Sulle orme dei pellegrini medievali

trekking a piedi

trekking a piedi

LASSÙ SUL CRINALE DOVE SI VEDE IL MARE
21 SETTEMBRE 2014

Sulle orme dei pellegrini medievali
Daniela Scacchetti

La val di Lamola (o valle di Ospitale) e il passo di Croce Arcana regalano scorci e paesaggi mutevoli secondo il tempo e la stagione, ma sempre affascinanti; parte di questo fascino è forse legato al pensiero che già all’inizio del Medioevo questi luoghi erano percorsi da numerosi mercanti e pellegrini; prima di affrontare il passo, essi potevano riposare presso l’ospitale fondato da San’Anselmo. In seguito, un periodo di glaciazione prima e l’apertura della via Giardini poi, portarono all’abbandono della vecchia strada.

Tornando ai giorni nostri … Domenica 9 novembre, in realtà, il mare non l’abbiamo visto – il versante toscano del crinale era pieno di nubi – in compenso, la temperatura mite di inizio autunno, l’aria tersa e l’assenza di nebbia, ci hanno permesso di valicare il passo di Croce Arcana e di camminare fino al lago Scaffaiolo, ammirando i colori del bosco, delle praterie e alcuni maestosi cavalli che pascolavano intorno al lago.

Dopo una sosta al rifugio Duca degli Abruzzi, con merenda e foto di gruppo, siamo tornati a Capanna Tassoni, passando per il passo della Riva e incrociando l’antica via Romea-Nonantolana.

[Best_Wordpress_Gallery id=”9″ gal_title=”Trekking Croce Arcana Lago Scaffaiolo”]

Matisse Rewind

matisse rewind

matisse rewind

Matisse Rewind

Due giorni a Ferrara, raccontati “all’indietro”. A partire dal gesto finale di ogni visita a mostre e musei: l’acquisto di qualche cartolina ricordo delle immagini che più mi hanno colpito. In questo caso, la figura nera che sembra volare su fondo blu, tratta dal libro Jazz (tavole originali in mostra), creato con una tecnica particolare di decoupage, e realizzato negli ultimi anni della sua vita, quando Matisse fu costretto in carrozzina. E poi – anzi, e prima – la mostra: tanto colore, le figure umane su sfondi sgargianti e a volte un po’ inverosimili, con tutti quei fiorami, quelle righe, quei rossi e blu e gialli. Sempre riavvolgendo il nastro, è bello svegliarsi in una Ferrara splendente di sole. La sera precedente, prima di crollare dopo la lettura di un paio di righe di Cinque storie ferraresi di Bassani, non ci siamo negate un tuffo nella gastronomia locale, che mantiene ciò che promette.

Ma tutto comincia, in realtà, con una gran pedalata, un’ottantina di chilometri per argini e ciclabili, sotto un sole caldo ma piacevole, in buona compagnia.
Ed eccoci qui, in piazza 1° maggio, le bici con le sacche, perché si dorme fuoriporta e comincia l’avventura.

Km percorsi Modena Ferrara 82. Sosta pranzo a Finale Emilia – Strade pianeggianti a basso traffico veicolare e ciclabili in sede propria
Bastiglia-Bomporto-Palata-Caselle-Finale Emilia-Argine per Bondeno-Ciclabile del Burana

Mirella Tassoni

Colori dell’autunno o calori dell’estate?

antica mappa tra il secchia ed il panaro

antica mappa tra il secchia ed il panaro

I COLORI DELL’AUTUNNO
5 OTTOBRE 2014

Colori dell’autunno o calori dell’estate?
Paola Busani

Quando Stella ed Ermes hanno pensato l’escursione dal Secchia al Panaro, immaginavano di percorrere le ciclabili lungo i due fiumi, e il tratto di campagna che li divide, in atmosfera autunnale, fra i rossi, gli aranci e i gialli delle foglie di vite e degli alberi da frutta, l’odore delle prime stufe a legna accese e magari un vin brulé a Camposanto per corroborare la pedalata del rientro. Niente di tutto questo, grazie agli effetti inaspettati del cambiamento climatico.

Ottobre ci ha concesso una biciclettata “estiva” nel clima, nel paesaggio, nello spirito e nella entusiastica partecipazione. Le ciclabili sugli argini dei nostri due fiumi, quella sul Secchia all’andata e quella sul Panaro al ritorno, con le sue magnifiche ville, come sempre sono state apprezzate da tutto il gruppo dei ciclisti Fiab. Non ci stancheremo mai di proporle e consigliarle, compresa la sosta rifornimento alla Lanterna di Diogene, il ristorante sull’argine del Panaro a Solara di Bomporto, che ci ha accolto con una splendida torta al cioccolato e buon vino fresco.

Originale la partenza, sotto lo sguardo benevolo del Secchia e del Panaro, mirabilmente rappresentati nelle due statue della fontana in Piazza Garibaldi, che oggi sono stati due fiumi “amici” ma che per le conseguenze proprie del cambiamento climatico – aumento delle temperature e intensificarsi delle precipitazioni – possono diventare una minaccia per Modena se non impariamo a convivere con questa nuova realtà.

[Best_Wordpress_Gallery id=”8″ gal_title=”Tra il Secchia ed il Panaro”]

C’era una volta. Villa Gandini – Formigine

fiaba

fiaba

GLI ALBERI DEL PARCO VILLA GANDINI -FORMIGINE
21 SETTEMBRE 2014

C’era una volta
Diana Altiero

C’era una volta… il classico inizio del maggior numero di favole, storie nate per essere raccontate oralmente e così tramandate di generazione in generazione; i fratelli Grimm e altri le hanno raccolte in scatole magiche, i libri, per farle giungere fino a noi pare solo per essere raccontare ai piccoli. In realtà nella loro origine erano nate per essere raccontate per rallegrare le serate di grandi e piccini trascorse davanti al camino.

Nel giorno di fine estate e inizio dell’autunno ci siamo ritrovati in piazzale I° maggio per conquistare la meta fatidica alla scoperta dei “Magici alberi“ di Villa Gandini a Formigine. E come per magia ci siamo ritrovati scaraventati proprio nell’ atmosfera del “c’era una volta”, alla scoperta di credenze popolari relative ai diversi alberi ultracentenari del parco.

Cominciamo dal noce di Benevento: pare che un gigantesco noce ospitasse per la notte di San Giovanni (tra il 23 e il 24 giugno) un sabba di streghe che giungevano a migliaia. Capitò che una notte un ciabattino gobbo passando da lì fu rapito dalle streghe che lo presero a ballare con loro fino all’alba. Questi ballò talmente bene che in premio le streghe gli tolsero la gobba. L’amico del ciabattino, anche lui gobbo, sentito quando accaduto all’amico tentò la sorte ma ballò talmente male che le streghe lo ricompensarono cucendogli anche la gobba dell’amico.
Poi, sotto la quercia, una nuova storia e così sotto ognuno dei dieci alberi che abbiamo visitato…

Non c’erano bambini con noi, non ci potevamo nascondere dietro il fatto che eravamo lì per i bambini. In realtà le storie, i racconti su quel che “c’era una volta”, fanno bene a grandi e piccini.

Incredibile Foresta Nera

gruppo lungo il percorso

gruppo lungo il percorso

LA FORESTA NERA (ZONA SUD)
31 AGOSTO – 6 SETTEMBRE 2014

Incredibile Foresta Nera
Vittoriana Di Carlo

Non c’è nulla di più allettante per un cicloturista che pedalare in un posto ameno, prevalentemente in leggera discesa, solo con qualche salita, giusto per ricordarsi che in bici non si gode soltanto!

Il nostro percorso nel Südschwarzwald partiva da 900 m, passando intorno al parco naturale, scendeva fino a 230 m e poi con piccole risalite abbiamo raggiunto i 275 m. Siamo arrivati in pullman nella località di Neustadt, da cui un ampio sentiero perlopiù asfaltato ci ha condotto presso il lago naturale Titisee, avvolto dalla foresta. Abbiamo continuato il nostro giro sempre su ampie ciclabili che attraversavano larghe radure con svariate tonalità di verdi e campi agricoli, mentre il fitto sottobosco, trattenendo la luce, prestava all’immaginazione storie fiabesche e misteriose.

Diverse sono le località attraversate, città con il loro castello ed i loro magnifici giardini fioriti. Siamo arrivati così nella cittadina di Tiengen vicino all’immissione del torrente Wutach nel fiume Reno. Pedala e pedala abbiamo superato il confine per arrivare in Svizzera nell’efficientissima città di Basile. Lì alcuni di noi, ciclisti “insaziabili”, anziché visitarla a piedi hanno preferito continuare a pedalare.

Ritornati in Germania, alla destra del Reno, nei lunghi sentieri ciclabili correvano filari di vigneti. Siamo arrivati così a Bad Bellingen, nota anche come località termale. Abbiamo concluso il viaggio passando da Friburgo con la sua mastodontica cattedrale ed infine sosta a Vaduz nel Liechtenstein.

Ah! Dimenticavo la golosissima torta “Foresta Nera”, fatta con Pan di Spagna, panna montata, scaglie di cioccolata e ciliegie.

Sul Cusna, al cippo

cippo partigiano - monte cusna

cippo partigiano – monte cusna

SUL CUSNA, AL CIPPO

“Andiamo al cippo domenica?” Con questa proposta, almeno una volta all’anno mio padre ci portava sulle montagne del reggiano, sulla strada che da Quara porta a Novellano, dove nell’inverno del 1944 suo fratello Franco, assieme a altri 3 giovani partigiani, morirono uccisi durante un combattimento con i tedeschi.
Lì si andava a trovare lo zio Franco, non al cimitero, sulle belle e selvagge pendici del monte Penna; si puliva la croce e i gli altri cippi, posti lungo la strada per ricordare i 4 ragazzi, incoscienti e generosi come solo gli adolescenti sanno essere; si adornavano rigorosamente con i fiori di montagna profumati, raccolti intorno durante la passeggiata.

Proprio lì ci hanno portato Nicola ed Eugenia, facendoci conoscere un percorso ad anello, tutto su strada, impegnativo ma veramente suggestivo, a quota 900 metri, quindi piacevole anche in estate e soprattutto immerso nel silenzio, nella pace – credo sia uno dei pochi posti veramente isolati e poco abitati del nostro Appennino – senza macchine che insidiano le biciclette, immersi totalmente nella natura.

Paola Busani

Giro impegnativo con partenza da Villa Minozzo. Km complessivi 40
Località: Villa Minozzo-Toano-Costabona-Quara-Gova-Novellano-Casa Balocchi-Febbio-Peschiera Zamboni-Monteorsaro-Coriano-Villa Minozzo

E quinci il mar da lungi, e quindi il monte: le Marche, la terra di Leopardi

Soprattutto Leopardi
17-18 maggio 2014

Le Marche, terra di illimitati e meravigliosi panorami. I paesi sono spesso adagiati su colline fra colline e la vista spazia per verdi e ondulate dorsali che si accavallano trascolorando, poggi, fondovalle, vigne, olivi, campi di granturco, d’orzo e grano; fino alle spiagge e al mare assolato.
A monte, verso le larghe dorsali arrotondate dell’Appennino, da cui scendono le ombre rossastre del tramonto, si indovinano le asprezze di strette valli.

Il nostro viaggio in bicicletta inizia da Osimo in direzione del Conero: un promontorio interessante dal punto di vista naturalistico per la presenza di una fitta copertura boschiva e di numerosi uccelli. Arrivare al mare è stato agevole… risalire un po’ meno!

Gli amanti del bagno fuori stagione hanno evitato, però, di tuffarsi. Troppo freddo?

Durante la passeggiata dopo cena, la serata particolarmente limpida ci regala lo spettacolo, sempre affascinante, di una infinità di luci dai paesi vicini: quasi sembra di poterli toccare!

Castelfidardo, Loreto e Recanati ci aspettano. Saranno salite “importanti” ma anche discese mozzafiato, a ricompensa di tanta fatica.
Castelfidardo ci cattura per l’originalità del museo della fisarmonica, al suo suono qualcuno accenna passi di ballo. Piazza della Madonna e il santuario della Santa Casa di Loreto ci accolgono nella loro grandiosità, ma entrare in chiesa, per la donna ciclista, è vietato!

Arriviamo a Recanati dopo una lunghissima salita; è ora di pranzo; alcuni vanno in ristorante, altri si fermano per mangiare, in semplicità, in piazza Leopardi dominata dalla merlata Torre del Borgo, ed è qui che succede qualcosa di magico. Chiara, la nostra socia insegnante di lettere, viene sollecitata a parlarci del grande poeta e lo fa privilegiando il lato umano, la sua difficoltà nei rapporti con i genitori così avari di affetto e comprensione, soprattutto la madre. Recanati gli sta “stretta”. Prova a fuggire, ma il padre glielo impedisce: vorrebbe che andasse in convento. Giacomo riuscirà, infine, a lasciare la casa paterna; spera d’incontrare la gloria, l’amore, ma s’imbatterà ovunque in ambienti pervasi dal gretto conservatorismo cattolico. Lavora per mantenersi e non è facile con i suoi problemi di salute. A Napoli sarà deriso dai ragazzi per il suo aspetto da mendicante. Sentiamo della sua ricerca della felicità e del valore delle illusioni, del rapporto con la natura.

Si fa tardi; a malincuore dobbiamo interrompere questo momento “leopardiano”; riprendiamo le nostre bici, passiamo per la piazzola del Sabato del Villaggio, vediamo il palazzo Leopardi dall’esterno (rimpianto di non essere entrati a vedere la preziosa biblioteca, quella degli studi “matti e disperatissimi” e la finestra dove il poeta spiava il canto di Silvia), la Torre del Passero Solitario e il Colle dell’Infinito (poesia da rileggere).
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte (questo è il verso di Leopardi che ha ispirato e accompagnato il nostro viaggio nelle Marche).

Eugenia Coriani

ASIAGO MONTE ORTIGARA: Fra natura e memoria

Quest’anno si parla molto della prima guerra mondiale; la Fiab di Modena è stata anticipatrice di almeno due anni! Perché l’altopiano di Asiago è un vero paradiso per gli amanti della MTB (alcuni sentieri sono impervi ma percorrere, io meno esperta, qualche tratto a piedi non è così terribile: ripagano i boschi, le inattese aperture di paesaggio, i panorami dall’alto, la calda ospitalità dei rifugi); ma, appunto, non è solo tutto questo: l’altopiano è un museo all’aperto della Grande Guerra e ne abbiamo ormai esplorato gran parte.

Fabio, esperto appassionato di quel pezzo di storia, ci guida a scoprire piccoli cimiteri, rovine di forti e ospedali da campo sia austriaci che italiani. Questa terza volta la meta principale era il Monte Ortigara, il “calvario degli Alpini”, emblema forte di quella immane tragedia. So di riferire pochi dettagli di quei due giorni intensi: colpa sì della memoria ormai labile ma anche retaggio della mia maestra, che ci dava il compito Racconta una gita e precisava: “non fate mica la cronaca!!”.

Dunque, fra tante, riporto solo l’ emozione più grande: entrare nel forte, percorrere al buio i cunicoli umidi, freddi, immedesimarsi nella paura e nella sofferenza quotidiane di tutti quei ragazzi. In quei momenti noi, allegri ciclisti chiacchieroni, eravamo in silenzio.

Maria Chiara Marchiò

asiago neve

asiago neve

asiago salita

asiago salita

asiago forte italiano

asiago forte italiano

asiago strada militare austriaca

asiago strada militare austriaca

Pedalare in Pace

RESISTERE PEDALARE RESISTERE
DA MODENA A VERONA PER LA RESISTENZA
23-25 APRILE 2014

L’ideale e la pratica. Niente di meglio per spingermi a partire per il viaggio organizzato dalla FIAB di Modena, “Resistere, pedalare, resistere”.
Partenza da Modena il 22 aprile 2014, data dell’anniversario della liberazione della città dal dominio nazi-fascista nel 1945, e arrivo a Verona il 25 Aprile, data dell’anniversario della liberazione dell’Italia.

Via bicicletta: mezzo che deve la sua dignità anche all’essere stato usato dalle staffette partigiane e, oggi, da chi desidera un ambiente meno inquinato o devastato dall’opera dell’uomo. Allora come oggi, quindi, la bicicletta si lega alla pace: pace come assenza di guerra e pace come armonia con l’ambiente. Meta del viaggio: la manifestazione nazionale “Arena di pace e disarmo”.

Per chi, come me, non hai mai fatto prima né del ciclismo né del cicloturismo, questa esperienza è stata anche un allenamento alla fiducia: organizzata sul filo del limite di tempo, la mia partecipazione è stata possibile solo grazie alla disponibilità gentile dei soci FIAB sia negli aspetti materiali (es. l’avermi dato in prestito una bicicletta) sia nel sostegno morale (es. l’avermi dato consigli sulla pedalata).

Dopo quasi 300 km in un bel paesaggio reso vivace dalla primavera, siamo arrivati all’Arena dove, con persone da tutta Italia, ci siamo riuniti per affermare la necessità del disarmo e del Servizio civile come forma di difesa non armata della Patria. Partirà una campagna su questo verso le autorità italiane. Favorire la pace è possibile. Basta un cambiamento di mentalità; chi va in bicicletta lo capisce.

 

arena di pace

arena di pace

arena di pace

arena di pace

DISVETRO: Nulla sarà più come prima

Questa escursione nei territori più colpiti due anni fa dal terremoto, è stata fortemente voluta dal un gruppo di residenti della frazione di Disvetro e dal gruppo famiglie della FIAB, per riportare al centro dell’attenzione le problematiche post-sisma delle piccole comunità dimenticate e per far conoscere le bellezze culturali ed ambientali del territorio in cui vivono.

Dal punto di vista “tecnico” la giornata è stata perfetta. Quasi 50 partecipanti di tutta la provincia, tra i quali molti ragazzi, hanno potuto ammirare paesaggi padani come le “cave di Budrighello” e l’argine del Secchia, e constatare le ferite al patrimonio artistico delle chiese di Disvetro, Rovereto e Ponte Motta. L’accoglienza dei residenti poi è stata davvero calorosa (e non ne dubitavamo) ma anche tutte le istituzioni hanno voluto esserci: l’assessore di Cavezzo, il Sindaco di San Possidonio, le Guardie Ecologiche, la Polizia Urbana ci hanno fatto capire quanto tengano ai loro territori ed ai loro ospiti.

Sonja, Maura, Maurizio ci hanno poi parlato della consapevolezza che purtroppo nulla sarà più come prima: perché se i muri delle chiese e delle scuole prima o poi si potranno ricostruire, sarà molto difficile che questi luoghi tornino alla loro originale funzione di aggregazione. Infatti quello che è pesato di più in questi due anni è la mancanza di momenti e luoghi di socializzazione: la messa della domenica, due chiacchiere accompagnando i ragazzi a scuola, le feste di fine anno, le serate al circolo a giocare a carte. E pochi sono pronti a scommettere che, una volta ricostruiti, la chiesa, le scuole ed il circolo torneranno a riempirsi di persone: la paura è che Disvetro, come altre piccole realtà, sia destinata a trasformarsi in uno dei tanti luoghi “dormitorio” che conosciamo bene noi in città, dove di giorno i ragazzi, le mamme, i credenti, gli anziani migrano verso “new town” più comode da vivere.

Ermes Spadoni

[Best_Wordpress_Gallery id=”2″ gal_title=”Disvetro Aprile 2014″]