La ciclabile del Corni

Il 9 settembre durante la serata di presentazione delle osservazioni al PUMS, come esempio della superficialità che gli amministratori dedicano alla mobilità sostenibile, avevamo portato il caso dei lavori di ripristino della facciata dell’Istituto Corni sul lato della via Emilia.

Per motivi di sicurezza si è pensato, giustamente, di chiudere il transito sul marciapiede e sulla ciclabile adiacenti, ignorando completamente il fatto che pedoni e ciclisti ci siano ugualmente, costretti a transitare sulla strada, contromano, ed all’incrocio con viale Tassoni completamente nascosti alla vista delle auto.

Tutto ciò, nonostante quel tratto di strada fosse a quattro corsie a senso unico, e dove l’enorme spazio a disposizione delle auto è triste teatro di parcheggi in doppia e tripla fila regolarmente tollerati.

Si vede che qualche voce è arrivata in Comune, perché dopo qualche giorno questa situazione è stata sanata con una semplice corsia temporanea per ciclisti. Un lavoro di 2 ore, insomma. Bastava pensarci.

In realtà si ripropone in piccolo il caso di Viale Monte Kosica, dove da anni la ciclabile è chiusa per un muro pericolante, e nessuno si è preso la briga di trovare una soluzione per i ciclisti, anche qui in presenza di un drittone di 2 ampie corsie a senso unico, anche qui in una zona ad intensa vocazione scolastica.

Il vero tema è la messa in sicurezza dei percorsi casa-scuola, sui quali si continua a chiudere gli occhi, tollerando velocità, soste abusive su marciapiedi aiuole e ciclabili, autobus scolastici bloccati dalle auto: nessuna multa, campagne di informazione affidate ad associazioni di genitori, nessuna reale volontà di colpire uno dei maggiori motivi di generazione del traffico nelle ore di punta.

in foto: la prima “non” soluzione con i ciclisti costretti all’altro lato della strada, o in strada nonostante le auto potessero continuare a parcheggiare. ultima: la semplice soluzione.

Greta Thunberg o Trasfair?

Due eventi si sono tenuti a Modena la scorsa settimana.

Venerdì 27 settembre la città ha partecipato allo sciopero globale contro il cambiamento climatico, che ha visto milioni di persone in tutto il mondo chiedere con urgenza alla politica soluzioni per fermare le conseguenze del cambiamento climatico, dovuto principalmente alle attività di eccessivo consumo delle risorse naturali a cui il sistema economico capitalista ci obbliga (diciamolo una buona volta chi è il responsabile!)

Sabato 28 settembre invece, si è tenuto un workshop su Trasfair, un progetto del Comune di Modena e Unimore per monitorare l’inquinamento atmosferico in relazione ai flussi di traffico e le condizioni meteo. Tecnici e politici stanno studiando tutto, 400 centraline che contano i passaggi auto, tutto sotto controllo: dati presenti, ma conclusioni assenti.

Eppure è proprio a loro, a chi ha il potere di decidere che Greta Thunberg chiede con determinazione di adottare misure drastiche per contrastare l’inquinamento entro i prossimi 9 anni, come ridurre il più possibile il traffico automobilistico (e non perder tempo solo a monitorarlo!)

A questa responsabilità il nostro sindaco e i suoi assessori sono chiamati a rispondere oggi: 9 anni di tempo abbiamo per invertire la rotta, esattamente il tempo di attuazione del Piano per la mobilità sostenibile, che Fiab Modena, presuntuosamente assieme a Greta chiede sia modificato con l’inserimento di azioni che con coraggio contrastino l’uso dell’auto a favore di altri sistemi di mobilità non inquinanti (trasporto pubblico, bici, a piedi)

Al lavoro in bicicletta

Andare al lavoro in bicicletta è una scelta intelligente per i lavoratori/pendolari, ci sono evidenti vantaggi in termini di salute, di benessere ambientale e di risparmio per i costi legati al trasporto, ma nonostante queste evidenze oggettive e in parte scientifiche, lasciare in garage l’automobile e inforcare la bicicletta tutte le mattine, non è una scelta frequente.

Cambiare il proprio mezzo di trasporto per andare al lavoro ha ricadute più ampie su molti aspetti della nostra vita; forse è questo che ci condiziona oltre la pigrizia. Usare la bicicletta per recarsi al lavoro diventa una scelta di vita o se preferite una filosofia di vita.

Certo non sarà tutto facile, ma ci sono diverse soluzione per affrontare i problemi legati alla sicurezza, alle condizioni metereologiche, all’arrivare al lavoro sudati e scontrarsi con lo scetticismo e l’incomprensione dei colleghi… ma il più è iniziare!

FIAB Modena, venerdì 20 settembre, è pronta a guidarvi in questa esperienza, come per il primo giorno di scuola, saremo le persone fidate che vi accompagneranno al lavoro nelle tre destinazioni di Fiorano- Modena, Nonantola- Modena e Carpi- Novi di Modena. Indipendentemente dall’essere guidati o meno dai nostri esperti soci FIAB, invitiamo tutti i lavoratori modenesi a partecipare alla VI° giornata nazionale del bike to work e a convincere tutti i colleghi a prenderne parte. Chissà non diventi abitudine quotidiana!

L’insufficienza del PUMS di Modena

Ieri sera FIAB Modena ha organizzato il confronto pubblico sul Piano Urbano della Mobilità Sostenibile che il Comune ha adottato il 26/03/2019, invitando i cittadini e le numerose Associazioni interessate.

E’ stata l’occasione per illustrare le osservazioni di FIAB al PUMS, e sono state raccolte quelle di tutti i presenti, con l’obiettivo di cercare una sintesi condivisa.

Non si è trattato solo di un momento di confronto, ma del coinvolgimento più ampio possibile di “tutti i portatori di interesse con un approccio trasparente e partecipativo”, come è espressamente indicato nelle relative Linee Guida Europee.

Superando i vecchi obiettivi dei piani del traffico e dei parcheggi, il PUMS dovrebbe infatti “sviluppare una visione strategica condivisa” sulla mobilità, che “metta al centro le persone e la loro qualità della vita” per raggiungere gli obiettivi dell’Unione Europea e dell’Italia “in materia di lotta ai cambiamenti climatici, creazione di un efficiente sistema di trasporti e il rafforzamento della coesione sociale.

A nostro avviso il Piano adottato non contiene le strategie e le azioni necessarie a raggiungere questi obiettivi. Per questi motivi presenteremo le nostre osservazioni, che pubblicheremo anche sul sito www.modenainbici.it Tutti coloro che non hanno potuto partecipare all’incontro, possono far giungere le proprie osservazioni direttamente al Comune di Modena e per conoscenza a FIAB (presidenza@modenainbici.it).

Piano Mobilità + Sostenibile

Come sarà la mobilità a Modena tra 10 anni? Tale e quale ad oggi se verrà attuato il Piano della Mobilità Urbana (PUMS) così come è stato adottato a giugno dall’ Amministrazione: un piano che negli obiettivi più che condivisibili promette di trasformare Modena in una città a mobilità sostenibile e di conseguenza meno inquinata, più vivibile.

Se però analizziamo le azioni e le strategie finalizzate al raggiungimento di questi obiettivi, notiamo che le priorità restano quelle di fluidificare il traffico veicolare che equivale ad agevolare l’uso delle auto in città, che inevitabilmente aumenteranno; lasciare che le auto parcheggiate occupino le strade, a discapito di ciclisti, pedoni e trasporto pubblico che, liberi dal traffico viaggerebbero sicuramente più in sicurezza per la città e, “fluidificati”, diventerebbero modalità di spostamento competitive all’auto.

Fino al 26 settembre è possibile presentare delle osservazioni al Piano.

FIAB MODENA ha già individuato diverse criticità e invita soci, simpatizzanti, associazioni e cittadini interessati alla sostenibilità e all’ambiente ad un confronto diretto per condividere e arricchire le osservazioni che intende presentare all’Amministrazione, al fine di dare un contributo importante, in quanto espressione diretta di chi tutti i giorni sceglie di muoversi in città in bici, a piedi, con il trasporto pubblico.

L’incontro si terrà lunedì 9 settembre ore 21:00, presso Sala Ulivi a Modena.

Albergabici + Bed&Runfast – L’unione fa la forza

Albergabici + Bed&Runfast – L’unione fa la forza

La rete di Albergabici, il portale delle strutture ricettive (alberghi, agriturismi, bed&breakfast, campeggi) attrezzate per rispondere alle esigenze dei cicloturisti, si allea con Bed&Runfast, il portale che raccoglie le strutture ricettive in Italia specializzate in servizi per i podisti. Grazie a questo accordo sarà possibile allargare l’offerta per i cicloturisti in Italia, offrendo maggiori possibilità di un’accoglienza bike-friendly anche nelle strutture iscritte alla rete di Bad&Runfast.

Intanto sono più di 300 le strutture che FIAB ha riconosciuto come Albergabici, tutte consultabili sul catalogo aggiornato Regione per Regione, attrezzate anche per raccogliere i runners. L’alleanza incentiva e sottolinea con forza la crescete volontà delle persone di pedalare e correre lungo il bel paese.

In questi ultimi giorni di agosto, in queste ultime settimane estive, prima di riprendere il lavoro, perché non concedersi anche pochi giorni di vacanza attiva. I due portali Albergabici e Bed&Runfast consentono di alloggiare in numerose destinazioni e di avere un soggiorno adatto alle necessità di chi pedale e di chi corre. Ad esempio saranno garantiti: un posto sicuro dove lasciare la bici durante la notte, attrezzi per fare manutenzione di base e una colazione abbondante per fare il pieno di energia per il giorno successivo; così come per i podisti la presenza in struttura di un esperto capace di indicare percorsi con vari chilometraggi adatti a diversi tipi di allenamento.

Il pedone sulle strisce ha sempre ragione

La Cassazione con sentenza 34406/19 del 8 maggio ha messo nero su bianco quello che per noi è un sacrosanto principio: investire un pedone sulle strisce porta automaticamente ad avere colpa, in ogni caso anche se il pedone ha attraversato la strada con imprudenza.

La ratio sta tutta nell’articolo 141 del Codice della Strada il quale prevede che “è obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che (…) sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone”.

Speriamo che questo pronunciamento sia un deterrente efficace ad una violazione dilagante, perché bisogna sapere che quasi la metà dei pedoni morti sulle strade italiane vengono investiti sulle strisce (solo a Modena ricordiamo 2 casi negli ultimi mesi). Fenomeno tutto italiano, perché chiunque ha viaggiato in Europa sa che il passaggio pedonale è sacro.

Pubblicando la notizia sui nostri social abbiamo avuto reazioni contrastanti, e molti fanno fatica ad accettare di prendersi la colpa anche in caso di imprudenze altrui. Questo perché ormai guidare un’auto è diventata un’ attività così comune che non prestiamo più peso alle conseguenze che ha.

Insomma, avvicinandosi alle strisce pedonali gli automobilisti hanno l’obbligo di legge di rallentare a prescindere, ma soprattutto l’obbligo morale di farlo, perché un ragazzino distratto, un nonno indeciso, una mamma al cellulare può sempre capitare. Vorremmo mai che succedesse ai nostri cari? Perché non preoccuparci di quelli degli altri allora?

Maledetti ciclisti della domenica

Sono sempre tutti pronti a scagliarsi contro i ciclisti che viaggiano affiancati, invece che in fila come prevede il CdS. L’accusa è sempre quella: occupare mezza carreggiata ed intralciare la circolazione delle auto.

Come Associazione non possiamo che esortare i ciclisti a rispettare il Codice, ma non notiamo lo stesso astio verso le centinaia di migliaia di mezzi che tutti i giorni in Italia sono parcheggiati in carreggiata: 2 minuti per consegnare un pacco, 5 minuti per prendere un caffè, 1 ora per fare la spesa, ma anche tutto il giorno per andare in spiaggia o in ufficio.

Eppure ci sembra che mezza auto in strada occupi lo stesso spazio di due ciclisti, oltre a rappresentare una situazione pericolosa per la visibilità e riducendo la carreggiata quel tanto che basta perché le auto di passaggio siano costrette ad invadere l’altra corsia.

Però non sentiamo mai strombazzare od inveire gli automobilisti in transito. Anzi, di solito rallentano e viaggiano con più circospezione, come è giusto che sia quando ci sono situazioni di pericolo in carreggiata, e come dovrebbe essere anche quando si incrociano pedoni e ciclisti in fila o affiancati.

Per non parlare delle altre centinaia di migliaia di auto che ogni giorno sono parcheggiate sulle strisce pedonali, sulle aiuole, sulle corsie dei bus, sui marciapiedi, sulle ciclabili, invadendo gli spazi dedicati alla mobilità sostenibile: mai visto nessun automobilista arrabbiarsi. A meno che non siano in sosta sul passo carrabile di casa propria, ovviamente.

Città slow, il futuro è lento

Le chiamano le città del “buon vivere”, che significa disporre di soluzioni e servizi che permettano ai cittadini di fruire in modo facile, semplice e godibile della propria città. L’immagine che le rappresenta è una lumaca alla cui sommità sono distribuite le case di un centro abitato, come fossero i petali di una rosa. L’idea nasce da una iniziativa dei sindaci di Greve in Chianti, Orvieto, Positano e Bra, che hanno voluto porre le basi di un nuovo umanesimo dell’essere e dell’abitare, dove la vita non va fagocitata ma assaporata, dove il rispetto per l’ambiente pone le basi di una responsabilità condivisa.

L’insieme dei requisiti indispensabili per diventare Città Slow si inseriscono all’interno di alcune macro-categorie che riguardano le Politiche Energetiche Ambientali, le Politiche Infrastrutturali, le Politiche per la Qualità Urbana e Politiche Agricole Turistiche Artigianali. Dal 1999 ad oggi tanti piccoli e grandi comuni si sono uniti a questa idea di futuro. Attualmente sono 252 e sono sparsi in 30 paesi nel mondo. Progettano nuovi stili di vita, impegnandosi in un futuro resiliente, applicando la lentezza positiva, non ultima quella legata alla mobilità.

Così il concetto di città slow si sposa con quello della riduzione della velocità. Le zone con il limite dei 30 km/h, ma anche quelle cosiddette “di incontro” a bassissima velocità (20 km/h), portano con sé come naturale conseguenza un aumento del verde e degli spazi pubblici, diventano più belle, più sane e, aumentando il valore degli immobili ed il reddito dei commercianti, più ricche.

Micro-mobilità elettrica

Lo scorso 25 luglio, il Consiglio Comunale di Modena ha approvato il documento, che fa riferimento al decreto del Ministero dei Trasporti emanato il 4 giugno 2019, che introduce la possibilità di sperimentare la circolazione su strada dei veicoli di micromobilità elettrica.

Il DM stabilisce che monopattini elettrici, hoverboard, segway e monowheel potranno circolare in ambito urbano, previa delibera comunale, su aree pedonali, percorsi pedonali e ciclabili, piste ciclabili in sede propria e su corsia riservata e zone a 30 Km/h.

Il documento chiede quindi che la Giunta comunale adotti la delibera, dando il via alla sperimentazione, naturalmente con le dovute regolamentazioni di utilizzo di sosta e sicurezza, chiedendo inoltre al Governo un contributo economico per sostenere le spese, ad esempio di un ipotetico servizio di noleggio.

Bene, il decreto si sposa e si aggiunge alle azioni di Mobility Management che il PUMS (Piano della Mobilità Sostenibile) di Modena, ha già programmato nella primavera passata, nel testo troviamo poi gli spostamenti casa lavoro, il progetto Bike to Work,  Walk to school e bike sharing; tutti strumenti comunicativi e supporti tecnologici utili ed efficaci anche sul piano culturale, ma solo in una città strutturata per disincentivare l’abuso dell’automobile, ridisegnata nell’organizzazione strutturale degli spazi urbani e che faciliti l’uso quotidiano del trasporto pubblico, della bicicletta e perché no anche dei monopattini elettrici.

Modena è pronta?