Intervista Vivo Modena – Lo stato della ciclabilità a Modena

Intervista Vivo Modena

Domanda – Presidente Spadoni, rispetto al decennio della Giunta Muzzarelli, percepite oggi con la nuova amministrazione Mezzetti un reale cambio di passo sulla mobilità ciclabile o siamo ancora in una fase di pura continuità?

Ad oggi siamo in una fase di continuità infrastrutturale: i cantieri che si chiudono in questi mesi sono in buona parte eredità della Giunta precedente. Arriveremo a 261 km di rete, ed è un bene. Ma resta sul tavolo il nodo di fondo: questi chilometri non vengono ancora percepiti dai cittadini come una rete coerente, per ampiezza, scorrevolezza, sicurezza, continuità, riconoscibilità. La nuova Giunta ha mostrato capacità di ascolto, e i segnali positivi non mancano: penso alla pedonalizzazione estiva di Piazza Sant’Agostino e alla prima vera piazza scolastica alla Madonnina, anche simbolicamente importanti. Però se nei primi due anni di legislatura ci sono stati altri temi caldi, è arrivato il momento di rimettere la mobilità attiva al centro. Le richieste non mancano: ne è la prova la recente raccolta di 1.400 firme a San Damaso per una ciclabile diretta verso Modena. Ci aspetta un bel cambio di passo per raggiungere gli obiettivi del PUMS al 2030.

Domanda – Molte piste storiche degli anni ’70/’80, come via Amendola o via Buon Pastore, sono oggi segnate da buche e radici. In che modo il nuovo piano strade da 80 milioni del Comune risolverà il degrado di questi assi fondamentali?

Gli 80 milioni e l’Accordo Quadro sono strumenti utilissimi, ma a una condizione: che venga fissato un elenco prioritario delle ciclabili su cui intervenire. Lì vanno tolti tutti gli ostacoli, rivisti gli attraversamenti, rifatti fondo e segnaletica orizzontale e verticale. Ci sono anche piste recenti, come via Giardini verso Baggiovara, che chiedono lavori urgenti. Però le direttrici che lei cita sono un’altra cosa: non si risolvono col bilancio di manutenzione. Lo stesso PUMS prevede che siano oggetto di progetti di riqualificazione funzionale, perché oggi sono ciclopedonali promiscue, anacronistiche, strette a filo degli edifici. Quello spazio va riservato alla pedonalità, e gli spazi ciclabili portati in carreggiata. E parliamo di assi fondamentali: già nel 2017 il monitoraggio comunale registrava oltre 500 mila passaggi annui solo in via Buon Pastore, con una media di 1.448 transiti al giorno. Da allora, su quelle direttrici, non è stato fatto alcun miglioramento.

Domanda – Dalla nuova Dorsale Nord alle ‘corsie ciclabili’ disegnate sull’asfalto: secondo FIAB queste soluzioni sono davvero sicure per tutti o rischiano di allontanare i ciclisti meno esperti a causa della convivenza forzata con le auto?

La nostra posizione è chiara, ed è quella europea: si fanno soluzioni separate dove dimensioni della strada, funzioni e densità di traffico lo richiedono; si condivide invece nelle zone residenziali, nei centri storici e nelle strade di quartiere, dove si può lavorare sulla moderazione del traffico. Per essere pragmatici, anche le deprecabili ciclopedonali promiscue risultano accettabili in contesti come le zone industriali, dove la densità pedonale è bassa. Le corsie disegnate sull’asfalto, invece, sono l’unica soluzione praticabile sulle strade dove non si riescono a ricavare i 2,5 metri di una pista separata. Aggiungo un punto importante: la consuetudine di avere una corsia ciclabile alla destra porterà ad una maggiore attenzione alla convivenza sulla strada. Significa rispetto reciproco, distanze di sorpasso adeguate, velocità contenute da parte degli automobilisti, e comportamenti prevedibili e visibili da parte dei ciclisti. Solo per dare un’idea della direzione che stanno prendendo altri territori: il Trentino, nel solo 2026, disegnerà 170 km di nuove bike lane su 14 strade provinciali.

Domanda – Tra degrado delle infrastrutture e paura dei furti, l’uso della bici a Modena fatica a decollare. Qual è la richiesta prioritaria che FIAB pone al Sindaco Mezzetti per trasformare Modena in una città davvero europea entro il 2030?

Tanti segnali ci dicono che i modenesi hanno voglia di pedalare: è la città che non li agevola. Per trasformare Modena in una città davvero amica della bicicletta le cose da fare sono molte, e sono tutte già scritte: collegamenti con le frazioni, dorsali ciclabili, riconnessioni, Zone 30. Sono nero su bianco nel PUMS e nel programma del Sindaco. Se però dobbiamo indicare una sola priorità, scegliamo vere strade scolastiche davanti a tutte le scuole. Sarebbe, fra l’altro, un messaggio forte verso le famiglie giovani che chiedono a Modena di diventare una città europea, una città in cui il possesso e l’uso dell’auto non siano più l’unica opzione praticabile per muoversi.

 

 

Conteggio dei ciclisti e dei pedoni. Come fare?

Lo scorso 9 aprile i volontari di FIAB Modena hanno contato i ciclisti e i pedoni che sono passati nei 15 punti stabiliti dal Comune nel 2005, come fanno ogni aprile e ogni settembre da 15 anni. Dalle ore 7,30 alle 8,45 sono transitati 3.050 ciclisti e 1.461 pedoni: i ciclisti in numero leggermente superiore e i pedoni leggermente inferiore a quello scorso aprile 2023. Le strade più frequentate coincidono con gli accessi storici al centro città: via Emilia Est ed Ovest, via Tagliazucchi, viale Medaglie d’Oro, via Sigonio e corso Canalchiaro.

Dopo una lieve ma costante crescita fino al 2018 registriamo negli ultimi anni una stagnazione tanto più preoccupante negli anni post covid, nei quali dovevano essere favoriti gli spostamenti attivi ed individuali.

FIAB ha l’impressione che tra i modenesi permanga il senso di insicurezza nell’uso della bicicletta, che impedisce, ad esempio, ai genitori di mandare i figli a scuola in autonomia. Così continuano i caotici movimenti quotidiani per l’accompagnamento casa-scuola, che sono tra i principali generatori di traffico nelle ore di punta.

Nonostante siano spostamenti prevedibili da pianificare (di essi sono noti quantità, origini, destinazioni e orari) ed abbiano un grande impatto sulla salute e sull’autonomia dei nostri figli, non vengono ancora incentivati con la realizzazione delle promesse zone quiete protette attorno alle scuole. Queste sono azioni previste dal PUMS, utili a decongestionare il traffico nelle ore di punta a favore di tutti gli altri spostamenti.

Per valutare il grado di raggiungimento dei risultati del Piano, più che i metri di piste ciclabili realizzate, andrebbero misurati il numero di cittadini che si sono convinti a cambiare abitudini grazie all’incisività delle azioni e delle politiche messe in atto.

Quanti ciclisti passano prima e dopo la realizzazione di una ciclabile? I pedoni sono aumentati dopo l’allargamento di un pedonale e la piantumazione di nuovi alberi? Abbiamo ridotto la velocità media di transito in una zona residenziale con il nuovo layout stradale?

Noi continueremo a ripetere il rilevamento semestrale con le nostre possibilità, ma le risposte a queste domande, che prevedono una valutazione puntuale dell’efficacia dei singoli provvedimenti adottati, possono arrivare solo da tecnologie (tra l’altro ormai piuttosto comuni) che non possono mancare in una moderna smart-city che intende raggiungere entro il 2030 gli obiettivi che ha stabilito con il Piano della Mobilità Sostenibile.