L’epidemia delle auto che entrano nei negozi

L’ultimo caso avvenuto è quello tragico in Via Nonantolana, dove la folle fuga di un automobilista senza patente ha prima provocato una vittima innocente in una collisione con un’altra vettura e poi ha sfondato i paletti para pedonali ed ha terminato la sua corsa sul marciapiede a 20 cm dalla vetrina di un negozio fotografico.

Qualche giorno prima, invece, a seguito di un “normale” incidente tra due automobilisti ad un incrocio, un’auto ha sfondato la vetrina di una gastronomia in Via Morane a Modena.

La settimana prima, senza alcun scontro, una macchina è finita dentro ad un supermercato Conad a Carpi direttamente sugli scaffali di frutta e verdura al centro del locale affollato.

E sempre pochi giorni prima Formigine si era svegliata con una decina di archetti divelti da un’auto sulla ciclabile in via Pascoli: un danno tale che la ciclabile è stata chiusa per permettere il suo ripristino.

Per ultimo a Modena un’auto ha scavalcato le aiuole, divelto una colonnina per il pagamento della sosta, per fermarsi sul marciapiede vicino ad una scuola a ridosso del centro. Per fortuna nessun danno alle persone.

Cosa hanno in comune questi 5 episodi in pochi giorni nel modenese? Sono tutti casi in cui chiunque si fosse trovato sulla traiettoria delle auto fuori controllo, pur essendo regolarmente sul marciapiede, in ciclabile o all’interno degli esercizi pubblici, avrebbe probabilmente avuto gravi conseguenze. E sarebbe partita la solita litania della sfortuna di stare nel posto sbagliato al momento sbagliato, mentre invece erano nel posto giusto della loro vita quotidiana.

E tutto questo nonostante fossero protetti da paletti, archetti, cordoli, aiuole, muri, vetrine. Perché le inesorabili leggi della fisica ci ricordano che l’energia cinetica sprigionata in questi scontri è proporzionale (la metà) alla massa dei veicoli moltiplicata per la velocità al QUADRATO. Per capirci, un SUV da 20 quintali a 50 kmh possiede una energia pari a 1000 volte quella di un mattone di 2kg che cade da 10 metri. Ne consegue che è abbastanza velleitario continuare a costruire ciclabili separate da cordoli, marciapiedi rialzati e protetti se poi non riusciamo a limitare la principale fonte di pericolo che è rappresentata dalla velocità nelle strade altamente frequentate da cittadini a piedi ed in bici.

D’altronde non servono grandi scienziati per capirlo e basta ascoltare cosa ci dicono i cittadini dopo aver assistito ad uno scontro nella loro strada: “qui le macchine corrono troppo”.

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