Ciclopranzo con Slow Food presso La Lanterna di Diogene a Solara di Bomporto

ciclopranzo alla Lanterna di Diogene

ciclopranzo alla Lanterna di Diogene

il percorso in bici

il percorso in bici

Assieme alla sezione di Modena di Slow Food abbiamo scoperto le specialità culinarie della Lanterna di Diogene e conosciuto le attività della cooperativa La Lucciola, che si occupa di ragazzi con difficoltà.
Vi invitiamo a sostenere il loro magnifico progetto, andando a mangiare i loro piatti cucinati con i prodotti dell’attività agricola della cooperativa, (non è un sacrificio ve lo assicuriamo!)
Assieme a Slow Food Modena, che da sempre li sostiene, abbiamo raggiunto la locanda in bici (da Modena, a Bastiglia e poi lungo il percorso sull’argine del Panaro).
Speciale ringraziamento ai ragazzi della Lanterna, con l’augurio di continuare così. Oltre alle “energie negative” del terremoto 2012, abbiamo colto tanta energia positiva nel vostro saper fare: in campagna, con gli animali, in acetaia e soprattutto in cucina!

http://www.fondazioneslowfood.it/it/157/osteria-la-lanterna-di-diogene-solaro-di-bomporto-modena#.U5RbM_-_mM9
http://www.lalucciola.org/il-ristorante.html

gli attrezzi il lavoro

gli attrezzi il lavoro

parcheggio di bicilette

parcheggio di bicilette

 

 

 

 

Sardegna in tutti i sensi: tra spiagge bianche, miniere abbandonate e nuraghi

IN SARDEGNA TRA SPIAGGE BIANCHE, MINIERE ABBANDONATE E NURAGHI

1-12 MAGGIO 2014

Primo, l’olfatto: i nasi, liberi dalle puzze cittadine, inalavano beati il profumo dei fiori . Portato dal vento, il rumore del mare (per 600 km non lo abbiamo quasi mai lasciato) deliziava le orecchie. Quanto al tatto, beh, il sellino l’abbiamo sentito, in 5500 m di dislivello; un giorno ci siamo infradiciati di pioggia, poi abbiamo sempre goduto la carezza del sole, e alcuni anche quella, rude, del mare di maggio.

Per il gusto occorre citare le cene, dove si testava la nostra capacità di spazzolare quantità enormi degli squisiti cibi sardi.

Superfluo menzionare la gioia della vista perché si sa – e chi ne percorre la costa lentamente, in bici, lo sa ancora di più – che il mare della Sardegna è unico al mondo. Come lo è la sua gente, di cui abbiamo apprezzato l’ospitalità e la fiera dignità di chi ha pagato e ancora paga nella storia del nostro Paese un prezzo alto: la durezza delle miniere, ma anche della loro dismissione, il giogo pesante delle basi militari. Alghero, i nuraghi, le miniere abbandonate, Piscinas, Porto Pino, Carbonia, Cagliari, Arbatax …

Impossibile una graduatoria di bellezza in giorni intensi, vissuti nella condivisione di un gruppo super-affiatato, che gemella Modena, Pordenone, Padova, Bologna. Grazie di nuovo agli organizzatori, e aspettiamo compatti il programma del prossimo viaggio.

Maria Chiara Marchiò

Colazione a Torre Maina

Qualche foto della gita di oggi. Foto gruppo, foratura, verifica tardiva, solidarietà per evitare ulteriori rischi di forature.

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foratura

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il gruppo

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ma non si era detto in bici?

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aiuto foratura

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in fila

 

UN FUORI PROGRAMMA: Arriva Lodi!

gruppo FIAB Lodi davanti al Duomo di Modena

gruppo FIAB Lodi davanti al Duomo di Modena

UN FUORI PROGRAMMA: Arriva Lodi!
di Omar Balestrieri

Nel modenese sono stato tante volte eppure solo ieri ho potuto apprezzarlo veramente.

Quando tento di dare ai miei studenti una definizione di territorio tento di far loro capire che non si tratta solo di piante, animali, terra ma anche di persone che lavorano in quella zona. Ieri ho visto diciamo così “l’applicazione” di questa definizione.

Essere accolti con gentilezza, sentire persone che ti salutano mentre pedali (anche se non ti conoscono), vedere l’ordine e la bellezza delle campagne modenesi, scoprire in un piccolo paese un piazza costruita secoli fa e ancora oggi ben tenuta ed esibita con orgoglio, questo è il bello della bici.

Tornare in città ed essere accolti da una guida che ci rivela la storia che si trova dietro le pietre di cui è fatto il duomo, storie di santi, artisti, potenti e povera gente ci ha ricordato che ognuno di noi conosce davvero poco dell’Italia.

Sulla mia bicicletta c’è una targhetta con una frase: “bicicletta è libertà”. Quale libertà? Quella di conoscere con una vista più diretta e libera dal traffico che copre le bellezze ed elimina il dialogo. Per tutto questo ringrazio voi, amici di Fiab Modena.

COLAZIONE A RUBIERA: Rompiamo il digiuno, senza fretta

bici-gelato

bici-gelato

COLAZIONE A RUBIERA: Rompiamo il digiuno, senza fretta
di Maria Chiara Marchiò

Herberia è l’antico nome di Rubiera (lo conserva il suo teatro): sembra, dal celtico her-beria, “in mezzo alla pianura”. Anche per chi come me si confonde sempre con la geografia locale, la notizia è rassicurante: la “colazione a Rubiera” non comporta salite, e va proprio bene così, dopo il letargo dell’uggioso inverno.

Bello riprendere fuori la bici, sentire le gambe che assecondano contente il girare delle ruote, raggiungere la fatidica piazza Primo Maggio (chissà se fra 200 anni oltre al cippo che ricorda Ciro Menotti ci metteranno anche una targa per consacrare il punto di raduno Fiab?), ritrovare gli amici, e ce ne sono tanti, carichi come te di voglia di andare fuori città.

Bello pedalare senza doversi preoccupare di nulla: il percorso, stradine basse e ciclabili, lo hanno già studiato le organizzatrici; del poco traffico non ti devi dar pensiero se, al primo rumorino, almeno in quattro esclamano “Macchina!!”. Unica attenzione, una giusta distanza da chi ti precede. Quindi, puoi respirare a pieni polmoni negli spazi aperti di questa primavera precoce, e lasciar fluire dolcemente il movimento e tante tante chiacchiere: è un po’ che non si pedala insieme, nessuno vuole correre, si va solo, in compagnia, a far colazione … e buona stagione ciclistica a tutti.

Trasite, favorite. Calabria in bici, storie di immigrazione ed accoglienza

foto di gruppo

foto di gruppo

Il nostro cicloviaggio alla scoperta delle realtà territoriali “resistenti” quest’anno ci ha portato in Calabria, nella parte più a sud dell’Appennino Meridionale, in Aspromonte e poi tra i due mari, lo Ionio e l’Adriatico.

La prima tappa ci ha condotto ad incontrare gli amici di “Sos Rosarno“, Peppe, Michele, Nino e tutti gli altri, nella colorata ed accogliente fattoria delle Terre di Vasia, circondata da distese di uliveti. Ci hanno accolto in tanti quella prima sera, tutti sorridenti e desiderosi di conoscerci, con una superlativa cena assolutamente vegetariana, carica dei sapori e degli odori di questa terra così fertile. Ci hanno raccontato la loro esperienza, il loro sogno. Un sogno nato dal desiderio di coniugare desiderio di legalità, emancipazione ed accoglienza.

Non è detto che a Rosarno e nella Piana l’unica maniera che hanno i contadini per sopravvivere alla miseria ed allo sfruttamento della grande distribuzione è quello di entrare in un circolo vizioso che provoca nuovi abusi su chi è già precario. Non è vero che si può uscire dalla povertà solamente provocando altra miseria.

Quella sera gli amici di Rosarno ci hanno raccontata un’altra storia. Ci hanno raccontato come sono riusciti, facendo rete ed utilizzando i G.A.S., a pagare un prezzo equo al bracciante e a ricavare una somma dignitosa per la solo sopravvivenza. Certo le difficoltà non mancano, ma hanno volontà e fiducia, fiducia che abbiamo deciso di fare nostra, acquistando subito i loro prodotti.

Alcuni li abbiamo apprezzati in loco: l’olio, la deliziosa marmellata di clementine, il miele al bergamotto, tutti rigorosamente biologici. Il tempo delle arance era già quasi scaduto, così, nell’attesa del prossimo inverno, ci siamo “accontentati” di inebriarci del dolce profumo delle zagare, che a tratti inondava la campagna, mentre scivolavamo via con le nostre bici, la mattina dopo, allontanandoci da Serrata per andare a visitare la Cooperativa Frutti del Sole, dove vengono immagazzinate e smistate le arance prima di prendere la strada dei gruppi di acquisto in tutta Italia. Ci siamo lasciati con una promessa: non perdiamoci di vista. E intanto, arrivederci a questo inverno, con le prime arance e clementine!

VERSO MONET: Il Paesaggio che non c’era

treno vecchio e treno nuovo

treno vecchio e treno nuovo

VERSO MONET: Il Paesaggio che non c’era
di Diana Altiero

Il paesaggio dal 1600 a Monet è la storia di una progressiva conquista dell’autonomia nella sua rappresentazione. Dai primi quadri proposti, in cui vi è una minima apparizione e spesso dietro le quinte del fondale di eccelsi ritratti, arriviamo via via alla rappresentazione del paesaggio come soggetto principale. Da una rappresentazione ben definita nei Canaletto si passa a rappresentazioni di epoca romantica che anticipano le opere Informali, vedi Turner. “La casa sulla collina” di Monet evidenzia le variazioni coloristiche nelle diverse ore del giorno ed è un esempio del rendere, attraverso il visibile, la fuggevolezza. Il paesaggio è per sua natura mutevole in ogni istante, cosicché la rappresentazione della luce nelle opere impressioniste, eseguite a diretto contatto della natura, la fa da padrona.

Interessanti i Renoir dall’ovattata pennellata ma anche la “Marina” di un artista americano che nella sua astrattezza lascia un margine per ritrovare le forme di una porta aperta su un “oltre” tutto da inventare. Monet chiude le ultime sale con le sue ninfee. Interessante è anche quello che non è stato esposto di Monet, infatti, amava rappresentare la stazione ferroviaria alle prime luci dell’alba in una mistura di vapori-fumi e suoni di locomotive da lui definita una vera “fantasmagoria”.

Ai tempi di Monet forse le stazioni erano novità e simbolo di modernità ma ahimè, per noi poveri viaggiatori del 2014, il viaggio a Verona, a causa di uno sciopero della regione Veneto, è stato un parto difficile ed esasperante. L’occasione è stata utile per sperimentare l’alta velocità di frecce bianche che ci hanno salvato in extremis dalle decadenti linee regionali. Chissà come rappresenterebbe tutto questo Monet!

BICI BEFANA A FORNOVO: La Befana arriva in bicicletta

3 bici-befane FIAB a Fornovo

3 bici-befane FIAB a Fornovo

BICI BEFANA A FORNOVO: La Befana arriva in bicicletta
di Mara Gaido

La befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, col vestito alla romana, viva viva la befana!

E il giorno dell’Epifania, modenesi e reggiani hanno raggiunto gli amici della Fiab a Parma per andare insieme al meeting delle befane di Fornovo. Un gruppo di 30 persone, befane, befani e … re magi che, come da tradizione, arrivano il 6 gennaio, è partito confortato da un clima inaspettato e da un sole che ci ha riscaldati per tutta la giornata.

Percorrendo stradine secondarie, tra campi in cui si intravedevano già le prime margherite, siamo arrivati al bell’ insediamento medievale della corte di Giarola, dove gli amici di Parma ci hanno riservato una graditissima sorpresa: un break di conforto energetico con panettone, torrone, caffè, the, bibite e vin brulé. Abbiamo approfittato della sosta per gli ultimi ritocchi all’ abbigliamento e, dopo una pedalata di una decina di km, ci siamo trovati a Fornovo in pieno clima “befanesco”: parcheggiate e messe al sicuro le nostre bici ci siamo accodati alla sfilata delle befane che si snodava per le vie del paese .

La giornata è stata festosa, le bancarelle tante e i nostri travestimenti, per lo più fatti in casa, alla fine della giornata si sono rivelati più caldi del previsto: c’è addirittura chi ha ventilato l’idea di usare in futuro il foulard al posto del cappellino tecnico …

ARTEBICI: ZURBARAN, Perdersi in un bicchier d’acqua

zurbaran - ferrara

zurbaran – ferrara

Mirella Tassoni

Zurbaran, chi era costui? Confesso che, prima della mostra di Ferrara, non sapevo di questo pittore spagnolo molto più di quello che don Abbondio sapeva di Carneade. Poi ti documenti un po’: il “siglo de oro”, il 600, era il suo tempo; “Caravaggio spagnolo” la definizione più usata della sua opera.

In effetti la ricerca sulla luce è una delle caratteristiche più forti dei suoi quadri, ma – più che fermarmi alle etichette – racconterò alcune impressioni sulle immagini che più mi hanno colpito. Sicuramente san Francesco, un ritratto che – pur essendo prevalentemente impastato di colori scuri ed esposto in una stanza quasi buia – in qualche modo la illumina, e basta un paio di grosse pennellate chiare a fare luce. E poi le sante vestite come principesse, con i loro broccati, i pizzi e i ricami. E ancora l’agnello sacrificale, che suscita pietà forse proprio perché è un agnello prima che un simbolo, un animale che non ha scelto la sua sorte. Mi ha poi intenerito la madonna bambina assopita, nel suo abito rosso, con il libro che forse sta per caderle dalle mani: resta nel cuore quel misto di infantile dolcezza e di luce mistica.

Ma l’immagine più nitida, quella che torno indietro a rivedere con calma, finito il tour guidato, quella in cui alla fine un po’ mi perdo, è un piccolo quadretto con una natura morta, sicuramente pieno di simboli (la purezza, la caducità…) ma anche sorprendente nella sua essenziale modernità: un piatto di metallo, una rosa, un bicchiere d’acqua che vorresti bere.

Sulle strade dell’eroica alle ruote di Pavel

Anche noi sul tracciato dell’Eroica!
Mariagrazia Canovi

L’Eroica è una manifestazione che si svolge abitualmente la prima domenica di ottobre in provincia di Siena ed ha la particolarità di rievocare il ciclismo di un tempo su strade in buona parte sterrate e utilizzando biciclette d’epoca. Il nostro programma è quello di percorrere i circa 200 km dell’intero tracciato in 3 giorni.

Il meteo non è incoraggiante, ma siamo fiduciosi e ritrovo è all’Agriturismo Podere San Paolo località Pianella, Castelnuovo Berardenga. Dopo i convenevoli e la sistemazione nelle camere, si parte in direzione di Radda e poi Gaiole in Chianti. Il paesaggio è rilassante, un susseguirsi di verdi colline punteggiate di vigneti e uliveti e attraversate dalle famose e sinuose strade bianche. Facciamo sosta al castello di Brolio, dove possiamo ammirare il paesaggio illuminato da una luce particolarmente bella, già rosata dal tramonto di un pomeriggio inaspettatamente soleggiato. L’ottima ribollita e il cinghiale per cena ci rifocilla adeguatamente, perché domani ci aspetta il percorso più impegnativo e le previsioni danno pioggia.

Si parte verso Siena fino a sfiorarla e intravedere la torre del Mangia in piazza del Campo per poi dirigersi a sud verso Radi dove incontriamo la pioggia che ci costringe ad una fermata, ma fortunatamente non dura a lungo. La possibilità di tagliare il giro viene eroicamente esclusa e ripartiamo verso Vescovado, poi il tracciato risale verso Asciano, famoso per il suo pecorino. I chilometri cominciano a sentirsi sulle gambe, ma il paesaggio che cambia, trasformandosi nelle famose crete senesi, distrae dalla fatica e conquistiamo anche Castelnuovo Berardenga. Ormai ci sentiamo vicini all’arrivo e ci concediamo una sosta per gustare i piccoli grappoli di uva lasciati dall’avvenuta vendemmia. La cena e la compagnia sono ottimi e dopo rimaniamo a lungo nell’accogliente sala da pranzo a chiacchierare e a raccontarci di noi, vecchi amici, anche chi si è conosciuto ieri. Miracoli della bici e della fatica comune.

La domenica mattina spostamento in auto a Buonconvento, magnifica cittadina cintata di mura, uno dei borghi più belli d’Italia. Si pedale verso Castiglione del Bosco per arrivare a Montalcino, patria del famosissimo Brunello, situata nella Val d’Orcia su un’altura di oltre 500 metri, dai quali si gode la vista incantevole di vigneti a perdita d’occhio. Dopo uno spuntino, si riparte con tempi stretti; discesa dopo discesa, salita dopo salita arriviamo a Lucignano d’Asso che ha saputo conservare non solo l’aspetto, ma anche l’atmosfera di un’epoca passata. Nelle vicinanze la sagoma del monte Amiata, antico vulcano, la cui attività si rivela ancora nelle fonti di acque termali. L’ultima salita vera si trasforma in penultima alcune volte, ma alla fine eccoci a Buonconvento. I saluti, si sa, sono sempre un pochino malinconici, specie se si sono passati bellissimi momenti insieme. Un grazie a tutti e in particolare a Beppe e a Pevel, gli organizzatori, per questa bella esperienza!

prime salite

prime salite

si ride con pevel

si ride con pevel

paesaggio da cartolina

paesaggio da cartolina

un grosso leccio

un grosso leccio

tramonto senese

tramonto senese

si riparte ... cambiata la temperatura!

si riparte … cambiata la temperatura!

la classica segnaletica

la classica segnaletica

cipressi e sterrato

cipressi e sterrato

la dura salita

la dura salita

curve e controcurve

curve e controcurve

anche stavolta un giro fantastico!

anche stavolta un giro fantastico!