No bici, di Alberto Fiorillo, Ediciclo 2012

No bici di Alberto Fiorillo

No Bici – Alberto Fiorillo

Sogno città senza bici. Senza quelle biciclette ritratte sui manifesti pubblicitari che offrono una sbarazzina e giovanile scenografia ai piazzisti di telefonini, conti correnti, polo di piqué, addirittura automobili. Senza quelle bici straboccanti di glamour dei vip che piacciono tanto a giornali e paparazzi pronti a immortalare l’atletico passatempo di ciclopresidenti, cicloattori e ciclostar che prima consegnano un bel cheese all’obiettivo e poi, svoltato l’angolo, raggiungono comodi la loro destinazione sul sedile posteriore di una berlina. Senza quelle bici promesse come premio all’automobilista fedele, che vincere una bicicletta coi bollini del carburante è un po’ come aggiudicarsi una bibbia a una gara di bestemmie. Senza quelle mountain bike caricate su pick-up puzzoingombranti per andare a scovare sentieri vuoti di traffico e smog. Senza quelle minimaliste e fighette dei ruotafissati, che sono più capi d’abbigliamento che veicoli: non ti portano, si portano.

Come mai hai scelto questo titolo così irriverente per il tuo libro?

“Anche se non è corretto a me piace definirlo titolo palindromo. Si può leggere in un modo e esattamente al contrario. No Bici è la realtà che, tranne poche eccezioni, rende le città italiane assolutamente inospitali per le biciclette e i sindaci refrattari a qualsiasi intervento che metta un freno all’invadenza delle automobili per dare spazio a modi di muoversi qualitativamente migliori: i piedi, i pedali, il trasporto pubblico. No Bici però è anche una citazione del libro di Naomi Klein e l’ambizione di imporre la bicicletta per il suo valore d’uso e non perché fa figo o s’intona bene con la t-shirt o il tailleurino. Non so se hai presente il tipo cool che possiede più mezzi e che prima di uscire di casa si pone il fatidico interrogativo: e oggi che bici mi metto? Ma No Bici è ovviamente anche Sì Bici, la convinzione che la bici mobilita l’uomo e un po’ lo nobilita anche, che chi pedala ha compreso che le strade e le piazze sono luoghi di socialità e d’incontro e non luoghi di scontro (non solo metaforico) come avviene tra i motorizzati” (da un’intervista all’autore).

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