Per non dimenticare. Da Gina a Gabriella: un percorso, due medaglie d’oro.

Sabato 22 aprile abbiamo pedalato lungo strade basse per arrivare nei luoghi del martirio di Gabriella degli Esposti, medaglia d’oro al valor militare, che sacrificò la sua esistenza per amore della libertà. Nonostante avesse due bambine piccole e fosse in attesa di un terzo figlio, trasformò la sua casa in una base della Quarta Zona della Resistenza. Si impegnò nell’organizzazione dei primi gruppi di difesa della donna, scendendo in piazza a Castelfranco per protestare contro la guerra e la scarsità di alimenti.

Era il luglio del 1944, i tempi erano difficili, ma lei non ebbe paura, nè tentennò quando vennero a casa a prelevarla, sotto gli occhi della figlia, per cercare di farla parlare e tradire il marito ed i suoi compagni di lotta. La prelevarono dalla sua cascina il 13 dicembre del 1944 e la trascinarono insieme agli altri nel luogo di prigionia, dove fu barbaramente seviziata e torturata.

Il 17 dicembre fu uccisa e trasportata nel greto del fiume Panaro, a San Cesario,  insieme ad altri 9 compagni. La sua storia , con grande commozione e straordinaria semplicità, abbiamo avuto l’onore di sentirla raccontare dalle parole di Savina Reverberi Catellani, sua figlia, che quel lontano 13 dicembre aveva solo 12 anni. Parole piene di dolore e di amore, verso quella madre che le fu strappata via con odio e violenza e che non vide più dopo quel giorno. Ascoltare dalle sue parole questa terribile tragedia é stata un’esperienza commovente e formativa: é stato un privilegio conoscere questa donna che non si é lesinata nel raccontare questa triste pagina della sua storia personale, che é diventata storia collettiva, che non va perduta nè dimenticata in alcun modo.

Saremmo rimasti ore ed ore ad ascoltare Savina e le parole che fluivano dalle sue labbre, come se non fossero passati 74 anni da quel triste giorno. Altre persone ci attendevano a Castelfranco per aiutarci a ricostruire gli ultimi giorni della sua vita, la tortura all’Ammasso Canapa, l’uccisione sul greto del Panaro,  le pagine del libro di Savina letti dagli allievi delle scuole Spallanzani e Pacinotti,  Cosi abbiamo inforcato le nostre biciclette ed abbiamo continuato il nostro cammino della memoria lungo le tappe designate, fino a giungere a San Cesario.

La giornata é terminata al Bersò delle rose del parco della Resistenza di Modena, per onorare un’altra medaglia d’oro della storia della nostra Resistenza: Gina Borellini, alla cui vita e il prossimo sabato 29 aprile alle h 10, sarà dedicata una stele.

commemorazione gabriella degli esposti

Con la bici in sella alla libertà, ieri come oggi

libri in bici

Saber Hosseini

A 70 anni dalla Liberazione, la bici reclama un posto di rilievo nella Storia avendo sostenuto gli sforzi di quanti si sono battuti e si battono per la libertà e la cultura.

Nel corso della Resistenza, fra il 1943 e il 1945, le staffette partigiane usavano la bici per collegare i patrioti operanti in territori diversi, comunicando notizie, indicazioni dei centri di comando, informazioni sui movimenti delle truppe nazi-fasciste. Spesso questa pericolosissima funzione era svolta dalle donne, che si affacciavano sulla scena degli eventi collettivi con un profilo dirompente rispetto alla tradizione.
Dopo decenni dalla Seconda guerra mondiale, la bici continua a rappresentare un simbolo di pace e libertà, aiutando gli uomini e le donne nella loro ribellione ai conformismi e alle violenze praticati nel mondo.

Recentemente, un gruppo di ragazze curde ha pedalato nelle strade di Amuda, nella provincia siriana di al Hasaka, per protestare contro le norme che considerano ‘indecente’ l’uso della bici per le donne. Con lo slogan ‘Comunità libera’, armate di entusiasmo e palloncini arancione, le giovani hanno gridato al mondo il loro desiderio di sentirsi libere di andare in bici senza alcuna discriminazione.

Saber Hosseini, insegnate di Bamiyan, capitale dell’omonima provincia nel centro dell’Afghanistan povero e isolato, usa la bici per consegnare libri ai bambini esclusi dal diritto di frequentare la scuola a causa della guerra. Dai 200 libri iniziali, acquistati tra mille peripezie ai confini con l’Iran, i volumi di Hosseini sono aumentati fino a 3500. Il gesto dell’educatore è al tempo stesso una forma di ribellione all’oscurantismo imposto dai Taleban nei territori occupati ed espressione di orgoglio pacifista: “I Taleban usano le biciclette per i loro attacchi. Noi vogliamo sostituire questa immagine di violenza con la cultura”.

Ora e sempre bicicletta!

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

In bicicletta sulla linea gotica: la staffetta della memoria

in bicicletta sulla linea gotica

in bicicletta sulla linea gotica

IN BICICLETTA SULLA LINEA GOTICA: LA STAFFETTA DELLA MEMORIA
V Edizione: 25 Aprile – 1 Maggio 2015

Sette giorni in bici tra gli splendidi paesaggi dell’Appennino; sette giorni di incontri, feste, canzoni, amicizia, allegria. Ma anche di momenti per ricordare e pensare.

Nel 2015 la “staffetta della memoria” pedalerà di nuovo lungo quella che fu la Linea Gotica, per celebrare i 70 anni della Liberazione e conoscere i luoghi,i protagonisti, i fatti dei drammatici eventi che portarono alla nascita della Repubblica e alla Costituzione.

Per ulteriori informazioni o iscrizioni:
339.7023075 – newmedia@costess.it

www.inbiciclettasullalineagotica.it
www.fuoridalleviemaestre.it

Con il sughero nei copertoni

Eravamo in tanti quella sera. Nonostante l’afa soffocante eravamo tutti lì, a voler ricordare, a voler commemorare quel 25 luglio di 70 anni fa, quando i soldi non c’erano e si usava il sughero nei copertoni, perchè la bicicletta era il mezzo usuale con il quale ci si spostava.

70 anni fa Mussolini fu arrestato e fu nominato Capo del Governo Badoglio, che avviò le trattative per un armistizio con gli anglo-americani. La gente ovunque si riversò sulle strade in manifestazioni di gioia, si credette allora di essere arrivati al capolinea di quel brutto incubo che era stato il ventennio fascista e la guerra che durava oramai da tre anni .

Purtroppo la storia ci racconta che l’epilogo era ancora di là da venire, ma quel lontano 25 luglio fu una tappa memorabile per la storia del paese, per questo l’Istituto Storico di Modena ha scelto questa data per ripercorrere la memoria storica della nostra città, per ricordare, oggi, che durante gli anni bui di quel lontano ventennio, anni fatti di sopraffazione, di violenza e privazione della libertà personale, c’erano persone, fatti e luoghi che resistevano, che si organizzavano, che si opponevano al fascismo a Modena come in tutta Italia.

Abbiamo così ripercorso quei fatti e quei luoghi, per esempio pedalando fino ai Mulini Nuovi, luogo dove notoriamente, insieme ad altri come Le Paganine , vi erano frange intere di popolazioni che resistevano. Lì ancora si trova la targa che commemora quello che fu il primo congresso del partito comunista clandestino, marzo 1922.

Ma oltre all’antifascismo dei partiti c’era anche un antifascismo sociale, fatto dalla gente comune ,che si ribellava alla sopraffazione, anarchici, sovversivi e socialisti da sempre contrari al regime, per questo non è mancata una sosta davanti alla ex fabbrica della manifatturiera tabacchi, per ricordare le ” paltadore” che erano note per essere delle impavide antifasciste.

In Corso Vittorio Emanuele c’era la sede del partito fascista, piu’ di 1700 furono schedati dal regime, la maggior parte erano operai , muratori, braccianti, un controllo totale che veniva effettuato capillarmente e che spesso sfociava nell’invio del dissidente al confino. Nel 1938 furono proclamate le leggi razziali, per questo non abbiamo potuto non ricordare , tornando in Piazza Grande, l’estremo gesto di protesta messo in atto dall’editore Angelo Fortunato Formiggini, intellettuale illuminato che contrastava il regime a colpi di satira.

La serata si è conclusa nei Giardini Ducali con letture e proiezioni di foto di quel periodo.

Visto il successo ottenuto, la manifestazione si ripeterà domenica 8 settembre: partecipate numerosi!

in piazza grande

in piazza grande

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racconto

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dalla pietra ringadora

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partecipanti

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famiglie

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al ritorno

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c’è ancora la voce

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il plotone compatto

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in notturna