Programma escursioni ed attività 2018

Come tutti gli anni, alla festa degli auguri di fine anno, è stato presentato il calendario delle attività sociali ed escursioni di FIAB Modena per il 2018. Il dettaglio aggiornato di ogni attività verrà pubblicato come sempre sul nostro sito. E’ possibile scaricare la propria copia del calendario in formato completo o pieghevole tascabile cliccando sulle immagini sottostanti.

Calendario Attività 2018

Calendario Pieghevole 2018

 

La grande guerra vista dal mare: ciclovacanza FIAB per famiglie

PRIMA DELLA SCUOLA: LA GRANDE GUERRA VISTA DAL MARE

24-26 LUGLIO 2015: Bici in trincea
Maria Puviani, una mamma

Insolita e straordinaria vacanza per noi quest’anno: la nostra prima volta con la Fiab di Modena, tre giorni nei luoghi della Grande Guerra. Con noi ci sono grandi e piccoli e persino un cane. Partenza alle ore 6:00 in stazione a Modena. Sono previsti due cambi, a Bologna e Venezia. Carica e scarica le bici, in testa o in coda?

Alcune impressioni di viaggio: il primo giorno, ad Aquileia, saliamo tutti sul campanile Popponiano a guardare il paesaggio. In Basilica ammiriamo il mosaico policromo più esteso del mondo occidentale. La laguna per arrivare a Grado: acqua e acqua a destra e sinistra. Caldissimo bagno al mare e poi lunga pedalata tra i campi per Cona dove ci fermiamo per cena e notte.

Il secondo giorno, a Redipuglia, la scalinata e il museo dove gli alpini ci raccontano la Guerra a modo loro. La dolina con le trincee, unico strappo in salita del giro. Altre ciclabili nascoste tra campi e argini per raggiungere il secondo agriturismo. C’è tempo per tornare all’Isonzo e fare un lunghissimo bagno prima di sera.

Il terzo giorno visitiamo velocemente Gradisca e poi a Palmanova, la città stellata, che non poteva mancare. Si mangia nella grande piazza. Caffè e partenza verso Cervignano per il rientro a Modena.

I soci Fiab che ci hanno accompagnato sono stati molto accoglienti e preparati. Tutto è andato bene e nessuno ha bucato. Abbiamo pedalato, sudato, chiacchierato, mangiato, sorriso e siamo tornati allo stesso punto di partenza ma non eravamo più gli stessi. Migliori? Vedete voi.

Note di colore che vi permetteranno di immaginarvi là con noi:

Oh my God… quante docce per ventiquattro persone? Chi ha usato un lenzuolo per asciugarsi ? Can (il cane) abbaia a distesa perché vuole stare in mare con gli altri! Oh com’è trasparente l’acqua dell’Isonzo! Chi è il campione delle “jumping stones”? Si dorme alla grande sulla spiaggia di sassi. I bimbi sono come pesciolini di fiume dentro e fuori dall’acqua gelida. Tu dove hai dormito la prima calda notte? Le “frasche con l’ovoduro” e un po’ di bora. Piove di notte: wow, tutti con le copertine su borse e zaini ma la schiviamo ! Solo tuoni e nemmeno una goccia. I cavalli, le more, i cigni selvatici e i gruccioni, i grilli e il gelato a palline.

Contiamo di ripetere l’esperienza il prossimo anno: di sicuro il cestino e i parafanghi li lascio a casa.

POST IT

1° giorno: Modena-Cervignano del Friuli in treno; ciclabile Alpe Adria da Cervignano del Friuli, Aquileia, spiaggia di Grado, riserva naturale delle Foci dell’Isonzo; pernottamento Foresteria  Isola di Cona 333 4056800 (40 km ca)

2° giorno: Riserva naturale dell’Isola della Cona – Monfalcone – Sacrario Militare di Redipuglia –  visita dei siti di guerra sul Carso; pernottamento a Le Giarine a Fogliano 0481 728608 (50 km ca)

3° giorno: Bagno nell’Isonzo a Sagrado – Gradisca- Palmanova – Cervignano- rientro a Modena in treno. (30 km ca)

Un ringraziamento a tutta la sezione BISIACH IN BICI per l’accompagnamento: Nicola, Francesco, Patrik, Roberta e tutti gli altri che hanno preparato il giro e pedalato con noi. GRAZIE!

 

Metti una bella bici tra genitori e figli

rossella-mamma-bimbaLa riscoperta della bicicletta, soprattutto in ambito urbano, non è solo una risposta all’ esigenza di spostamenti ecologici, ma offre anche la possibilità di una relazione più ricca e coinvolgente fra genitori e figli.

Negli ultimi anni, la vendita delle biciclette, il più antico e meno tecnologico fra i mezzi di trasporto contemporanei, ha surclassato in Italia quella delle automobili. Come mai si sta verificando questo fenomeno in uno dei paesi a maggior tasso di motorizzazione del mondo?

Interrogarsi su questo evento economico e sociale non costituisce un esercizio peregrino: al contrario, consente di individuare le radici di un cambiamento in corso, tanto silenzioso quanto radicale e ricco di prospettive.

La “piccola rivoluzione” trova spiegazione nei vantaggi intuitivi che offre l’uso delle biciclette: è un mezzo semplice, economico, flessibile, facile da parcheggiare e conservare, competitivo in città, salutare.

Ma la bici ha evidenziato un altro aspetto, più specificamente culturale: andare in bici è sempre bello e tonificante per il corpo e la mente, ma andarci insieme ad altri lo è ancora di più. Non è un caso che il ciclo turismo organizzato sta registrando una crescita vertiginosa di utenti.

C’è però dell’altro sotto la cenere. Le numerose escursioni per i bambini programmate dalla Fiab, che registrano un crescente successo di partecipazione, evidenziano l’attenzione dei giovani genitori per le potenzialità educative della bici: separati dalla tivù, dai social network e dai cellulari, padri e madri riescono a creare spazi di dialogo con i loro figli grazie al divertente viaggio compiuto insieme in bicicletta.

Basta poco: la Colazione a Torre Maina (16 marzo) o il Pic-Nic con le lucciole (20 giugno), la Pizza al tegamino a Bomporto (10 luglio) non meno che Gli alberi del parco Villa Gandini a Formigine (21 settembre) possono innescare il “miracolo” altrimenti difficile di far condividere le emozioni, la gioia e la fatica di un’intera giornata.

E cosa c’è di più “formativo” per un giovane (e un adulto) dell’esperienza compiuta in comune, capace di liberarne tutto il potenziale umano e psicologico?

Prima di tornare a scuola: al Vajont con i bambini

Quest’anno avevamo pensato di affrontare qualche salita. Alpi o Prealpi? Si è deciso di conoscere le zone della diga del Vajont, in occasione del cinquantesimo anniversario di quella che è stata reputata una delle più enormi tragedie, causata dall’avidità umana.

1950 persone sono morte, metà delle quali mai identificate tale è stata la furia dell’onda d’acqua che ha investito e completamente distrutto 4 paesi; a Longarone il paese proprio di fonte alla diga, 305 famiglie sono scomparse completamente, di loro nessuno è sopravvissuto. Nonni, genitori e nipoti, fratelli zii, amici e compagni di scuola: tutti i sopravvissuti hanno dovuto cercare i loro cari nel fango e 451 vittime non sono mai state recuperate.

I nostri ragazzi hanno colto subito la violenza dell’evento, da un lato la grandiosità della diga, con i suoi 200 metri di altezza e che nonostante tutto ha resistito, dall’altro le dimensioni gigantesche della frana che si è staccata dal monte vicino e come un grosso sasso è piombata dentro al lago sollevandone tutta l’acqua, riempendolo completamente. Tante le loro domande sulle bandierine colorate agganciate alla staccionata all’ingresso della diga, una per ogni bambino che in quell’occasione ha perso la vita e il monito della guida che ci ha condotto sul percorso mozzafiato, a fare piano, non urlare perché quel posto ancora il cimitero di persone che abitavano le casere sotto Casso e che mai sono state ritrovate.

Il Vajont è un luogo di dolore e di devastazione dell’ambiente, ce ne siamo ben accorti percorrendo la strada che, passando sulla frana, costeggia il lago dietro la diga verso Erto. Guidati dai nostri amici Fiab di Pordenone, Chiara e Giorgio, abbiamo notato la differenza fra l’aspro paesaggio stravolto dalla frana e la dolcezza dei luoghi tipici di montagna, le case in pietra, gli antichi manufatti, i prati stabili delle zone che per fortuna sono rimaste indenni; Erto nuova e Erto vecchia che l’onda lunga ha solamente lambito prima di buttarsi a valle verso Longarone.

Per fortuna Chiara e Giorgio, accompagnatori pazienti (e ciclisti indefessi) il giorno dopo ci hanno portato a visitare la valle scavata dal torrente Cimoliana, patrimonio dell’ Unesco a buon titolo, e i suoi canyon che hanno molto impressionato i ragazzi e Khan, il cane “gregario” del gruppo che di corsa è arrivato fino ai 1200 m del Rifugio Pordenone e di corsa se ne è tornato a valle a Cimolais, mentre noi ciclisti ci godevamo la discesa.

Le alpi Friuliane sono strepitose Giorgio e Chiara, che le conoscono e le frequentano in ogni stagione a piedi, in bici o con le ciaspole, ce le hanno fatte veramente amare e il cuore ci è tornato leggero e siamo ritornati cicloturisti felici in luoghi particolarmente ospitali per chi voglia visitarli in bici, come la ciclabile fra Cimolais e Claut, ma soprattutto la strada che percorre la Forra Cellina.

Si parte dalla diga che origina il Lago di Barcis, simile a quella del Vajont, benché 4 volte più piccola, e si percorre in assoluto silenzio la vecchia strada che portava in pianura, chiusa alle auto e dedicata alle bici, scavata nella roccia a strapiombo sui canyon del torrente Cellina, circa 4 km veramente particolari e suggestivi. Vedendo queste gole strette e il reticolo di torrenti che le scavano ben si intuisce perché tante dighe siano state costruite in questa zona, fino ad arrivare al progetto ”sbagliato” del Vajont,realizzato irresponsabilmente per avidità,nonostante la natura del luogo lo vietasse.

Sicuramente i nostri ragazzi se nel corso del prossimo anno scolastico, verranno interrogati in “diga” saranno preparatissimi e si prenderanno un meritato 10.
Con i ragazzi cerchiamo sempre di organizzare dei momenti di svago, andare in bicicletta è divertente, ma occorre anche lasciarli liberi di giocare, sotto Andreis ad esempio, lungo il torrente Molassa c’è una zona facilmente raggiungibile da Barcis e ricca di aree attrezzate, sempre molto bike-users friendly.

Abbiamo pernottato a Erto, presso l’agriturismo San Martino di Alessandro e Fabiola, e a Barcis, alla casa per Ferie San Giovanni, gestita dalla cooperativa Itaca.

Per la visita in Vajont ( in auto fino a Longarone,poi tutta bici ) ci siamo documentati guardando lo spettacolo “Vajont” di Marco Paolini e leggendo il libro di Lucia Vastano “L’onda Lunga” edito da Ponte delle Grazie. Ma soprattutto abbiamo avuto il preziosissimo aiuto di Giorgio e Chiara, che ringraziamo ancora e che per quattro giorni si sono spesi e messi a nostra disposizione per accompagnare sulle loro amate montagne questo strano gruppo “interfamiliare” di ciclisti modenesi. — presso Diga del Vajont.

la diga vista da longarone

la diga vista da longarone

nella ex sala di comando della diga

nella ex sala di comando della diga

in bici sulla frana del Toc

in bici sulla frana del Toc

verso erto

verso erto

in paese non hanno dimenticato

in paese non hanno dimenticato

il piccolo gruppo

il piccolo gruppo

val cimoliana

val cimoliana

la forra del cellina (ingresso)

la forra del cellina (ingresso)

la forra del cellina (1)

la forra del cellina (1)

la forra del cellina (2)

la forra del cellina (2)

panzanella finale!

panzanella finale!

Con il sughero nei copertoni

Eravamo in tanti quella sera. Nonostante l’afa soffocante eravamo tutti lì, a voler ricordare, a voler commemorare quel 25 luglio di 70 anni fa, quando i soldi non c’erano e si usava il sughero nei copertoni, perchè la bicicletta era il mezzo usuale con il quale ci si spostava.

70 anni fa Mussolini fu arrestato e fu nominato Capo del Governo Badoglio, che avviò le trattative per un armistizio con gli anglo-americani. La gente ovunque si riversò sulle strade in manifestazioni di gioia, si credette allora di essere arrivati al capolinea di quel brutto incubo che era stato il ventennio fascista e la guerra che durava oramai da tre anni .

Purtroppo la storia ci racconta che l’epilogo era ancora di là da venire, ma quel lontano 25 luglio fu una tappa memorabile per la storia del paese, per questo l’Istituto Storico di Modena ha scelto questa data per ripercorrere la memoria storica della nostra città, per ricordare, oggi, che durante gli anni bui di quel lontano ventennio, anni fatti di sopraffazione, di violenza e privazione della libertà personale, c’erano persone, fatti e luoghi che resistevano, che si organizzavano, che si opponevano al fascismo a Modena come in tutta Italia.

Abbiamo così ripercorso quei fatti e quei luoghi, per esempio pedalando fino ai Mulini Nuovi, luogo dove notoriamente, insieme ad altri come Le Paganine , vi erano frange intere di popolazioni che resistevano. Lì ancora si trova la targa che commemora quello che fu il primo congresso del partito comunista clandestino, marzo 1922.

Ma oltre all’antifascismo dei partiti c’era anche un antifascismo sociale, fatto dalla gente comune ,che si ribellava alla sopraffazione, anarchici, sovversivi e socialisti da sempre contrari al regime, per questo non è mancata una sosta davanti alla ex fabbrica della manifatturiera tabacchi, per ricordare le ” paltadore” che erano note per essere delle impavide antifasciste.

In Corso Vittorio Emanuele c’era la sede del partito fascista, piu’ di 1700 furono schedati dal regime, la maggior parte erano operai , muratori, braccianti, un controllo totale che veniva effettuato capillarmente e che spesso sfociava nell’invio del dissidente al confino. Nel 1938 furono proclamate le leggi razziali, per questo non abbiamo potuto non ricordare , tornando in Piazza Grande, l’estremo gesto di protesta messo in atto dall’editore Angelo Fortunato Formiggini, intellettuale illuminato che contrastava il regime a colpi di satira.

La serata si è conclusa nei Giardini Ducali con letture e proiezioni di foto di quel periodo.

Visto il successo ottenuto, la manifestazione si ripeterà domenica 8 settembre: partecipate numerosi!

in piazza grande

in piazza grande

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racconto

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dalla pietra ringadora

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partecipanti

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famiglie

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al ritorno

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c’è ancora la voce

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il plotone compatto

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in notturna