FESTIVAL DEL CICLOTURISMO, MODENA 22 – 23 GIUGNO 2013

Logo del Festival del Cicloturismo

Logo del Festival del Cicloturismo

Ogni anno la FIAB organizza un ciclo raduno nazionale che quest’anno sarà itinerante e convergerà su Modena e contribuirà alla raccolta fondi per il progetto pensato per aiutare le zone colpite dal terremoto.

Sabato 22 giugno, nel primo pomeriggio, arriveranno a Modena due gruppi di ciclisti che parteciperanno al Cicloraduno nazionale itinerante FIAB.
Il raduno partirà da Piacenza mercoledì 19 giugno e toccherà Cremona, Parma e Reggio Emilia, per poi convergere a Modena.

Nel pomeriggio i ciclisti si espanderanno in tutto il centro storico della città e, assieme a migliaia di cittadini, parteciperanno a visite guidate e al brindisi di accoglienza con la partecipazione di amministratori locali e regionali ed i presidenti delle associazioni promotrici.

Alla sera, dopo la cena di gala al Museo Enzo Ferrrari, si terrà un concerto ai Giardini Pubblici.

Domenica mattina proseguiranno le visite alla città ed è prevista una escursione nella Bassa Modenese, in località Sozzigalli, per la posa della prima pietra delle tre ciclovie del progetto “Biciclette a Fiumi”, alla presenza di Autorità e del testimonial dell’iniziativa Vittorio Zucconi.

Programma:

In contemporanea è stato organizzato a Modena il Festival allo scopo di divulgare tra i cittadini questo modo sano, piacevole ed ecologico di viaggiare per conoscere le bellezze culturali ed ambientali dei territori ed incontrare persone in un’esperienza gratificante.

Il Festival e le iniziative collegate sono quindi dedicate ad a tutte quelle persone che non conoscono ancora il viaggio in bicicletta o non hanno ancora fatto direttamente questa esperienza.

La manifestazione, si terrà principalmente in due piazze del centro storico della città:

Piazza XX Settembre, dove verrà installata una pista per la prova delle biciclette, gli stand dei produttori di bici, di accessori e di attrezzature, un palco con DJ per l’animazione ed un punto di ristoro.

Piazza Matteotti ospiterà gli stand per la promozione dei viaggi con la presenza di Nazioni europee, Regioni italiane, il Circuito delle città d’arte della Pianura Padana, operatori Italiani di Cicloturismo, Google, Editoria di Settore, Associazioni nazionali e locali. Anche in questa pizza sarà installato un palco per DJ e musica live e saranno presenti punti di ristoro e degustazioni di prodotti tipici locali

Nel Centro Storico saranno allestite mostre biciclette antiche e si terranno incontri con ospiti illustri del settore.

Alle ore 17.30 Piazza Matteotti gran finale con il concerto ““Auf Widersehen Konzert””

Pensare al futuro dimenticando il presente?

bici ad ostacoli

bici ad ostacoli

L’Assessorato regionale all’Ambiente ha finanziato il percorso ciclabile sulla via Giardini, da Viale Corassori a Piazzale Risorgimento.

È una buona notizia, che aspettavamo da tempo, perché il completamento della pista permetterà di raggiungere in sicurezza il centro storico lungo una importante direttrice urbana, assai usata per la popolosità dei quartieri limitrofi e per la presenza di importanti servizi e attrezzature.

Speriamo solo che la sua realizzazione sia vicina e soprattutto sia adeguata alle necessità di un percorso rapido e privo di ostacoli trabocchetto, che purtroppo già infestano gran parte delle piste di recente realizzazione.

In questi ultimi anni si è infatti diffusa l’inspiegabile prassi, da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale, di installare transenne ad ogni incrocio delle piste con le strade laterali e addirittura con alcuni passi carrai privati.

Negli anni ’70 si erano installati paletti per evitare il parcheggio ed il transito delle auto sulle piste, ma nell’ “era Sitta” si è addirittura teorizzata l’esigenza di porre ostacoli al transito delle biciclette per la loro sicurezza.

È un provvedimento non previsto dal Codice della Strada. Anzi è chiaramente contrario alle sue norme, che prevedono tassativamente che chi si immette da un proprietà privata dia la precedenza a coloro che transitano sullo spazio pubblico.

È cambiato l’Assessore, all’insegna della discontinuità, ma la prassi di ostacolare le biciclette non è cambiata, anzi si è consolidata. Ne è un esempio lampante l’accrocchio di transenne installato di recente su via Divisione Acqui, in corrispondenza del passo carraio della Maserati, che per tutto il giorno arresta le biciclette ed ingabbia i pedoni, per facilitare l’accesso del personale alla fabbrica due volte al giorno.

Riteniamo che sia una scelta illogica che pare trovare spiegazione solo nella deresponsabilizzazione dell’apparato tecnico o peggio nella logica clientelare.

Il fatto è che non si sa da chi andare per protestare perché l’ufficio biciclette è affidato all’assessorato all’Ambiente, la politica della mobilità alla Pianificazione e la realizzazione delle opere ai Lavori Pubblici.

Ci aspetta un futuro assai incerto anche in queste che dovrebbero essere scelte semplici, scontate, dove invece nessuno sarà responsabile della politica della ciclabilità e della pedonalità. Nel frattempo il Consiglio Comunale, nella seduta del 18 marzo 2013, ha approvato il documento “Modena creativa e concreta” con gli indirizzi per il nuovo strumento urbanistico, nel quale si afferma:

  • L’accessibilità in bicicletta o a piedi alla scuola, al lavoro, ai negozi di vicinato, ai giardini e parchi pubblici, ai servizi essenziali, in condizioni di sicurezza ed in un ambiente gradevole, promuove l’esercizio fisico e quindi la salute, ma è anche la condizione essenziale per rendere davvero “città” gli spazi urbani collocati al di fuori del centro storico;
  • Il nuovo piano dovrà dare priorità alla mobilità ciclopedonale e al TPL, e progettare lo sviluppo edilizio in coerenza con le politiche di trasporto collettivo. Occorre immaginare una riduzione dell’uso del mezzo privato che allinei la nostra città ai moderni livelli europei. La mobilità ciclabile presenterebbe ancora grandi margini di espansione, intervenendo su reti e regole di condivisione dello spazio pubblico

C’è da chiedersi se gli assessori leggono ciò che approvano e se trasmettono questi indirizzi anche ai propri tecnici.

La FIAB è sempre disponibile al confronto per portare il proprio contributo e aspetta di vedere se gli Assessori competenti si ricorderanno di consultare la FIAB anche prima di approvare i progetti esecutivi dei nuovi percorsi ciclabili e non solo quando avranno necessità di organizzare manifestazioni, o di avere dati e aiuti a costo zero.

Modena: la bici prende quota

Tra le iniziative più interessanti della Fiab modenese c’è la rilevazione dei flussi ciclistici in città, attuata nell’intento di monitorare il trend dell’uso della due ruote e di cogliere i cambiamenti emergenti, sulla cui base proporre gli opportuni adeguamenti di servizi e infrastrutture ai decisori locali.

Quella di quest’anno non è la prima rilevazione della Fiab: dal 2005 ad oggi, l’associazione ha attuato altri rilievi (2005, 2008, 2009), compilando un’utile serie storica che descrive bene il trend della mobilità ciclistica in città.

La modalità tecniche di effettuazione del monitoraggio sono semplici: gli operatori Fiab vengono collocati in 14 incroci cruciali della città, individuati nella corona dell’area centrale; a loro viene richiesto di segnare su una scheda i passaggi dei ciclisti nelle due direzioni centro e periferia, fra le 7:45 e le 8:45, nello stesso giorno della settimana e nella stessa stagione. L’ultima rilevazione è stata effettuata giovedì 18 aprile 2013.

I risultati ottenuti sono di notevole importanza per l’evoluzione della mobilità modenese e presentano anche curiosità. Nei sessanta minuti previsti, sono stati censiti in tutto 3.252 passaggi di ciclisti, oltre il 10% in più rispetto al 2009, data del precedente rilievo (ma oltre il 56% in più rispetto al rilievo del 2005).

L’incrocio più trafficato di bici in assoluto è stato Emilia ovest/Aldo Moro (433), seguito da Buon Pastore/Sigonio (376), da Emilia est/Menotti (334) e da Medaglie d’oro/Muratori (334).

La graduatoria degli incrementi maggiori assegna la palma d’oro a Emilia ovest/Aldo Moro, direzione Madonnina (+314%), seguito da Medaglie d’oro/Muratori, direzione Centro (+172%) e Mazzoni/Crispi, direzione Sacca (+160%). In altri incroci, si sono verificate invece variazioni in negativo.

Due le conclusioni generali: l’uso delle biciclette segna anche a Modena un trend ininterrottamente crescente, da almeno 8 anni, in questo seguendo un andamento già colto a livello nazionale ed europeo; inoltre, specifici mutamenti locali nella dislocazione di residenze e servizi pubblici (ad es. la ricollocazione del Liceo Sigonio in Via del Lancillotto) comportano variazioni sensibili nei flussi di traffico ciclistico, determinando incrementi o decrementi anche rilevanti. In altre parole, i cambiamenti della mobilità ciclistica riflettono fedelmente i cambiamenti in città.

A fronte di questa situazione, come agisce l’Amministrazione comunale?

A giudicare dalle iniziative attuate di recente e previste, si deduce che continua a praticare tenacemente una politica della mobilità di tipo autocentrico, basata cioè quasi esclusivamente sull’uso dell’automobile negli spostamenti urbani: mentre attiva in pompa magna il costosissimo parcheggio Novi Park, centellina gli investimenti per realizzare le ciclabili sulle strade più pericolose, resta sorda all’esigenza di estendere le zone a 30 km/h, dare continuità delle ciclabili, consentire la circolazione in entrambi i sensi di marcia nei sensi unici, avendo nel frattempo bloccato lo sviluppo dei servizi per i ciclisti (depositi protetti, parcheggi bici…).

In definitiva, il rilievo della Fiab dimostra ancora una volta che il Comune non tiene minimamente conto dei processi sociali emergenti, penalizzando (invece di agevolare) la mobilità ciclistica, con scelte miopi e retrograde, superate dalle esperienze attuate da numerosi comuni italiani.

Un nuovo piano urbanistico per Modena

in giro per modena

in giro per modena

Nelle scorse settimane è stata avviata la presentazione del documento di indirizzi per la stesura del Piano Strutturale Comunale, che dovrà “orientare lo sviluppo urbanistico del territorio comunale nei prossimi 20 anni”.
Nelle prime righe del documento viene descritta la città che si vorrebbe realizzare: “Una città che agevoli le relazioni tra le idee, cose e persone, che consumi meno energia, che utilizzi al meglio lo spazio, che sia punto di riferimento per il territorio”. Veramente ottimi obiettivi di cui Modena ha bisogno, soprattutto dopo quindici anni di scelte e realizzazioni di tutt’altro segno.

Più avanti, nel paragrafo sui valori ambientali si sottolinea che ” l’accessibilità in bicicletta o a piedi alla scuola, al lavoro, ai negozi di vicinato, ai giardini e parchi pubblici, ai servizi essenziali, in condizione di sicurezza ed in un ambiente gradevole, promuove l’esercizio fisico e quindi la salute, ma è anche la condizione essenziale per rendere davvero città gli spazi urbani collocati al di fuori del centro storico”.

Sono affermazioni condivisibili anche quelle successive sui temi ambientali, quando si fissano gli obiettivi di “dare la priorità alla mobilità ciclopedonale e al trasporto pubblico e progettare lo sviluppo edilizio in coerenza con le politiche di trasporto pubblico” e di riduzione al 2020 del 20% delle CO2″.

Ma, quando si arriva al capitolo sulle Infrastrutture e nuova mobilità, già si nota una secondarietà della mobilità ciclopedonale perché i primi cinque interventi riguardano infrastrutture stradali e ferroviarie, compresa l’inutile bretella Modena Sassuolo, la Cispadana e la incomprensibile variante alla via Emilia, che urbanizzerà inevitabilmente nuovi territori.

Anche se è difficile aver fiducia partendo da un documento contraddittorio già nelle proposte, non mancheremo nel dare il nostro contributo per una città ed un territorio migliore.

Ma non faremo sconti ad una Amministrazione e ad un Sindaco che hanno già impegnato tutte le risorse della sosta a pagamento dei prossimi decenni per un inutile Novipark, che hanno delocalizzato i campi di calcio urbani nell’estrema periferia, aumentando la dipendenza dalle auto e che hanno confuso la politica per la ciclabilità con la costruzione di spesso inutili piste ciclabili o di passerelle che vanno dal nulla al niente.

L’Assessore ha pubblicamente parlato di discontinuità rispetto al predecessore e mentre si svolgerà il dibattito per la formazione del nuovo PSC potremo verificarne la coerenza con tutti gli altri progetti e provvedimenti che riguardano le infrastrutture e la gestione della mobilità.

Non ci incoraggia apprendere che prima di Natale è stato separato l’ufficio che si occupa delle biciclette dal settore Mobilità, come se la bicicletta non fosse un mezzo di trasporto.

Ci si chiede: quando si tratterà di realizzare progetti o opere per la mobilità ciclabile, quale percorso sarà seguito?

Modena e i suoi canali – settembre 2012

Gita per acqua (ed erba)

Canalino, Canaletto, Canalgrande, Canalchiaro… Il nostro giro “per acque” parte proprio dal centro storico, dove i nomi delle vie ricordano un’epoca in cui i canali di Modena scorrevano a cielo aperto, mentre noi abbiamo soltanto potuto immaginare questa Modena un po’ veneziana, che ora corre sotterranea, sotto le ruote delle nostre biciclette. In corso Vittorio Emanuele si riconosce la zona sotto la quale correva il Naviglio, poi coperto dall’ampia aiuola spartitraffico. Usciamo dalla città all’altezza di Via Due Canali, un nome che ancora evoca i canali Pradella e Diamante, che correvano paralleli prima di confluire nel Naviglio. E poi, appena fuori dalla città, vediamo riemergere il Naviglio e lo costeggiamo lungo la strada che porta a Bastiglia e Bomporto. Intanto Paolo, la nostra guida, ci illustra, lungo tutto il percorso, storia, tecnica e curiosità di queste vie d’acqua e della loro importanza, per la raccolta delle acque della città, per l’irrigazione, per la depurazione e – un tempo – anche per la navigazione, come ancora testimonia la bellissima darsena ottagonale di Bomporto, con le sue chiuse per alzare il livello dell’acqua e consentire il passaggio delle imbarcazioni. Ora, più che imbarcazioni, è facile incontrare colonie di nutrie, roditori assai prolifici.
Al ritorno comincia il bello. Improvvisamente una tranquilla gita in pianura (sulla carta, un pallino) diventa un’impresa: scegliamo infatti non la tradizionale ciclabile Bomporto-Modena, ma un argine con erba alta e bagnata, dove la bici fatica a muoversi e i meno allenati – come la sottoscritta – si trovano catapultati in un “tre pallini percepiti”! Per fortuna una pausa bio (niente caffè, solo frutta a chilometri zero) ci dà l’energia sufficiente ad arrivare – infine – alle strade asfaltate.
Pardon, ai canali ricoperti.

Mirella Tassoni

Bomporto

Bomporto

Bomporto

vista dall’alto

Bomporto

corte a Bomporto

il porto di Bomporto