’usavano tutti i giorni,  ma poi qualcosa è cambiato. Forse abbiamo creduto di essere più ricchi e che l’automobile fosse più comoda. Sicuro è che le auto hanno letteralmente intasato la città, ammorbandone l’aria e deturpando molte belle vie e piazze del centro trasformandole in parcheggi. A vent’anni da casa mia arrivavo sotto alla Ghirlandina in 10 minuti a piedi, questo per dare un’idea delle dimensioni della città.

Certamente negli anni Modena è cresciuta, nuovi quartieri residenziali e nuove zone produttive e commerciali. Rimane però vero, almeno per i residenti in città, che difficilmente le distanze percorse per andare al lavoro superano i 5 o 6 chilometri. La morfologia pianeggiante e le dimensioni compatte fanno di Modena un luogo che sarebbe ideale per l’uso della bicicletta.

Così mi sono preso la briga di cercare, con l’aiuto di amici e conoscenti, alcune persone con cui fare due chiacchiere riguardanti soprattutto il loro andare al lavoro in bicicletta, chiacchiere che sono poi state registrate ed inserite in un piccolo cortometraggio.

È emerso che molte delle persone che usano la bicicletta lo fanno perché convinte della maggiore comodità della stessa nei piccoli e medi spostamenti quotidiani in città, qualcuno neppure possiede un automobile perché ha scoperto che non gli serve. È spesso una convinzione acquisita nel tempo, un uso naturale della bicicletta negli anni a partire da quando si era ragazzi o bambini. C’è chi arriva in città in treno, con una bici pieghevole, per poi proseguire. C’è che lascia la bici in deposito, usandola per gli spostamenti cittadini una volta lasciata l’auto in un parcheggio. C’è chi usa la bicicletta perché ha solo quella. Magari una di quelle donne straniere che hanno imparato ad usarla qui, creandosi un briciolo di indipendenza. Qualcuno con la bicicletta ci va ovunque, portandosela dietro in  treno, negli spostamenti verso altre città. Ci sono quelli che vengono addirittura da fuori Modena, magari non tutti i giorni, così hanno scoperto che ci vuole meno tempo. Una famiglia con tre bimbi ha perfino scelto di vendere l’auto per muoversi esclusivamente con una cargo bike.

Molti apprezzano il poter godere del cambio delle stagioni e del variare del tempo atmosferico.

Parecchi mi hanno raccontato che con l’uso della bici si sentono meglio fisicamente, sono meno stressati dal traffico, meno costretti, più liberi ed arrivano a destinazione più tranquilli, ottimisti e sereni. Certi mi hanno fatto notare che in bicicletta viene naturale pensare.

Ho conosciuto chi della bici fa un mezzo di lavoro. Corrieri in bicicletta che fanno consegne in città, compresa la spesa a domicilio. C’è chi, facendo l’agente di commercio ed avendo clienti in centro storico, trova naturale andarli a trovare in bicicletta.

Ho incontrato anche chi costruisce bici da trasporto e mi ha raccontato come è cominciata: volendo un mezzo pratico per portare a spasso la sua bimba, ha pensato di costruirsene una e non ha più smesso, facendone una professione.

Eugenio Carretti

Il progetto Bike to work a Modena

Finanziato dal Ministero dell’Ambiente, il progetto mira a promuovere una mobilità sostenibile nei percorsi casa-scuola, casa-lavoro

Il 22 settembre scorso FIAB Onlus ha organizzato la Quarta giornata nazionale dedicata al Bike to work. In questa occasione sono stati invitati dipendenti di aziende, commercianti, amministratori pubblici e studenti a usare la bicicletta per raggiungere il posto di lavoro, nella speranza che diventi una salutare abitudine quotidiana.

Le nostre città hanno bisogno di mobilità intelligente, pulita e condivisa e usare la bicicletta quotidianamente può renderlo possibile.

Con lo stesso obiettivo, Fiab Modena, ha deciso di partecipare al Progetto di Bike to work promosso dal Comune di Modena, assieme a ARPAE, Azienda USL di Modena, Università Federico II di Napoli, Euromobility di Roma, AESS – Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile di Modena, Associazione Città Sane Modena, Wecity srl, Seta SpA.

Il progetto, finanziato con oltre 600.000 Euro dal Ministero dell’Ambiente col “Programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro”, permetterà di premiare nei prossimi due anni chi usa la bicicletta con:

  • contributi economici rapportati alle distanze percorse quotidianamente
  • agevolazioni per chi la usa insieme al trasporto  pubblico
  • incentivi economici all’acquisto di biciclette pieghevoli per particolari utenti
  • controlli sanitari periodici
  • calcolo della riduzione proporzionale dell’inquinamento urbano.

Unito al progetto MO.SSA, di cui FIAB è partner, il progetto Bike to work si propone di spingere i lavoratori e le aziende verso una mobilità migliore, ma per facilitare l’uso quotidiano della bicicletta è necessario un altro elemento essenziale: rendere i percorsi ciclistici veloci, diretti e sicuri e garantire il parcheggio protetto dai furti.

Purtroppo, come certifica l’ultimo Piano della mobilità ciclabile del Comune di Modena, su 765 attraversamenti che collegano le piste esistenti, più della metà sono solo pedonali (cioè si deve scendere dalla bicicletta) e solo uno su 25 è ciclabile. Inoltre solo il 2% delle piste sono separate dai veicoli e soprattutto dai pedoni.

Promuovere la ciclabilità è quindi sicuramente utile, ma l’attuale assetto dello spazio pubblico e la mancanza di infrastrutture frenano una mobilità più equilibrata, in città meno inquinate e con lavoratori, studenti e cittadini più felici e più in forma.

Piste ciclabili? Ci vuol altro!

Per rendere più attraenti i percorsi casa-lavoro in bicicletta non bastano le piste ciclabili: occorre ripensare lo spazio delle strade (*)

Alcuni anni fa ero in ufficio, collegato via Skype con una collega di Nuova Delhi; siccome dovevo rincasare per una questione famigliare, le ho chiesto di sospendere e di riprendere più tardi. Scendo, prendo la bici, vado a casa, mi ricollego a Skype e richiamo la collega. Venti minuti dopo.
– Didn’t want you to go home?
– I’m at home
– I can’t believe it

L’idea che nelle nostre città la distanza casa-lavoro sia percorribile nel giro di pochi minuti (da 10 a 30, diciamo) è qualcosa di inconcepibile per un abitante di una metropoli di un paese di nuova industrializzazione. Certo, si dirà, non c’è bisogno di essere di Delhi: anche chi vive a Roma, o chi vive a Milano e lavora in Brianza, o chi vive a Modena e lavora a Scandiano non può sorprendere (e far morire di invidia) i colleghi indiani. Vero. Ma non si può negare che la maggior parte delle nostre città, in cui spesso viviamo e lavoriamo, sono città che si attraversano in un quarto d’ora da una parte all’altra (come diceva Guccini); o poco più.

Perché, allora, continua ad essere così raro lo spostamento in bicicletta per recarsi al lavoro? I motivi sono diversi.

Innanzitutto le città italiane continuano ad essere poco invitanti per chi usa la bicicletta; negli ultimi anni la rete delle ciclabili è senz’altro aumentata, ma queste sono spesso poco collegate tra loro e, soprattutto, essendo fuori dalla sede stradale (accanto al marciapiede o, peggio, sul marciapiede), creano una sorta di ghettizzazione di chi usa la bicicletta. Sulle ciclabili di questo tipo si è spesso costretti a continui stop-and-go, si perdono i diritti di precedenza delle strade corrispondenti e l’asfalto è molte volte degradato. Ecco perché nella maggior parte dei Paesi europei le piste ciclabili sono ora in strada: la bicicletta viene resa visibile e ha la stessa dignità dell’auto.

Ma questo non basta; è necessario andare oltre le piste ciclabili, o meglio, fare altro che piste ciclabili! Si tratta infatti di ripensare lo spazio delle strade, privilegiando le modalità di trasporto sostenibili, quali piedi, biciclette e mezzi pubblici; questo lo si ottiene mediante misure infrastrutturali e regolamentari nemmeno troppo costose. Gli spazi per le auto dovrebbero essere ridotti a una sola corsia; presso i semafori le biciclette dovrebbero avere una linea d’arresto sopravanzata rispetta alle auto e le ciclabili sdoppiarsi per consentire le diverse opzioni (svolta a sinistra, eccetera); il senso unico eccetto bici dovrebbe essere realizzato ogni volta sia possibile; soprattutto si dovrebbe adottare il limite di velocità dei 30 Km/h in tutte le zone residenziali ed implementare altre misure per abbassare la velocità di punta delle auto (una fra tutte: togliere molti segnali di precedenza); la segnaletica stradale dovrebbe essere ripensata, in modo che si rivolga anche a chi usa la bicicletta e i piedi.

Tutto questo non basterebbe a raggiungere i valori di modal split delle città più innovative, ma sarebbe già un grande passo avanti. Ma io uso l’auto perché poi prima porto i figli a scuola, poi vado a fare la spesa… è la motivazione principale per giustificare l’uso dell’automobile. È infatti l’intera struttura della città che deve essere ripensata; le misure descritte più in alto (unite a ad una forte campagna di sensibilizzazione sulle regole del traffico) dovrebbero rendere possibile ad ogni bambino di 8-9 anni di andare a scuola con gli amici; e una città che privilegi i negozi di quartiere invece dei centri commerciali toglie la scusa di dover usare l’auto regolarmente per dover fare gli acquisti giornalieri.

Ma se poi la bici me la fregano? Esiste un ulteriore impulso, che deve partire dai datori di lavoro: la mobilità casa-lavoro in bicicletta deve essere incentivata dal datore di lavoro stesso, mediante innanzitutto la costruzione di parcheggi comodi, sicuri e protetti, e attraverso altre azioni che incentivino l’uso della bicicletta: dalla costruzione di docce (per permettere ai dipendenti di usare la bici e poi cambiarsi) a kit di riparazione, dall’acquisto di biciclette aziendali (oggi esiste anche il leasing), al finanziamento di check-up annuali della bicicletta per i dipendenti più virtuosi. Gli imprenditori più illuminati non fanno questo solo per essere buoni con la Terra: è provato infatti che recarsi al lavoro in bicicletta, evitare gli ingorghi, respirare, ascoltare i suoni della natura rende il lavoratore più contento; e quindi, più efficiente.

Per questo è nato il progetto MO.SSA.
Vedremo nei prossimi anni se iniziative come Bike to work e MO.SSA, unite alla realizzazione di PUMS (Piani urbani per la mobilità sostenibile) innovativi e a maggiori finanziamenti alla mobilità ciclistica, consentiranno di raddoppiare o triplicare la percentuale di persone che usano la bicicletta per recarsi al lavoro.

(*) Andrea Burzacchini, responsabile aMo (agenzia per la mobilità a Modena)

 

Far bene i conti fa bene anche alla salute

È intuitivo che muoversi in bicicletta faccia risparmiare. Sì, ma quanto? 

Al momento di uscire da casa per andare al lavoro, soprattutto in quelle grigie mattinate padane, possiamo prendere in mano la chiave dell’auto, quella della bicicletta o l’abbonamento del bus. Secondo i dati sulla mobilità dei PUMS (Piani urbani della mobilità sostenibile) il 75% dei modenesi prendono abitualmente la chiave dell’auto.

Per nascondere la nostra pigrizia, tentiamo di consolarci pensando che in fondo si tratta di spendere qualche euro in benzina, perché in ogni caso abbiamo già comprato l’auto e pagato il bollo e l’assicurazione per tutto l’anno.

Ma i conti vanno fatti bene.

Senza elaborare complessi calcoli sui costi diretti ed indiretti dell’uso dell’automobile è sufficiente osservare i prezzi del noleggio a lungo termine, proposto da molte case automobilistiche, che comprendono anche le spese di bollo, assicurazione e manutenzione ordinaria e straordinaria.
Secondo queste “offerte”, se si percorrono meno di 20.000 km all’anno si spendono da un minimo di 4.300 €/anno per una utilitaria, ai 5/6000 € per un’auto di media cilindrata.

Quindi, con una percorrenza media di 15.0000 km/anno, il costo fisso a chilometro varia tra i 29 e i 40 centesimi di euro, ai quali vanno aggiunti circa di 15 centesimi per il carburante, Un chilometro urbano in auto ci costa quindi tra i 44 e i 55 centesimi di euro.

Questi conti approssimativi trovano conferma nelle tariffe dei servizi di car sharing della vicina Bologna, depurate dall’utile d’impresa, oppure nelle tabelle nazionali dei costi chilometrici ACI per i rimborsi di viaggio ai dipendenti che utilizzano la propria auto.

Queste tabelle, pubblicate alla fine del 2017 sulla Gazzetta Ufficiale, indicano infatti un rimborso chilometrico compreso tra i 42 centesimi per una utilitaria e i 56 centesimi per un’auto di media cilindrata.

Ne deriva che, se si percorrono 15.000 km all’anno, l’automobile ci costa tra i 6.300 e gli 8.400 €/anno, sempre se non cadiamo nella tentazione di acquistare modelli di classe superiore perché, in questo caso, i costi salirebbero in modo esponenziale.

Certamente è molto difficile condurre una vita famigliare senza un’automobile, ma è sicuramente possibile vivere senza possedere un’auto per ogni componente adulto e soprattutto senza considerare l’auto come l’unico mezzo di trasporto possibile. È infatti l’abuso quotidiano dell’auto che crea problemi di traffico e un intollerabile inquinamento atmosferico e acustico che purtroppo siamo tutti costretti a subire.

I dati dei PUMS testimoniano che a Modena il 47% degli spostamenti in auto sono al di sotto dei 2 chilometri e mezzo e circa il 20% sono addirittura inferiore ai 500 metri.

Se siamo attenti alla nostra qualità della vita e soprattutto se ci pensiamo bene, basterebbe fare a piedi o in bicicletta una buona parte di questi spostamenti, per avere una città più sana ed una salute fisica e mentale migliore perché, oltre a fare del sano movimento, ci potremmo permettere qualche vacanza in più.

Le APP per muoversi in città

Vuoi arrivare al lavoro per la via più breve o meno trafficata? Consulta la App

Sono sicuramente molte le App che è possibile avere sul proprio smartphone e che ci aiutano a gestire i nostri spostamenti quotidiani in bicicletta. Ne abbiamo scelte un paio, che hanno scopi completamente diversi.

La prima è NAVIKI che trasforma lo smartphone in un navigatore satellitare per bicicletta: una APP completa per iOS e Android, che trova il percorso migliore in base all’uso. Ad esempio è possibile scegliere la modalità “quotidiano” per i ciclisti urbani che vogliono percorsi ciclabili veloci e confortevoli, oppure “tempo libero” per chi vuole divertirsi in escursioni in ambienti piacevoli, oppure “Mountain bike” per chi cerca percorsi offroad, boschi, itinerari di campagna, e superfici sterrate. E non manca neppure l’opzione “pedelec” con percorsi personalizzati per bici elettriche veloci fino a 30 km/h.

Con NAVIKI è possibile pianificare gli itinerari su PC e trasferirli con un solo clic sul dispositivo mobile per navigare con l’APP Naviki, oppure al contrario pianificare gli itinerari mediante l’APP in movimento e poi visualizzare e modificare successivamente i percorsi sul PC.

WeCity invece è la prima APP (ideata a Modena!) che premia la mobilità sostenibile: quando condividi l’auto, usi i mezzi pubblici, pedali o cammini, eviti CO2 e accumuli crediti. Un’auto nel traffico urbano emette in media un kg di CO2 ogni 7 km, mentre ad esempio, visto che con la bicicletta si annullano completamente le emissioni, se pedali riceverai 16 crediti ogni km.

E visto che non si può proprio fare sempre a meno dell’auto, in quei casi se offri un passaggio farai un viaggio in compagnia, più sostenibile e divertente, ed in più guadagnerai 4 crediti al km. Alla fine con WeCity scambi i crediti con sconti e premi sempre nuovi: bici elettriche, eco-viaggi, voucher per i maggiori provider di car-sharing e tanti altri accessori intelligenti.

Cosa aspettate ad installarle?

Nuovi centri di attrazione del traffico crescono

Nelle scorse settimane è stato aperto un nuovo supermercato alla Crocetta, che prima della costruzione ha provocato diverse polemiche, sia perché gran parte dell’opinione pubblica pensa che siano già troppi i punti vendita a Modena, ma anche perché è stato insediato in una zona molto trafficata.

In effetti il luogo è sull’incrocio principale del quartiere, dove convergono la strada Albareto, via Nonantolana e viale Ciro Menotti, ed essendo un esercizio prevalentemente alimentare di medie dimensioni, anche nelle dichiarazioni stampa dei gestori è stato scelto proprio per servire la comunità delle strette vicinanze con zone molto popolose (Crocetta, Santa Caterina, Torrenova, Torrazzi, Montefiorino, Viale Gramsci, Parco XXII aprile) tutte nel raggio di 1000-1500 metri.

Quindi sono andato fiducioso da casa mia in bici (800 metri) per provare l’esperienza della spesa senz’auto. Risultato? Tutt’intorno al negozio è stata costruita una bella ciclabile, dalla funzione puramente ornamentale però, visto che inizia e finisce sul perimetro dell’insediamento e termina in entrambe le estremità su un marciapiede.

A cosa serve? Non ad arrivarci, quindi immagino a proteggersi dalle auto in ingresso/uscita dal parcheggio da quasi 100 posti; nemmeno, visto il confitto di precedenza alle due uscite che interrompono la pur breve ciclabile con una confusa segnaletica per l’automobilista e con inutili e pericolosi blocchi di cemento bassi e grigi che lasciano sempre il dubbio al ciclista: devo scendere dalla bici, è ancora ciclabile? Inoltre l’ultimo posto auto del parcheggio interrompe la visuale tra automobilista e ciclista nell’ incrocio, proprio nel momento più pericoloso. Era sufficiente rinunciare ad uno o due parcheggi auto per migliorare le condizioni di sicurezza reciproche.

Ma almeno avranno previsto stalli per sistemare le biciclette? Si, una ventina di semplici rastrelliere che servono a sorreggere le bici, ma non a legarle al telaio e quindi inutili per difendersi dai ladri.

Non meraviglia che sia il privato a strutturare così l’area assecondando vecchie abitudini italiche, ma stupisce che sia il l’ente pubblico a permettere l’insediamento di centri di attrazione scollegati dal resto della rete e privi dei minimi servizi per la mobilità sostenibile. E che tutto questo avvenga in pieno centro di un quartiere popolare, non in un megastore extra-alimentare sulla tangenziale. Poi non lamentatevi se “la gente” usa l’auto anche per fare la spesa sotto casa.

Ermes Spadoni
FIAB Modena

Lieve aumento dei ciclisti modenesi

Il 18 settembre 2018, i soci di FIAB Modena hanno contato i ciclisti che dalle 7,30 alle 8,45 sono passati in ingresso e in uscita nelle aree centrali cittadine. Si è così aggiunto un altro tassello al controllo semestrale che FIAB compie dal 2009 nei 15 punti urbani scelti dal Comune nel 2008. Anche se complessivamente non si sono raggiunti i picchi del 2013/2014, si è finalmente registrato un lieve aumento dei ciclisti, invertendo la tendenza al calo registrata negli ultimi 4 anni. Molti modenesi continuano in questi giorni ad usare la bicicletta con un aumento del 10% rispetto al settembre dello scorso anno.

Il confronto con i dati di aprile è meno significativo perché in primavera molti cittadini non hanno ancora “tirato fuori dal garage” la bicicletta.

Questa ripresa, sicuramente aiutata da temperature estive, può derivare dalla maggiore attenzione dei cittadini all’ambiente e dal particolare gradimento che la bicicletta gode in questo periodo. Anche la pubblicità, sempre attenta ai livelli di attenzione dei consumatori, sta usando l’immagine della bicicletta e dei ciclisti nelle situazioni più disparate, sempre in modo positivo, perfino per vendere nuovi modelli di automobili.

La crescita dei ciclisti è generalmente diffusa in tutti i punti della città, con incrementi o decrementi percentuali rilevanti solo in presenza di flussi quantitativamente modesti.

In via Giardini e via Emilia Est, dove sono state realizzate due nuove piste ciclabili, si registrano incrementi nella media.

Calano leggermente i pedoni che sono stati rilevati nei cinque principali accessi al centro città, quasi vi fosse un travaso diretto tra pedoni e ciclisti.

FIAB, che si impegnerà nel rilievo semestrale anche il prossimo anno, invita il Comune a compiere un rilievo anche degli altri utenti della strada, per basare le scelte del Piano della mobilità urbana sostenibile (PUMS) in fase di stesura, su dati di modal split attuali ed affidabili.

Solo così sarà possibile compiere scelte consapevoli ed efficaci.

Giorgio Castelli
www.modenainbici.it

 

Si torna a scuola … tutti in auto

Le scuole sono ricominciate da una settimana, con loro sono tornate le nostre care vecchie abitudini quotidiane e… il traffico in città!

Si perché naturalmente al pendolarismo lavorativo si assommerà nelle ore di punta anche il via vai ininterrotto di genitori che accompagnano i figli alle materne, alle elementari, alle medie e, da non credere, anche alle superiori. Non c’è da stupirsi in un paese che un paio di anni fa ha avuto bisogno addirittura di un decreto per permettere ai ragazzi delle medie di uscire da scuola da soli.

Ed allora anche quest’anno assisteremo al solito teatrino di decine di vigili urbani incredibilmente occupati a dover far rispettare la precedenza ai ragazzi sui passaggi pedonali, ogni mattina e mezzogiorno davanti ad ogni scuola modenese di ogni ordine e grado, ma praticamente inermi davanti alle continue trasgressioni degli stessi accompagnatori che parcheggeranno sui marciapiedi, ciclabili ed aiuole, faranno inversioni negli spazi antistanti gli ingressi, bloccheranno entrata ed uscita dei mezzi pubblici, fermeranno la macchina in mezzo alla strada con le 4 frecce a non più di 20 metri dal cancello scolastico salva-tutti, entro il quale i pargoli saranno finalmente al sicuro dall’assedio delle loro stesse auto.

Ho visto queste cose ogni giorno da genitore dal 2002 ad oggi, ho cercato di portare il problema nei vari consigli di istituto, ho distribuito volantini della Polizia Municipale sulle regole da tenere nelle vicinanze delle scuole, ho chiesto ai vigili piantati sulle strisce di intervenire. Tutto inutile.

Una situazione paradossale ben descritta da una vignetta vista su facebook, dove un adolescente chiede ai genitori “posso andare a scuola in bici?” e loro che rispondono “no è troppo pericoloso, ti accompagniamo in auto”. Disarmante è che per molti genitori italiani sia una risposta scontata.

Interrompere questo circolo vizioso è possibile, le nostre amministrazioni devono decidersi a prendere di petto la questione che ha importanti implicazioni sul traffico, sul senso di sicurezza delle nostre città, sul percorso di crescita ed autonomia dei nostri ragazzi. Ma soprattutto dovrebbe preoccuparci, visto che i giovani imparano più dai nostri comportamenti che dalle nostre prediche, che non potranno mai essere futuri cittadini migliori di noi.

Ermes Spadoni
FIAB Modena

I risultati del rilievo dei flussi di biciclette di Modena del 18.09.2018

Martedì scorso i soci di FIAB Modena hanno contato i ciclisti che dalle 7,30 alle 8,45 sono passati in ingresso e in uscita nelle aree centrali cittadine. Si è così aggiunto un altro tassello al controllo semestrale che FIAB compie dal 2009 nei 15 punti urbani scelti dal Comune nel 2008.

Anche se complessivamente non si sono raggiunti i picchi del 2013/2014, si è finalmente registrato un lieve aumento dei ciclisti, invertendo la tendenza al calo registrata negli ultimi 4 anni.

Molti modenesi continuano in questi giorni ad usare la bicicletta con un aumento del 10% rispetto al settembre dello scorso anno.
Il confronto con i dati di aprile è meno significativo perché in primavera molti cittadini non hanno ancora “tirato fuori dal garage” la bicicletta.

Questa ripresa, sicuramente aiutata da temperature estive, può derivare dalla maggiore attenzione dei cittadini all’ambiente e dal particolare gradimento che la bicicletta gode in questo periodo. Anche la pubblicità, sempre attenta ai livelli di attenzione dei consumatori, sta usando l’immagine della bicicletta e dei ciclisti nelle situazioni più disparate, sempre in modo positivo, perfino per vendere nuovi modelli di automobili.

La crescita dei ciclisti è generalmente diffusa in tutti i punti della città, con incrementi o decrementi percentuali rilevanti solo in presenza di flussi quantitativamente modesti.

In via Giardini e via Emilia Est, dove sono state realizzate due nuove piste ciclabili, si registrano incrementi nella media.

Calano leggermente i pedoni che sono stati rilevati nei cinque principali accessi al centro città, quasi vi fosse un travaso diretto tra pedoni e ciclisti.

FIAB, che si impegnerà nel rilievo semestrale anche il prossimo anno, invita il Comune a compiere un rilievo anche degli altri utenti della strada, per basare le scelte del Piano della mobilità urbana sostenibile (PUMS) in fase di stesura, su dati di modal split attuali ed affidabili. Solo così sarà possibile compiere scelte consapevoli ed efficaci.

andamento flussi ciclistici

Le cassandre del Bike To Work

La settimana dal 16 al 22 settembre è dedicata alla mobilità sostenibile: in particolare il 21 di settembre in tutta Europa si invitano i lavoratori a raggiungere il proprio posto di lavoro in bicicletta, è la cosiddetta giornata del Bike to Work.

Il fatto che l’azione sia condivisa a livello europeo rinfranca e ci fa sentire meno “cassandre”, soprattutto dopo le vacanze estive che ci hanno permesso di visitare capitali europee – e non solo – dove l’uso della bicicletta per gli spostamenti casa lavoro,  casa-scuola o addirittura lavoro-lavoro (per esempio nell’utilizzo delle flotte aziendali) è considerata come la reale soluzione al problema del traffico e dell’inquinamento eccessivo delle città. Le politiche a favore di trasporto pubblico, ciclisti e pedoni urbani sono portate avanti in modo concreto e deciso a scapito del mezzo privato. Non c’è altra soluzione, bisogna essere franchi. Chi si oppone all’immigrazione sostiene che “non c’è posto per tutti”, noi crediamo invece che questo valga per le nostre strade: gli abitanti delle città hanno lo spazio per viverle fisicamente? Sarà così solo se ci saranno meno auto parcheggiate o in circolazione, a favore di una maggiore vivibilità e di spazi condivisi.

Ben venga l’ennesima giornata di promozione, ma soprattutto Fiab Modena auspica che parta presto il progetto del Comune di Modena sul Bike To Work, che grazie a fondi stanziati dal Comune e dallo Stato (600.000 euro in due anni) prevede anche di premiare i lavoratori che sceglieranno di raggiungere il posto di lavoro in bicicletta invece che con l’auto privata, con un incentivo di 0,15 euro per ogni chilometro percorso. Bike to work favorisce comportamenti di mobilità attiva che migliorano lo stato di salute individuale del lavoratori e contemporaneamente rendono migliore la città per tutti non inquinando e riducendo il traffico.

Bike To Work è un vantaggio anche per l’azienda che sceglie di promuoverlo fra i propri lavoratori. Oggi più che mai affrontare in termini sostenibili la mobilità aziendale è un interesse per la collettività e per l’azienda stessa che ne guadagna direttamente in termini di produttività, migliorando il benessere psico-fisico dei lavoratori, e di immagine, confermandosi come azienda responsabile e attenta a promuovere buone pratiche.

Paola Busani
www.modenainbici.it