Elezioni, messaggi di fumo

Era evidente che il dibattito in campagna elettorale sarebbe stato di basso livello e scollegato da soluzioni realistiche ai problemi del paese. Proprio per questo Riccardo Iacona aveva inaugurato la nuova stagione di “Presa Diretta” con una puntata “in positivo” tutta dedicata ai temi della mobilità ciclabile, evidenziando in prima serata ad un vasto pubblico, come potesse risolvere alcuni dei problemi delle nostre città e generare nuove opportunità di business.

Ci hanno immediatamente pensato alcuni dei principali partiti a smorzare i nostri facili entusiasmi.

Partiamo dal mesozoico Berlusconi: “Nel nostro programma non ci sono più tasse sull’auto, che è uno strumento per andare al lavoro, e accompagnare i figli a scuola”. Ehhh? In tutto il mondo moderno questa è considerata una “bestemmia”: a scuola ci si va prima sulla cargo-bike della mamma, poi con i mezzi pubblici o in bici. Portare i ragazzi a scuola in auto è considerato antieconomico, inquinante e soprattutto diseducativo. In Italia invece assistiamo inermi al parcheggio selvaggio davanti alle scuole per consegnare come pacchi, ragazzi che nella stragrande maggioranza dei casi abitano a meno di 2 km di distanza. Abbiamo perfino dovuto fare una legge nel 2017 per permettere l’uscita in autonomia da scuola! Sarebbe ora che anche T-Rex Silvio si accorgesse che questa malsana abitudine genera un circolo vizioso, che blocca i il traffico cittadino proprio nell’orario di punta per lavoratori ed imprenditori, che invece hanno spesso vera necessità di usare l’auto privata. Incentivare questa abitudine, invece che contrastarla, è tipica di una classe politica che ha sempre mostrato indifferenza, quando non ostilità, per le richieste di una mobilità più sostenibile.

Più sorprendente il caso del M5S, che invece si era dimostrato finora più sensibile a questi temi. E’ successo che per la consegna dei simboli elettorali il minivan M5S si sia fermato sulle strisce pedonali per far scendere Grillo e di Maio, e poi sostasse alla fermata del bus per più di un’ora (giustamente multato). Sono arrivate poi le scuse dovute e ineluttabili, perché anche se sembra una cosa di piccolo conto, questo incivile comportamento è lo specchio fedele di quello che succede in tutt’Italia, dove gli spazi per i mezzi pubblici, per i ciclisti e per i pedoni sono regolarmente invasi da automobilisti che non hanno nessun riguardo per i diritti di mobilità e sicurezza di chi non può o non vuole muoversi con l’auto privata.

Se queste sono le premesse, purtroppo abbiamo una forte sensazione che, anche in questa campagna elettorale, i segnali di fumo per capire quale sarà il destino delle nostre città, provengano dai tubi di scarico delle auto blu e non portino nessuna buona notizia per le nostre speranze.

Ermes Spadoni
www.modenainbici.it

Le priorità del PUMS a Modena

In questi giorni Fiab Modena partecipa alla consultazione pubblica che il Comune di Modena organizza per la stesura del PUMS, il Piano per la Mobilità Sostenibile, cioè le politiche per la mobilità che la città adotterà nei prossimi 10 anni. Pur salvaguardando la necessità individuale di spostamento, è condiviso da tutti l’obiettivo di avere una città meno stremata dal traffico, più vivibile, silenziosa e sicura, (ve la ricordate nei giorni del concerto di Vasco?) privilegiando l’autobus, la biciletta o andando a piedi invece che in auto.

Un appuntamento importantissimo per i modenesi di oggi e di domani, che verranno invitati a dare il loro parere sulle priorità del Piano stesso con un questionario, in una città dove gli spostamenti in auto con singolo conducente raggiungono quasi il 70% del totale e dei quali solo la metà supera distanze superiori ai 2,5 km.

Per decidere di lasciare l’auto a casa pensiamo sia fondamentale la concorrenzialità dei mezzi pubblici, a parità di tempo devono almeno essere più comodi: sapere se e quando passa l’autobus grazie ad applicativi ITC, le corsie preferenziali che ne garantiscono il transito dovrebbero essere priorità del PUMS.

Marciapiedi più larghi, ben pavimentati e illuminati, percorsi ciclabili adeguatamente collegati, attraversamenti pedonali più sicuri sarebbero garanzia non solo per gli utenti deboli, i ragazzi e gli anziani, ma per ognuno di noi, che diventa pedone o ciclista nel momento in cui scende dall’auto. Anche queste le possiamo considerare priorità del PUMS?

Tra 10 anni possiamo immaginare una maggiore diffusione della bicicletta elettrica che può diventare una vera alternativa all’auto anche su lunghe distanze. Già da ora dobbiamo porci la necessità di adeguare la nostra rete ciclabile a questo cambiamento, con ciclabili funzionali e parcheggi bici protetti in tutti gli edifici pubblici e privati, assicurazione contro i furti.

Anche la logistica delle merci dovrà cambiare: meno furgoni e camion e più cargo-bike (le simpatiche bici con cestone per il trasporto di grossi oggetti) per consegnare gli acquisti on-line e le merci nei negozi. Quindi strade più libere dalle auto parcheggiate a bordo strada, dal pericoloso traffico a velocità eccessiva per tutelare e favorire chi sceglierà di muoversi in bici, a piedi in autobus, perché questo dovrebbe essere il vero obiettivo di un Piano della Mobilità Sostenibile.

Paola Busani
www.modenainbici.it

Campionatore passivo, cittadino attivo.

È di pochi giorni la notizia che l’Italia è a rischio di procedura di infrazione in materia di qualità dell’aria; sarebbe “colpevole”, insieme ad altri paesi europei, di mantenere troppo alti i livelli di concentrazione di due inquinanti atmosferici: il biossido di azoto (NO2) e il particolato atmosferico. Il Ministro dell’Ambiente sarà convocato, entro fine mese, dal Commissario dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, il quale si attende di conoscere “come e in che tempi si vuole raggiungere il rispetto” delle principali direttive europee in materia di qualità dell’aria.

Sono già pronti a rispondere all’Europa, sopperendo all’inoperatività del governo italiano, i “cittadini sentinella” di Bologna, protagonisti e finanziatori di “Aria Pesa”, un’iniziativa di monitoraggio che definirà una mappatura puntuale della qualità dell’aria in città.

Saranno più di 200 i cittadini attivi nella rilevazione, verranno forniti di un “kit misuratore” di NO2 con relative istruzioni per l’uso. Il kit consta di una staffa, di tre fascette per il fissaggio e del campionatore, quest’ultimo è un tubetto di pochi centimetri che va installato nel luogo più aperto possibile a una distanza dal suolo non inferiore ai tre metri. Si può mettere su un balcone, accanto a un palo o fuori dalla finestra, in questo modo verrà misurata la qualità dell’aria nelle strade più frequentate, come quelle casa-lavoro, casa-scuola. Il monitoraggio avrà la durata di un mese, dal 25 gennaio al 25 febbraio, i dati raccolti saranno sottoposti ad uno studio scientifico, supportato dal Dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna e confrontato con i dati regionali dell’Arpa, ad oggi presente in città di Bologna, con 3 centraline.

Aria Pesa” non è solo un esperimento civico su basi scientifiche, è una presa di coscienza collettiva, che va a contrastare le scelte dell’amministrazione pubblica che determinano gravi conseguenze sulla salute e la qualità di vita in città. Se da una parte la politica si affievolisce, dall’altra il risveglio dei cittadini può essere lo stimolo per motivare politiche più coraggiose di limitazione di veicoli inquinanti e promozione della mobilità sostenibile, portando un cambiamento profondo dei nostri stili di vita.

I cittadini si stanno attivando … e la politica?

Marina Beneventi
www.modenainbici.it

Il destino del Ciclista Felice di Morane-Vaciglio

Come va di moda nelle moderne pubblicità, per indorare la pillola del discusso progetto Morane-Vaciglio, la nostra amministrazione ci ha propinato un rassicurante rendering del nuovo comparto, al centro del quale capeggia il classico Ciclista Felice. Tralascio la valutazione urbanistica del nuovo comparto (sulla quale vi consiglio il blog RiconnettereModena), ma sappiamo tutti benissimo quale è il triste destino del Ciclista Felice una volta fuori dall’accogliente parchetto del quartiere: ciclabili sconnesse, spezzate, scarsamente illuminate, non segnalate, strade di città larghe e pericolose come autostrade, parcheggi selvaggi fin sui marciapiedi e portabici mancanti.

Il vero deficit culturale delle amministrazioni locali in tema di ciclabilità si rivela proprio nella destinazione d’uso a cui viene relegata la bici: sgambate nei parchetti di quartiere con i bimbi, e scampagnate domenicali appena fuori città. Scopi per i quali in effetti Modena si distingue, ma senza mai affrontare un progetto organico (perché non imitare la Bicipolitana di Pesaro ad esempio?) per l’uso quotidiano scuola e lavoro.

Gli ultimi decenni hanno visto nascere a Modena diversi quartieri periferici come il Morane Vaciglio, dai quali per qualsiasi necessità (spesa, cure, svago, lavoro) ci si deve affidare a spostamenti rilevanti. Una situazione aggravata da altrettante scelte di decentramento di importanti poli aggregatori (si pensi solo al polo scolastico Leonardo, all’ Ospedale Baggiovara, ai vari Centri Commerciali) la cui dislocazione è stata fatta solo in funzione della comoda accessibilità automobilistica. Pensate solo all’area del Cinema Victoria, da quasi 10 anni principale centro di ritrovo per giovani e famiglie, con migliaia di presenze tutti i giorni, a 900 metri in linea d’aria dalla Ghirlandina, ancora senza una reale accessibilità pedonale e ciclabile dal centro, a meno di non volersi addentrare nel ripido sottopasso bunker del Cialdini.

Ed allora tutti in auto, anche chi potrebbe farne a meno, a discapito di chi l’auto la deve usare davvero per lavoro o necessità, e si ritrova inevitabilmente la città bloccata da un semplice cantiere in tangenziale, o per l’inaugurazione dell’ennesimo centro commerciale.

Ermes Spadoni
www.modenainbici.it

Medice Cura Te Ipsum

Di solito in città uso la bici; oggi per necessità vesto i panni dell’ automobilista urbano. Traffico allucinante, code. Ad ogni semaforo rosso accumulo veleni, dei gas di scarico e dello stress. Finalmente un tratto di strada libero, recupererò un po’ del mio ritardo. Ma no! una signora si accinge ad attraversare sulle strisce e mi guarda esitante. Non si è ancora mossa, avverto l’ impulso di ignorarla.

Complice la fretta, si affaccia la tentazione di sfruttare una situazione asimmetrica in cui, per una volta, ho io un piccolo potere : sarebbe una ben meschina rivalsa su quegli enormi SUV che chiedono strada con prepotenza, perché son più grossi. Li voglio emulare su scala ridotta? No, mi fermo.

La signora attraversando mi fa un cenno di ringraziamento con la mano e le rispondo con un sorriso. Gesti superflui – ho solo osservato il codice – ma densi di significato. Grazie di non avere abusato del tuo potere, mi dice lei. Rispettando te, utente più debole della strada, ho rispettato anche me stessa, rispondo io. Silenziosa promessa di una convivenza civile più gentile ed umana.

Tutta questa dinamica è durata pochi secondi, ma sono bastati per farmi ripartire più serena. Però la tentazione c’ è stata…. Il 2017 ci ha regalato la legge per la mobilità ciclistica , premio di tante battaglie FIAB per città più vivibili. Ma la battaglia ognuno deve farla anche dentro di sé, per disintossicarsi davvero dal modello sociale malato che volenti o nolenti ci contamina un po’ tutti, così come l’ aria che respiriamo: un modello che idolatra la velocità, osanna il vincente, ammira il potente, tollera il sopruso, mortifica il debole. E si comincia da gesti molto piccoli. Buon 2018 in una Modena meno inquinata, da tutti i punti di vista.

Maria Chiara Marchiò 
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Un’altra occasione persa

Nei primi giorni di dicembre sono stati inaugurati contemporaneamente tre centri commerciali che si affacciano tutti su via Emilia Ovest.
In particolare si è trattato della riorganizzazione del grande ipermercato del centro commerciale Grandemilia, dell’insediamento di un altro supermercato sotto al cavalcavia della Madonnina e di un centro per il bricolage verso il ponte dell’autostrada.

Così, in barba ad una attenta pianificazione, si sono aggiunti altri carichi urbanistici commerciali sull’asse principale di Modena, perdendo l’occasione per riqualificare progressivamente uno degli accessi più importanti della città.

Per rendere accessibili questi insediamenti sono stati realizzati nuovi svincoli e rotatorie che hanno sottratto ai ciclisti ed ai pedoni il poco spazio disponibile ai margini della strada, faticosamente difesi nel passato con una attenta politica urbanistica. Come se non bastasse, questa nuova riorganizzazione non si è preoccupata di dare continuità agli spezzoni di ciclabili e di sottostrade che prefiguravano la progressiva realizzazione dei percorsi pedonali e ciclabili su ogni lato della strada, previsti negli strumenti urbanistici. Così si vieta l’accesso pedonale e ciclabile alle più importanti attività industriali e commerciali della città: altro che Mutina Splendidissima!

Tutto questo farebbe pensare ad un deciso cambio di rotta nella gestione del territorio e della mobilità, se non fosse che, contemporaneamente, si investono ingenti risorse comunali e statali in progetti di bike to work per spingere i cittadini all’uso della bicicletta per recarsi al lavoro.

Inoltre l’Agenzia per la Mobilità Amo con il progetto MOSSA cerca di premiare le aziende più virtuose nell’offrire servizi ed incentivi ai lavoratori che accedono al posto di lavoro con mezzi più rispettosi dell’ambiente. Il Comune ha inoltre iniziato le consultazioni per la stesura del Piano urbano di mobilità sostenibile (PUMS), che mette al primo posto l’uso della bicicletta e del trasporto pubblico per gli spostamenti di ambito urbano.

Se si trattasse di una persona fisica si potrebbe pensare alla schizofrenia o a disturbi dissociativi, ma in questo caso è molto probabile che si tratti della netta differenza tra ciò che si dichiara di perseguire e ciò che si realizza nella realtà.

La FIAB, pur con grande rammarico per tali scelte contraddittorie, non rinuncia a collaborare con tutti per affermare una mobilità più efficace e moderna rispettosa dell’ambiente.

Giorgio Castelli
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Da ciclisti della domenica a ciclisti di tutti i giorni

gruppo di ciclisti per strada

Qualche giorno fa un lettore sulla nostra pagina facebook si domandava “come mai alla domenica troviamo migliaia di ciclisti sportivi di qualsiasi età che percorrono con relativa semplicità 80/100 km, anche in salita, anche fuoristrada e con qualsiasi condizione meteo, e poi gran parte di quelle persone dal lunedì al venerdì se devono fare 3 km per andare a lavorare prendono regolarmente l’auto?”.

E’ un commento postato sull’ articolo in cui Davide Cassani, ex professionista e CT della nazionale di ciclismo su strada, raccontava una sua recente esperienza milanese: lo stesso percorso di 3,5 km coperto in metropolitana e in bicicletta. 35 minuti nel primo caso e solo 13 nel secondo.

Eppure questi appassionati ciclisti della domenica sanno come superare alcune delle difficoltà quotidiane nell’uso della bici: non hanno timore della fatica necessaria per pedalare in città, come affrontare piccoli problemi meccanici, posseggono già abbigliamento ed accessori necessari (casco, antipioggia, etc.). Sono insomma già pronti a diventare ciclisti urbani.

Ma se parli con loro, spesso sono i più ostinati detrattori di questa soluzione di mobilità quotidiana. In realtà, come tutti gli altri cittadini, vengono in gran parte dissuasi dalla mancanza di un “clima cittadino” più accogliente, di percorsi protetti o privilegiati, dalla velocità del traffico automobilistico, dalla scarsità dei posteggi e di altri servizi.

Perché è evidente che la politica dalle nostre parti ha lavorato egregiamente sul ciclismo sportivo con lunghi percorsi ciclistici extraurbani e numerosi itinerari naturalistici, ma poi ha fallito (i numeri sono impietosi) nella politica per la ciclabilità di tutti i giorni.

Insomma abbiamo un enorme potenziale “target” di utenti, consapevoli dell’economicità e della velocità sui brevi tragitti quotidiani, che ha già mezzi e conoscenze per partire, che potrebbero far da traino a tutti gli altri che ci dicono “magari, come mi piacerebbe poter andare in bici al lavoro”, o a tutti i nostalgici dei giorni di Modena Park che ci raccontavano “come è bello girare in tranquillità a Modena in bici!”.

Purtroppo continuiamo a vedere finanziare spezzoni di ciclabili, ma non un ridisegno complessivo degli spazi che faccia capire ai cittadini che il clima è cambiato, e che al centro della mobilità ci sono proprio loro e non le loro auto.

Ermes Spadoni
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Sì della Camera alla Legge Quadro Mobilità Ciclistica

fiab in senato

In questi giorni c’è grande entusiasmo nel mondo della bici, nella seduta del 14 novembre la Camera ha approvato all’unanimità la legge quadro sulla Mobilità Ciclistica che ora passa al Senato. È sicuramente un fatto storico che la bicicletta approdi in Parlamento, ma ancora di più l’assenso unanime nel dar seguito alla Legge da parte di tutti i deputati.

Una Legge che ha visto il forte impegno di ex amministratori della vicina città di Reggio Emilia come Paolo Gandolfi relatore della legge e tra i primi firmatari e Graziano Del Rio Ministro delle infrastrutture e dei trasporti che ha asserito come con questa legge “lo stato assume pienamente la pianificazione della mobilità ciclistica, insieme alle Regioni. Esattamente come il sistema autostradale o il sistema ferroviario con questa Legge la ciclabilità fa parte di una strategia di mobilità che diventa prioritaria nei centri urbani e per lo sviluppo del turismo nel nostro Paese”.

La finalità che la legge propone è promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze quotidiane che per le attività turistiche e ricreative. Un approccio a 360 gradi che ha come finalità migliorare la mobilità urbana, tutelare l’ambiente, la salute, valorizzare il territorio e sviluppare l’attività turistica.

Sul piano operativo la legge propone come primo passo la redazione di un Piano generale della mobilità ciclistica con l’impegno che diventi parte integrante del Piano generale dei trasporti. A seguire gli impegni che la Regione si dovrà assumere sia in tema di individuazione e realizzazione della rete ciclabile che in misure concrete per favorire l’uso della bicicletta nelle aree urbane.

Gli stessi impegni dovranno essere assunti dalle amministrazioni locali con la redazione di piani urbani della mobilità ciclistica in cui far confluire la rete ciclabile, le zone 30, le aree pedonali… insieme ad azioni tese ad incentivare gli spostamenti casa-scuola, e casa-lavoro, integrazione con i servizi di trasporto pubblico, contrasto ai furti di biciclette…

Nella speranza che prima della chiusura della legislazione ci sia il definitivo passaggio in Senato resta l’entusiasmo per il traguardo raggiunto e l’impegno per il lavoro da fare.

Giuseppe Amorelli
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Prima Assemblea generale del Ciclismo Urbano

velostazione bologna

Giovedì 9 novembre, alla Velostazione Dynamo di Bologna, punto di riferimento per le due ruote bolognesi, si è riunita la prima “Assemblea Generale per il Ciclismo Urbano” che si pone come obiettivo quello di mobilitare i ciclisti con una strategia unitaria, in risposta alla campagna “risveglio civico” fomentata dal Sindaco, che infligge multe ai “ciclisti selvaggi” che circolano in contromano e sotto i portici.

Le sanzioni arrivano senza essere accompagnate da risposte per chi si sposta in bici, per esempio il doppio senso ciclabile che potrebbe essere attuato nel centro storico, come avviene dal 2008 a Reggio Emilia. L’esperienza ventennale di Bruxelles, ha mostrato come l’istituzione del doppio senso, opportunamente comunicato e segnalato, è un provvedimento che aumenta la sicurezza, rallentando i picchi di velocità, contrariamente a quando affermato dal Sindaco che dimostra di non conoscere le migliori esperienze europee.

I ciclo-attivisti chiedono, all’amministrazione bolognese, quali strategie sono in campo per rafforzare la sostenibilità e la responsabilità civica, che dovrebbe vedere premiati i trasporti sostenibili come pedonalità, ciclismo urbano, uso del trasporto pubblico? Non solo oggi queste utenze sono penalizzate ma persino messe in conflitto tra loro.

Bibi Bellini, coordinatore per la regione Emilia-Romagna di Fiab, ricorda all’assemblea che Bologna è storicamente la città dei patti civici e dei beni comuni, e proprio l’uso della bicicletta è in grado di tutelare l’aria, lo spazio pubblico, l’ambiente e di conseguenza la salute. Dobbiamo comunicare fortemente, diventando dei “moltiplicatori”, l’importanza della buona partica del ciclista, riconoscerne il valore, quantificarlo e mapparlo; perché ogni singolo ciclista delle nostre città è utile alla città stessa; è vantaggio e beneficio di tutti, automobilisti compresi.

Chiediamoci anche, quanti PM10 (polveri sottili) risparmiamo grazie a chi decide ogni giorno di andare al lavoro, o ovunque sia necessario, in bicicletta?

Marina Beneventi
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La civiltà tra i portici di mamma Bologna

in bici sotto i portici di bologna

Tolleranza zero per le bici contromano e stop alle bici sotto i portici. “Bologna merita di essere una città civile”. Così nei giorni scorsi il sindaco Merola ha lanciato la sua campagna per il rispetto delle regole. Sacrosanto: noi di FIAB da anni facciamo corsi nelle scuole, ai giovani e donne straniere e promuoviamo eventi per la sicurezza dei ciclisti. E sappiamo bene che dal rispetto delle regole ne abbiamo solo da guadagnare, e quindi riteniamo giusto fare per primi la nostra parte.

Tutto bene quindi? Nemmeno un po’, e per due motivi. Primo perché tra i “comportamenti incivili” nel mirino del primo cittadino, alla stregua delle inosservanze dei ciclisti, è finito anche l’uso del cellulare alla guida. Ed è inaccettabile mettere sullo stesso piano comportamenti anche odiosi ma con conseguenze statisticamente quasi inesistenti, con una abitudine criminale per la quale ACI stima in “che 3 incidenti su 4 (quasi 1.200 solo nei primi sei mesi del 2015) sono dovuti alla distrazione, di cui gli smartphone sono una delle cause principali”. Parliamo di centinaia di morti e feriti solo in Italia in un anno.

Solo una svista comunicativa? Non sembra, visto che il giorno dopo un comunicato esalta il confronto: “46 multe ai ciclisti nel primo giorno, mentre negli ultimi 15 giorni le contravvenzioni per l’uso dei telefonini alla guida sono state 85”. Naturalmente Sindaco, se non vogliamo scadere nel ridicolo, ci aspettiamo che nei prossimi giorni queste ultime siano almeno decuplicate.

Il secondo motivo è che non si è tenuto conto dello stato di fatto: eravamo abituati a politici ipocriti che si fanno fotografare in bici in campagna elettorale senza poi realizzare nulla per la mobilità sostenibile, ma non eravamo ancora arrivati alla criminalizzazione degli unici cittadini che tutti i giorni provano a fare concretamente qualcosa per la mobilità. In una situazione, questa sì incivile, in cui i 4 metri di una carreggiata in centro storico sono normalmente occupati per 2 metri dalla corsia di marcia e da 2 metri dai parcheggi per auto.

Invece di scegliere la facile via populista che strizza l’occhio a quel 75% di cittadini che usano solo l’auto, si mostri di voler andare al fondo del problema. Gli esempi non mancano: dalla vicina Reggio Emilia, in cui da anni in centro storico il “senso unico eccetto bici” è la regola, fino ad arrivare a Siviglia che a fine 2016 ha annunciato la trasformazione di tutto il centro in strade a priorità per i ciclisti.

Scommettiamo che riportando i ciclisti al centro della strada, a scapito della velocità delle auto, non ne vedrà più nessuno sotto i portici?

Ermes Spadoni
www.modenainbici.it