Ciclabilità: anche i depositi servono

depositi bici a modena

depositi bici a modena

Ciclabilità: anche i depositi servono

La recente notizia che il Comune di Modena, dopo anni di inerzia in questo settore, realizzerà due nuovi depositi protetti per le biciclette destinati ai propri dipendenti, in via Santi e in Via Galaverna, rappresenta una buona nuova e una risposta coerente con le attese dei tanti lavoratori che, fra mille difficoltà, continuano a usare la bici per recarsi in ufficio.

In realtà, i depositi protetti costituiscono un’efficacissima misura per la prevenzione dei furti di bici, uno dei fenomeni più deleteri per la mobilità ecologica. L’elevato rischio di perdere l’amata due ruote è, infatti, fra le preoccupazioni dei ciclisti modenesi seconda solo a quella degli incidenti stradali, e tende a frenare in modo significativo un più esteso utilizzo di un mezzo ecologico e salutare.

In città esiste una rete importante di ‘gabbie’ per le bici, molto apprezzate dagli utenti: i posti bici sono complessivamente 372, distribuiti in 7 strutture localizzate sul territorio (parcheggio Porta Nord, piazza Dante, piazza Manzoni, stazione Policlinico della ferrovia Modena/Sassuolo, via Fabriani, parco Novi Sad, scuola Lanfranco (riservato ai soli utenti della scuola). Il servizio è gratuito ed accessibile con chiavi meccaniche o elettroniche, secondo la tipologia.

L’esigenza dei depositi protetti, tuttavia, non è solo dei dipendenti comunali, ma di tutti i ciclisti modenesi. Per questa ragione, pur apprezzando l’iniziativa comunale di via Santi e Galaverna, è giusto metterne in luce il limite, incomprensibile, posto alla loro fruizione, essendo destinati ai soli lavoratori, mentre invece sarebbe opportuno estenderla a tutti gli iscritti al servizio.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Piano della Ciclabilità: il giudizio di FIAB Modena

1. Ciclabilità ed urbanità
La prima sensazione che abbiamo avuto dalla presentazione prima e dalla lettura poi della documentazione del Piano della Ciclabilità è che questo Piano, da tanto tempo atteso non è purtroppo in grado a partire dalle premesse, di descrivere compiutamente cosa sia la ciclablità oggi a Modena, cosa essa rappresenti , perché è importante un piano della ciclabilità in un contesto di evoluzione urbana, sociale ed economica fortemente diverso dai decenni passati. Colpisce in questo senso l’assenza di una visione di mobilità all’interno della quale c’è anche la ciclabilità e la pedonalità ( che vanno unite e non disgiunte) ed il ruolo che queste due componenti giocano sulla qualità urbana. Componenti invece che in tutto il mondo e sempre più nel prossimo futuro modficano e stanno modificando di segno, di significato e di valore il concetto stesso di urbanità.
In altre parole, e ne siamo profondamente dispiaciuti, una proposta di Piano che sul metodo, è purtroppo datato, che non coglie le relazioni tra ciclabilità ed altri modi di trasporto ed in primis la pedonalità che a Modena nelle ultime legislature sono state affrontate marginalmente. Purtroppo nella prassi, pedonalità e ciclabilità anche dove il buon senso lo vieterebbe sono stati fisicamente uniti. Al punto che su molte ciclovie il pedone ha paura del ciclista e viceversa. Sul piano tecnico ed ingegneristico manca perfino la descrizione relazionale e di contesto dello spazio pubblico attraversato dalle circa 9 ciclovie individuate. Nessun riferimento specifico nè di progettualità futura ai punti critici irrisolti da decenni che creano incidenti, insicurezza, feriti a volte anche (troppi) morti. Tutti noi, ciclisti abituali per necessità e pedoni sappiamo dove andare in bici e a piedi è una scommessa con la vita, in contrapposizione alle tratte dove invece gli itinerari urbani (pochi) sono belli, gradevoli e sicuri grazie ad una buona progettazione e manutenzione. Sarebbe stata opportuna una valutazione profonda sul valore sociale di una ciclopedonalità che è sempre più importante sino a diventare elemento distintivo per una società con una mobilità meno invasiva, più umana, più rispettosa dell’ambiente; ma anche dei rapporti sociali ed anche economici che la mobilità stessa determina che se ben pianificata si trasfoma in accessibilità facile ai punti di interesse, sino a diventare segno e stile di vita, civiltà migliore, convivenza e conviviabilità urbana di eccellenza.
2. Aree a moderazione di traffico
Ci aspettavamo una proposta sulla mobilità e l’accessibilità legata all’urbanistica,alla vita di quartiere, alla indviduzione di Zone 30 ( al presente ed al futuro) che non fossero solo indicazione di puri chilometri lineari che non spiegano assolutamente la loro funzione. Avremmo avuto piacere, e come noi tanti cittadini, di ricevere una illustrazione che ne descrivesse la geografia urbana e umana, quella sociale e quella economica, certo anche in temini tecnici un poco più esplicativi: a partire dai chilometri quadrati, densità abitativa, relazione tra superfice coperta dalle costruzioni e supefice stradale, spazio publico di pregio e non disponibile, di marciapiedi a norma e non , di ciclabili, di funzioni primarie esistenti, di numero di parcheggi….Insomma una descrizione di aree 30 come nuove unità di vicinato, di urbanità micellare più legata alla voglia e necessità di introdurre moderazione di traffico, limitazione di velocità tali comunque da permettere una “entente cordiale” tra diverse mobilità. Speriamo allora che questa mancanza derivi solo da una carenza narrativa e non dalla convinzione che vanno istitutite solo perché lo dice il PAIR ( Piano dell’aria integrato regionale), ma perché si sia convinti davvero che è urgente moderare il traffico, là dove necessario anche di “pacificarlo”, di restuire al cittadino lo spazio minimo vitale per percorsi non più costretti su di un marciapiede largo pochi centimetri, rasente ai muri, sulla carreggiata dove molte volte non esiste neanche quello! E dove la convivenza di diverse mobilità grazie alla moderazione della velocità ( che per alcune aree potrebbe anche essere abbassata a 20 se non a 15 km/ora) rende le piste ciclabili superflue. Si che se per caso eccezionale, collisione fra diverse mobilità dovesse avvenire, grazie alla scarsa velocità queste non siano mai mortali e comunque di limitatissima entità . E’ per questo che da tempo siamo del parere che le Zone 30 vanno istituite da subito in tutti i quartieri densamente abitati, ovvero in tutte quelle aree residenziali dove già oggi è difficile sia per il pedone che per il ciclista avere lo spazio minimo vitale per camminare, pedalare in serenità e sicurezza. Non c’è necessità di attuarle in tempi diversi come proposto , siamo già in enorme ritardo rispetto ai continui limiti di sforamento dei parametri climalteranti, dell’aumento dei tumori, degli elevati livelli di incidentalità e anche per riaffermare il diritto del cittadino ad una urbanità civile rispettosa, all’interno di uno spazio pubblico sano ed accogliente per tutti ed in primis i pedoni che quando poi diventano utilizzatori di altre modalità di trasporto portino poi lo stesso rispetto che gli è stato accordato quando erano a piedi.
3. Percorsi Casa- Scuola
Alcuni aspetti che ci hanno lasciato particolarmente perplessi ( perché assenti) e che speriamo possano essere ripresi sono l’analisi e le proposte di soluzioni in merito ai percorsi Casa – Scuola che dovrebbero pur essere un altro importante pilastro di un Piano della Ciclabilità. E’ sotto gli occhi di tutti il fatto che due e più volte al giorno, tutti i giorni lavorativi migliaia di studenti, genitori, insegnanti ed addetti vari si recano a scuola. Si stima che i 2/3 degli studenti delle scuole dell’obbligo si reca quotidianamente a scuola in automobile. Questa è una questione importante che porta detrimento alla civiltà urbana locale e che quindi necessita di essere affrontato con determinazione e continuità, come parte strutturale di un Piano della Ciclabilità nel momento in cui lo si affronta. E purtroppo oltre all’assedio automobilistico intorno alle scuole molto spesso “ ciclopedonali promiscue” almeno due volte al giorno sono stracolme di centinaia se non migliaia di utenti in maniera tale da non poter più garantire sicurezza specialmente per i più piccoli ed i disabili.. Se si vuole aumentare la sicurezza, incrementare la quantità di studenti che possono andare a scuola a piedi ed in bici, diminuire gli spostamenti casa –scuola effettuati in automobile, promuovere autonomia individuale sia per i ragazzi che per le ragazze riteniamo che questa questione debba essere inserita nel Piano della Ciclabilità .Poichè riteniamo dopo tanti anni, oramai inutile parlare di pedibus, bicibus ed anche percorsi casa -lavoro in bici ( ma anche a piedi) senza mai mettere mano alla sicurezza infrastrutturale dei marciapiedi e delle ciclabili se non solo tramite un cartello con limitazione di velocità a 30 Km ed una cunetta.
4. Ciclabilità ed urbanistica
C’è una ulteriore questione che ha colto la nostra attenzione. Nel breve periodo il Piano si spinge sino ad ipotizzare 70 stalli per bici nel centro storico, in grado di ospitare ben 140 biciclette! E’ di questi giorni la notizia che davanti alla Biblioteca Delfini in mezza giornata ne sono stati tolti ben 56 di posti/bici. Noi pensiamo che 70 stalli nuovi nel centro storico siano decisamente insufficenti. Il Piano della Ciclabilità non solo dovrebbe prevederne almeno un migliaio in più, ma stabilire degli standard di dotazione per tutte le aree della città . Perché mancano in tutti i quartieri e non solo in alcuni punti del centro storico. Dovrebbe, il Piano della Ciclabilità, sin da subito individuare parametri minimi per ogni edificio nuovo o in ristrutturazione, per ogni luogo dove vengono somministrati servizi di natura pubblica. Ovvero programmarne il posizionamento in tutti i luoghi dove sono palesemente assenti o insufficienti ( vedi supermercati, ambulatori, cinema, teatri, luoghi di aggregazione) e poi inserire finalmente norme e standard nel regolamento edilizio ed urbanistico da subito consentandone la diffusione.
Per quanto attiene le iniziative di nuove ciclabili , riteniamo al momento sia più urgente portare in sicurezza quelle esistenti ma indecenti al limite della inagibilità, quali quelle di via Amendola, degli incroci micidiali di Buon Pastore , Morane, Fratelli Rosselli, e tante altre che avrebbero bisogno di urgenti interventi di riposizionamento e miglioramento che ci riserviamo di indicare con precisione più avanti e comunque in un auspicabile incontro che possa servire a ricollocare la mobilità ciclistica all’interno di una visione complessiva di tutta la mobilità urbana. Riteniamo infatti per l’incolumità fisica dei ciclisti e dei pedoni che questo piano non dia al momento sufficenti risposte anche e soprattutto in riferimento ai segmenti ed alle direttrici più importanti che non sono solo le radiali ma anche quelle di collegamento ed interstiziali tra queste.
5. Riequilbrio degli investimenti sulla mobilità
Un ultima annotazione circa le cifre ed i costi di attuazione che suggeriamo e vorremmo per chiarezza programmatica che fossero rapportati con quanto si spende per le altre mobilità, ovvero quella automobilistica e quella pubblica al fine di fare un raffronto costi /benefici, costi/efficacia, costi/ passeggero/chilometro, costi/ spazio occupato ect. Dopo oltre 60 anni di ingenti investimenti tutti incentrati sulla “ automobile” e la motorizzazione di massa, ivi compreso il trasporto pubblico, sia giunto il momento di confrontare tali investimenti , mettendo al centro dell’attenzione le persone e non le automobili, lo spazio publico di qualità e non il numero di parcheggi. Da tale esercizio e raffronto ci aspettiamo quindi un riequlibrio degli investimenti sia per l’anno prossimo che nel piano triennale delle opere pubbliche senz’altro più consistente per pedonalità e ciclabilità. Giusto per ribadire che ci si aspetta investimenti su ciclabilità e mobilità dolce non più residuali rispetto alle risorse dedicate agli altri modi di trasporto.
Speriamo poi che il Piano della Mobilità Urbana Sostenibile ( PUMS) ed il PSC (Piano Stragegico Comunale) entrambi in fase di elaborazione, siano fra loro coordinati sugli aspetti che attengono la mobilità. Si da innervare con lo spirito e la prassi gli obiettivi e la visione della città futura che tutti a parole vogliono “ smart e green” ma che poi se non opportunamente coordinate rischiano di privilegiare il trasporto automobilistico individuale, “stupid & brown”.

Il Piano della Ciclabilità presentato è per FIAB al momento molto carente, possiamo dire ancora solo embrionale, ma ci auguriamo ( e siamo disponibili) che possa essere ripreso, corretto ed ampliato sia nella visione che nei contenuti tecnici che in quelli economico/finanziari .

Modena , 20 Ottobre 2016
Lorenzo Carapellese – Urbanista – FIAB

articolo prima pagina

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Piano della Mobilità: condividere i dati

tecnici progettisti ed associazioni

tecnici progettisti ed associazioni

Nella riunione della Commissione Ambiente comunale, martedì 4 ottobre scorso, l’Assessore alla Mobilità, Gabriele Giacobazzi, ha evidenziato la discrepanza dei dati sugli spostamenti urbani forniti dal Comune e dalla Fiab. Questo problema è molto importante: senza dati certi sulla situazione attuale non si possono fissare obiettivi credibili, né misurare gli effetti delle politiche attuate nel tempo.

Qualsiasi navigatore per fornire la rotta richiede il punto di partenza, così come ogni piano o progetto deve partire dallo stato di fatto. Sono gli elementi basilari per prefigurare il futuro e soprattutto per misurare gli effetti del piano stesso. Questo vale anche nella pianificazione della mobilità sulla quale il Comune di Modena ha oggi solo dati settoriali (come quelli forniti dalla FIAB sulla mobilità ciclistica) o vecchi e parziali come quelli dei censimenti decennali.

La FIAB invita pertanto il Comune e l’Agenzia della Mobilità ad avviare una analisi approfondita sulla mobilità, che individui le modalità degli spostamenti ed i mezzi utilizzati, le origini le destinazioni degli spostamenti, le aspettative dei cittadini, le potenzialità per un cambiamento dei mezzi utilizzati (modal shift).

Per poterlo fare sono necessari sondaggi, rilevazioni e campionature, che possono coinvolgere eventualmente anche i tecnici della mobilità, l’Ufficio Ricerche del Comune, AMO e le Associazioni che si occupano di mobilità.

Sarà così possibile condividere finalmente il punto attuale di partenza e individuare i possibili punti di arrivo, con strumenti in grado di misurare sia gli effetti della pianificazione che il raggiungimento degli obiettivi.

La FIAB è fin da ora disponibile.

Giorgio Castelli
Presidente Fiab Modena
www.modenainbici.it

Ripristinare i parcheggi bici davanti alla Biblioteca Delfini!

i 3 nuovi posti auto davanti alla biblioteca delfini

i 3 nuovi posti auto davanti alla biblioteca delfini

Ripristinare i parcheggi bici davanti alla Biblioteca Delfini!

Mercoledì 5 ottobre sono stati eliminati 15 portabici dai parcheggi presso l’ingresso della Biblioteca Delfini, uno dei servizi più importanti della città, frequentato da circa 1.000 cittadini al giorno, fra utenti e lavoratori degli istituti culturali presenti nel Palazzo Santa Margherita. Nei mesi scorsi, il parcheggio era già stato ridimensionato di altri 13 portabici, per far posto ai motoveicoli. In tutto, quindi, sono stati eliminati 28 portabici (- 56 posti bici). Al posto delle due ruote oggi parcheggiano 9 motocicli e 3 autoveicoli.

La collocazione di portabici obsoleti in Via Goldoni, frettolosamente attuata come misura pseudo compensativa dopo le proteste dei cittadini, è una soluzione assolutamente inadeguata, sia perché -essendo la via defilata- espone più facilmente le biciclette al furto sia perché provoca una dequalificazione significativa dell’area antistante Palazzo Santa Margherita, peraltro sorvegliata dalle telecamere.

L’area dovrebbe essere dedicata interamente alla pedonalità, ciclabilità e trasporto pubblico. La presenza di tante persone che si recano quotidianamente in biblioteca, usano i mezzi pubblici, il bar e il chiosco le conferiscono un carattere di “zona car-free”, garantita anche dalla presenza dei parcheggi bici.

L’eliminazione dei portabici alla Biblioteca Delfini è però solo l’ultimo episodio di una strategia perseguita con determinazione dall’Assessore Gabriele Giacobazzi, tesa a ridimensionare gli spazi per le biciclette a favore degli automobili, particolarmente presso i servizi pubblici. Altre situazioni eclatanti si registrano presso il Tribunale (Corso Canalgrande), dove c’è un numero ridottissimo di portabici rispetto ai bisogni degli utenti, e ancor più presso le Poste centrali (Via Modonella), dove si sono ricavati numerosi posti per le auto ma nessuno per le biciclette.

L’iniziativa contraddice palesemente le dichiarazioni dello stesso Assessore che -in Commissione Seta, solo martedì 4 ottobre- nel presentare il Piano della mobilità ciclistica aveva fissato l’obiettivo dell’incremento di spostamenti in bici nell’1,5% annuo. Purtroppo, i mezzi usati per perseguire l’annunciato obiettivo appaiono quantomeno incongrui.

In ogni caso, la Fiab chiede il riposizionamento urgente dei portabici eliminati e anche l’installazione in zona di depositi protetti, al fine di proteggere dai furti le bici e promuovere concretamente (e coerentemente) la mobilità ciclistica. A sostegno della richiesta, l’associazione aderisce al flash-mob previsto per venerdì 7 ottobre, ore 19.00 presso la Biblioteca Delfini.

FIAB MODENA
www.modenainbici.it

No all’eliminazione dei parcheggi bici davanti alla Biblioteca Delfini!

Chiediamo a tutti i cittadini che condividono la nostra posizione di scrivere una email al Sindaco Gian Carlo Muzzarelli (sindaco@comune.modena.it) e all’assessore Giacobazzi (gabriele.giacobazzi@comune.modena.it) per chiedere il ripristino dei porta bici alla Delfini, usando il testo sotto riportato e firmando.

Ripristinare i parcheggi bici davanti alla Biblioteca Delfini!
Mercoledì 5 ottobre sono stati eliminati 15 portabici dai parcheggi posti in prossimità dell’ingresso della Biblioteca Delfini. Al posto di 30 biciclette, sono ora parcheggiati tre autoveicoli, proprio all’ingresso di uno dei servizi più importanti della città, frequentato da circa 1.000 cittadini al giorno, fra utenti e lavoratori degli istituti culturali presenti nel Palazzo Santa Margherita.
La collocazione di portabici obsoleti in Via Goldoni, attuata in fretta e furia e senza alcuna evidente programmazione, è una soluzione di rimedio assolutamente inadeguata, sia perché espone più facilmente al furto le biciclette sia perché provoca una dequalificazione significativa dell’area antistante Palazzo Santa Margherita.
L’iniziativa contraddice palesemente le dichiarazioni dell’Assessore Giacobazzi che – in Commissione Seta, solo martedì 4 ottobre – nel presentare il Piano della mobilità ciclistica aveva evidenziato che si propone di aumentare la quota di spostamenti in bici dell’1,5% annuo. I mezzi usati per perseguire l’annunciato obiettivo appaiono quantomeno incongrui.
In ogni caso, si chiede il riposizionamento urgente dei portabici eliminati e anche l’installazione in zona di depositi protetti, al fine di proteggere dai furti le bici e promuovere concretamente (e coerentemente) la mobilità ciclistica.

i 3 nuovi posti auto davanti alla biblioteca delfini

i 3 nuovi posti auto davanti alla biblioteca delfini

Ancora un calo dei ciclisti a Modena

Ancora un calo dei ciclisti a Modena

tecnici progettisti ed associazioni

tecnici progettisti ed associazioni

Sorpresa negativa per la mobilità: dal secondo rilievo annuale effettuato dalla Fiab a Modena il 20 settembre scorso è emerso un significativo calo dei biker circolanti (- 4,4%). Il calo è tanto più importante se si considera che l’anno precedente era stata rilevata una prima contrazione dei ciclisti (- 1,2%), portando il bilancio complessivo nell’ultimo biennio ad un – 5,6%. Prende consistenza dunque un’allarmante inversione di tendenza della mobilità ciclistica rispetto ai positivi risultati riscontrati dall’associazione fra il 2008 e il 2014.

Il monitoraggio, che si svolge due volte l’anno (aprile e settembre), è stato effettuato da una ventina di soci Fiab martedì 20 settembre, dalle 7.30 alle 8.45, in 17 fra le principali intersezioni della città, contando i ciclisti di passaggio sia in direzione centro che periferia.

In termini assoluti, il maggior traffico di bici si è verificato come sempre in Buon Pastore/Sigonio – direzione centro (390), seguita da Canalchiaro/Ruà Frati – direzione centro (327) e da Medaglie d’oro/Muratori – direzione centro (303).

I dati evidenziano una riduzione degli spostamenti collegata a nuovi stili di mobilità e a variazioni delle esigenze personali e familiari. Ma, più di tutto, il fenomeno certifica l’assoluta ininfluenza degli interventi comunali nel settore della mobilità sostenibile. Non a caso, gli spostamenti autoveicolari restano inchiodati al 75% negli ultimi 15 anni, un vero record fra le città intermedie, comprimendo al 25% gli spostamenti effettuati con mezzi meno inquinanti (pedonalità, ciclabilità, trasporto pubblico).

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

16 settembre: bike2work day a Modena

bike2work modena

bike2work modena

Si tratta di una iniziativa semplice ma con un importante valore simbolico di promozione della sostenibilità e dei sani stili di vita, con una attenzione verso un target di persone spesso trascurato dalle campagne di prevenzione: quello della popolazione adulta in età lavorativa.

Cosa dicono le ricerche condotte dall’organizzazione mondiale della sanità? Che andare in bicicletta ogni giorno combatte le malattie cardiovascolari, il diabete, alcune forme di cancro come quelle alla mammella e al colon, l’ipertensione e altre patologie che sono correlate con l’invecchiamento e con il benessere psicologico.

Inoltre chi va in bici contribuisce, evitando l’utilizzo dell’auto, a diminuire l’inquinamento, ed è inoltre esposto meno agli inquinanti rispetto a chi si sposta all’interno dell’abitacolo di un autoveicolo.

Diverse aziende del territorio hanno invitato i dipendenti a raggiungere il proprio luogo di lavoro in bicicletta!
• Comune di Modena
• AOU Policlinico di Modena
• AUSL di Modena
• BPER Banca
• Tetra Pak Packaging Solutions S.p.A
• Aliante Cooperativa Sociale
• MediaMo srl
• … e altre aziende del territorio …

Si ringrazia DECATHLON Modena per la collaborazione

Per informazioni sulla campagna:
www.settimanaeuropeafiab.it

Per informazioni sulla iniziativa a Modena:
www.comune.modena.it/musa musa@comune.modena.it

bike2work

bike2work

Un altro modo di muoversi e’ possibile

dibattito festa di modena

dibattito festa di modena

La Presidente nazionale della Fiab Giulietta Pagliaccio ha partecipato nei giorni scorsi ad un dibattito nella nostra città, sulla evoluzione della mobilità cittadina. A parole siamo tutti d’accordo con le conclusioni dei protagonisti, sarebbe ora di passare ai fatti anche a Modena. Ecco una sintesi degli interventi.


 

I due terzi degli spostamenti dei cittadini emiliano-romagnoli avvengono con l’auto privata, per compiere nella maggior parte dei casi tragitti inferiori ai 10 chilometri. Questo ha ripercussioni sull’ambiente, per l’alta emissione di inquinanti che ne deriva; per la vivibilità delle città, che si “rimpiccioliscono” per far spazio alle auto e che si sviluppano attorno alle esigenze degli automobilisti, che diventano sempre più rumorose e pericolose per le categorie deboli.

Eppure un modo diverso di spostarsi è possibile e richiede interventi su diversi fronti: culturali, infrastrutturali, normativi da una parte, e di disincentivo all’utilizzo dell’auto dall’altra. Questo il cuore del dibattito che si è svolto il 1 settembre alla Festa di Ponte Alto, cui ha partecipato l’Amministratore Unico di aMo Andrea Burzacchini, il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti; l’Assessore Regionale Raffaele Donini; i parlamentari Stefano Vaccari e Chiara Braga, l’Assessore all’Ambiente di Modena Giulio Guerzoni e la Presidente nazionale della Fiab Giulietta Pagliaccio.

Modena è una città a “misura di bici”, ha sottolineato l’Amministratore di aMo Burzacchini, che si attraversa in un quarto d’ora. E’ ora di superare la divisione in categorie rigide tra automobilisti, ciclisti, pedoni; ogni cittadino deve muoversi nella maniera più opportuna per lo spostamento che deve compiere, partendo dal presupposto che non è indifferente – nei suoi effetti – il mezzo con cui ci si sposta. Non si può più pensare – ha spiegato Burzacchini – che ognuno possa muoversi come vuole, perché dal momento che “la libertà di ognuno finisce dove iniziano quelle degli altri”, si deve prendere atto che l’auto privata impatta negativamente su molti aspetti della vita comune, sottraendo, appunto, libertà collettive: qualità dell’aria; salute dei cittadini; silenzio; suolo; stabilità climatica e infine denaro. E’ ora quindi che i Comuni compiano un atto di coraggio, disincentivando l’utilizzo dell’auto privata: riducendo l’ampiezza delle carreggiate; limitando la velocità di marcia; creando corsie preferenziali per i bus e tenendo le auto fuori dai centri storici. Tutto questo controllando rigidamente il rispetto delle norme da parte dei cittadini. Anziani, bambini, e in generale coloro che non utilizzano l’auto, devono poter essere autonomi negli spostamenti all’interno dei quartieri e della città. E’ l’obiettivo stesso dei PUMS (Piani urbani per la mobilità sostenibile) creare una città a misura d’uomo, e non di auto.

Anche l’Assessore Guerzoni ha fatto riferimento ai PUMS come obiettivo nella pianificazione cittadina, e come riferimento per superare la concezione prettamente “viabilistica” della struttura urbana, per approdare a quella che coniughi i temi dell’ambiente, del risparmio energetico e della tutela delle categorie deboli. L’obiettivo per confrontarsi con le altre città a livello europeo è quello di ridurre il traffico veicolare privato e le emissioni, aumentando la ciclabilità e la pedonabilità, ha detto Guerzoni. Per questo è importante coinvolgere quartieri e cittadini, anche per cambiare le abitudini ormai radicate, che di fatto danno la priorità all’auto.

L’Assessore Donini ha insistito sulla necessità di aumentare la mobilità ciclistica in Regione – portandola al 20% – soprattutto finanziando la realizzazione di percorsi ciclopedonali che permettano di compiere quegli spostamenti brevi casa-lavoro che oggi si effettuano con l’auto. D’altra parte ha evidenziato la volontà di investire anche sul trasporto pubblico, con l’obiettivo di aumentare i passeggeri dei bus e dei treni in Regione per rispettare gli accordi di Parigi. Gli investimenti saranno concentrati soprattutto sul rinnovo del materiale rotabile e dei mezzi pubblici su gomma, oltre che sull’elettrificazione delle linee ferroviarie e sulla velocizzazione dei treni regionali.

Il Senatore Vaccari e la deputata Braga hanno parlato dell’importanza del Collegato ambientale alla Legge di Stabilità per la creazione di un Piano nazionale per la mobilità sostenibile.

La presidente della Fiab Pagliaccio ha chiesto con forza interventi urbanistici che mettano al centro la persona e non l’auto, per non far sentire costretti i cittadini ad utilizzare la propria macchina. In gioco non c’è solo la questione ambientale – ha ribadito la Pagliaccio – ma anche la vivibilità delle città e la qualità della vita. Si deve prendere atto a livello culturale – ha concluso la presidente Fiab – che l’auto, al giorno d’oggi, non è il mezzo più veloce e comodo per gli spostamenti in città: ci si muove molto meglio in bicicletta.

Infine, il Ministro Galletti ha ricordato l’importanza della riduzione delle emissioni di CO2, causate in percentuale non trascurabile dagli spostamenti in auto. Un obiettivo da raggiungere sul lungo periodo, come previsto dal Collegato ambientale, intervenendo prima di tutto sulle infrastrutture. Galletti ha concluso annunciando 35 milioni di euro per finanziare interventi utili alla mobilità sostenibile.

Parigi pedala, e Modena che cosa fa?

Si concretizza il ‘Piano bicicletta 2015-2020’ del Comune di Parigi. La sindaca di Ville Lumière, Anne Hidalgo, ha fissato il proprio obiettivo: entro il 2020 triplicare – dal 5 al 15 per cento – l’uso della bicicletta. Il ‘Piano’ dispone di 150 milioni di euro per creare spazi e servizi a favore del vélo.

Verranno costruite piste ciclabili, parcheggi di scambio bici/trasporto pubblico, parcheggi bici, riqualificate strade e piazze per renderle idonee alla rete ciclabile, incentivato l’acquisto di veicoli elettrici e potenziato il bike sharing. Altri interventi riguarderanno la sicurezza: ciclabili con doppio senso di circolazione per le bici nei sensi unici, diritto di precedenza al ciclista con aree di arresto ai semafori, incentivi ai condomini che offrono posti bici, zone a 30 km/h nei quartieri residenziali.

Raffrontato a quello parigino, il ‘Piano della mobilità ciclabile‘ dell’ex capitale estense, fermo da due anni, appare un residuo del secolo passato, un irrealistico (e non finanziato) elenco di ciclabili. Il ‘Piano’ non convince lo stesso autore, l’assessore alla mobilità, Gabriele Giacobazzi: infatti non ha indicato alcun obiettivo verificabile e non dispone di risorse. Il ‘Piano’ si rivela perciò un bluff, forse utile per la propaganda elettorale, ma certo inutile per cambiare il modello autocentrico di mobilità imperante a Modena.

Proposta: 60 dei 120 milioni di euro destinati a recuperare il S. Agostino siano dirottati a realizzare un vero piano triennale della ciclabilità, necessario per far respirare una delle città più inquinate d’Europa.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

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Mobilità sostenibile: incentivi efficaci

bus seta

bus seta

La notizia è di quelle ‘storiche’: Seta permetterà di caricare gratuitamente la bicicletta pieghevole a bordo dei propri mezzi nelle reti urbane di Modena, Carpi e Sassuolo, mentre trasporterà qualsiasi tipo di due ruote sulle linee extraurbane. Cade finalmente un’incongruenza ingiustificata che penalizzava l’intermodalità ecologica.

C’è dell’altro: l’azienda offrirà ai propri passeggeri uno sconto del 50% sull’acquisto di un abbonamento mensile, mentre agli abbonati annuali concederà un contributo fino ad un massimo di 250 euro per l’acquisto di 60 bici pieghevoli.

Sull’argomento degli incentivi la Fiab da tempo rivolge al Comune ed agli enti pubblici l’appello a intervenire con strumenti innovativi per premiare i comportamenti ‘civici’ dei propri collaboratori che si spostino a piedi, con la bici o col trasporto pubblico. Considerando la vastità della platea potenziale (solo il Comune ha un organico di 1.800 dipendenti, cui si aggiungono altre migliaia dell’Ausl, delle scuole e di altri uffici statali), i benefici ambientali potrebbero essere molto significativi.

Tre sono le possibili offerte ai lavoratori: incentivi economici, tempo libero e servizi. In relazione alle distanze coperte sui percorsi casa-lavoro, il personale potrebbe ricevere un bonus in busta paga, in giorni di ferie aggiuntivi e in strutture dedicate (deposito protetto).

Questi sistemi, soprattutto il tempo libero e i servizi, potrebbero essere molto efficaci e realizzati con investimenti modesti. L’invito pertanto è al Comune di Modena affinché adotti incentivi ‘ecologici’ per i propri dipendenti, svolgendo al contempo un’azione di moral suasion nei confronti di altri enti territoriali perchè facciano altrettanto.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it