La Francigena del sud – 1/10 maggio 2015

la via francigena del sud

la via francigena del sud

“Francigena del sud” – 1/10 maggio 2015

Le Vie Francigene nel Sud uniscono l’Occidente all’Oriente, il cristianesimo al paganesimo, l’Età Antica al Medio Evo. Un itinerario tra basolati romani ed antichi tratturi, templi pagani, imponenti cattedrali e santuari cristiani, dolci panorami collinari e aspri passaggi montani.

Questo uno dei motivi che mi hanno invogliato ad aderire alla vacanza cicloescursionistica programmata dalla Fiab di Modena. Tra gli altri apprezzo pedalare per lunghi percorsi e in compagnia, sono curiosa, ma anche un po’ intimorita, nello sperimentare itinerari articolati e con dislivelli per me inconsueti, da “ciclista di pianura” quale sono.

Il primo maggio l’appuntamento era di pomeriggio a Valmontone, la tonda cittadina che sorge cinta di mura su una motagnola poco a sud di Roma. Noi primi arrivati siamo saliti sul colle al centro del paese girando attorno a palazzo Doria-Pamphilj e alla Collegiata. Dopo il primo calice di vino della gita si raggiunge il gruppo per la partenza ufficiale: un tratto di strada statale poi si imbocca una ciclabile quasi nel bosco per arrivare a Serrone.

Il mattino seguente si riprende la via e lasciata Fiuggi dopo una breve pausa caffè, si sosta ad Alatri ricca di architetture: tra altre la chiesa romanico-gotica di Santa Maria Maggiore, le ottocentesche fontane monumentali, e palazzi di varie epoche. In un piccolo gruppo, che non può lasciare nulla di inesplorato, siamo saliti all’acropoli preromana cinta da mura megalitiche e abbiamo pranzato in un fresco giardino godendo di un bel panorama. Si procede attraversando il territorio comunale di Veroli e facciamo tappa presso l’Abbazia di Casamari, uno tra i più importanti monasteri italiani, edificata sulle rovine di un antico municipio romano, occupata poi da monaci benedettini e dopo, nel XII secolo, dai cistercensi che caratterizzarono gli edifici nelle forme che ancora oggi conservano.

Ci prendiamo il tempo per la visita alla chiesa ed al complesso monastico con il Chiostro e la sala Capitolare, prima di ripendere a pedalare e arrivare per la merenda a Isola del Liri. Questa città si apre su un’isola formata dal fiume Liri quando questo si biforca in due bracci in prossimità del centro, al castello Boncompagni – Viscogliosi, formando anche due suggestive cascate. Poi proseguiamo verso Atina, il pernottamento è all’agriturismo Belvedere che, un volta riusciti a trovarlo, ci offre un gradevole panorama della vallata.

Il terzo giorno partiamo dalla città storica di Atina, arroccata su un colle che agli antichi appariva inespugnabile, sul quale noi ci arrampichiamo per poi scendere verso la città di Cassino, sorta ai piedi del colle su cui sorge la celebre Abbazia di Montecassino, questa però la fotografiamo solo dal basso mentre percorriamo la ciclabile sul lungofiume. Procedendo oltrepassiamo Cervaro per arrivare a San Pietro Infine, città sulla linea Reinhard occupata da truppe tedesche durante l’ultima guerra e sede di combattimenti che ne causarono la totale distruzione.

Qui la sosta pranzo; poi si riprende oltrepassando Venafro, Presenzano che ci fa vedre il bacino della centrale idroelettrica Enel, la prima in Italia per grandezza. Dopo vari percorsi di campagna la giornata termina ad Alife, luogo conosciuto a livello nazionale anche come “Città della Cipolla”: la coltivazione di questo ortaggio è qui storicamente attestata fin dai tempi della dominazione romana. Qui si dorme in un Albergabici -amico della bicicletta-

La giornata successiva è di trasferimento e, in un verde paesaggio collinare, si oltrepassa Telese dove si trovano sorgenti di acqua sulfurea e stabilimenti termali, per arrivare di primo pomeriggio a Benevento. Con discreto tempo a disposizione visitiamo questa interessante città che possiede un cospicuo patrimonio storico-artistico e archeologico, istruiti da esperti e studiosi del luogo che ci accompagnano in un tour pazientemente organizzato da Beppe e suoi conoscenti. In particolare ci soffermiamo sulla chiesa di Santa Sofia, oggi sito Unesco, la Cattedrale, il castello o Rocca dei Rettori, per terminare la visita all’Arco di Traiano, eretto nel 114, che resta tra i migliori esemplari dell’arte traianea a ricordo del governo dell’imperatore romano. La serata si conclude con una cena all’aperto nella piazza antistante questo bellissimo monumento.

Dopo tanta cultura l’indomani si riparte pedalando sempre tra verdi e ventilate colline, si vedono diversi impianti eolici, percorriamo strade nei dintorni di Apice, Ariano Irpino -Città del Tricolle– dove il centro cittadino sorge su tre colli che noi vediamo dal basso.

Ancora avanti per oltrepassare Monteleone di Puglia in direzione di Accadia che mostra con orgoglio e a memoria storica il -Rione Fossi- primitiva sede del comune, luogo di interesse turistico e scenografia naturale per eventi culturali. La giornata termina nella città di Candela, dove raggiungiamo il B&B che ci ospita, situato nel punto più alto del paese al termne di una discreta salitella, per poi accorgersi che parte di noi sono alloggiati in altra sede, giù proprio in fondo alla collina, così si gira la bicicletta pronti ad una rinfrescante discesa.

Siamo al sesto giorno e stamane ci si avvia attraversando Melfi, città nel nord della Lucania ai confini con Puglia e Campania, sorta alla base di un vulcano inattivo dall’era protostorica e nota soprattutto per il polo industriale SATA. Si procede con sosta a Venosa, comune tra quelli appartenenti all’associazione “I borghi più belli d’Italia”, ha un’ interessante storia che inizia circa 600.000 anni fa, dai resti di una necropoli neolitica fino ai giorni nostri. La tappa del giorno si conclude a Palazzo San Gervasio.

Arrivato il settimo giorno si lascia temporaneamente la Lucania per tornare in Puglia, nella provincia di Bari, patria della nostra compagna di viaggio che da brava padrona di casa ci prepara un’ottima accoglienza poi ci conduce per i “suoi” sentieri illustrandoci luoghi, detti e costumi. Siamo nella zona delle Murge ci lasciamo alle spalle Spinazzola e Poggiorsini -un tempo feudo della famiglia Orsini- per entrare a Gravina in Puglia. La città si estende sulle sponde di un crepaccio profondo (canyon) scavato nella roccia calcarea dal torrente Gravina, da cui il nome gravine della Murgia, in un territorio caratterizzato dalla presenza di numerose cavità carsiche. Qui ci si ferma per la sosta pranzo poi mentre alcuni si dedicano alla pennichella, altri rincorrono di qua e di là una gentile paesana che nel breve tempo a nostra disposizione ci vuole mostrare e raccontare quanto più possibile della storia della sua terra; dopo un po’ siamo costretti a salutarla ma lei avrebbe avuto tanto altro ancora da dirci.

Così si riparte con destinazione Matera, passando accanto ad Altamura che vediamo di lontano. Matera, di aspetto curiosissimo situata in tre valli profonde, è la città dei sassi, sito Unesco che si prepara a diventare capitale europea della cultura per l’anno 2019. Arriviamo di pomeriggio, alloggiamo all’ostello accanto al Duomo nella parte più importante e tra le più belle della città, quando il sole è ancora abbastanza alto e ci lascia il tempo per passeggiare tra gli storici rioni Sassi, che costituiscono uno dei nuclei abitativi più antichi al mondo. Girovaghiamo fino al crepuscolo, separati in piccoli gruppetti che ogni tanto si incontrano, per poi riunirci per la cena e dopo riprendere il passeggio di sera nella città illuminata, immergendoci in rioni a prevalenza turistica ed altri più riservati ai residenti. Tutto molto suggestivo, peccato non aver tempo per visitare la parte artistica e dover andar via così presto, ma solo dopo aver scattato la foto di gruppo in piazza.

Arrivati all’ottavo giorno si parte con destinazione Taranto, attraversiamo Castellaneta impegnata nei pomposi preparativi per la festa del patrono e, più avanti, giriamo intorno a Massafra. Giunti a Taranto nel primo pomeriggio, trovata la sistemazione per la notte e dismessi gli abiti ciclistici, ci si incammina a curiosare per le vie della città, anche lei movimentata nei prossimi tre giorni dai festeggiamenti per il patrono San Cataldo. Curiosiamo un po’ nella cattedrale dove si stanno preparando il rito religioso, il trasporto e l’imbarco della statua del Santo. Seguiamo per un breve tratto il corteo trainato dalla banda verso i vicoli della parte più vecchia della città, poi ci spostiamo verso il lungomare quando ad ovest un bellissimo tramonto illmina lo stabilimento dell’Ilva, mentre dritto a noi si svolge una regata. All’estremo angolo dell’isola su cui siamo, che ospita il borgo antico della città, vediamo il Castello Aragonese del X secolo, oggi della Marina Militare. Proseguendo attraversiamo il ponte girevole che congiunge l’isola della città vecchia con il borgo nuovo e sovrasta un canale che unisce il Mar Grande al Mar Piccolo, mentre noi procediamo tra cena e dopo cena nel caos dei festeggiamenti cittadini.

Ormai verso la fine del viaggio, stamane a malincuore salutiamo i friulani che abbandonano il gruppo, mentre chi resta parte per l’ultimo trasferimento che ci condurrà a Brindisi, il percorso scelto ci porta ad attraversare San Giorgio Jonico, Grottaglie, Francavilla Fontana, Oria e Mesagne, oggi la pedalata è rilassante (… forse per alcuni un po’ noiosia) su un percorso pianeggiante. Arrivati all’ingresso di Brindisi da Porta Mesagne fermiamo il primo ciclista di passaggio per chiedergli di scattare una foto a quel che resta del gruppo arrivato a destinazione.

Poco dopo andiamo a conoscere il gentile amico che ospita per la notte le nostre biciclette nel suo garage e brindiamo insieme a lui al buon esito del nostro viaggio. Non resta molto tempo per conoscere un po’ la città ma passggiando non perdiamo la visita alla chiesa di San Giovanni al Sepolcro a pianta circolare e con affreschi risalente forse agli inizi del XII secolo ed infine le colonne romane, simbolo della città di Brindisi, riferimento portuale per gli antichi naviganti, costruite forse (ma poco probabilmente) nel II secolo d.C. e meta finale del nostro viaggio.

Ora resta solo la notte per riposare, domani il lungo viaggio in treno ci riporta nei nosti luoghi abituali.

Cicloescursionisti: Beppe (il capogita) – Chiara – Donatella – Fabio – Federica – Giorgio1 – Giorgio2 – Giovanni – Lucia (la capogita) – Mara – Maria Cristina – Massimo – Mirella – Paolo – Tiziano – Zeffirina

Firenze … e molto di più

arrivo a firenze

arrivo a firenze

Firenze… e molto di più
Angelo Pattuzzi

Domenica 19 Aprile, tardo pomeriggio. Sto pedalando dalla stazione delle F.S. verso Ubersetto per tornarmene a casa. Ho dentro di me un’intima gioia per aver partecipato alla tre giorni in bicicletta da Modena a Firenze. Non è stata una semplice escursione in bicicletta, ma molto di più: è stato soprattutto un incontro con la natura dei boschi dell’Appennino, ed ancora un incontro con belle persone, molto gratificante.

Da tempo sogno di andare fino a Roma in bicicletta e, cercando in internet, ho conosciuto la FIAB di Modena ed il suo programma di attività. Firenze potrebbe essere la mia prima parte di percorso, mi son detto.

Per me è stata la prima esperienza e devo dire che mi è piaciuta molto, soprattutto perché fatta in compagnia, e non c’è nulla che mi gratifichi di più dello stare bene insieme agli altri.

Suggestivo il percorso sotto i Sassi di Roccamalatina, prima di arrivare a Montalbano di Zocca, accolti calorosamente dalla proprietaria del Bed & Breakfast.

Causa un “forcellino birichino” che ha allungato i tempi della prima tappa, alla fine è stato pure divertente lo spostamento notturno per raggiungere Missano per la gustosa ed abbondante cena in compagnia.

E che dire dell’oste di Monachino che ha aperto il locale solo per noi, facendoci gustare un’ottima torta di more? E’ una delle prime cose che ho raccontato arrivato a casa!

Dopo cena, a Montale di Pistoia, abbiamo persino trovato il tempo di parlare di Dio, di fede e del senso della vita.

La visione del Ponte Vecchio arrivando dalla ciclabile dell’Arno e la foto di gruppo in Piazza della Signoria hanno concluso degnamente il nostro viaggio.

Grazie a Beppe e Giorgio che ci hanno guidato e agli amici di Concordia che mi hanno aiutato con la bici sul treno, esperienza del tutto nuova per me.

Al cicloturismo spuntano le ali

cicloturismo con le ali

cicloturismo con le ali

Segnali positivi testimoniano il decollo del cicloturismo in Italia, che ormai compare insistentemente sulla stampa, nei media e nella pubblicità.
I viaggi e le iniziative sul cicloturismo, organizzate dagli Enti, dagli operatori turistici e promosse da associazioni, registrano un interesse diffuso della popolazione per il benessere all’aria aperta, la salute e il turismo più consapevole.

La Fiab ha anticipato da tempo questo bisogno e, con un lungo e faticoso lavoro, ha elaborato e pubblicato la rete delle ciclovie italiane Bicitalia (http://www.bicitalia.org/), fortemente integrata con la rete delle ciclovie europee Eurovelo (http://www.eurovelo.com) e con le reti ciclabili regionali.

La Fiab ha promosso e organizzato anche Albergabici (http://www.albergabici.it) che raccoglie le strutture ricettive italiane (alberghi, agriturismo, bed & breakfast, campeggi) che offrono servizi a favore dei ciclisti e che si sentono in qualche modo “amici della bicicletta”.
È ora giunto il momento che le Istituzioni Nazionali e Locali facciano la loro parte per contribuire al completamento della rete, non solo con interventi infrastrutturali, ma anche con provvedimenti di traffico che rendano la viabilità minore sicura per i ciclisti (con la posa di segnaletica dedicata, la riduzione della velocità, il miglioramento degli accessi e degli incroci).

In questo compito un ruolo fondamentale di coordinamento spetta al Ministero del Turismo ed agli Assessorati Regionali al Turismo, che possono guidare gli interventi a grande scala, mettere a disposizione risorse e promuovere i nostri territori all’estero. Alcune dichiarazioni del ministro Franceschini e l’esempio dell’assessorato regionale al Turismo del Veneto fanno ben sperare.

Le ricchezze generate dal cicloturismo nella Val Venosta, nella Val Sugana e nella Valle d’Adige, testimoniano che ne vale la pena e dimostrano che un territorio organizzato per il cicloturismo è prima di tutto accogliente per i propri abitanti.

2 giorni in MTB ai confini con la Francia

2 giorni in Val Maira (CN) tra salite, boschi, borgate, chiesette e cappelle. grazie a tutti

1915-2015: La Grande Guerra cent’anni dopo

soldati in bici

soldati in bici

Racconti di viaggio: LUNGO L’ISONZO. LA GUERRA MONDIALE
30 MAGGIO -1 GIUGNO 2015

1915-2015: La Grande Guerra cent’anni dopo
Beppe Amorelli

Come FIAB abbiamo dedicato a questo appuntamento con la storia quattro iniziative di cui due nella città di Modena e due sui fronti di combattimento: Caporetto e l’altopiano di Asiago (cima Ortegara). L’escursione lungo l’Isonzo, in particolare, era incentrata su Caporetto – dove abbiamo fatto tappa – e sul fronte orientale delle linee difensive italiane

Le nostre iniziative, come noto, sono caratterizzate dall’uso della bicicletta non solo come mezzo di trasporto, ma come compagna di viaggio per le emozioni di cui è spesso coprotagonista. Durante le escursioni sul tema della Prima Guerra Mondiale, tante riflessioni si sono infrante sulla tragicità di questa pagina di storia e di follia che ha sconvolto la vita di milioni di persone e seminato dolore in ogni casa. Un pensiero particolare però l’abbiamo rivolto anche al legame, che durante questa Guerra, in molte occasioni unì nella sorte gli uomini (soldati) e la bicicletta.

Dalle immagini, racconti e testimonianze raccolte all’interno di musei e sui luoghi di combattimento, è emerso che nella Prima Guerra mondiale la bicicletta è stata utilizzata da tutte le parti belligeranti; si calcola che complessivamente furono impiegate con utilizzi vari circa 550.000 biciclette. Tante biciclette con cui ragazzi russi, austriaci, italiani, tedeschi correvano fiduciosi, avanzavano verso il fronte con il sogno di combattere una guerra lampo, convinti che presto le loro biciclette li avrebbero riportati a casa.

Non fu così, un’intera generazione fu ingannata e le stesse bici con cui correvano verso il fronte rimasero lì, anch’esse, tra fango e trincee, anch’esse ad assistere, impotenti testimoni, a tanta violenza.

Viaggio in bicicletta in Bosnia Erzegovina: da Dubrovnik a Sarajevo

sarajevo dubrovnik

sarajevo dubrovnik

Dubrovnik – Sarajevo: Bosnia-Erzegovina in bicicletta

Oltre 300 km in bicicletta nel cuore della storia d’Europa, dai paesaggi lunari dell’Erzegovina alle montagne incontaminate del Prenj. Arriveremo a Sarajevo dopo avere attraversato boschi e costeggiato fiumi, visitato antiche necropoli e ammirato il ponte di Mostar ricostruito. Un viaggio tra natura incontaminata, sapori genuini e suggestioni letterarie. Un percorso naturalistico e culturale nel cuore del “secolo breve”, che inizia a Sarajevo nel 1914 con l’assassinio di Francesco Ferdinando e termina con le guerre di dissoluzione della Jugoslavia negli anni ’90.

Il viaggio, ideato da Viaggiare i Balcani e organizzato da Verde Natura, di 8 giorni e 7 notti, è proposto per gruppi di almeno 9 cicloturisti con un buon allenamento. I mesi consigliati sono: maggio, giugno, settembre, ottobre. Le date saranno definite in base alle richieste del gruppo. È possibile ottenere preventivi personalizzati per il trasferimento dall’Italia a Dubrovnik e il rientro da Sarajevo in Italia.

A questo link il programma completo del viaggio:
http://issuu.com/giuliabondi/docs/proposta_viaggio_bosnia_-_dubrovnik

Incredibile Foresta Nera

gruppo lungo il percorso

gruppo lungo il percorso

LA FORESTA NERA (ZONA SUD)
31 AGOSTO – 6 SETTEMBRE 2014

Incredibile Foresta Nera
Vittoriana Di Carlo

Non c’è nulla di più allettante per un cicloturista che pedalare in un posto ameno, prevalentemente in leggera discesa, solo con qualche salita, giusto per ricordarsi che in bici non si gode soltanto!

Il nostro percorso nel Südschwarzwald partiva da 900 m, passando intorno al parco naturale, scendeva fino a 230 m e poi con piccole risalite abbiamo raggiunto i 275 m. Siamo arrivati in pullman nella località di Neustadt, da cui un ampio sentiero perlopiù asfaltato ci ha condotto presso il lago naturale Titisee, avvolto dalla foresta. Abbiamo continuato il nostro giro sempre su ampie ciclabili che attraversavano larghe radure con svariate tonalità di verdi e campi agricoli, mentre il fitto sottobosco, trattenendo la luce, prestava all’immaginazione storie fiabesche e misteriose.

Diverse sono le località attraversate, città con il loro castello ed i loro magnifici giardini fioriti. Siamo arrivati così nella cittadina di Tiengen vicino all’immissione del torrente Wutach nel fiume Reno. Pedala e pedala abbiamo superato il confine per arrivare in Svizzera nell’efficientissima città di Basile. Lì alcuni di noi, ciclisti “insaziabili”, anziché visitarla a piedi hanno preferito continuare a pedalare.

Ritornati in Germania, alla destra del Reno, nei lunghi sentieri ciclabili correvano filari di vigneti. Siamo arrivati così a Bad Bellingen, nota anche come località termale. Abbiamo concluso il viaggio passando da Friburgo con la sua mastodontica cattedrale ed infine sosta a Vaduz nel Liechtenstein.

Ah! Dimenticavo la golosissima torta “Foresta Nera”, fatta con Pan di Spagna, panna montata, scaglie di cioccolata e ciliegie.

Viaggiare con la bici: tante opportunità

bici in treno

bici in treno

Gli amanti delle biciclette tentano sempre di compiere i viaggi turistici con la loro due ruote al seguito. Questo legittimo desiderio deve però fare i conti con la scarsa propensione delle compagnie di trasporto ad accogliere le esigenze dei ciclisti, specialmente in Italia, dove il ciclo turismo è fatto recente e non ancora di massa. Qualche informazione generale potrà agevolare i biker negli spostamenti.

La formula “bici più treno” è eccellente: mette d’accordo i due mezzi più ecologici oggi circolanti. Ma attenti alla giungla delle norme locali e nazionali. Trenitalia e Italo consentono il trasporto della bici al seguito su ogni treno gratuitamente solo se impacchettata come qualsiasi bagaglio e avvolta in un telo, riducendone l’ingombro alle dimensioni minime (cm 80X110X40). Italo mette a disposizione una convenzione per l’invio della bici integra con un corriere in tutte le regioni italiane (salvo Sicilia e Sardegna) con una cifra contenuta (25 euro), prenotando il giorno precedente il viaggio. Più complessa la situazione sui treni regionali: le bici sono ammesse integre sui convogli pagando un biglietto giornaliero (3.5 euro per andata e ritorno). Per i viaggi oltre confine conviene informarsi nelle stazioni o sui siti web in quanto vi sono molte norme specifiche per ogni tratta.

Il trasporto in aereo può avvenire solo con la bici smontata e impacchettata. Alitalia dà il passaggio gratuito per un peso fino a 23 kg (oltre si paga un supplemento). Tutte le altre compagnie fanno pagare il passaggio (30 euro per i voli nazionali e 50 quelli internazionali con Meridiana; 55 euro con Rynair; 45.90 con Easyjet; 5 euro per kg con Blu Express).

Più economici i viaggi in mare: la bici al seguito paga in base alle tratte: dai 3 euro con Moby Line ai 9 euro di Tirrenia sui collegamenti con la Sardegna. Toremar fa pagare dai 7.28 agli 8.27 euro nelle tratte verso le isole dell’arcipelago toscano. Grimaldi Lines offre il trasporto gratuito su tutte le tratte.

Giuseppe Marano
www.modenainbici.it

Prima di tornare a Scuola … in discesa dall’ Appennino al Mare

PRIMA DI TORNARE A SCUOLA … IN DISCESA DALL’APPENINO AL MARE
1-5 AGOSTO 2014

Intervista ai cicloturisti adolescenti

Durante il viaggio di ritorno in treno, i ragazzi si sono scambiati delle considerazioni e, in assoluto regime democratico hanno dato la loro valutazione alla ciclovacanza sulla Via Francigena in Toscana, da Pontremoli a Lucca.

Valeria (16 anni): questo è stato il mio primo giro in bici, ho partecipato di mia spontanea volontà non sono stata obbligata dai miei genitori (sghignazzata di sottofondo!). La cosa che ho apprezzato di più sono state la compagnia e il bagno nel fiume Serchio, prima di arrivare a Lucca, percorrendo la bellissima ciclabile lungo il fiume. Prometto di tornare il prossimo anno, anche se dovessi rinunciare ad una vacanza in Puglia con le mie amiche (altra sonora sghignazzata di sottofondo!)

Francesco (10 anni): mi sono piaciute le discese. Della cena vegana al B&B La Selvaiana a Pietrasanta che dire… mi è piaciuta l’acqua e il miele. Nonostante il cibo vegano io a questo giro dò un bel 9!

Irene (13 anni): anche per me è stato il primo giro con la Fiab (wow!) voto 8,5. Belli i 12 km di discesa verso Sarzana, un po’ meno i 6 km di salita prima, da Aulla a Ponzanello. Mooolto comodi i posti dove abbiamo dormito (ennesima sghignazzata di sottofondo, materassino e saccoapelo già dalla prima sera, da veri pellegrini della Francigena)

Alex (12 anni): il giro è andato bene, ma soprattutto il vero campione è stata la mia bici (nuova!), ho forato una sola volta (un bel 9 quindi, ma alla bicicletta!).

Matteo (15 anni) troppi dice lui!: sono venuto con i miei genitori, ma la voglia di partecipare a questo giro era tanta, immensa. E’ stato bello, a tratti impegnativo, ma ci sta dai… dura la salitina per arrivare a Ponzanello, a quel paese del..(ok, ok abbiamo capito, chiude l’intervistatore)

Programma:

  • In treno da Modena fino a Pontremoli
  • 1 g Pontremoli – Via Francigena – Aulla – Ponzanello – Sarzana, pernottamento a La Missione (30 km)
  • 2 g Parco di Montemarcello-Magra – Luni – Marina di Massa – Pietrasanta, pernottamento a b&b La Selvaiana (50 km)
  • 3 g Marina di Pietrasanta – Lido di Camaiore – Viareggio – San Rossore – Torre del Lago – Massarosa, pernottamento all’hotel Marnie (60 km)
  • 4 g Lago di Massaciuccoli – oasi Lipu – Ciclabile lungo il fiume Serchio – Lucca, pernottamento all’ostello S. Frediano (40 km)
  • Rientro in treno da Lucca a Modena

Paola Busani

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E quinci il mar da lungi, e quindi il monte: le Marche, la terra di Leopardi

Soprattutto Leopardi
17-18 maggio 2014

Le Marche, terra di illimitati e meravigliosi panorami. I paesi sono spesso adagiati su colline fra colline e la vista spazia per verdi e ondulate dorsali che si accavallano trascolorando, poggi, fondovalle, vigne, olivi, campi di granturco, d’orzo e grano; fino alle spiagge e al mare assolato.
A monte, verso le larghe dorsali arrotondate dell’Appennino, da cui scendono le ombre rossastre del tramonto, si indovinano le asprezze di strette valli.

Il nostro viaggio in bicicletta inizia da Osimo in direzione del Conero: un promontorio interessante dal punto di vista naturalistico per la presenza di una fitta copertura boschiva e di numerosi uccelli. Arrivare al mare è stato agevole… risalire un po’ meno!

Gli amanti del bagno fuori stagione hanno evitato, però, di tuffarsi. Troppo freddo?

Durante la passeggiata dopo cena, la serata particolarmente limpida ci regala lo spettacolo, sempre affascinante, di una infinità di luci dai paesi vicini: quasi sembra di poterli toccare!

Castelfidardo, Loreto e Recanati ci aspettano. Saranno salite “importanti” ma anche discese mozzafiato, a ricompensa di tanta fatica.
Castelfidardo ci cattura per l’originalità del museo della fisarmonica, al suo suono qualcuno accenna passi di ballo. Piazza della Madonna e il santuario della Santa Casa di Loreto ci accolgono nella loro grandiosità, ma entrare in chiesa, per la donna ciclista, è vietato!

Arriviamo a Recanati dopo una lunghissima salita; è ora di pranzo; alcuni vanno in ristorante, altri si fermano per mangiare, in semplicità, in piazza Leopardi dominata dalla merlata Torre del Borgo, ed è qui che succede qualcosa di magico. Chiara, la nostra socia insegnante di lettere, viene sollecitata a parlarci del grande poeta e lo fa privilegiando il lato umano, la sua difficoltà nei rapporti con i genitori così avari di affetto e comprensione, soprattutto la madre. Recanati gli sta “stretta”. Prova a fuggire, ma il padre glielo impedisce: vorrebbe che andasse in convento. Giacomo riuscirà, infine, a lasciare la casa paterna; spera d’incontrare la gloria, l’amore, ma s’imbatterà ovunque in ambienti pervasi dal gretto conservatorismo cattolico. Lavora per mantenersi e non è facile con i suoi problemi di salute. A Napoli sarà deriso dai ragazzi per il suo aspetto da mendicante. Sentiamo della sua ricerca della felicità e del valore delle illusioni, del rapporto con la natura.

Si fa tardi; a malincuore dobbiamo interrompere questo momento “leopardiano”; riprendiamo le nostre bici, passiamo per la piazzola del Sabato del Villaggio, vediamo il palazzo Leopardi dall’esterno (rimpianto di non essere entrati a vedere la preziosa biblioteca, quella degli studi “matti e disperatissimi” e la finestra dove il poeta spiava il canto di Silvia), la Torre del Passero Solitario e il Colle dell’Infinito (poesia da rileggere).
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte (questo è il verso di Leopardi che ha ispirato e accompagnato il nostro viaggio nelle Marche).

Eugenia Coriani