Le Pale di San Martino

2 Luglio 2017: di che pasta sei! Partiamo dai produttori dei grani antichi

pasta fresca

Di che pasta sei! Partiamo dai produttori dei grani antichi

Uno degli scopi del gruppo di acquisto di Modena, Gasmo, con cui Fiab Modena collabora, è di fare acquisti consapevoli, e quindi conoscere i produttori a cui si rivolge.

Andiamo a scoprire l’ azienda agricola Stefania Severi, a Torre Maina, e la sua produzione di grani antichi, farro, di cocco e monococco, ci farà scoprire la loro storia. Da questi grani, ricava farine integrali bio per le sue paste che fa produrre da un pastificio esterno alla sua azienda.

Dopo la visita, proseguiremo per un giro nelle nostre colline, con pranzo al sacco a Marano beach, poi rientro nel pomeriggio.

Ritrovo al parcheggio di via Panni 2 luglio 2017 alle 7,15, partenza alle 7,30.

Percorso strade sterrate e secondarie.
Assicurazione Fiab
Pranzo al sacco.

Visita possibile anche ai non cicloturisti!
Info – Armando 339 6678412

Modena pedala assieme alla 100 km del Secchia

Modena pedala assieme alla 100km del Secchia

venerdì 2 giugno, in occasione della tradizionale e ormai mitica 100km del Secchia
(www.modenainbici.it/evento/festa-sul-secchia-2017/?instance_id=971)
organizziamo una breve ma intensa escursione in bicicletta da Modena fino a Campogalliano, dove al punto di ristoro presso Casa Berselli incroceremo i partecipanti alla 100km. Percorreremo assieme a loro un tratto dell’argine Secchia per poi rientrare a Modena da percorso alternativo.

Ritrovo ore 8,45 in P.zza 1° Maggio per iscrizione, partenza ore 9,00 rientro a Modena previsto per ore 12,30. Percorso di Km. 30 circa in buona parte su ciclabile, adatto anche a bambini.

Costo escursione: euro 2.00 per i soci ed euro 4.00 per i non soci.

Per Info: Nicola 3397693497 – Ermes 3406764713

Per non dimenticare. Da Gina a Gabriella: un percorso, due medaglie d’oro.

Sabato 22 aprile abbiamo pedalato lungo strade basse per arrivare nei luoghi del martirio di Gabriella degli Esposti, medaglia d’oro al valor militare, che sacrificò la sua esistenza per amore della libertà. Nonostante avesse due bambine piccole e fosse in attesa di un terzo figlio, trasformò la sua casa in una base della Quarta Zona della Resistenza. Si impegnò nell’organizzazione dei primi gruppi di difesa della donna, scendendo in piazza a Castelfranco per protestare contro la guerra e la scarsità di alimenti.

Era il luglio del 1944, i tempi erano difficili, ma lei non ebbe paura, nè tentennò quando vennero a casa a prelevarla, sotto gli occhi della figlia, per cercare di farla parlare e tradire il marito ed i suoi compagni di lotta. La prelevarono dalla sua cascina il 13 dicembre del 1944 e la trascinarono insieme agli altri nel luogo di prigionia, dove fu barbaramente seviziata e torturata.

Il 17 dicembre fu uccisa e trasportata nel greto del fiume Panaro, a San Cesario,  insieme ad altri 9 compagni. La sua storia , con grande commozione e straordinaria semplicità, abbiamo avuto l’onore di sentirla raccontare dalle parole di Savina Reverberi Catellani, sua figlia, che quel lontano 13 dicembre aveva solo 12 anni. Parole piene di dolore e di amore, verso quella madre che le fu strappata via con odio e violenza e che non vide più dopo quel giorno. Ascoltare dalle sue parole questa terribile tragedia é stata un’esperienza commovente e formativa: é stato un privilegio conoscere questa donna che non si é lesinata nel raccontare questa triste pagina della sua storia personale, che é diventata storia collettiva, che non va perduta nè dimenticata in alcun modo.

Saremmo rimasti ore ed ore ad ascoltare Savina e le parole che fluivano dalle sue labbre, come se non fossero passati 74 anni da quel triste giorno. Altre persone ci attendevano a Castelfranco per aiutarci a ricostruire gli ultimi giorni della sua vita, la tortura all’Ammasso Canapa, l’uccisione sul greto del Panaro,  le pagine del libro di Savina letti dagli allievi delle scuole Spallanzani e Pacinotti,  Cosi abbiamo inforcato le nostre biciclette ed abbiamo continuato il nostro cammino della memoria lungo le tappe designate, fino a giungere a San Cesario.

La giornata é terminata al Bersò delle rose del parco della Resistenza di Modena, per onorare un’altra medaglia d’oro della storia della nostra Resistenza: Gina Borellini, alla cui vita e il prossimo sabato 29 aprile alle h 10, sarà dedicata una stele.

commemorazione gabriella degli esposti

Domenica 9 aprile. Il museo di Ustica. Bologna

Domenica 9 aprile. Il museo di Ustica. Bologna

“Nel mondo vigono solo le Verità non dicibili,
naturalmente scritte con V maiuscola” (P.P. Pasolini)

Sono passati sette anni da quando visitammo per la prima volta il museo della memoria di Ustica, voluto dai familiari delle vittime per commemorare la morte delle 81 persone precipitate nel mare di Ustica in quel lontano 27 giugno 1980, le loro vite intrecciate per sempre in un unico, terribile destino.

L’emozione però è ancora nitida, come fosse ieri e a rinnovare il pathos e la vicinanza con coloro che ancora chiedono a gran voce di fare chiarezza in questa assurda storia di verità celate, di intrighi internazionali ed omertà dei nostri apparati dello stato ci pensa Daria Bonfietti , Presidente dell’associazione Vittime della Strage.

Con pazienza e lucidità ci racconta questi lunghi anni trascorsi a consultare le carte giudiziarie, ad ascoltare e leggere le parole dei politici e dei media di allora, che si sono succedute in questi 37 anni e che per fortuna non sono proprio passati invano. Non sono passati invano perché finalmente si è giunti ad una verità processuale che smentisce le tesi del cedimento strutturale dell’aereo o della bomba posta all’interno della carlinga.

Dal 2013 per esempio si sa che La Corte di Cassazione ha confermato le conclusioni cui giunse nel 1999 il giudice Rosario Priore e cioè che quella sera nei cieli italiani si è combattuta una guerra non dichiarata, si sa ad esempio che aerei militari francesi e americani volarono nei cieli italiani nel tentativo di colpire il colonnello libico Gheddafi, che quella sera si stava recando in un paese dell’Est Europa e che riuscì a sfuggire all’agguato, probabilmente grazie all’intervento dei nostri servizi segreti. Sappiamo oggi, ci ricorda sempre Daria Bonfietti, che una sentenza civile è intervenuta per condannare lo stato a risarcire i familiari delle vittime per non essere stato in grado di garantire la sicurezza nei cieli.

Sappiamo che i francesi ci mentirono, perché una loro nave militare quella sera solcò i nostri mari e la loro base militare in Corsica, contrariamente a quanto dissero in quegli anni, rimase aperta dopo le 17 e che ad oggi, le richieste di chiarimento da parte delle nostre istituzioni al governo d’oltralpe sono rimaste lettera morta. Sappiamo dei processi penali, della prescrizione di alcuni di essi, delle assoluzioni e delle imputazioni di altro tradimento nei confronti di Generali del nostro esercito, ma c‘é un dato che ancora non ci é dato conoscere: chi fu a colpire l’aereo quella sera di mezza estate di 37 anni fa? Di chi fu la responsabilità politica e militare di questo gravissimo atto? Si scriverà mai la parola fine di questa oscura tragedia? La storia delle nostre stragi ci fa dubitare, ma non possiamo e non vogliamo perdere la fiducia, perciò ci aspettiamo che il senso dello stato finalmente prevalga nelle nostre istituzioni.

Entrare dentro il museo della memoria dopo il lungo racconto di Daria Bonfietti fa ancora più effetto: osserviamo i resti dell’aereo che giacciono in terra, una passerella ci permette di perimetrarlo ed osservarlo dall’alto, sembra un grande uccello ferito a morte, gli specchi scuri (81) appesi alle pareti emettono, al nostro passaggio, frasi sussurrate, pensieri comuni, a ricordare che dentro quella enorme sagoma che giace sotto di noi c’erano persone che respiravano, vivevano, gioivano e soffrivano, come tutti noi. In terra, accanto ai resti dell’aereo, giacciono 9 casse scure contenenti gli oggetti possedute dalle vittime, mentre in alto 81 luci che si accendono e si spengono mimano il ritmo di un respiro. La suggestione provocata da Boltanski, l’artista cui fu dato l’incarico dell’allestimento del museo, é enorme.

Si é fatto tardi: é ora di andare, inforchiamo le nostre bici. Alcuni di noi tornano in treno, altri pedaleranno fino a Modena e oltre. Salutiamo a malincuore Daria Bonfietti con la promessa di ritornare. A bruciapelo, quasi a tradimento, le domando del fratello, quanti anni aveva, come si chiamava. Ma non riporterò qui la sua risposta: sono tutti uguali i caduti di questa tragedia.

Luana Marangoni

museo di ustica – bologna

Lungo le antiche vie d’acqua con AidMed

 

Alla scoperta delle antiche vie d’acqua

Viviamo in una grande pianura ricca di fiumi; da tempi antichissimi l’ opera dell’ uomo ha dovuto e saputo utilizzare al meglio il preziosissimo dono dell’ acqua, canalizzandola, controllandola, e rendendo fertile e vivibile il nostro territorio. Nel nostro percorso gli operatori della Bonifica Burana ci hanno raccontato dei canali che anticamente percorrevano a cielo aperto la nostra città, e ci hanno fatto constatare che l’ intervento umano per monitorare e gestire il flusso dell’ acqua è tuttora presente, ed indispensabile : se ne occupa appunto il Consorzio della Bonifica Burana, che opera sul territorio di 3 regioni, 5 province e 55 comuni.

Quanti di noi soci Fiab sapevano a cosa realmente servisse questo ente? Scommetto su pochi. Bene, abbiamo visto molte cose affascinanti, dall’ antico canale ora interrato ancora visibile a Saliceta San Giuliano che arrivava fino a Piazza Roma, fino alla diga di Castellarano, con sosta al bellissimo manufatto del Dosile. Una pedalata-lezione sul ciclo dell’ acqua e la sua regolamentazione.

L’ iniziativa ha riscosso grande partecipazione : buona cosa, perché vedeva tra i suoi promotori l ‘ AIDMED, l’ Associazione Italiana Distrofia Muscolare di Emery-Dreyfuss. E, a proposito di doni, un contributo seppur piccolo alla ricerca sulla cura di questa rara malattia è prezioso come l’ acqua.

Maria Chiara Marchiò

Pizza al tegamino: pedalando con la luna velata

Pizza al tegamino – Bomporto – 22 luglio 2016

Una tradizione che si ripete, ma che non è mai uguale: la gita serale a Bomporto per la pizza al tegamino, in una breve “impressione” di una pedalatrice in ascolto della notte.

Pedalando con la luna velata
Eugenia Coriani

Manca poco a mezzanotte. Siamo tutti indaffarati nei preparativi per il rientro a Modena dopo avere gustato un’ottima pizza.  Ci siamo attrezzati per essere “illuminati” al massimo: luci agganciate al telaio della bicicletta, al manubrio, alle ruote, al casco. Alcuni indossano giubbetti rifrangenti.

La dinamo? Quel fruscio leggero che frenava e sfregava con un ronzio la ruota. Chi la ricorda più! Ora ci sono le lampade a led.

Si parte. Formiamo un lungo serpentone luminoso lungo il Naviglio.

I bambini sono i più eccitati. La notte è buia, la luna è quasi piena, ma velata. Nei pochi attimi di silenzio si sentono i versi degli animali della notte.

Riconosco il verso dell’assiolo e ricordo la poesia di Giovanni Pascoli (… dai campi si sentiva venire un verso: chiù…).

Le luci della città di Modena, che raggiungiamo di lì a poco, spezzano un momento magico per tutti.

Tresigallo, la città dell’utopia

Tresigallo – città d’arte – Domenica 12 giugno 2016

Situato sulla sponda sinistra del Po di Volano, nella pianura orientale della provincia di Ferrara, Tresigallo vive il suo periodo più importante a partire dai primi anni ’30, quando viene iniziata la progettazione a tavolino e la costruzione di una città in stile razionalista. Anche qui arrivano le biciclette Fiab, sfrecciando sui rettifili e negli incroci dalla facciate simmetriche.

Tresigallo, la città dell’utopia
Eugenia Coriani

Sogni… Sogni… Sogni…
SOGNI era la grande insegna sistemata sul tetto dell’ultimo edificio visitato a Tresigallo.
Agli inizi del secolo scorso, Tresigallo non era niente più di una piccola borgata; lì era nato il futuro Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia e successivamente Ministro dell’Agricoltura e foreste nel periodo di Mussolini, Edmondo Rossoni, uomo dalla personalità eclettica, sindacalista, giornalista, tra i più atipici tra tutti i gerarchi fascisti.

Con le sue direttive il paese viene completamente ricostruito con architetture razionaliste (è per questo che ha ottenuto la denominazione di Città d’Arte, quale esempio di città di nuova fondazione caratterizzata dalla modernità architettonica e urbanistica). Nessuno dei grandi architetti dell’epoca è intervenuto; il piano urbanistico stava nella testa di Rossoni che, da Roma pensava alle costruzioni e a come dovevano essere realizzate. Poi inviava le istruzioni al suo uomo di fiducia, Livio Marani, il macellaio del paese, il quale le trasmetteva a Carlo Frighi, giovane ingegnere tresigallese che Rossoni aveva fatto studiare a Roma a sue spese. Spesso, poi, tornava al paese per controllare lo stato dei lavori.

Ecco allora la Casa della Cultura, luogo della formazione ideologica e fisica dei giovani, il campo sportivo, la piazza centrale circondata da case popolari, la casa del ricamo con annesso asilo per la ragazze madri, un cinema-teatro.

Ma prima di fare le case e gli edifici pubblici e aggregativi, Rossoni fa le fabbriche, tutte attorno alla circonvallazione e soprattutto punta sulla diversificazione produttiva.

Forte della sua posizione politica, convince gli imprenditori a stabilirsi lì. In pochi anni sorgono, tra le altre, una distilleria per l’estrazione dell’alcol dalle bietole con annesso zuccherificio, un burrificio per la trasformazione del latte prodotto nelle stalle della zona, un canapificio per la lavorazione della canapa, un’industria metalmeccanica per la costruzione di macchine agricole, una cartiera per la lavorazione di rayon e cellulosa.

Rossoni, memore dei suoi trascorsi da sindacalista (fu tra i fondatori della U.I.L.), aveva sviluppato una visione politica ed economica molto personale, in cui capitale e lavoro devono unire le forze per favorire gli obiettivi dell’intera comunità. I suoi sogni furono interrotti, sul più bello, dall’alleanza con la Germania nazista e dall’entrata in guerra.

La grande zona industriale con i suoi enormi e utopici stabilimenti degli anni ’30 è ora in stato di abbandono. Un tesoro di archeologia industriale che aspetta solo di essere sfruttato e valorizzato per riprendere a… sognare!

Modena tra 2 fiumi

Domenica 29 maggio 2016 – Modena tra 2 fiumi

Debutto di fuoco (o meglio di acqua) di Lucia come capogita. Incerti fino all’ultimo se partire, approfittiamo di un momento asciutto per decidere che si va.

E invece, i 30 KM all’andata sono sotto un’acqua fitta e implacabile. A Solara (Lanterna di Diogene) veniamo rifocillati e dotati di phon
(tutto squisito, dall’ambiente al cibo); appare anche – per un’oretta – il sole e stendiamo i nostri vestiti e le nostre scarpe.

Poi si riparte e – dopo una mezz’oretta di luce, ancora acqua. Molte risate; luci spettacolari quando – ogni tanto – si affaccia il sole tra le nubi nere. Il paesaggio si può ben definire “lavato”.

Ad un avventore della locanda che ci ha chiesto: “Quando siete partiti da Modena”?. Silvio ha risposto: “Abbiamo aspettato che piovesse”.

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2 giugno, Secchia in Festa: da Modena a Campogalliano per vivere una giornata al fiume

SECCHIA IN FESTA è una manifestazione nata per valorizzare e a far conoscere il territorio fluviale, rivolta non soltanto agli sportivi, ma anche a famiglie e visitatori, ai quali viene offerta la possibilità di vivere una giornata insieme, a stretto contatto con la natura e le attrattive ambientali del fiume Secchia.

Programma delle attività dal Comune di Modena:

  • Ritrovo ore 9.00 presso Largo S. Agostino – a cura di Fiab Modena – in bicicletta si proseguirà per la ciclabile di via Emilia, cavalcavia Madonnina, ciclabile Barchetta, Tre Olmi, ponte Barchetta e ciclabile fino ai laghi Curiel e arrivo a Casa Berselli.
  • A partire dalle ore 10.30 – attività di animazione gratuite presso Casa Berselli
programma attività comune di modena

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