Segnali di fumo in tema di vita urbana (1)

Traffico in Via Giardini

Traffico in Via Giardini

Da alcuni anni molte città americane ed europee investono ingenti risorse nella riorganizzazione dello spazio pubblico per ridurre l’inquinamento e migliorare la vita dei cittadini: mentre liberano strade e piazze dalle auto, estendono nei quartieri residenziali le aree a moderazione di traffico. Gli abitanti rispondono riappropriandosi degli spazi e svolgendovi attività sociali.

Ma si colgono anche altri ‘segnali di fumo’ in tema di vita urbana: la diffusione delle attività sportive percepite come sinonimo di ‘star bene’, l’associazione delle immagini di podisti e biciclette a prodotti/servizi di largo consumo (viaggi, strumenti tecnologici e perfino automobili) nelle campagne pubblicitarie. E poi lo sviluppo del cicloturismo, la richiesta di molte scuole di corsi per insegnare ai ragazzi l’uso e la manutenzione della bicicletta…

Nonostante a Modena si sia registrato nell’ultimo biennio un calo dei ciclisti, si notano molti più giovani che circolano con biciclette nuove fiammanti e, in generale, tantissime persone che usano la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano.

Dunque tutto bene?

Quasi tutto, perché la riconquista dello spazio stradale da parte di pedoni e ciclisti suscita anche reazioni miopi ed egoistiche. Ne è un esempio l’alleanza improbabile emersa spesso tra sostenitori dell’illimitata circolazione degli autoveicoli in città e commercianti che ritengono l’accessibilità in auto alla loro attività come fattore di successo indiscutibile. E questo nonostante infinite esperienze nazionali e internazionali di segno opposto e il confronto fra il costo dei negozi in centro e nel resto della città dimostrino il contrario.

Giorgio Castelli
(presidente Fiab Modena)
www.modenainbici.it

(1-segue)

Via Giardini, la “ciclabile-spezzatino” è servita

E così, dopo due anni di progetti, contestazioni, ripensamenti, bocciature delle Circoscrizioni, mozioni integrative in Consiglio Comunale, una spesa di oltre 650.000 euro, la ciclabile della discordia è quasi pronta, sotto gli occhi di tutti.

ciclabilegiardini

La più improbabile pista mai concepita si presenta in tutta la sua incongruità, con la larghezza a fisarmonica e le misure irregolari, le filette-bunker, le vezzose (e costose) preziosità della pavimentazione di porfido e granito, le intersezioni raccapriccianti e, soprattutto, con l’ormai famoso “spezzatino”, metà di qua, metà di là. E, per finire, dopo l’intersezione con Viale Corassori, la confluenza sulla pista preesistente, vecchia come il cucco, sopra il marciapiede, fino a Viale Amendola.

L’Amministrazione comunale ha portato a termine con impavida determinazione un’infrastruttura lungamente richiesta bocciando qualsiasi suggerimento tecnico della Fiab, delle altre associazioni ambientaliste di Modena, delle due Circoscrizioni interessate, di alcune forze presenti in Consiglio.

Il tracciato della ciclabile, un vero e proprio percorso di guerra per i ciclisti da Piazzale Risorgimento a Viale Corassori, ha scontentato tutti, compresi il pugno di commercianti scesi in trincea fin dall’inizio in nome degli interessi di bottega, mai come in questa circostanza confliggenti con le esigenze di sicurezza dei ciclisti e della riduzione dell’inquinamento in città.

I suggerimenti della Fiab restano tuttora validi e attuabili: due ciclabili di 1,5 m per entrambi i lati, separati dai pedonali, senza soluzione di continuità da Piazzale Risorgimento a Viale Corassori, attuati con materiali economici, riqualificazione del tratto esistente fino a Viale Amendola.

Il rilievo primaverile dei flussi ciclistici attuato dalla Fiab nei 17 principali punti di transito della città ha confermato il trend in calo dell’uso della bicicletta: negli ultimi 3 anni i ciclisti censiti dall’associazione sono calati del 15% circa. Gli interventi come quello della ciclabile di Via Giardini non contribuiranno certo a convincere i cittadini a usare maggiormente la bici. Ma forse questo non è un problema per l’Amministrazione comunale, più preoccupata di non disturbare i commercianti e gli automobilisti oltranzisti che di attuare politiche di contenimento dei veleni emessi tutti i santi giorni da 115.000 autoveicoli che circolano in città come se nulla fosse.

Giuseppe Marano

Mobilità urbana sostenibile: tra il dire e il fare …

ciclabile ad ostacoli

ciclabile ad ostacoli

L’assessore Sitta sosteneva che la mobilità pedonale e ciclabile doveva avere la priorità nelle politiche dell’Amministrazione, e intanto impegnava l’introito della sosta a pagamento dei prossimi quattro decenni per far arrivare tutti in auto in centro nel Novi Park, con tanto di navetta gratuita per piazza Grande.

Il suo successore Giacobazzi, dopo aver già dato prova di scarso interesse verso la mobilità sostenibile nella giunta Pighi, guarda la mobilità dal cruscotto della propria auto e propone come azione fortemente innovativa di chiamare il Novi Park “Parcheggio del Centro”. Nel frattempo dichiara: “Per noi è fondamentale favorire chi si sposta in centro sulle due ruote”.

In coerenza con questa visione promozionale della mobilità ciclistica, progetta piste ciclabili costose e contorte, rende difficile l’accesso al centro ai ciclisti, non fa nulla per migliorare la pedonalità e, last but not least, dissemina paletti e transenne sulle piste ciclabili. Di recente ha fatto installare 4 transenne di sbarramento sulla frequentatissima pista di via Monte Kosica, che collega la stazione ferroviaria, la stazione autocorriere ed il principale polo scolastico cittadino, per … facilitare l’uscita delle auto da un passo carraio.

Contemporaneamente, promette di riaprire, entro aprile, il traffico tra via Cavour e via tre Febbraio, faticosamente chiuso 25 anni fa. Verrà così creata in pieno centro una strada di collegamento diretto tra la parte est di Modena e, guarda caso, l’imbocco del mega parcheggio interrato, riempiendo di smog una parte rilevante del centro storico.

Sembra proprio, ma solo per profondità di pensiero, la candidata miss che pensosa dichiara: “voglio la pace nel mondo”.

Giorgio Castelli
(presidente Fiab Modena)
www.modenainbici.it

La responsabilità tecnica nella progettazione stradale

tecnici progettisti ed associazioni

tecnici progettisti ed associazioni

La politica è la prima responsabile della gestione della viabilità e degli spazi pubblici, perché ha il compito di elaborare gli indirizzi e definire gli obiettivi da assegnare alla struttura tecnica.

Ma esiste anche una responsabilità dei dirigenti e dei tecnici nell’organizzare il lavoro degli uffici e nel redigere i progetti che devono tradurre le scelte politiche in provvedimenti e opere concrete.

Spesso, nel lamentare la scarsa attenzione dei Comuni alla mobilità pedonale e ciclabile, si dimentica il ruolo centrale che la struttura tecnica svolge nello sfruttare tutte le occasioni che possono agevolare i pedoni e i ciclisti nel traffico.

Si pensi, ad esempio, a tutte le occasioni offerte dagli interventi di manutenzione ordinaria delle strade, della segnaletica, dei semafori e della illuminazione pubblica, che possono accrescere la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti migliorando:

  • la qualità delle pavimentazioni, che riduce i rischi di caduta o di brusca deviazione, permettendo al ciclista di concentrarsi sul traffico;
  • la visibilità dei pedoni e dei ciclisti agli incroci che riduce i conflitti;
  • la modifica della sincronizzazione dei semafori per dare più continuità ai percorsi e ridurre le infrazioni;
  • la realizzazione di corsie riservate ai ciclisti o di attestazioni protette ai semafori.

Molti altri piccoli provvedimenti possono rendere i percorsi ciclabili diretti, gradevoli e sicuri, come la moderazione della velocità delle auto o la riduzione delle corsie stradali troppo ampie, che aumentano le velocità, consentono il sorpasso a destra e istigano alla sosta in doppia fila.
Per contro le piste ciclabili mal progettate danno una falsa sensazione di sicurezza, sia all’automobilista, che al ciclista e aumentano il rischio di incidenti, perché entrambi si dimenticano dell’esistenza dell’altro fino all’incrocio, dove il reinserimento dei ciclisti nel traffico è inevitabile. I progetti per essere efficaci richiedono una attenta preparazione tecnica e l’abitudine a leggere attentamente e con pazienza le diverse situazioni, a misurare il traffico, ad analizzare i comportamenti specifici dei cittadini nelle diverse condizioni.
Pensare, come spesso avviene, che il traffico segua una legge fisica, significa dimenticare che sulla strada si sommano i comportamenti consci o inconsci di tutti i suoi protagonisti e i comportamenti quasi sempre si adattano alle condizioni dell’ambiente attraversato. È per questo che la considerazione dell’esperienza dei ciclisti quotidiani, la creatività e l’attenta analisi dei progettisti sono la migliore garanzia di soluzioni intelligenti, adatte alla situazione specifica.
Scrive il Manuale della Commissione Europea “Città in bicicletta”: “La consultazione delle associazioni dei ciclisti urbani può essere di grande aiuto. La loro conoscenza della città, la loro esperienza, le loro difficoltà, i loro desiderata, la loro valutazione delle misure prese a loro favore costituiscono altrettante informazioni preziose relativamente facili da raccogliere. Il contributo inoltre delle associazioni di ciclisti può consentire risparmi (a livello di realizzazione di inchieste, conteggi, elaborazione di progetti, pareri, verifica sul terreno, conoscenza dei quartieri, documentazione, informazioni ecc.).

Ciclisti a Modena: figli di un dio minore

il progetto di tangenziale delle biciclette di Bologna

il progetto di tangenziale delle biciclette di Bologna

La protesta dei ciclisti per il progetto della ciclabile di Via Giardini approvato dal Comune di Modena non accenna a placarsi. Due punti essenziali non convincono: la frammentazione dell’itinerario da Viale Corassori a Piazzale Risorgimento in due tratti, uno sul lato est e l’altro sul lato ovest dell’importante strada; la mancata riqualificazione del tratto ciclo pedonale fra Viale Corassori e Viale Amendola, ricavato su uno stretto marciapiede, pur in presenza di una carreggiata amplissima.

Gli amministratori non hanno precisato le ragioni delle scelte adottate né hanno finora accolto alcuna delle osservazioni formulate dal “Coordinamento associazioni mobilità nuova” (a cui aderiscono 11 organizzazioni) contenute in un documento dettagliato, inviato a dicembre al Comune e alla Regione (la Regione cofinanzia il 60% dell’opera).

Seppur non nuovo, questo atteggiamento ostile nei confronti delle istanze del territorio cozza contro il clima di collaborazione creato da altre amministrazioni comunali. L’esempio del progetto “Tangenziale delle biciclette” di Bologna evidenzia l’arretratezza metodologica degli amministratori modenesi.

Il progetto bolognese prevede la realizzazione di un anello ciclistico di circa 5 km intorno alla città, collegando al centro le piste esistenti. La novità dell’intervento è nel metodo: il progetto è frutto del lavoro congiunto dei tecnici del Comune, delle associazioni di ciclisti e dei cittadini che hanno partecipato al laboratorio di progettazione partecipata “In bici sui viali” (attivato nel 2011) da cui sono uscite le soluzioni più adeguate per il percorso, i materiali da utilizzare fino ai colori e agli arredi. Proprio com’è avvenuto a Modena per la ciclabile di Via Giardini.

Giuseppe Marano
Gazzetta di Modena – 5 gennaio 2014

Link al Laboratorio In bici sui Viali

 

Ciclabile Via Giardini: lettera per il Sindaco e Assessori Arletti, Giacobazzi e Marino

Cari amici,
la Fiab e le principali sigle ambientaliste di Modena (riunite nel Coordinamento delle Associazioni per la Mobilità nuova) hanno espresso severe critiche al progetto del Comune per realizzare il tratto di ciclo-pedonale di Via Giardini, nel tratto compreso tra viale Corassori e Largo Risorgimento, ritenendolo insufficiente a garantire la fruibilità, la sicurezza e la continuità dei percorsi.
Il parere del Coordinamento è stato formalmente presentato al Comune di Modena e alla Regione Emilia Romagna, che cofinanzia l’opera.
Nell’intento di rafforzare la richiesta di modifica del progetto, abbiamo deciso di avviare diverse azioni pubbliche, fra cui l’invio di email di protesta e di proposta al Sindaco e ai due assessori competenti, Arletti e Giacobazzi, coinvolgendo soci e amici.
Vi chiediamo perciò di inviare l’email col testo agli indirizzi sotto riportati, tenendo conto che ognuno potrà aggiungere al testo standard ulteriori ed eventuali considerazioni personali ritenute più adeguate.
Diffondete l’appello del Coordinamento anche ai vostri amici, per incrementare il numero degli invii.Grazie.
Giorgio Castelli
Presidente Fiab Modena
Testo base da spedire con email:
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Al Sindaco e Assessori Arletti, Giacobazzi e Marino,
il  percorso ciclabile di Via Giardini, nel tratto compreso tra viale Corassori e Largo Risorgimento, è un’opera necessaria e da lungo attesa dai cittadini, ma il progetto elaborato dal Comune non risulta sufficiente a garantire la continuità, la fruibilità, la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti.

Il percorso individuato e le soluzioni adottate hanno suscitato un diffuso disagio e sollevato obiezioni di merito che non si possono liquidare con superficialità. Prima di tutto risulta inspiegabile la segmentazione dell’itinerario in due tratti, collocati parte sul lato est e parte sul lato ovest della strada. Una soluzione irrazionale e inaccettabile, destinata a generare insicurezza nelle percorrenze ed a provocare uno scarso utilizzo del tratto ovest da parte dei cittadini. Altrettanto incomprensibile appare la decisione di prevedere la gran parte del percorso in uno spazio promiscuo tra ciclisti e pedoni, sacrificandoli entrambi in un tratto assai frequentato.

Si perde anche l’occasione di riqualificare il tratto ciclo pedonale fra l’incrocio con viale Corassori e viale Amendola, ricavato in modo del tutto inadeguato su uno stretto marciapiede, lasciando mal servito l’accesso alle scuole medie Guidotti ed incompiuto il collegamento con Baggiovara.
In linea con quanto formalmente richiesto dal Coordinamento delle Associazioni per la Mobilità nuova al Comune di Modena e alla Regione Emilia Romagna, cofinanziatrice dell’opera, vi invitiamo a modificare il progetto predisposto, adottando le seguenti modifiche:

1) collocazione della pista ciclabile integralmente sul lato est di Via Giardini, utilizzando senza particolari modifiche la sottostrada esistente, che copre circa la metà del tratto tra via Pace e largo Risorgimento;

2) usare le risorse, risparmiabili con l’utilizzo della sottostrada, per riqualificare il tratto di ciclo pedonale Corassori/Amendola, separando la ciclabile dal pedonale, per connetterla in modo funzionale con la pista per Baggiovara.

Si tratta di proposte plausibili e praticabili, sia sotto il profilo tecnico e che  finanziario, che possono rendere usabile e sicura una strada assai trafficata e pericolosa.

Conto su un vostro impegno e saluto cordialmente.

(Segue firma personale).

Indirizzi cui destinare l’email:
segreteria.particolare@comune.modena.it
maurizio.malavolta@comune.modena.it
gabriele.giacobazzi@comune.modena.it
assessore.ambiente@comune.modena.it
antonino.marino@comune.modena.it

Rilievo dei flussi ciclistici

In occasione della settimana della mobilità sostenibile FIAB Modena ha organizzato la rilevazione dei flussi ciclistici, che ripetiamo già da diversi anni nelle stesse modalità per avere dei dati confrontabili.

18 volontari in 16 incroci cittadini. nei prossimi giorni i risultati. Intanto ne abbiamo approfittato per documentare alcune delle tante angherie che gli utenti delle piste ciclabili devono sopportare ogni giorno.

la tabellina per segnare i passaggi

la tabellina per segnare i passaggi

comoda eh Ivo!

comoda eh Ivo!

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la ciclabile? uno spazio di manovra

entrata in ciclabile per breve visita in banca

entrata in ciclabile per breve visita in banca

e poi via in fuga sulla ciclabile

e poi via in fuga sulla ciclabile verso ciro menotti

e la prima volta che ci scappa il morto si dirà che non aveva il casco

e la prima volta che ci scappa il ciclista morto si dirà che non aveva il casco

Pensare al futuro dimenticando il presente?

bici ad ostacoli

bici ad ostacoli

L’Assessorato regionale all’Ambiente ha finanziato il percorso ciclabile sulla via Giardini, da Viale Corassori a Piazzale Risorgimento.

È una buona notizia, che aspettavamo da tempo, perché il completamento della pista permetterà di raggiungere in sicurezza il centro storico lungo una importante direttrice urbana, assai usata per la popolosità dei quartieri limitrofi e per la presenza di importanti servizi e attrezzature.

Speriamo solo che la sua realizzazione sia vicina e soprattutto sia adeguata alle necessità di un percorso rapido e privo di ostacoli trabocchetto, che purtroppo già infestano gran parte delle piste di recente realizzazione.

In questi ultimi anni si è infatti diffusa l’inspiegabile prassi, da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale, di installare transenne ad ogni incrocio delle piste con le strade laterali e addirittura con alcuni passi carrai privati.

Negli anni ’70 si erano installati paletti per evitare il parcheggio ed il transito delle auto sulle piste, ma nell’ “era Sitta” si è addirittura teorizzata l’esigenza di porre ostacoli al transito delle biciclette per la loro sicurezza.

È un provvedimento non previsto dal Codice della Strada. Anzi è chiaramente contrario alle sue norme, che prevedono tassativamente che chi si immette da un proprietà privata dia la precedenza a coloro che transitano sullo spazio pubblico.

È cambiato l’Assessore, all’insegna della discontinuità, ma la prassi di ostacolare le biciclette non è cambiata, anzi si è consolidata. Ne è un esempio lampante l’accrocchio di transenne installato di recente su via Divisione Acqui, in corrispondenza del passo carraio della Maserati, che per tutto il giorno arresta le biciclette ed ingabbia i pedoni, per facilitare l’accesso del personale alla fabbrica due volte al giorno.

Riteniamo che sia una scelta illogica che pare trovare spiegazione solo nella deresponsabilizzazione dell’apparato tecnico o peggio nella logica clientelare.

Il fatto è che non si sa da chi andare per protestare perché l’ufficio biciclette è affidato all’assessorato all’Ambiente, la politica della mobilità alla Pianificazione e la realizzazione delle opere ai Lavori Pubblici.

Ci aspetta un futuro assai incerto anche in queste che dovrebbero essere scelte semplici, scontate, dove invece nessuno sarà responsabile della politica della ciclabilità e della pedonalità. Nel frattempo il Consiglio Comunale, nella seduta del 18 marzo 2013, ha approvato il documento “Modena creativa e concreta” con gli indirizzi per il nuovo strumento urbanistico, nel quale si afferma:

  • L’accessibilità in bicicletta o a piedi alla scuola, al lavoro, ai negozi di vicinato, ai giardini e parchi pubblici, ai servizi essenziali, in condizioni di sicurezza ed in un ambiente gradevole, promuove l’esercizio fisico e quindi la salute, ma è anche la condizione essenziale per rendere davvero “città” gli spazi urbani collocati al di fuori del centro storico;
  • Il nuovo piano dovrà dare priorità alla mobilità ciclopedonale e al TPL, e progettare lo sviluppo edilizio in coerenza con le politiche di trasporto collettivo. Occorre immaginare una riduzione dell’uso del mezzo privato che allinei la nostra città ai moderni livelli europei. La mobilità ciclabile presenterebbe ancora grandi margini di espansione, intervenendo su reti e regole di condivisione dello spazio pubblico

C’è da chiedersi se gli assessori leggono ciò che approvano e se trasmettono questi indirizzi anche ai propri tecnici.

La FIAB è sempre disponibile al confronto per portare il proprio contributo e aspetta di vedere se gli Assessori competenti si ricorderanno di consultare la FIAB anche prima di approvare i progetti esecutivi dei nuovi percorsi ciclabili e non solo quando avranno necessità di organizzare manifestazioni, o di avere dati e aiuti a costo zero.

Autostrade?… sì, ma per biciclette

festa per autostrada delle biciclette

festa per autostrada delle biciclette

È un esperimento che ha preso piede nel nord Europa: Danimarca, Germania, Svezia, Regno Unito. Sono le super piste ciclabili ovvero un progetto di autostrada per biciclette che dall’aprile dello scorso anno collega l’interland danese alla sua capitale.

L’iniziativa ha registrato un notevole successo (in un anno i pendolari sono aumentati del 10%), per questo motivo il governo danese ha deciso di replicare non una ma ben 28 volte! Le autostrade ciclabili sono delle vere piste ciclabili a due corsie che hanno un percorso autonomo rispetto alle automobili e come le autostrade tradizionali sono rettilinee, comode, ben curate.

D’inverno vengono rimossi ghiaccio e neve e ogni 1,5 km sono presenti stazioni di servizio ove è possibile fare manutenzione del mezzo di trasporto; i semafori provocano il solo rallentamento della velocità delle bici e per consentire alle stesse di procedere speditamente e senza intoppi gli incroci sono ridotti al minimo.

La rete ciclabile si sta rilevando un utile espediente per far risparmiare le amministrazioni in spese sanitarie, risparmi che in Danimarca sono già stati valutati in 40 milioni di euro.

Anche la Germania non ha voluto essere da meno, così è stata progettata una mega pista ciclabile lunga 60 km. e larga 5 metri che collegherà Duisburg a Dortmund e correrà parallela all’autostrada classica. Il dirigente che gestisce l’azienda di trasporto in questa regione spiega che nella Ruhr, dove vivono circa due milioni di persone, sono sempre di più i pendolari che scelgono per i loro spostamenti quotidiani casa-lavoro la bicicletta; questa scelta risolve contemporaneamente il problema del traffico e delle emissioni di sostanze inquinanti, oltre che quello economico.

Ancora una volta le regioni del nord Europa ci indicano la strada da percorrere per risolvere il problema dell’inquinamento nelle nostre città, una strada… pullulante di bici su entrambe le corsie!

Un nuovo piano urbanistico per Modena

in giro per modena

in giro per modena

Nelle scorse settimane è stata avviata la presentazione del documento di indirizzi per la stesura del Piano Strutturale Comunale, che dovrà “orientare lo sviluppo urbanistico del territorio comunale nei prossimi 20 anni”.
Nelle prime righe del documento viene descritta la città che si vorrebbe realizzare: “Una città che agevoli le relazioni tra le idee, cose e persone, che consumi meno energia, che utilizzi al meglio lo spazio, che sia punto di riferimento per il territorio”. Veramente ottimi obiettivi di cui Modena ha bisogno, soprattutto dopo quindici anni di scelte e realizzazioni di tutt’altro segno.

Più avanti, nel paragrafo sui valori ambientali si sottolinea che ” l’accessibilità in bicicletta o a piedi alla scuola, al lavoro, ai negozi di vicinato, ai giardini e parchi pubblici, ai servizi essenziali, in condizione di sicurezza ed in un ambiente gradevole, promuove l’esercizio fisico e quindi la salute, ma è anche la condizione essenziale per rendere davvero città gli spazi urbani collocati al di fuori del centro storico”.

Sono affermazioni condivisibili anche quelle successive sui temi ambientali, quando si fissano gli obiettivi di “dare la priorità alla mobilità ciclopedonale e al trasporto pubblico e progettare lo sviluppo edilizio in coerenza con le politiche di trasporto pubblico” e di riduzione al 2020 del 20% delle CO2″.

Ma, quando si arriva al capitolo sulle Infrastrutture e nuova mobilità, già si nota una secondarietà della mobilità ciclopedonale perché i primi cinque interventi riguardano infrastrutture stradali e ferroviarie, compresa l’inutile bretella Modena Sassuolo, la Cispadana e la incomprensibile variante alla via Emilia, che urbanizzerà inevitabilmente nuovi territori.

Anche se è difficile aver fiducia partendo da un documento contraddittorio già nelle proposte, non mancheremo nel dare il nostro contributo per una città ed un territorio migliore.

Ma non faremo sconti ad una Amministrazione e ad un Sindaco che hanno già impegnato tutte le risorse della sosta a pagamento dei prossimi decenni per un inutile Novipark, che hanno delocalizzato i campi di calcio urbani nell’estrema periferia, aumentando la dipendenza dalle auto e che hanno confuso la politica per la ciclabilità con la costruzione di spesso inutili piste ciclabili o di passerelle che vanno dal nulla al niente.

L’Assessore ha pubblicamente parlato di discontinuità rispetto al predecessore e mentre si svolgerà il dibattito per la formazione del nuovo PSC potremo verificarne la coerenza con tutti gli altri progetti e provvedimenti che riguardano le infrastrutture e la gestione della mobilità.

Non ci incoraggia apprendere che prima di Natale è stato separato l’ufficio che si occupa delle biciclette dal settore Mobilità, come se la bicicletta non fosse un mezzo di trasporto.

Ci si chiede: quando si tratterà di realizzare progetti o opere per la mobilità ciclabile, quale percorso sarà seguito?