ARGENTARIO E ISOLE DI GIANNUTRI E DEL GIGLIO

argentario e giglio

argentario e giglio

Giovedi 25 aprile è il giorno della liberazione, e anche noi tentiamo di liberarci di alcuni nostri pesi…!

Tutti belli carichi, saltiamo sui nostri pulmini… Evviva, finalmente si parte. Il tragitto scorre veloce, parlando e scherzando e, forse, cercando di pensare a come vivremo questo viaggio insieme a persone nuove. Tutti abbiamo timori personali per la biciclettata, ma siamo curiosi di scoprire qualcosa di più di noi negli scenari immaginati nella nostra mente.

All’arrivo in hotel, riserviamo uno sguardo curioso al mare, che sempre ci apre il cuore e, impazienti, andiamo alla ricerca della nostra bici e… via in sella per raggiungere il Parco della Feniglia. Dentro a una pineta incontaminata, illuminata dai raggi di sole che penetrano nelle radure, luci e sensazioni e piccoli scrosci di risa accompagnano la nostra prima giornata fino a raggiungere il mare che, ancora scuro e mosso, ci riporta a un po’ di stanchezza!

Il giro dell’Argentario, per ognuno di noi, sia per chi lo ha completato che per chi lo ha affrontato solo in parte, ci trasmette bellissime sensazioni e ci mette a dura prova, ma alla fine della giornata siamo pieni di soddisfazione e felici di avere completato ognuno il nostro piccolo traguardo.

Luci, natura, colori, odori e suoni della natura incontaminata dell’isola del Giglio ci ripagano dell’aspettativa “delusa” di trovare sole e luce: un suggestivo cielo scuro che minaccia pioggia ci porta tuttavia ad osservare ammirati i colori della natura, dove viola, rosso e giallo si mescolano come vorremmo che fosse la nostra vita. Il mare ci guarda e, felici di stare insieme, scivolano via questi giorni stupendi.

L’ultima giornata ci porta a dividere i nostri cammini: chi alla volta delle guglie medievali di Capalbio, chi tra gli affascinanti resti del romano insediamento di Cosa, nei pressi di Ansedonia. Il sole ci assiste, illuminando le ombre dei giorni precedenti e facendo brillare il mare e le colline. La pedalata viene degnamente conclusa con una superba polentata all’interno dei bastioni di Capalbio, che ancora emanano la magia di un mondo a noi sconosciuto. Pesce “a gogo” per chi invece è rimasto sulla costa a godersi il mare della Feniglia. Un luogo meraviglioso, dove si fondono i sapori della Maremma: mare, cielo e terra.

Daniela Caselli

RIFACCIAMO IL DUCATO DA MODENA A FERRARA E AL MARE

ferrara terra e acqua

ferrara terra e acqua

Il PO A PIU’ VOCI
Anna Maria Vezzali, la neofita…

Mi sono lasciata affascinare dal volantino che ho scaricato dal sito degli “Amici della bicicletta” e con tanto coraggio ho deciso di partecipare: programma chiaro ed accattivante… unica incognita: non vado MAI in bicicletta e ne posseggo una veramente datata. Il mondo mi è contro: troppi chilometri, troppi anni io e zero allenamento, ma la sfida mi prende e il mondo si rende disponibile per il recupero della poveretta (io).

Arriva il giorno fatidico, 12 aprile ore 11, sono afflitta da un’ansia sconosciuta, poi lentamente e con tanto anticipo raggiungo Piazza Grande e finalmente piano piano arrivano anche gli altri partecipanti, tutti perfetti: bici ed abiti adeguati, io mi sento Fantozzi, ma oramai si deve partire.

Ha così inizio una delle più belle esperienze che si possa fare grazie a Stella e Massimo, ottimi organizzatori, preparati e disponibili come tutti gli altri partecipanti. Caffè a Bomporto, gelato a Finale poi via per percorsi sconosciuti e pieni di fascino fino a Ferrara dove un accogliente Ostello ci ospita. Cena con ottima cucina siciliana… troppo abbondante. Sto bene e sono carica, poi decido di andarmi a riposare, anche se l’adrenalina che ho in circolo mi impedisce di prendere sonno subito.

Sabato mattina si riparte attraversando Tresigallo, la ciclovia Bruno Traversani da Ostellato; attraverso le “vallette”, le anse di Portomaggiore, siamo arrivati ad Argenta, ma oggi la schiena mi fa veramente tanto male, scatta la solidarietà e tra Brufen ed Aulin offerti dai miei compagni arriviamo a Campotto, dove il locale Ostello ricavato in una vecchia scuola ci offre un’ottima cena ed un’altrettanto ottima sistemazione. La giornata mi ha veramente provata, ma la soddisfazione e la bellezze dei percorsi mi hanno entusiasmata (ho sempre fatto viaggi in luoghi lontani e costosi per vedere a volte non molto di più).

Arriva la domenica, l’ultimo giorno, parto con il secondo gruppo per effettuare seduta di birdwatching; a bordo di piccole imbarcazioni solchiamo le acque di Valcampotto, non prima di aver sfruttato un disponibilissimo fisioterapista presente che mi sottopone ad alcuni esercizi per migliorare la mia schiena ancora malmessa. Ore 13, si riparte alla volta di Bologna, sempre attraversando luoghi bellissimi ed incontaminati, finendo in un bosco pieno di fango con alberi caduti a causa delle abbondanti piogge che ci obbligano ad effettuare un percorso impervio, ma tanto divertente… mi sento tornare bambina e in men che non si dica arriviamo alla stazione di Bologna. Anche prendere il treno con la bici risulta facile; l’esperienza dei miei compagni di viaggio è fondamentale. Arrivo a Modena e frettolosamente ci si saluta, ma a me rimane la voglia… avrei continuato.

impianto idrovoro salarino

impianto idrovoro salarino

1 … 2 … 3 … si parte
Luisa Corradini, Vanna Rossi, Cinzia Savigni, le veterane

Anche quest’anno per la terza volta con gli amici di Ferrara e le nostre biciclette siamo andati alla scoperta di una zona nel delta del fiume Po. Passando di paese in paese siamo arrivati ad Argenta, dove ci aspettava una guida attenta e meticolosa che ha catturato la nostra attenzione raccontandoci la storia di questa città, dei canali scavati a braccia dagli scariolanti, delle sue valli paludose, della raccolta delle acque attraverso l’impianto idrovoro di Salarino, facendoci visitare con orgoglio tutto il complesso nelle sue parti (affascinante la sala delle pompe idrovore), infine spiegandoci il sistema di bonifica e il loro funzionamento nel territorio, quando dopo piogge eccezionali ci si salva da possibili alluvioni facendo defluire l’acqua in eccesso nelle casse di espansione delle valli di Campotto.

Quest’oasi naturalistica, che abbiamo visitato con interesse e timore a bordo di una barchetta elettrica, pilotata per fortuna da un esperto barcaiolo, presenta un affascinante paesaggio vegetale e animale. Pesci saltellanti, cigni, aironi bianchi, rossi, cenerini, si alzavano in volo al nostro passaggio in una quiete ammaliante.