Modena, una città che scivola nella polvere

città inquinata

città inquinata

La pubblicazione del rapporto di Legambiente ‘Ecosistema urbano’ sullo stato di salute delle città italiane (anno 2015) getta una luce sinistra sulla situazione italiana, e di Modena in particolare. Una notizia su tutte spicca per gravità: Modena scivola all’81esima posizione (era 39esima nel 2014), su 104 città esaminate.

Nel dettaglio, a parte la lunghezza delle ciclabili, in cui l’ex capitale estense primeggia, viene documentato il superamento dei consumi e dell’inquinamento oltre le medie nazionali in molti settori: polveri sottili, emissioni pericolose (biossido di azoto), incidenti stradali, produzione di rifiuti, aree pedonali (scarsità), uso veicoli privati, inquinanti nocivi, dispersione acqua.

L’assordante silenzio con cui i responsabili cittadini hanno accolto il rapporto ne rivela il profondo imbarazzo: l’ambiente resta pericoloso per i cittadini e nessuno osa indicare le misure con cui contrastare il fenomeno.

Il rapporto conferma un dato ormai acquisito: gli interventi comunali non incidono minimamente nel contrastare l’inquinamento e il degrado ambientale. La cultura autocentrica del gruppo dirigente locale resta impermeabile a qualsiasi appello a intervenire per ridurre l’uso dei veicoli privati e promuovere decisamente la pedonalità, il trasporto pubblico e la bicicletta come mezzi alternativi.

Al contrario: mentre Modena scivola nelle polveri sottili, la politica si esalta per la costruzione di due autostrade e di una complanare, oltre che per l’ampliamento di un’altra autostrada. Quanto lontano sono questi obiettivi dalle esigenze reali dei cittadini!

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

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Il piano che non c’é

un piano per la mobilità a modena?

un piano per la mobilità a modena?

Da oltre un anno si aggira per la città il fantasma di un Piano della mobilità ciclistica che, al suo preannuncio, aveva suscitato attese e curiosità nei cittadini. Sostenuto a spada tratta dal nuovo sindaco modenese, Giancarlo Muzzarelli, che ne vedeva lo strumento per ridimensionare gli spostamenti automobilistici a favore di quelli ciclistici, è stato a lungo presentato come risolutivo per adeguare la realtà cittadina agli obiettivi ambiziosi del Piano dell’Aria della Regione Emilia Romagna, che richiede una decisa promozione dei mezzi ecologici nell’intento di ridurre l’inquinamento da traffico.

Elaborato nelle segrete stanze dell’Assessorato alla Mobilità, sventolato nelle pubbliche riunioni come il nuovo vademecum della mobilità sostenibile, vagliato nelle Commissioni istituzionali, il Piano continua tuttavia ad apparire inafferrabile e, soprattutto, non si capisce quando approderà in Consiglio comunale per la definitiva approvazione e messa in opera.

In concreto, cosa prevede?

Nell’ultima riunione pubblica di presentazione del Piano (giovedì 21 aprile 2016, presso la sala conferenze del Windsor Park), presenti numerosi rappresentanti delle associazioni ciclistiche e ambientaliste, l’assessore alla Mobilità, Gabriele Giacobazzi, ha indicato in due i punti salienti dello strumento di programmazione: riconnessione delle ciclabili in una rete più organica e funzionale e realizzazione di alcune zone a 30 km/h (moderazione della velocità).

Qualche chilometro di ciclabile in più e qualche limitato intervento di limitazione delle velocità nei quartieri residenziali davvero consentiranno di conseguire i risultati ‘ambiziosi’ indicati dalla Regione, vale a dire un deciso calo dei veleni immessi dalle automobili nell’ambiente?

Fra i tanti commenti al Piano, sono apparsi particolarmente indicativi quelli di Legambiente, della Fiab e di alcuni cittadini.

Legambiente: il programma presentato dall’Amministrazione appare senza una direzione strategica a favore della mobilità sostenibile e non è sostenuto da intenti adeguati alla gravità della situazione.

Fiab: il Piano è un insieme scoordinato di interventi, non indirizzati da obiettivi chiari e incisivi per la promozione della mobilità sostenibile, anche perché non sostenuto da un’analisi della situazione attuale e dei risultati che si intendono conseguire.

Cittadini: evidenziati i problemi della sicurezza stradale e dei furti delle bici, che ne limitano l’uso nelle quotidianità.

Nella sua replica, l’assessore Giacobazzi ha ribadito una serie di NO: no a investimenti cospicui sulla ciclabilità, no ai doppi sensi di circolazione per le bici nei sensi unici per le auto, no alla diffusione delle Zone a 30 km/h in tutti i principali quartieri della città, no allo storno di qualche milione di euro dai 2,9 miliardi di euro destinati alle autostrade progettate, compresa l’inutile bretella Campogalliano-Sassuolo, no a tutti gli altri interventi sollecitati dai rappresentanti delle associazioni intervenute.

L’assessore non si è addentrato nella discussione sugli obiettivi reali da conseguire, né tanto meno su come misurarli. Per lui queste sono quisquilie puramente burocratiche. Lui è un uomo del fare: se avrà i soldi, farà, se non avrà i soldi non farà.

Alla fine, tutti hanno capito che -ben che vada- il Piano sarà approvato a fine mandato dell’Amministrazione comunale, che quindi non si sente minimamente impegnata a porre in essere alcuna delle azioni in esso previste.

Come volevasi dimostrare: mentre si discute di un Piano delle ciclabilità che non c’é, si realizzano autostrade a gogò in un territorio già saturo di infrastrutture per le automobili. Una ben strana accezione del concetto, ormai chiaramente logoro, di mobilità sostenibile.

Giuseppe Marano

Ombre fosche sull’ambiente a Modena

città inquinata

città inquinata

Indici ambientali preoccupanti per Modena. L’ennesima conferma arriva da «Ecosistema urbano 2015»: il rapporto di Legambiente descrive la situazione cittadina ben lontana dagli standard fissati dall’Unione Europea per la salute dei cittadini e del territorio.

Benché 39° nella classifica globale (su 104 città esaminate), Modena presenta un quadro allarmante per le emissioni inquinanti: 60° per il biossido di azoto, 55° per il PM10, 61° per l’ozono. Negativi risultano gli indicatori della mobilità: 55° posizione per gli spostamenti in auto/moto (79% in città; Bolzano 30%, Ferrara 43%); 77° per l’incidentalità (7,15 vittime per 100mila abitanti); 62° per le isole pedonali (0,19 metri quadrati per 100mila abitanti; Bologna 1,05/100mila ab.).

Brutte notizie anche per il trasporto pubblico: benché fra la 12° e la 14 posizione (città intermedie), i dati assoluti indicano la contrazione del servizio: 76 passeggeri trasportati/ab. (erano 102 l’anno precedente) 25 km percorsi/ab. (erano 27).

L’indice sulla ciclabilità colloca Modena alla 12° posizione (18,28 metri quadrati equivalenti/100 ab.). Il dato va interpretato: a Modena esistono molte ciclabili ma la loro qualità è scarsa. Basti un confronto: nella vicina Reggio Emilia sono ben 39,36 i metri per 100 abitanti, nonostante una popolazione inferiore.

Tre le considerazioni conclusive: l’ambiente cittadino continua ad essere avvelenato dalle emissioni inquinanti nell’aria, generate in buona misura dal traffico motorizzato; il trasporto pubblico, pur assorbendo risorse ingenti, è in declino; la ciclabilità pur essendo una risorsa strategica è ancora trascurata.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Un buon accordo per la mobilità ciclo pedonale in Regione

FIAB firma l'accordo regionale

FIAB firma l’accordo regionale

“La mobilità ciclo pedonale non viene intesa unicamente come fruizione turistica o modalità secondaria di spostamento, ma come uno degli assi fondamentali di valore trasportistico”. È su questo assunto strategico che fa perno l’accordo 2015-17 in tema di mobilità sostenibile fra la Regione Emilia-Romagna e le principali associazioni ambientaliste (Fiab, Legambiente, WWF e UISP) e degli enti locali (UPI e ANCI).

Fra i risultati concreti del protocollo sottoscritto figurano l’attivazione di un Tavolo permanente di confronto, una legge regionale sulla mobilità ciclistica e la disponibilità di 8 milioni di euro per la promozione degli spostamenti in bici, a piedi e la moderazione del traffico.

Fra gli obiettivi di medio periodo (2020) figurano il raddoppio della quota di spostamenti ciclo pedonali (dal 10% al 20%), lo sviluppo delle “Città a 30 km/h” nelle 13 città più popolose della regione, interventi per il dimezzamento degli incidenti stradali e l’intermodalità treno-bici.

Questa iniziativa si segnala per tre elementi di valore: la collaborazione pragmatica fra la Regione e i soggetti più rappresentativi in tema di mobilità ciclo pedonale (6 organismi contro gli oltre 40 del Tavolo comunale modenese); la condivisione di un programma per lo sviluppo della mobilità ciclo pedonale; l’intreccio con la modifica del Codice della Strada, che agevolerà chi circola a piedi e in bici.

Se sostenuto anche nelle città, questo processo produrrà nel tempo la tanto attesa svolta nelle politiche della mobilità, ancora attardate sulla visione autocentrica e sullo spazio pubblico inteso come puro luogo di transito e non di socializzazione.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Ambiente: a Modena tante ombre

città inquinata

città inquinata

Il rapporto Ecosistema urbano di Legambiente (2014) fotografa una situazione critica per Modena: nella classifica generale, la città estense scivola dalla 12° alla 38° posizione da un anno all’altro. All’origine del crollo ci sono i fattori legati al traffico: inquinamento dell’aria (polveri sottili, biossido d’azoto), tasso di utilizzo dell’auto e numero degli incidenti stradali oltre la media, basso indice di ciclabilità (lunghezza piste/abitante), elevato tasso di motorizzazione.

Tutte le ricerche confermano l’anomalia modenese e regionale in fatto di mobilità: la ricerca di Unipolsai sulle abitudini di guida degli italiani (2014) ha evidenziato che i cittadini modenesi restano al volante un numero di giorni l’anno e percorrono un chilometraggio superiori alla media nazionale.

In definitiva, le fotografie ambientali scattate da diversi organismi nel corso del tempo evidenziano da tempo che a Modena la principale sorgente di inquinamento è rappresentata dal traffico automobilistico. Pertanto, ogni politica di contenimento delle emissioni nocive, dunque, deve perseguire la riduzione dei fumi prodotti dalle auto.

Non ci sono scorciatoie: è necessario eliminare i numerosi pericoli e gli inutili ostacoli che penalizzano la circolazione dei mezzi ecologici. Essi sono il frutto tossico di un obsoleto e persistente modello di mobilità autocentrica che ha privilegiato gli automobilisti nell’occupazione dello spazio pubblico, avvelenando l’ambiente e ponendo a rischio la salute.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Parere del Coordinamento delle Associazioni per la Mobilità nuova sul progetto della Ciclo-pedonale in Via Giardini

Via giardini - Direzionale 70

Via giardini – Direzionale 70

Il progetto, elaborato dal Comune e finanziato dalla Regione nel Programma sulla Qualità dell’aria, non tiene abbastanza conto della esigenze dei ciclisti e sembra più preoccupato di tirare via le biciclette dalla strada, per facilitare le auto, che facilitare i ciclisti e i pedoni, che assieme vengono relegati ai margini angusti di una strada molto ampia.

Il 28 Novembre gli Assessori Arletti e Giacobazzi hanno presentato, assieme ai tecnici incaricati, il progetto esecutivo del tanto atteso tratto di ciclabile sulla Via Giardini, da Viale Corassori a Piazzale Risorgimento.

Una infrastruttura essenziale per la mobilità urbana, su una delle più storiche radiali della città. In particolare negli anni ‘60 e ’70, prima della costruzione delle tangenziali, questo ultimo tratto, svolgeva il ruolo di circonvallazione della città in direzione di Bologna, assieme ai viali J.Barozzi e Muratori.

L’attuale conformazione presenta ancora tutte le caratteristiche di una strada di scorrimento, con corsie che vanno da 3,50 a 5.00 m., l’uso di alti filettoni di granito e l’illuminazione centrale a doppio sbraccio.

Le velocità abituali nelle tre corsie a senso unico di J. Barozzi e la sincronizzazione dei semafori sui Viali del Parco, rendono ancora molto conveniente questo percorso di attraversamento della città, attraendo una quantità di traffico incompatibile con la qualità urbana e ambientale necessaria.

Tuttavia il PSC ed il POC vigenti hanno previsto la realizzazione delle ciclabili su entrambi i lati ed hanno declassato questo tratto a strada urbana di quartiere (art.10.7 1e), che prevede corsie da 3,00, con la maggiorazione di quella a destra a 3,50m. per la presenza del trasporto pubblico, ciclabili da 2,50 (minimo) e marciapiedi da 1,50 (minimo).

Vi sono quindi le condizioni per dare alla strada tutti i caratteri di strada di quartiere: pedonali ampi per il passeggio e gli acquisti, spazi per il transito dei ciclisti in sicurezza, velocità dei mezzi compatibile, attraversamenti facili e sicuri.

Queste sono del resto le finalità del Piano di Azione Ambientale 2011/ 2013 per il risanamento della qualità dell’aria e la riqualificazione delle aree urbane, che nel finanziare il progetto promuove il completamento e la messa in sicurezza di tratti ciclabili esistenti, per collegare i servizi e dare sicurezza ai percorsi casa scuola, alleggerendo la congestione stradale e contribuendo alla riduzione della CO2 e dei gas serra.

Nel realizzare questa ciclabile si possono attuare contemporaneamente le previsioni urbanistiche di riclassificazione della strada e dare sicurezza ai collegamenti tra le abitazioni, i servizi e le scuole e tra il centro storico all’ospedale di Baggiovara.
Particolare cura è quindi richiesta nella scelta dei materiali da impiegare, che devono concorrere a caratterizzare una vera strada di quartiere.

Da questi obiettivi, definiti nella pianificazione comunale e nei Piani di azione e di finanziamento regionale, nascono gran parte delle osservazioni che di seguito vengono illustrate.

1. Posizionamento della ciclabile.
Pur essendo prevista su entrambi i lati dalla pianificazione, appare inopportuno e forzato realizzare un primo un tratto della pista sul lato est, per poi continuare sul lato ovest nel secondo. Le osservazioni, sia di carattere generale, che specifico, sono le seguenti:

a) Osservazioni di carattere Generale
Sul lato Est è localizzata gran parte delle attività commerciali e dei servizi, che certamente sono i luoghi di maggiore attrazione per i ciclisti, i pedoni ed in genere per tutti i cittadini. Porre la ciclabile sul lato opposto non può che determinare maggiori attraversamenti, per raggiungere i servizi essenziali, con un aumento considerevole del rischi di incidentalità. In altre parole si porterebbero i ciclisti dal lato opposto a quello del bisogno, determinando così anche un sensibile calo di interesse verso gli esercizi posti lungo la strada.

b) Osservazioni di carattere specifico
Portare sul lato Ovest la pista comporta che i ciclisti debbano attraversare ben 4 strade (via Fattori, Spallanzani e due immissioni di J.Barozzi), mentre sul lato est, nello stesso tratto, sono solamente due (via Vaccari e Via Lana), meno pericolose e meno trafficate.

Questa soluzione costringe inoltre il ciclista ad attraversare Via Giardini, all’altezza di Via Pace, in un incrocio semaforizzato con un ciclo di tre tempi e, subito dopo, attraversare Via Gaddi aspettandone altrettanti.

I due successivi incroci, con via Fattori e via Spallanzani, sono con strade in salita verso la Via Giardini, che portano gli automobilisti meno abili a salire direttamente sulla via Giardini, senza dare la precedenza ai pedoni. E’ molto probabile che lo facciano anche con i ciclisti.

L’attraversamento di Via Jacopo Barozzi è un altro punto assai difficoltoso, perché la corsia libera in direzione di Baggiovara è assai ampia e notoriamente veloce. Nel progetto la pista viene proposta lungo una corsia promiscua con i pedoni, senza alcuna misura di mitigazione, senza rettifica della curva e con la sola la segnaletica orizzontale. Lo stesso si prevede per l’attraversamento dell’aiuola. Si tratta di un doppio passaggio mal risolto, che aumenta sensibilmente il rischio di incidentalità.

Poi vi è l’attraversamento di viale Tassoni, diviso in due e con due tempi diversi e un ciclo semaforico a tre tempi. Già oggi questo incrocio è quanto mai pericoloso per i pedoni e per i ciclisti a causa della conformazione delle strade e dell’organizzazione a senso unico del viale, che facilita l’accelerazione delle auto.

Anche l’attraversamento di viale Veneto è problematico, per l’elevato numero di autobus urbani ed extraurbani e di taxi sia in entrata che uscita.

Infine vi è Calle di Luca, che termina in largo S. Francesco e deve dare la precedenza ai veicoli diretti in via Rua Muro, interrompendo così per l’ennesima volta la continuità ciclabile verso il Centro Storico.

A questi aspetti generali e specifici, che riguardano la funzionalità la linearità e la sicurezza, ne vanno aggiunti altri, che suggeriscono di realizzare per prima la pista sul lato est:
• prima di tutto vengono maggiormente riequilibrate le principali direttrici ciclabili al centro, attualmente costituite dalle piste di via Marconi/Luosi/ Riccoboni e via Rosselli/Buon Pastore, coprendo quella parte di quartiere compresa tra via Giardini e via Guarini, ricca di residenza, servizi scolastici, sociali e commerciali;
• il percorso è più lineare e continuo, anche nelle lunghe percorrenze;
• l’intervento risulta meno costoso, perché permette di sfruttare il lungo tratto di sottostrada esistente, che non richiede modifiche alla sagoma stradale; diviene superflua la realizzazione di 250 metri di pista in sede propria su un totale di 530 metri di questo tratto.

2. Soluzioni possibili

Si propone che, nel tratto compreso tra via Lana e via Sigonio, si realizzi la pista in sede propria, ristrutturando ed adeguando il marciapiede alle norme. Questo richiede di traslare l’attuale parcheggio a pettine verso la carreggiata, con la riduzione della sezione delle corsie verso il centro e la riduzione ad un sala corsia in direzione di Baggiovara, già proposta nel progetto presentato.
La pista può così collegarsi con quella esistente, su questo lato in largo Risorgimento e raggiungere agevolmente corso Canalchiaro.

Le Associazioni rilevano inoltre che su un itinerario così rilevante sia inadeguata la totale promiscuità con i pedoni, che va prevista solo negli incroci e nei punti nei quali sia impossibile fare altrimenti.
In particolare appare ingiustificato prevedere il percorso promiscuo con i pedoni dall’incrocio con viale Corassori a via Pace, dove la larghezza della carreggiata di 10,50 metri consente di mantenere il marciapiede, realizzare la pista e mantenere il parcheggio in linea, dove esistente.

Inoltre, per coerenza con le finalità del finanziamento, non devono essere sacrificati i pedoni ed i ciclisti per ricavare ulteriori posti auto lungo il tratto di quartiere.

Si propone che le eventuali risorse, risparmiabili con l’utilizzo di 250 metri di sottostrada esistente, vengano impiegate per il rifacimento e l’allargamento dei percorsi ciclabili e pedonali in sede propria, nel tratto compreso tra il centro commerciale e le scuole medie Guidotti, per offrire maggiore sicurezza agli studenti e facilitarne l’accesso in autonomia.

Auspichiamo che la volontà di dialogo, espressa dai due assessorati nei tre incontri interlocutori svoltisi da Giugno ad oggi, porti ad un ripensamento del progetto, basato su di una più condivisa visione della mobilità cittadina e dello spazio comune.

Il confronto su un diverso e più efficiente utilizzo dello spazio pubblico, permetterebbe di accelerare e consolidare il dialogo continuo e costante sul tema della mobilità, che tutte le associazioni sotto elencate si sono impegnate a costruire con la municipalità.

CICLABILE GIARDINI parere coordinamento

CICLABILE GIARDINI estratto del progetto del Comune

all'incrocio via della pace-gaddi la ciclabile passa sul lato ovest di via giardini, mentre potrebbe proseguire sul lato est nella sottostrada. Una soluzione molto più economica!

Incrocio via della pace-gaddi la ciclabile passa sul lato ovest. Il progetto è visionabile nell’estratto da scaricare

 

 

Un coordinamento per la mobilità nuova

Una buona notizia per coloro che sono impegnati per la difesa dell’ambiente e soluzioni innovative nel campo della mobilità urbana: un ampio pool di associazioni modenesi ha deciso di avviare un processo di consultazioni per definire le proposte sui principali problemi del traffico e dell’inquinamento da sottoporre ai cittadini e agli enti locali.

Incrocio Via Giardini - Amendola

Incrocio Via Giardini – Amendola

L’iniziativa è frutto di una comunanza di interessi e di iniziative di mobilitazione sociale attuate da organizzazioni che -pur nate per obiettivi specifici- hanno scoperto col tempo di condividere sensibilità e punti programmatici concreti.

Si chiama “Coordinamento delle associazioni per la mobilità” e raggruppa ACSI Ciclismo, Associazione democrazia dal basso, Ciclofficina, Ciclostile, Comitato Sacca, Comitato utenti ferrovia Modena-Sassuolo, Fiab, Ingegneria senza frontiere, Legambiente, Salvaciclisti e Uisp Ciclismo.

Il “Coordinamento”, che presto si darà una struttura organizzativa e di rappresentanza, ha affrontato subito la valutazione del progetto esecutivo di ciclo pedonale di Via Giardini che l’Amministrazione comunale ha già approvato e che lunedì 9 dicembre presenterà pubblicamente presso Memo.

L’intervento prevede la realizzazione di un percorso in sede propria di una ciclo pedonale fra Viale Corassori e Piazza Risorgimento. Il “Coordinamento” presenterà al Comune le proprie considerazioni e le richieste di adeguamento, nell’intento di rendere il percorso più sicuro e completo.

In particolare, sono apparsi subito discutibili sia la limitazione del percorso all’incrocio di Viale Corassori (perché non proseguire fino all’incrocio con Viale Amendola, completando la pista che arriva a Baggiovara?) che il suo spezzettamento in due tronconi, uno ricavato sul lato est e l’altro su quello ovest di Viale Giardini.

Giuseppe Marano
Pubblicato su “La Gazzetta di Modena” 8/12/2013

Legambiente, Puliamo il Mondo 2013

Palette, secchielli e pennelli al Windsor Park
Paola Busani

Altro che crowdfunding! I ragazzi volontari del doposcuola che hanno partecipato alla risistemazione del cicloparco dietro Windsor Park a Modena, in occasione dell’appuntamento annuale di Legambiente “Puliamo il mondo”, che da alcuni anni Fiab sostiene con una partecipazione attiva, hanno letteralmente sbaragliato ogni più rosea aspettativa.

Sotto a una pioggia torrenziale, muniti di palette, secchielli, carriola e sacchetti di plastica a guisa di impermeabili improvvisati, hanno completato con la sabbia il riempimento delle pericolose crepe dell’asfalto del loro cicloparco, hanno risistemato la cartellonisitica, raccolto spazzatura, si sono riappropriati dello spazio attiguo alle loro case.
Tutte le quattro realtà che condividono la sede al Windsor ParK (Officina Progetto Windsor, CNGEI-scout laici, Precariart, Coop sociale La Libellula) hanno attivamente partecipato, ma i veri protagonisti sono stati i più piccoli, per un motivo molto semplice: si sono divertiti un sacco! Giocare con la sabbia è divertente, stare insieme all’aperto pure, ma ai bambini è piaciuto soprattutto rendersi utili, dimostrare di saper fare cose anche per gli adulti e contemporaneamente vedere i risultati del loro lavoro nella trasformazione del cicloparco.
Per una volta abbiamo battuto la televisione soporifera, e dire che la TV era proprio là con noi, con tanto di collegamento in diretta alla trasmissione “Ambiente Italia” di Rai 3.

beppe aiuta i ragazzi

beppe aiuta i ragazzi

nessuno molla - nonostante la pioggia

nessuno molla – nonostante la pioggia

giovani scarriolanti

giovani scarriolanti

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un sacco di energie

la pista va sistemata

la pista va sistemata

armando controlla

armando controlla

e vai di ghiaia

e vai di ghiaia