Lo smog va a scuola: troppi studenti in auto

rossella-3-bimbe-scuolaUna delle principali fonti dell’inquinamento urbano è rappresentata dagli spostamenti casa-scuola effettuati con veicoli a motore. Una recente ricerca di Legambiente e Euromobility, attuata in 8 città italiane fra cui Bologna, rivela che gli studenti delle superiori impiegano mediamente 25 minuti per recarsi a scuola, percorrendo circa 8 km, perlopiù con motorino e auto (80% dei casi).

Questa diffusissima pratica genera un volume rilevante d’inquinanti gassosi, particolarmente di PM10 e anidride carbonica, direttamente proporzionale alla percentuale di utenti motorizzati: se a Torino producono 10 milligrammi/km di PM10, a Roma salgono a 29; per l’anidride carbonica, se a Torino risultano 50 g/km, a Roma salgono a 120.

Il generalizzato utilizzo dei veicoli inquinanti sui percorsi casa-scuola, che contribuisce all’ avvelenamento delle città e all’ incidentalità stradale, risulta tanto più paradossale se si considera che l’86% delle famiglie abita a meno di un quarto d’ora a piedi dai servizi scolastici.

A Modena la situazione rispecchia i dati nazionali e gli sforzi generosi fatti da genitori e insegnanti in alcuni poli scolastici per promuovere l’autonomia degli studenti non ha modificato sostanzialmente la realtà: Anche perché l’Amministrazione comunale non ha mostrato negli ultimi anni alcuna intenzione di intervenire sul problema, evitando accuratamente di investire per quelle soluzioni più volte indicate dalle associazioni ambientaliste e dai comitati locali in vari quartieri.

In uno dei punti (il settimo) del proprio Decalogo per la mobilità a scala cittadina, il Coordinamento della mobilità nuova delle associazioni modenesi chiede al Comune di ridurre l’uso dei veicoli motorizzati sui percorsi casa-scuola mettendoli in sicurezza, realizzando zone protette intorno alle scuole e attuando campagne di comunicazione per l’autonomia degli studenti. Cambiare si può, se si vuole…

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Legambiente, Puliamo il Mondo 2013

Palette, secchielli e pennelli al Windsor Park
Paola Busani

Altro che crowdfunding! I ragazzi volontari del doposcuola che hanno partecipato alla risistemazione del cicloparco dietro Windsor Park a Modena, in occasione dell’appuntamento annuale di Legambiente “Puliamo il mondo”, che da alcuni anni Fiab sostiene con una partecipazione attiva, hanno letteralmente sbaragliato ogni più rosea aspettativa.

Sotto a una pioggia torrenziale, muniti di palette, secchielli, carriola e sacchetti di plastica a guisa di impermeabili improvvisati, hanno completato con la sabbia il riempimento delle pericolose crepe dell’asfalto del loro cicloparco, hanno risistemato la cartellonisitica, raccolto spazzatura, si sono riappropriati dello spazio attiguo alle loro case.
Tutte le quattro realtà che condividono la sede al Windsor ParK (Officina Progetto Windsor, CNGEI-scout laici, Precariart, Coop sociale La Libellula) hanno attivamente partecipato, ma i veri protagonisti sono stati i più piccoli, per un motivo molto semplice: si sono divertiti un sacco! Giocare con la sabbia è divertente, stare insieme all’aperto pure, ma ai bambini è piaciuto soprattutto rendersi utili, dimostrare di saper fare cose anche per gli adulti e contemporaneamente vedere i risultati del loro lavoro nella trasformazione del cicloparco.
Per una volta abbiamo battuto la televisione soporifera, e dire che la TV era proprio là con noi, con tanto di collegamento in diretta alla trasmissione “Ambiente Italia” di Rai 3.

beppe aiuta i ragazzi

beppe aiuta i ragazzi

nessuno molla - nonostante la pioggia

nessuno molla – nonostante la pioggia

giovani scarriolanti

giovani scarriolanti

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un sacco di energie

la pista va sistemata

la pista va sistemata

armando controlla

armando controlla

e vai di ghiaia

e vai di ghiaia

Prima di tornare a scuola: al Vajont con i bambini

Quest’anno avevamo pensato di affrontare qualche salita. Alpi o Prealpi? Si è deciso di conoscere le zone della diga del Vajont, in occasione del cinquantesimo anniversario di quella che è stata reputata una delle più enormi tragedie, causata dall’avidità umana.

1950 persone sono morte, metà delle quali mai identificate tale è stata la furia dell’onda d’acqua che ha investito e completamente distrutto 4 paesi; a Longarone il paese proprio di fonte alla diga, 305 famiglie sono scomparse completamente, di loro nessuno è sopravvissuto. Nonni, genitori e nipoti, fratelli zii, amici e compagni di scuola: tutti i sopravvissuti hanno dovuto cercare i loro cari nel fango e 451 vittime non sono mai state recuperate.

I nostri ragazzi hanno colto subito la violenza dell’evento, da un lato la grandiosità della diga, con i suoi 200 metri di altezza e che nonostante tutto ha resistito, dall’altro le dimensioni gigantesche della frana che si è staccata dal monte vicino e come un grosso sasso è piombata dentro al lago sollevandone tutta l’acqua, riempendolo completamente. Tante le loro domande sulle bandierine colorate agganciate alla staccionata all’ingresso della diga, una per ogni bambino che in quell’occasione ha perso la vita e il monito della guida che ci ha condotto sul percorso mozzafiato, a fare piano, non urlare perché quel posto ancora il cimitero di persone che abitavano le casere sotto Casso e che mai sono state ritrovate.

Il Vajont è un luogo di dolore e di devastazione dell’ambiente, ce ne siamo ben accorti percorrendo la strada che, passando sulla frana, costeggia il lago dietro la diga verso Erto. Guidati dai nostri amici Fiab di Pordenone, Chiara e Giorgio, abbiamo notato la differenza fra l’aspro paesaggio stravolto dalla frana e la dolcezza dei luoghi tipici di montagna, le case in pietra, gli antichi manufatti, i prati stabili delle zone che per fortuna sono rimaste indenni; Erto nuova e Erto vecchia che l’onda lunga ha solamente lambito prima di buttarsi a valle verso Longarone.

Per fortuna Chiara e Giorgio, accompagnatori pazienti (e ciclisti indefessi) il giorno dopo ci hanno portato a visitare la valle scavata dal torrente Cimoliana, patrimonio dell’ Unesco a buon titolo, e i suoi canyon che hanno molto impressionato i ragazzi e Khan, il cane “gregario” del gruppo che di corsa è arrivato fino ai 1200 m del Rifugio Pordenone e di corsa se ne è tornato a valle a Cimolais, mentre noi ciclisti ci godevamo la discesa.

Le alpi Friuliane sono strepitose Giorgio e Chiara, che le conoscono e le frequentano in ogni stagione a piedi, in bici o con le ciaspole, ce le hanno fatte veramente amare e il cuore ci è tornato leggero e siamo ritornati cicloturisti felici in luoghi particolarmente ospitali per chi voglia visitarli in bici, come la ciclabile fra Cimolais e Claut, ma soprattutto la strada che percorre la Forra Cellina.

Si parte dalla diga che origina il Lago di Barcis, simile a quella del Vajont, benché 4 volte più piccola, e si percorre in assoluto silenzio la vecchia strada che portava in pianura, chiusa alle auto e dedicata alle bici, scavata nella roccia a strapiombo sui canyon del torrente Cellina, circa 4 km veramente particolari e suggestivi. Vedendo queste gole strette e il reticolo di torrenti che le scavano ben si intuisce perché tante dighe siano state costruite in questa zona, fino ad arrivare al progetto ”sbagliato” del Vajont,realizzato irresponsabilmente per avidità,nonostante la natura del luogo lo vietasse.

Sicuramente i nostri ragazzi se nel corso del prossimo anno scolastico, verranno interrogati in “diga” saranno preparatissimi e si prenderanno un meritato 10.
Con i ragazzi cerchiamo sempre di organizzare dei momenti di svago, andare in bicicletta è divertente, ma occorre anche lasciarli liberi di giocare, sotto Andreis ad esempio, lungo il torrente Molassa c’è una zona facilmente raggiungibile da Barcis e ricca di aree attrezzate, sempre molto bike-users friendly.

Abbiamo pernottato a Erto, presso l’agriturismo San Martino di Alessandro e Fabiola, e a Barcis, alla casa per Ferie San Giovanni, gestita dalla cooperativa Itaca.

Per la visita in Vajont ( in auto fino a Longarone,poi tutta bici ) ci siamo documentati guardando lo spettacolo “Vajont” di Marco Paolini e leggendo il libro di Lucia Vastano “L’onda Lunga” edito da Ponte delle Grazie. Ma soprattutto abbiamo avuto il preziosissimo aiuto di Giorgio e Chiara, che ringraziamo ancora e che per quattro giorni si sono spesi e messi a nostra disposizione per accompagnare sulle loro amate montagne questo strano gruppo “interfamiliare” di ciclisti modenesi. — presso Diga del Vajont.

la diga vista da longarone

la diga vista da longarone

nella ex sala di comando della diga

nella ex sala di comando della diga

in bici sulla frana del Toc

in bici sulla frana del Toc

verso erto

verso erto

in paese non hanno dimenticato

in paese non hanno dimenticato

il piccolo gruppo

il piccolo gruppo

val cimoliana

val cimoliana

la forra del cellina (ingresso)

la forra del cellina (ingresso)

la forra del cellina (1)

la forra del cellina (1)

la forra del cellina (2)

la forra del cellina (2)

panzanella finale!

panzanella finale!

Con le mani sulla camera d’aria: la manutenzione della bicicletta spiegata ai ragazzi

lezioni pomeridiane alle scuole medie

lezioni pomeridiane alle scuole medie

Durante due pomeriggi nel mese di marzo sono venuti a scuola due signori della Fiab per il laboratorio di manutenzione della bicicletta organizzato dalla scuola. In questi incontri ci hanno insegnato come riparare la bicicletta in caso di foratura e come usare in modo adeguato il cambio e i freni.

Questa esperienza è stata molto bella soprattutto perché ogni cosa spiegata doveva poi essere messa subito in pratica e secondo me in questo modo si impara molto meglio.

Dopo il laboratorio mi è venuta molta più voglia di andare in bicicletta.

Mattia Ganzerli 2° media

Andare a scuola in bicicletta : sì o no? Idee e opinioni di bambini a confronto

la mobilità dei bambini

la mobilità dei bambini

Nell’ottobre 2012 la classe ha aderito ad una delle proposte dello “Scuola-Città”, precisamente al percorso “Biciclettando”, finalizzato a conoscere la bicicletta come mezzo alternativo di mobilità per spostarsi nel quartiere, andare a scuola, trovarsi con gli amici …
Dopo l’uscita in bicicletta nelle vicinanze della scuola, ragioniamo insieme sui pro e i contro della bicicletta.

Perché no
Andare a scuola in bicicletta non va bene perché con l’aria fredda ci si può ammalare. Mentre pedali ti arriva il freddo in faccia e ti fa chiudere gli occhi. D’inverno piove, ci sono le pozzanghere e c’è freddo. In bici ci si bagna e ci si sporca. C’è pure il ghiaccio e le gomme termiche costano tanto. Con la neve puoi trovare il percorso bloccato ed è peggio del traffico in automobile. Se cadi ti si infila la neve nelle scarpe, nella maglia e nei pantaloni. BRRR! Quando poi torni a casa con i vestiti bagnati la mamma e il papà ti mettono in punizione. In autunno si fatica a pedalare tra i mucchi di foglie cadute. In primavera c’è bel tempo, ma un acquazzone improvviso ti fa ammalare. In estate poi c’è troppo sole! Mischiato al calore del corpo che si ottiene pedalando, si suda davvero troppo.
Quindi è meglio usare la macchina.
Si possono comprare le auto a metano, elettriche o a GPL per risparmiare e per non inquinare!

Perché sì
Andare a scuola in bicicletta è divertente, conveniente e importante. Mentre pedali sulle piste ciclabili puoi guardarti intorno e osservare la natura. In auto invece ti annoi perché puoi guardare solo fuori dal finestrino, in bici è come se l’aria ti trasportasse. Puoi andare a scuola da solo, non c’è bisogno dei genitori per guidare una bicicletta.
Puoi andare piano, veloce, insomma puoi andare come ti pare. Puoi pedalare con gli amici e divertirti di più anche facendo gare di velocità. In macchina non puoi correre, potresti fare incidenti e creare grossi problemi. Andando a scuola in bici poi sei più sveglio e pronto per la lezione.
Con la bicicletta fai prima ed è sempre pronta. La macchina si deve accendere, fare manovre per uscire dal garage, la serratura in inverno si può ghiacciare. L’auto si muove a fatica nel traffico mentre la bici lo evita. Poi c’è il problema del parcheggio: la bici è piccola e può stare dappertutto. Con la bici non ti devi fermare a fare rifornimento. La benzina costa molto, dura poco e i tuoi soldi scompaiono. Non devi andare dal meccanico perché hai dei problemi al motore: nella bicicletta il motore sono le tue gambe e quelle non si rompono! Se si buca il copertone in poche mosse lo ripari. Se sei abbondante e hai qualche chilo di troppo, le due ruote ti fanno anche perdere peso.
La bici soprattutto non inquina.

Quindi EVVIVA LA BICICLETTA !

Classe 5 B , scuola “G. Rodari”, 9° circolo, Modena