NEL PARCO DEL GIGANTE: Fino al Battisti: pedalando e … pensando

foto di gruppo al battisti

foto di gruppo al battisti

NEL PARCO DEL GIGANTE
28 GIUGNO 2015

Fino al Battisti: pedalando e … pensando
Nicola Tracia

Non c’è niente di meglio per un appassionato ciclista, per tentare di sfuggire alla calura estiva, di una bella pedalata nell’aria fresca di montagna.

Partendo da Villa Minozzo siamo saliti in quattordici verso il paese di Civago, che abbiamo raggiunto per strada asfaltata dopo una ventina di chilometri. Qui, dopo una breve sosta per riempire le borracce e bere un caffè nel bar del paese, abbiamo imboccato la strada sterrata che sale rapidamente nei boschi verso il rifugio “Segheria”.

Il gruppo, fin qui sufficientemente compatto, ha cominciato ovviamente a sfilacciarsi, ma mantenendo sempre la capacità di ricomporsi nei momenti più delicati, come in presenza di un bivio o di improvvisi cambi di pendenza.

L’ ultimo tratto di salita è stato particolarmente duro, e se la soddisfazione di aver raggiunto il crinale che separa le valli dei torrenti Dolo e Ozola è proporzionale alla fatica, di soddisfazione ne abbiamo provata tanta.

Abbiamo cosi meritato la sosta pranzo presso il rifugio “Cesare Battisti” (1761 slm), ottimo per capacità di servizio, visti i numerosi escursionisti che lo raggiungono.

Inaspettatamente siamo anche deliziati da un gruppo musicale che, con tanto di batteria, chitarre e sassofoni, si esibisce creando un’atmosfera inconsueta per quel luogo dedicato al silenzio del paesaggio.

Discesa nella valle del torrente Ozola fino a guadagnare la strada che ci porta a Ligonchio e da qui, su sede asfaltata, percorriamo i restanti venti chilometri circa che ci separano da Villa Minozzo, non prima di aver fatto un’ultima foto di gruppo sullo sfondo della bella Pietra di Bismantova.

La gita volge al termine e mi stimola qualche riflessione.
Cosa mi spinge ad affannarmi per quelle strade ripide, a volte scassate e polverose?
Perché non sono mai pago e cerco sempre un luogo nuovo ?
Penso che, in realtà, quel luogo è un sentimento, che trovo nella condivisione e nell’amicizia, anche in persone conosciute solo per un giorno.

Il tavolo della mobilità del Comune di Modena

rossella_associazioni_mobilitaLa Giunta di Modena ha istituito il “Tavolo di consultazione per la mobilità urbana”, rispettando un impegno assunto dal Sindaco in campagna elettorale.

Come si può immaginare il Coordinamento per la Mobilità Nuova e la FIAB che ne fa parte hanno espresso soddisfazione perché era una nostra esplicita richiesta.

Ma l’entusiasmo si è spento già al primo incontro perché l’assessore Giacobazzi ha presentato il progetto di ciclabile della via Emilia, precisando che era già stato concordato con i commercianti e che doveva essere approvato per non perdere il finanziamento.

Un tavolo prendere o lasciare, al quale sono invitate le 10 associazioni del Coordinamento e altre 42 organizzazioni, ma mancano l’ACI, AMO, SETA, FER, TPER, COTAMO ed altri importanti attori della mobilità.

Nel segnalare tale assenza abbiamo chiesto di definire prioritariamente le finalità del tavolo, le modalità di partecipazione, di definizione del programma dei lavori e di invio della documentazione.

La FIAB ha poi consegnato l’elenco delle principali questioni sospese, che attendono ancora una risposta: l’accesso facilitato al centro storico, il collegamento con la Sacca, il contrasto ai furti di biciclette, l’eliminazione delle interruzioni e degli ostacoli sulle piste, l’apertura della pista del sottopasso di Cittanova sulla via Emilia chiuso da due anni, la realizzazione di parcheggi per biciclette nei centri commerciali e nei servizi, ridurre la velocità a 30 km/ora nelle zone residenziali.

Attendiamo risposte concrete sperando che il Tavolo diventi lo strumento per raccogliere i bisogni dei cittadini e non un luogo di validazione di scelte costruite in altri luoghi.

Non si possono spendere risorse pubbliche per il trasporto collettivo e la mobilità dolce pensando solo agli interessi di bottega.

Incidenti stradali: una strage infinita

incidente con bicicletta

incidente con bicicletta

Gli incidenti stradali continuano a rappresentare un enorme problema irrisolto, particolarmente a Modena. Lo conferma l’ultimo studio pubblicato da ACI-Istat sull’incidentalità del 2013, che ci consegna dati ancora una volta drammatici: 1.254 sinistri, 15 morti e 1.679 feriti. I danni materiali globali conseguenti sono stimati in oltre 250 milioni di euro.

La velocità eccessiva continua a rappresentare di gran lunga -a pari merito con la distrazione- il principale fattore degli incidenti (25% del totale). Le associazioni ambientaliste e gli esperti da tempo la considerano l’elemento chiave su cui intervenire per contrastare il fenomeno.

Dopo aver migliorato le tecniche mediche e di pronto soccorso, come pure la sicurezza intrinseca degli autoveicoli, resta il fattore umano. Nello studio pubblicato, Aci propone di potenziare l’educazione stradale e la formazione. Queste azioni appaiono largamente insufficienti: si può davvero credere che il motivo principale degli incidenti sia la scarsa conoscenza del Codice della Strada?

Purtroppo, il problema riguarda la filosofia di gestione dello spazio pubblico. La politica del Comune di Modena ha consegnato le strade e le piazze agli autoveicoli, riducendo il diritto degli altri mezzi a circolare e parcheggiare e facendoli percepire come alieni.

Ciò ha pesato nel decidere le priorità e le caratteristiche tecniche degli investimenti nel settore della mobilità: mentre si realizza a tamburo battente il mega parcheggio Novi Park investendo 82 milioni di euro nei 41 anni del contratto Comune-gestore, si perdono anni per realizzare tratti di ciclabili in strade pericolose come Via Giardini o Emilia est, con progetti deludenti, dettati dalle direttive dei commercianti più retrivi.

Una città orientata al cambiamento dovrebbe muoversi diversamente da Modena, realizzando le zone a moderazione di traffico (30 km/h) nei quartieri residenziali, le rotatorie compatte, una più estesa pedonalizzazione del centro storico, una rete di ciclabili e pedonali ben collegati e con diritto di precedenza, una segnaletica che consenta alle bici di circolare nei sensi unici per le auto, nuovi servizi per proteggere le bici dai furti, attraversamenti ciclabili e pedonali ampi e prioritari sulle automobili, un adeguamento del servizio di trasporto pubblico.

Una più spiccata promiscuità degli utenti della strada e nuove regole del gioco, incentrate non sul potere del più forte ma sui diritti dei più deboli e rispettosi dell’ambiente, produrrebbe certamente una riduzione della velocità e dell’inquinamento. L’obiettivo finale da perseguire è la riduzione dell’uso degli autoveicoli negli spostamenti urbani a favore degli altri mezzi di spostamento, dall’attuale 75% al 35%-40%, dando spazio alle modalità di spostamento ecologiche.

Giorgio Castelli
Giuseppe Marano

Abbiamo pubblicato il Calendario ed il Programma Attività 2015

Sono stati distribuiti alla festa degli auguri di fine anno, il nuovo calendario e il pieghevole delle attività per il 2015. Nelle prossime settimane arriverà insieme al primo “infobici” del 2015. Chi vuole scaricare una copia digitale in PDF può farlo qui sotto. Diffondete e … partecipate!

Depliant Attività 2015 FIAB Modena

Pieghevole Attività 2015 FIAB Modena

Calendario 2015 FIAB Modena

Calendario 2015 FIAB Modena

Per partecipare alle gite è necessario contattare i referenti, essere in buone condizioni fisiche ed avere una bicicletta efficiente. Le gite sono rivolte ai soci Fiab che contribuiranno alle spese sostenute dall’Associazione e l’assicurazione. Il tesseramento 2015 si può fare durante le gite, in sede, oppure on line  compilando questa form.

II costi annuali della tessera sono:

  • 5 euro socio junior fino a 14 anni
  • 20 euro socio ordinario
  • 25 euro socio ordinario + abbonamento rivista BC
  • 30 euro socio sostenitore
  • 35euro socio sostenitore + abbonamento rivista BC.

Nella quota sono compresi il periodico Infobici e la polizza assicurativa annuale RC.

10 anni promettenti

fiab modena - 10 anni in cifre

fiab modena – 10 anni in cifre

Mi ricordo ancora quel viaggio a Reggio Emilia in una serata fredda e piovosa. Con Beppe, Bruno e Giuseppe avevamo appuntamento con Claudio, per sapere come fondare una sede della FIAB anche a Modena. Quella sera abbiamo saputo di un gruppo di modenesi iscritti a Reggio che avevano pensato la stessa cosa! Li abbiamo incontrati qualche giorno dopo a casa di Luciana. Erano Eugenia, Giovanna, Armando, Vittorio e Luciana ovviamente. Il 15 di aprile tutti assieme abbiamo sottoscritto gli atti dal notaio.

Da questo piccolo gruppo sono nati i nostri primi programmi, le gite ed i viaggi, sempre più frequenti e più frequentati, organizzati da un gruppo poco esperto, ma pieno di entusiasmo.

Poco dopo abbiamo mosso i primi passi nelle scuole, con l’accompagnamento dei bambini, i laboratori e i programmi didattici. Crescevano anche gli iscritti e arrivavano nuove idee e nuove competenze, che ci hanno permesso di allargare la nostra presenza nel territorio: la pubblicazione del giornalino, il corso per le donne straniere, i primi articoli sulla stampa, le interviste, il sito, facebook, le iniziative pubbliche.

Siamo cresciuti anche all’interno della FIAB nazionale organizzando a Modena il primo Consiglio Nazionale nel 2011, il progetto Biciclette a Fiumi nel 2012, il raduno nazionale e il Festival del Cicloturismo nel 2013 ed eleggendo un nostro delegato nel Consiglio Nazionale.

Fino ad ora abbiamo potuto contare su una buona coesione ed entusiasmo, sulla autonomia finanziaria e su una grande apertura verso il territorio e il suo associazionismo, che ha consentito l’organizzazione di numerose iniziative comuni.

Ora possiamo dire che siamo conosciuti e che siamo un punto di riferimento sul cicloturismo e sulla mobilità sostenibile, ma dobbiamo crescere per allargare la nostra presenza nella provincia e per arricchire l’associazione di nuove risorse e nuove idee.

Una associazione rimane viva se sa attrarre e accogliere nuove idee, se sa rinnovare la propria organizzazione e allargare la partecipazione degli iscritti e se mantiene orgogliosamente la propria autonomia, anche finanziaria.

Dopo dieci anni di intenso lavoro, tutti assieme dobbiamo accrescere gli iscritti e soprattutto favorire la loro partecipazione alle attività di promozione del cicloturismo e della mobilità dolce.

Giorgio Castelli

È tempo di bilanci

FIAB e Modena

FIAB e Modena

È tempo di bilanci
di Giorgio Castelli

Alla fine di Maggio si svolgeranno le elezioni per la scelta di numerosi sindaci e, come abbiamo fatto prima delle ultime elezioni, abbiamo invitato tutti i candidati a illustrare i propri programmi sulla mobilità ed ambiente. Sarà un’occasione pubblica per conoscere la loro sensibilità su questi temi e per un confronto sui contenuti del decalogo, che abbiamo stilato assieme alle altre associazioni del Coordinamento della Mobilità Nuova.

Questo è anche il tempo dei consuntivi di una legislatura, che era iniziata con impegni e speranze, che poi sono state in gran parte tradite.

Numerose sono state le richieste avanzate dalla FIAB al Comune di Modena nel corso di questi 5 anni:

  • la realizzazione dei tratti mancanti sulle principali strade di accesso al centro città (Via Emilia Est, Vignolese, Giardini e Cialdini),
  • il miglioramento dei percorsi di accesso in bicicletta al centro storico,
  • la rimozione delle numerose barriere che ostacolano il transito delle biciclette nelle piste esistenti,
  • il posizionamento dei segnali di precedenza prima delle piste, affinché anche i ciclisti vengano rispettati,
  • la modifica di alcuni semafori per renderli meno penalizzanti per pedoni e ciclisti,
  • la riduzione della velocità nelle zone residenziali,
  • una politica sistematica di contrasto ai furti di biciclette, promossa con una impegnativa azione dalla FIAB, al livello locale e nazionale, e concordata con tutte le Forze dell’ordine.

Non sono richieste da ciclisti intransigenti, che pretendono il primato della bicicletta, ma sono proposte per favorire una migliore integrazione ed un maggiore equilibrio tra i diversi mezzi di trasporto. Sono in gran parte provvedimenti che non richiedono ingenti investimenti, anzi molti sono a costo zero.

Nell’insieme si è chiesto alle amministrazioni pubbliche di destinare alla mobilità pedonale e ciclabile attenzione e risorse almeno proporzionali agli spostamenti che si compiono giornalmente con queste modalità. E l’esperienza di numerose città italiane ed europee dimostra che decisioni politiche coerenti possono affermare modi di trasporto rispettosi delle persone e dell’ambiente, aumentando il consenso dei cittadini.

Ma dal Comune abbiamo ricevuto risposte scarse e negative: non una di queste richieste ha trovato soluzione e spesso è stato difficile farci ascoltare.

Gli assessori competenti hanno fatto fatica a riceverci, spesso non hanno dato risposte, neanche negative. L’assessore Sitta si è distinto per insensibilità ed arroganza promettendoci, nel caso del cavalcavia Cialdini, soluzioni fantasiose ed irrealizzabili, per poi lasciare tutto come prima.

Nel frattempo prosciugava il bilancio per realizzare costose passerelle, che collegano il niente col nulla, inutili piste ed un parcheggio per il centro storico in gran parte inutilizzato.

Gli assessori che gli sono succeduti, Arletti e Giacobazzi, hanno disfatto il settore traffico e si sono barcamenati fino alla fine della legislatura.

Poi, a pochi mesi dagli esami, hanno cercato di recuperare con proposte di ciclabili in via Giardini e in via Emilia Est, scontentando tutti.

Purtroppo anche Modena conferma quanto è scritto nel Manuale della Commissione Europea “Città in bicicletta” indirizzato ai politici delle città medie: “I politici e i tecnici sono più cauti di qualsiasi altro gruppo di persone interrogate, compresi gli automobilisti, forse perché confondono le proprie esigenze di mobilità con quelle della media dei cittadini. Il pubblico è in realtà maturo per un cambiamento di atteggiamento da parte delle autorità, sono questi ultimi ad essere in ritardo rispetto all’opinione pubblica”.

Noi, col nostro inguaribile ottimismo, insisteremo anche con i prossimi amministratori, continuando a collaborare alle iniziative rivolte ai cittadini e alle scuole, sperando di essere percepiti per ciò che siamo: una risorsa.

Il coordinamento per una Mobilità Nuova e gli Amministratori Locali

gli amministratori non pedalano con noi

gli amministratori non pedalano con noi

Quest’anno la Fiab ha lavorato assiduamente con altre associazioni che si occupano di mobilità e che propongono una organizzazione più moderna dello spazio pubblico.

Abbiamo iniziato con Legambiente, Uisp ciclismo e CSI, promuovendo la mobilità ciclistica nelle domeniche senza auto, ed abbiamo proseguito coinvolgendo Salvaciclisti, Ciclofficicna, Ciclostile, Ingegneria Senza Frontiere, Acsi Ciclismo, Comitato Sacca e Comitato utenti della ferrovia Modena Sassuolo.

Assieme abbiamo proposto agli assessori del Comune di Modena, Arletti e Giacobazzi, l’istituzione della Consulta della mobilità, come ha fatto Bologna e, di fronte al rifiuto, abbiamo costituito il Coordinamento delle associazioni per la Mobilità Nuova.

Chi ci amministra non conosce cosa avviene nelle strade, non raccoglie dati sulle diverse modalità di spostamento e nelle classifiche nazionali Modena continua a perdere posizioni. La nostra città, nota in Italia per dinamicità e innovazione, ha ipotecato tutte le risorse dei prossimi decenni per realizzare un parcheggio sovradimensionato, proprio mentre l’ANCI (l’Associazione dei Comuni Italiani) propone 30 km. all’ora come massima di velocità nelle aree urbane, il doppio senso di circolazione alle biciclette nelle vie a senso unico, parcheggi a spina di pesce a sinistra per favorire le corsie ciclabili a destra, linee d’arresto avanzate per le biciclette ai semafori per dare sicurezza ai ciclisti.

Nel rincorrere un ipotetico consenso, che nel frattempo si sposta altrove, propongono iniziative di facciata e cercano di usare le nostre associazioni come manodopera gratuita, salvo scordarsi o respingere le proposte che avanziamo da tempo.

Gli amministratori hanno dimenticato l’impegno assunto per migliorare gli attraversamenti ciclabili della ferrovia e i ciclisti continuano a rischiare sui cavalcavia Cialdini e Mazzone, non hanno tolto gli ostacoli e le continue interruzioni delle piste ciclabili, non facilitano l’accesso al centro storico in bicicletta, non fanno iniziative per il rispetto degli attraversamenti ciclabili e pedonali. Sono provvedimenti che non richiedono investimenti ma sono importantissimi per la mobilità, anzi riducono le spese di manutenzione.

Utilizzano le scarse risorse per migliorare la qualità dell’aria per realizzare la tanto attesa pista di via Giardini, ma divisa in due tronconi su lati diversi, obbligando i ciclisti ad attraversare inutilmente via Giardini, via Gaddi e viale Jacopo Barozzi. Mantengono la via Giardini con i caratteri degli anni 60, soffocata dal traffico e con un commercio che langue, dimenticando di averla classificata di quartiere nel piano regolatore.

Privi di una seria politica sulla mobilità e sull’ambiente, gli amministratori galleggiano sull’esistente, dimenticando che una politica sulle mobilità pedonale e ciclabile facilita anche la mobilità automobilistica: più biciclette uguale meno auto e meno auto uguale meno traffico e più fluidità. Non facilitano i pedoni, i ciclisti ed il trasporto pubblico che possono dare respiro al commercio e dare dignità allo spazio pubblico.

Il Coordinamento si è organizzato per sostenere il cambiamento, nella convinzione che i cittadini siano più avanti dei politici mediocri, che non sanno immaginare una mobilità più efficiente, una città più sicura e più civile.