Una giornata nell’orto della fattoria Centofiori

visita all'orto

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L’orto d’Inverno. Fattoria Centofiori
Squisiti questi porri!

Non si può certo chiamare semplicemente “spesa” quella fatta a Centofiori, la Fattoria biologica sociale di Marzaglia; piuttosto è stata un’immersione in un modo diverso di concepire non solo la produzione di prodotti agricoli ma anche la cura nelle relazioni tra le persone. Si può dire che entrambe siano “bio”, la prima per il metodo usato per coltivare gli ortaggi, fare il pane e il miele; la seconda perché preferisce l’inclusione dei più fragili della società ad un modello impersonale e competitivo.


 

Il tempo sembrava promettere bene, in questo primo pomeriggio di “quasi primavera”, ma le nuvole che man mano si addensavano all’orizzonte ed il vento foriero di pioggia che ci ha accompagnato facendoci veleggiare veloci durante il viaggio di andata (avete capito, si, ce lo avevamo alle spalle) ci ha subito tolto ogni speranza: niente tepore primaverile, siamo ancora in inverno! Nonostante ciò, ci siamo ritrovati in dieci al ritrovo davanti il parcheggio di Via Panni: tutti desiderosi soprattutto di effettuare un incontro ravvicinato con i prodotti che mettiamo sulle nostre tavole, soprattutto se questi prodotti sono biologici e di stagione!

Ed eccoci qui a pedalare lungo strade basse in direzione della Fattoria biologica sociale Centofiori. E che sia una fattoria sociale (l’unica in Emilia Romagna) Marco ci tiene in particolar modo a sottolinearlo, mentre ci accomodiamo nella accogliente sala all’interno della fattoria e sorseggiamo un the caldo per riscaldarci. Per fattoria sociale si intende una realtà produttiva che dà lavoro a persone svantaggiate, siano esse con problemi psichichi, di tossicodipendenza o di ex detenzione, in questo modo aiutandoli a trovare o ritrovare un proprio posto nella società, a riscattare in qualche modo la propria esistenza.

Sorridendo, Marco inizia ad elencarci quelle che sono lo varie attività della Fattoria, non ultimo il neonato Agriturismo, che aprirà i propri battenti il prossimo sabato 20 marzo con il bio chef di Guiglia Giovanni Montanari, e poi la fattoria didattica con le attività legate alla produzione di miele, alla vendemmia ed al pane. Ci racconta poi dei vari tipi di grano e di come, dagli anni sessanta in poi, il grano antico sia stato via via modificato geneticamente in favore di una produzione massiva, aumentando il contenuto di glutine e sacrificandone le proprietà nutrizionali ed organolettiche.

Infine siamo usciti a visitare quello che è il frutto del lavoro nei campi, gli ortaggi di stagione in primo luogo: cavolo cappuccio, cavolo nero, cavolfiori e cavolini di bruxelles e poi la verza e la bietola che troveremo al mercato di Via Panni venerdi prossimo. Ci mostra come ci si prepara a coltivare gli ortaggi della stagione che (ahimé) tarda ad arrivare, i vari sistemi di pacciamatura del terreno e la necessità della rotazione delle colture e di strappare con le mani le male erbe.

Avremmo voluto continuare ad ascoltarlo ancora per molto, ma il tempo si sa, è tiranno: così controvoglia (e anche controvento!) abbiamo ripreso la via del ritorno.

Grazie Marco per quello che fai, torneremo a trovarti ed auguri per la tua nuova avventura!

Piccolissimo aneddoto di fine gita: Vittoriana in serata ha preparato il risotto con il porro gentilmente offerto della Fattoria: “Squisito!”, ci assicura! Non fatico a crederle!

Luana Marangoni

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