Voglio usare la mia bici … anche in volo!

Probabilmente in questo periodo, dopo aver passato l’inverno a decidere la meta del giro delle vacanze estive, per chi ha scelto di andare lontano da casa, portando con sé la sua bicicletta, si deve decidere il mezzo di trasporto più idoneo. Se automuniti, ci sono pochi problemi. Nel caso invece di mete che richiedono l’uso di mezzi di trasporto quali treni o aerei, bisogna pianificare come devono essere trasportate. In entrambi i casi, non si può pensare di spedire la bici senza smontarla, sicuramente eventuali parafanghi devono essere smontati prima di partire e lasciati a casa; occorre pianificare il materiale che ci serve per la spedizione e che – a seconda del percorso programmato -, potrà essere lasciato in un eventuale deposito, o trasportato come bagaglio.

Ci si deve munire di una custodia o comunque di materiale per proteggere le varie parti che si smontano, le ruote, forse i freni, i pedali (per queste operazioni potrebbe essere necessaria una chiave particolare); le parti smontate devono essere fissate provvisoriamente al telaio, la sella deve essere o smontata o abbassata fin dove il tubo piantone lo permette.

In ogni caso potrebbero esserci delle misure massime da rispettare e un peso limite, oltre il quale si pagano dei supplementi, il che però ci permetterebbe di trasportare, insieme alla bici, parte dei bagagli.

Una bici da turismo in media pesa sui 10/15 kg, di solito si calcola in aereo un limite di 20/23 kg, quindi nel pianificare che cosa trasportare, ricordatelo.

Quindi: plastica con le bolle, per proteggere e avvolgere il tutto, fascette di plastica di varie misure, almeno due rotoli di nastro da pacchi, alcuni stracci che verranno usati alla bisogna, a meno che non ricorriate a borse per bici; ci sono di varie dimensioni e costi.

Buon Viaggio.

VERSO MONET: Il Paesaggio che non c’era

treno vecchio e treno nuovo

treno vecchio e treno nuovo

VERSO MONET: Il Paesaggio che non c’era
di Diana Altiero

Il paesaggio dal 1600 a Monet è la storia di una progressiva conquista dell’autonomia nella sua rappresentazione. Dai primi quadri proposti, in cui vi è una minima apparizione e spesso dietro le quinte del fondale di eccelsi ritratti, arriviamo via via alla rappresentazione del paesaggio come soggetto principale. Da una rappresentazione ben definita nei Canaletto si passa a rappresentazioni di epoca romantica che anticipano le opere Informali, vedi Turner. “La casa sulla collina” di Monet evidenzia le variazioni coloristiche nelle diverse ore del giorno ed è un esempio del rendere, attraverso il visibile, la fuggevolezza. Il paesaggio è per sua natura mutevole in ogni istante, cosicché la rappresentazione della luce nelle opere impressioniste, eseguite a diretto contatto della natura, la fa da padrona.

Interessanti i Renoir dall’ovattata pennellata ma anche la “Marina” di un artista americano che nella sua astrattezza lascia un margine per ritrovare le forme di una porta aperta su un “oltre” tutto da inventare. Monet chiude le ultime sale con le sue ninfee. Interessante è anche quello che non è stato esposto di Monet, infatti, amava rappresentare la stazione ferroviaria alle prime luci dell’alba in una mistura di vapori-fumi e suoni di locomotive da lui definita una vera “fantasmagoria”.

Ai tempi di Monet forse le stazioni erano novità e simbolo di modernità ma ahimè, per noi poveri viaggiatori del 2014, il viaggio a Verona, a causa di uno sciopero della regione Veneto, è stato un parto difficile ed esasperante. L’occasione è stata utile per sperimentare l’alta velocità di frecce bianche che ci hanno salvato in extremis dalle decadenti linee regionali. Chissà come rappresenterebbe tutto questo Monet!