“È come volare”: la bicicletta come strumento di libertà per le donne migranti. Il progetto StradAbile a Modena

Integrazione, autonomia e la gioia di pedalare. Grazie al progetto “StradAbile a pedali”, con il supporto tecnico di FIAB Modena e la rete delle cooperative del territorio, un gruppo di donne richiedenti asilo sta scoprendo una nuova forma di emancipazione sulle due ruote.

La bicicletta non è mai solo un mezzo di trasporto. Per chi ha dovuto attraversare deserti, confini e pregiudizi, due ruote e un manubrio possono trasformarsi in un vero e proprio strumento di riscatto e libertà. È questo il cuore di StradAbile a pedali, un progetto nazionale di inclusione sociale e mobilità sostenibile promosso da Fondazione Unipolis e UISP. A Modena l’iniziativa vede proprio UISP in prima linea, affiancata in coprogettazione e per la parte tecnica dai volontari di FIAB Modena, e supportata da una solida rete territoriale che coinvolge la Cooperativa L’Angolo e l’associazione World Child.

L’iniziativa, rivolta in particolare a donne con background migratorio e richiedenti asilo, sta dimostrando come l’educazione stradale e l’uso della bici possano abbattere barriere sociali e culturali. Durante l’incontro del 14 marzo, abbiamo conversato con utenti e operatori, raccogliendo testimonianze dirette di quanto un semplice colpo di pedale possa cambiare la prospettiva di vita.

Storie di coraggio e di rinascita in sella

Al corso partecipano attualmente sei donne (quattro accolte dalla Cooperativa L’Angolo e due esterne). Per loro, la bicicletta si è subito rivelata una fonte di immensa gioia e, soprattutto, di autonomia.

C’è Samia, arrivata dall’Egitto. Nel suo Paese d’origine le donne, per convenzione sociale, non vanno in bicicletta. Lei però covava da tempo questa curiosità e, non appena ha saputo del corso, si è buttata senza esitazioni. Quando le si chiede cosa si provi a pedalare per la prima volta, le si illuminano gli occhi: “È come volare”. Oggi Samia lavora facendo le pulizie in un hotel: il suo obiettivo a breve termine è trovare un’occupazione meno precaria e poter fare il tragitto casa-lavoro in bicicletta. Ma la sua voglia di indipendenza non si ferma qui: il prossimo passo sarà prendere la patente per la moto e per la macchina.

Altrettanto potente è la storia di Josephine, originaria della Costa d’Avorio. Il suo passato è segnato da traumi profondi: ha attraversato il deserto in tre mesi, camminando senza mai dormire e sopravvivendo persino alla puntura di uno scorpione. In seguito ha vissuto sette anni in Tunisia, dove aveva una casa e un lavoro, ma non i documenti. La sua vita era ridotta a un percorso invisibile e terrorizzato: casa, lavoro, spesa. Stare fuori un minuto di più significava rischiare l’arresto.

Oggi Josephine vive a Modena e lavora come badante. Salire su un sellino per andare al lavoro o per muoversi in città significa per lei riappropriarsi del proprio corpo e del proprio tempo. Ha raccontato ciò che prova mentre va in bicicletta con parole semplici ma intense: “Mi sento a contatto con la terra”, ha confidato, aggiungendo subito dopo: “Mi sento in contatto con quello che sto facendo”.

Poi c’è Rita, arrivata dal Ghana e in Italia da sei anni. All’inizio del corso si sentiva molto insicura e timorosa di cadere. Oggi, superati i blocchi iniziali, confida di divertirsi moltissimo, godendosi finalmente l’aria sul viso.

Il lavoro di rete: la storica esperienza FIAB, mediatori ed educatori

I risultati di questo progetto non sarebbero possibili senza il lavoro e la sensibilità degli operatori. Hayette, operatrice e mediatrice della Cooperativa L’Angolo (che a sua volta si muove spesso in bicicletta), non usa mezzi termini per descrivere l’impatto del corso: “Questi momenti di formazione sono stati letteralmente liberatori per le ragazze”.

Un ruolo chiave è giocato proprio dalla sinergia tra associazioni: UISP, World Child e FIAB Modena. Quest’anno abbiamo scelto di unire le forze con UISP nel progetto “StradAbile a pedali”, portando una pratica che per noi viene da lontano: dal 2005, infatti, organizziamo questi corsi con cadenza annuale.

Sul campo, le volontarie FIAB aiutano le partecipanti nella delicata ricerca dell’equilibrio in sella, mentre la Ciclofficina (coinvolta da UISP) cura le lezioni su come muoversi in strada in sicurezza e sulla piccola manutenzione. E se il progetto nazionale StradAbile si concluderà a fine 2026, i corsi di FIAB Modena continueranno ad esserci, semplicemente come facciamo da vent’anni.

Attraversare le generazioni: il parallelo con “Senza Rotelle”

A rendere l’atmosfera di questa giornata con StradAbile ancora più viva è stato ciò che accadeva a pochi metri di distanza. Poco più in là, sotto le tribune del parco Novi Sad infatti, si stava svolgendo in contemporanea l’evento “Senza Rotelle”, con un’affollatissima presenza di bambini pieni di entusiasmo, intenti a sperimentare le loro primissime pedalate in autonomia.

Un parallelo carico di significato: da una parte i più piccoli, dall’altra donne adulte dal passato difficile, tutti uniti dalla stessa ricerca dell’equilibrio, dallo stesso entusiasmo e dalla gioia incontenibile che solo la prima volta in bicicletta sa regalare. Insegnare a pedalare, per FIAB, significa insegnare a prendersi il proprio spazio nel mondo. E le storie di questa giornata ci ricordano che una città “stradabile” è prima di tutto una città più umana.

 

     

 

 

 

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