Progettare in rete? Sì, grazie!

Continua a investire sulla ciclabilità la nostra vicina di casa, l’Area Metropolitana di Bologna, con un altro passo verso la promozione concreta di quel “cambiamento socio culturale” di cui parla il PUMS bolognese: trasformare in modo radicale le abitudini di residenti e city users in favore di un sistema di mobilità incentrato su trasporto pubblico e mobilità attiva. Questa volta, la spinta alla trasformazione passa attraverso il Manuale di progettazione della Bicipolitana e delle sue reti locali, appena approvato dal Sindaco metropolitano. Si tratta di uno strumento di indirizzo e guida pratica per tecnici, progettisti e amministratori, che ha l’obiettivo di favorire lo sviluppo della ciclabilità su vasta scala in un’ottica di rete, attraverso una progettazione omogenea, uniforme ed inclusiva, che punta al contempo alla qualificazione dei contesti attraversati e alla riconoscibilità delle infrastrutture ciclabili.

Il Manuale di progettazione della Bicipolitana (scaricabile dal sito bicipolitanabolognese.it) si compone di quattro capitoli: Principi della Bicipolitana, ovvero le linee guida generali che sono alla base di una progettazione di qualità a livello strategico e territoriale; Spazi ciclabili, un catalogo delle diverse tipologie di collegamento ciclabile e sulla loro adeguatezza in base al contesto; Continuità e interferenze, ossia indicazioni su come assicurare la continuità, la leggibilità e la sicurezza dei percorsi ciclabili nei punti in cui sono esposti o devono per qualche motivo interrompersi; Materiali, dispositivi, dotazioni, ovvero gli elementi architettonici e tecnici propri dell’infrastruttura ciclabile, atti a garantirne un inserimento armonico nel contesto e ad assicurare massimi livelli di comfort e sicurezza per l’utenza ciclabile.

È infine presente una sezione che contiene il glossario di riferimento, il contesto normativo e l’appendice che include il documento tecnico per l’applicazione della recente Riforma del Codice della Strada (L. 177/2024).

Uno strumento che riteniamo preziosissimo, perché uniforma le indicazioni di intervento sui percorsi ciclabili sia in caso di nuove infrastrutture, sia per l’adeguamento di quelle esistenti, a tutto vantaggio dell’omogeneità e della coesione di una rete pensata nel suo insieme. E’ una visione di cui nel territorio Modenese si sente ancora acutamente la mancanza, e su cui occorrerebbe lavorare, anche se significherebbe sacrificare un po’ l’estro creativo e le doti di improvvisazione di certi progettisti locali.

Sproloquiare di mobilità

A Carnevale come da tradizione a Modena e a Carpi si “sproloquia”: la famiglia Pavironica al completo nel capoluogo e Mostardino a Carpi si sono indirizzati alla folla festante e mascherata che attendeva l’annuale scambio di battute sui mali della società cittadina. Dopo un inizio anno segnato da 6 morti in 20 giorni sulle strade modenesi, ci si poteva aspettare che venissero menzionati tra le sciagure da esorcizzare anche i problemi della sicurezza in strada. E infatti Sandrone non ha mancato di parlarne, ma con parole che lasciano amarezza: dice infatti “Un èter quel ch’am fa gnir sò la fótta l’è cla mània de strichèr el stredi per fer degl’ietri ciclabil ch’an dróva nissun. Guardèe per eseimpi via Morane: i l’han tant strichèda só che se cuma dis al codice, un automobilesta al dev ster a un méter e mezz da un in ciclo, al fa sicur un frontèl con la machina ca riva da cl’ètra pèrt.”

Avremmo pur capito una ironia sulle tante infrazioni al codice che anche noi ciclisti commettiamo, ma una volta che stiamo nella nostra corsia alla destra e pretendiamo solo di essere sorpassati in sicurezza, si dà sfogo alle frustrazioni dei cittadini in auto che sono costretti ad attendere qualche secondo e sorpassare solo quando non ci sono altre vetture in senso contrario. Cosa vogliamo, che si continui a sorpassare un ragazzo od una anziana in bici a 15 cm dal manubrio con grande rischio per il malcapitato? Per non parlare della solita volgata che le ciclabili non le usa nessuno: invitiamo la famiglia Pavironica a passare un giorno alle Morane per vedere se davvero è così.

Anche nello sproloquio di Mostardino, rediviva maschera di Carpi, c’è un accenno ad una pista ciclabile così grande da non permettere più il passaggio delle auto.

A Carnevale ogni scherzo vale, dice l’adagio, ma continua anche: “purché non faccia male”. E questo tipo di mancata empatia verso chi è già più vulnerabile purtroppo fa dei danni. Il potere della satira sta nel prendersela con chi è più potente (letteralmente “i pezzi grossi” nell’ambito stradale), perché metterli in ridicolo significa ridimensionarli un po’, e contemporaneamente fare anche un po’ di cultura. Che significa dire scherzosamente ai modenesi che se ne facciano una ragione: i restringimenti delle carreggiate e le corsie ciclabili sono misure presenti in tutta Europa a tutela di chi già sulle strade è in una posizione di fragilità, e magari ironizzare invece sulla frenesia e sulla rabbia di tanti comportamenti alla guida di pericolosi mezzi sempre più grossi e pesanti.

In tema di mobilità, la satira dovrebbe parlarci di auto ormai così larghe e lunghe da occupare ormai mezza carreggiata di transito anche quando sono parcheggiate, di marciapiedi sgarrupati ed ingombrati da ogni tipo di ostacoli, di un trasporto pubblico sempre più scarso, e non alimentare un sentimento di fastidio verso chi sulla strada è più fragile.